lunedì 30 marzo 2026

Bernini e i Barberini. Palazzo Barberini, 14 marzo 2026

La nuova grande mostra a Palazzo Barberini dopo quella dedicata a Caravaggio ha come protagonista Gian Lorenzo Bernini, che con i Barberini ebbe un rapporto particolarmente stretto, nello specifico con Maffeo Barberini, poi papa Urbano VIII.

Anche per questa mostra mi affido a Vincenzo di Rome Guides, che è ormai diventata la mia soluzione preferita tutte le volte che voglio vedere una mostra godendomela completamente. E anche questa volta Vincenzo non delude, costruendo un percorso all’interno delle sale che riesce a creare connessioni anche lì dove un visitatore non esperto farebbe fatica a trovarne.

Prima di entrare ci introduce un po’ il ruolo di Gian Lorenzo Bernini nella Roma seicentesca, e ci anticipa che le parti migliori della mostra sono la prima e l’ultima sala, quelle che più facilmente conquistano il visitatore anche su un piano puramente emotivo, mentre le quattro sale intermedie richiedono maggiori elementi informativi e di contesto per poter essere apprezzate pienamente.

La prima sala della mostra è dedicata al rapporto tra Pietro e Gian Lorenzo, padre e figlio: Pietro Bernini era uno scultore toscano molto apprezzato e stimato e il giovanissimo Gian Lorenzo iniziò a lavorare proprio nella bottega del padre, collaborando alla realizzazione di alcune opere. In questa sala, dunque, sono in mostra alcuni lavori interamente di Pietro, poi le statue delle Quattro Stagioni, realizzate con la collaborazione di Gian Lorenzo, e infine si arriva a tre statue realizzate in autonomia dal figlio, due di San Sebastiano e una di San Lorenzo. Questo percorso permette fin da subito di apprezzare il salto tra Pietro e Gian Lorenzo e di riconoscere nell’arte di quest’ultimo delle qualità di movimento e leggerezza che nel corso della sua carriera egli portò ai massimi livelli.

La seconda sala è dedicata invece in gran parte al progetto e alla realizzazione del baldacchino di San Pietro, opera fortemente voluta da Maffeo Barberini e affidata ad un ancora giovanissimo Gian Lorenzo Bernini, per il quale Maffeo aveva non solo una straordinaria ammirazione ma una fortissima affezione, quasi come fosse un figlio.

La sala successiva mostra una parte del lavoro di ritrattista di Gian Lorenzo, e non a caso proprio a Maffeo Barberini sono dedicati diversi busti in una forma più istituzionale ma anche più privata. La nostra guida ci fa notare che le capacità di Gian Lorenzo come ritrattista sono particolarmente riconoscibili quando lo scultore può rappresentare una persona che conosce di persona e non qualcuno che non ha mai incontrato e che ha potuto vedere solo in altre rappresentazioni. Impressionante in questa stanza il ritratto di Papa Paolo V, commissionatogli da Scipione Borghese.

Nella due stanze successive, Bernini viene messo in relazione da un lato con altri importanti scultori e ritrattisti della sua epoca, in particolare Giuliano Finelli, a cui si ispirò soprattutto per il modo eccelso in cui quest’ultimo scolpiva barbe e capelli, dall’altro con un altro grande artista del suo tempo da lui sommamente ammirato, il pittore bolognese Guido Reni. Nella stanza dove ci sono due dipinti di Guido Reni è presente anche il modello originale in terracotta dell’elefantino che fu commissionato a Bernini per potervi posizionare sopra l’obelisco del tempio di Serapide e destinato a piazza della Minerva, modello che come si sa fu poi fatto modificare con grande disappunto di Bernini che per questo motivo non mancò di fare dispetto ai domenicani.

Nell’ultima sala, oltre a due busti più tardi della sua produzione, quello di Thomas Baker e quello di Costanza Bonarelli, sua amante fino al drammatico epilogo che coinvolse anche suo fratello, sono esposti alcuni dei quadri di Bernini. L’artista non amava particolarmente la pittura, ma proprio Urbano VIII lo spingeva anche in questa direzione per farne un artista completo, il nuovo Michelangelo, con gran lustro non solo dello stesso Gian Lorenzo, ma anche del suo pontificato e della sua epoca.

In definitiva una mostra che ha preso lustro soprattutto grazie alla grande competenza e alla capacità di Vincenzo di creare collegamenti e rendere interessante il percorso, ma che forse in assenza della sua guida sapiente avrei trovato molto meno interessante e significativa.

Voto: 3,5/5

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