In chiusura della stagione teatrale 2025-2026 vado a vedere per la prima volta a teatro (in realtà lo avevo già incrociato in una regia di Anna Cappelli) un lavoro di Claudio Tolcachir, il regista e drammaturgo argentino trapiantato a Madrid che ha strette relazioni anche con il teatro italiano.
All’India sono infatti in programmazione due suoi lavori; io per questioni di incastri vari riesco a vedere solo questo, Los de ahí (Quelli di qui), che racconta di quell’umanità ai margini che spesso risulta per noi quasi invisibile.
Lo spettacolo è recitato in spagnolo, con diversi accenti, e sovratitolato in italiano e, come ormai mi accade normalmente al cinema, nonostante la piccola fatica di dover leggere i sovratitoli, considero la recitazione in lingua originale un valore aggiunto imprescindibile.
I protagonisti sono inizialmente tre: Nuno, Munir e Dani, tre immigrati – provenienti da chissà dove – che vivono in un paese probabilmente del nord Europa, dove sbarcano il lunario stando appostati vicino a una macchinetta che di tanto in tanto segnala delle consegne da fare, recapita il pacco e fornisce, tramite cellulare, le istruzioni per la consegna che loro effettueranno in bicicletta sfidando i pericoli della strada.
Nuno ha una compagna e una figlia piccola, Lumi, e per questo ha bisogno di soldi: la sua compagna, Mirja, una donna del posto che ha conosciuto durante un viaggio e che poi è rimasta incinta, parla una lingua che lui fa fatica a capire, e quando a un certo punto compare nel luogo dove si riuniscono – e si nascondono – Nuno, Munir e Dani, con la sua lingua sconosciuta e i suoi comportamenti incomprensibili porta ulteriori elementi di angoscia.
Un altro personaggio femminile che si inserisce presto nella narrazione è quello di Susan, la compagna di Dani, che ha lasciato marito e figli per stare con lui, e che ora insieme a lui vive alla giornata, ed è sempre più preoccupata delle condizioni di salute di Dani, che sembrano peggiorare rapidamente.
Infine, c’è Eduardo, o meglio il suo fantasma, visto che di lui è rimasta solo la bicicletta, ma se ne sono perse le tracce da tempo, finito chissà dove o forse morto.
È un’umanità piena di vita quella che si muove dove nessuno la vede e che cerca di sopravvivere nonostante tutto, e che riesce a sperimentare forme di solidarietà e momenti di gioia e scherzo anche se tutto intorno è squallore e le prospettive future sono molto fosche, soprattutto quando la macchinetta dei pacchi comincia a non funzionare e nella notte viene portata via.
Che fine faranno queste persone invisibili? Come riusciranno a sopravvivere senza nemmeno questa attività?
Nonostante il clima quasi scanzonato che caratterizza le relazioni tra questi personaggi, una sotterranea angoscia attraversa tutta la narrazione, fin dai primi istanti, e aumenta man mano che si va avanti, in un crescendo che attanaglia lo spettatore fino allo spegnimento delle luci.
Bravi gli attori Nourdin Batán (Munir), Fer Fraga (Nuno), Malena Gutiérrez (Susan) – che ricordavo da Dieci capodanni di Sorogoyen -, Nuria Herrero (Mirja) e Gerardo Otero (Dani).
Voto: 3,5/5
martedì 2 giugno 2026
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