Nel fine settimana in cui quest’anno cade la Giornata internazionale della donna, me ne vado al teatro in solitudine (ma la cosa mi disturba poco, essendo io una che quando vuole fare una cosa la fa a prescindere dalla compagnia) a vedere lo spettacolo Orlando, per la regia di Andrea De Rosa, interpretato da Anna Della Rosa.
Lo spettacolo è tratto dal capolavoro di Virginia Woolf, anche se la scelta drammaturgica di Fabrizio Sinisi è quella di interpolare il testo del romanzo con il testo di alcune delle lettere della Woolf a Vita Sackville-West (a partire dalla traduzione di Nadia Fusini che di queste è stata pubblicata nella raccolta Scrivi sempre a mezzanotte). Ne viene fuori un monologo che mette chiaramente in evidenza il rapporto tra vita e letteratura e che svela la natura di Orlando come straordinaria e modernissima lettera d’amore a Vita, e certamente anche alla vita.
Quando entro in sala, Anna Della Rosa è già sul palcoscenico, seduta sotto un grande tronco di quercia, su un prato verde. Di lì a qualche minuto saremo trascinati dalla sua voce e dalla sua fisicità nel mondo di Orlando, il protagonista del romanzo omonimo, vissuto quattrocento anni, prima come uomo e poi come donna, ma entreremo anche nella pelle di Virginia, nei suoi desideri e nei suoi stati d’animo, di esaltazione e di disperazione, mentre dall’alto cadono non foglie, ma pagine bianche tutte da scrivere.
Perché la scrittura è l’antidoto al tempo che passa, è il veicolo dei sentimenti, è la sublimazione della condizione umana, quello che ci fa vivere e ci sopravvive.
Sono catturata dalle parole di Virginia Woolf e dalla bella interpretazione di Anna Della Rosa, e ogni volta sono colpita dalla modernità della sua scrittura e delle emozioni che trasuda e che comunica a distanza di ormai cento anni.
E ogni volta penso alla sua morte e mi chiedo se la letteratura compensi l’infelicità della vita, ovvero nei sia la sua naturale conseguenza.
Voto: 3,5/5
venerdì 20 marzo 2026
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