Colin (Harry Melling) è un giovane gay timido, che lavora in un parcheggio dove controlla e mette le multe alle macchine parcheggiate male, e talvolta la sera canta a cappella in un quartetto di cui fanno parte anche il padre e il fratello.
La sua famiglia non solo è tranquilla rispetto alla sua omosessualità ma lo supporta, però al contempo lo protegge in maniera eccessiva e lo tratta ancora come un bambino.
In un pub Colin viene notato da Ray (Alexander Skarsgård), un biker dal corpo scultoreo, che ne ha colto la propensione alla devozione.
Ray, che appartiene a un gruppo di biker che praticano relazioni dominante/sottomesso, è un dominante e Colin accetta di buon grado di fare il suo schiavo.
Per Colin sarà l'occasione di comprendere la propria sessualità, di arrivare al primo orgasmo della sua vita, di affrancarsi dell'affetto un po' asfissiante dei suoi genitori.
Ma proprio questo processo di crescita, in cui Colin non rinnega la propria propensione per la devozione e la sottomissione, porta il giovane verso una nuova consapevolezza di sé e di quello che è disposto a concedere o a cui può rinunciare.
Assistiamo così al percorso di crescita di Colin, ma ci interroghiamo anche su Ray e sulla sua personalità, protetta dalla tuta della moto come da una corazza che gli permette di tenere a distanza e sotto controllo tutte le emozioni.
Cosicché dietro un'apparenza da maschio alfa, totalmente sicuro di sé stesso, Ray alfine mostrerà una fragilità emotiva e una insicurezza da cui si difende solo rimanendo nel ruolo che si è scelto, senza alcuna concessione.
Il film scritto e diretto da Harry Lighton e tratto dal romanzo Box Hill di Adam Mars-Jones utilizza l'ambiente d/s come strumento di analisi e riflessione sulle nostre personalità e la nostra sessualità. L'interazione tra Ray e Colin oscilla tra l'esilarante e l'inquietante, e i due attori sono eccezionali nel trasmettere tutte le sfumature dei loro personaggi. Il sesso c'è, ma senza pruderie, il BDSM c'è ma senza scandalo. Ma soprattutto c'è uno sguardo su due esseri umani e sul difficile percorso verso la consapevolezza di sé. Un po' mi ha ricordato Secretary, il film come Maggie Gyllenhall e James Spader, per la delicatezza, la leggerezza e la profondità con cui affronta un tema delicato e per molte persone respingente, facendo emergere l'umanità prima e al di sopra della sessualità.
E Pillion - sappiatelo perché io l'ho scoperto alla fine del film - è il posto del passeggero sulla moto. Cosicché anche nel titolo il film centra perfettamente l'obiettivo.
Voto: 3,5/5
venerdì 6 marzo 2026
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