martedì 9 giugno 2026

No good men

La regista afghana Shahrbanoo Sadat vive dal 2021 ad Amburgo, in Germania, dopo essere scappata dal suo paese insieme alla famiglia quando i talebani, a seguito del ritiro statunitense dal paese, hanno esteso il controllo in aree sempre più ampie, fino ad arrivare a Kabul.

Questa ed altre esperienze autobiografiche sono stati gli elementi a partire dai quali la regista ha scritto la sceneggiatura del suo film, che poi si è trovata anche a recitare da protagonista per una serie di coincidenze e situazioni che ci ha raccontato dopo la proiezione, dialogando con Mario Calabresi e Cecilia Sala per l'anteprima nazionale.

La cosa certamente più sorprendente di No good men è che, pur non facendo sconti di nessun genere nel raccontare la condizione delle donne nel paese già prima del ritorno dei talebani e denunciando la natura fortemente patriarcale della società afghana, Shahrbanoo Sadat scelga un registro da romantic comedy.

No good men racconta la storia di Naru, una giovane donna, che lavora per la principale emittente televisiva di Kabul, che si è allontanata dal marito che la tradisce e con cui ha avuto un figlio.

Quando Naru viene mandata a lavorare per il settore delle news inizia a collaborare con Qodrat (Anwar Hashimi), molto più grande di lei e con una lunga esperienza da giornalista.

Mentre Naru deve fare i conti con le ostilità maschili nei suoi confronti, con i pericoli di un paese dove gli attacchi terroristici suicidi sono all'ordine del giorno, e con il ritorno del marito che vuole riprendere il controllo su di lei e sul figlio, il legame con Qodrat si fa sempre più forte.

Naru scopre una figura maschile diversa da quelle a cui lei e le sue amiche e familiari sono abituate, e ne è conquistata, anche se Qodrat è sposato ed è impossibile per Naru non fronteggiare i propri sensi di colpa.

Al di là della storia romantica, la cosa più interessante del film di Sadat è il racconto di un Afghanistan diverso da quello che siamo abituati a vedere sui notiziari o nei film e documentari realizzati da autori stranieri.

Sadat ci racconta infatti la vita quotidiana dall'interno e gli elementi di normalità e universalità che la caratterizzano, al netto delle differenze sociali e culturali che non vengono mai taciute.

Come dice la regista nell'intervista, No good men è un film per le donne primariamente, ma anche per gli uomini, quelli potenzialmente buoni che, in Afghanistan, difettano di modelli alternativi e positivi.

Ci racconta anche le difficoltà delle attrici afghane di recitare in un film in cui ci sono almeno due scene troppo forti per la società afghana, quella del dildo portato in regalo alla protagonista da un'amica che vive in America e quella del bacio finale.

Un film che va visto con la dovuta leggerezza, ma anche con l'attenzione che merita.

Voto: 3,5/5



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