La stagione che non c'era / Elvira Mujčić. Milano: Guanda, 2025.
Elvira Mujčić è una scrittrice e traduttrice bosniaca naturalizzata italiana. La Mujčić ha abbandonato la sua terra nel 1992 insieme a tanti suoi connazionali fuggiti dalla guerra civile che divampò in Jugoslavia a una decina di anni dalla morte di Tito e a seguito dell'emergere dei nazionalismi su base etnica e religiosa.
La Muičić racconta quella fase attraverso tre personaggi principali: Nene, l'artista che dopo essere andato a Sarajevo torna nella sua città natale proprio nel 1990, Merima, una sua compagna di scuola, che crede ancora nell'utopia socialista e si batte per garantirne la sopravvivenza, ma nel privato soffre per un amore finito male, Eliza, la figlia novenne di Merima che del padre ha solo una cartolina e progetta di scoprire dove si trova e di mettersi in viaggio per raggiungerlo.
Intorno a loro i genitori di Nene e quelli di Merima, rappresentanti di un mondo che sta finendo, gli amici di Nene, Zoke - che è andato in Egitto al seguito del padre console - e Sead che continua a chiedersi perché Nene abbia deciso di lasciare Sarajevo.
Le vicende di questi personaggi si intrecciano con gli ultimi mesi di vita della Repubblica federale della Jugoslavia, che passa attraverso il fallimento del tentativo di mantenere il paese unito da parte di Ante Markovic, economista e ultimo primo ministro jugoslavo, le spinte centrifughe di Slovenia e Croazia prima, poi la crescente conflittualità su base etnica e religiosa alimentata dai serbi di Milošević.
Il fatto che la storia di finzione sia inframmezzata di documenti storici reali, spezzoni di notiziari radiofonici e televisivi, parti di dichiarazioni dei politici dell'epoca, stralci di articoli di giornale rende la lettura di La stagione che non c'era ancora più coinvolgente e appassionante sia sul piano emotivo che sul piano intellettuale.
Dentro il romanzo della Mujčić non c'è solo la fine di un mondo con tutte le sue contraddizioni verso un'incertezza ancora più grande, ma c'è anche il tentativo di riportarne alla luce le tracce e alcuni elementi significativi (come nell'opera che Nene sta realizzando, immaginando di essere un archeologo del futuro), e c'è il difficile rapporto tra le generazioni, quelli che appartengono al mondo che si sta sgretolando (i genitori di Nene e Merima), quelli che stanno nel mezzo e che cercano qualcosa a cui appigliarsi, qualcosa in cui credere, e spesso non lo trovano (la generazione di Nene e Merima), e quelli che verranno, che non comprendono fino in fondo quanto sta accadendo ma ne subiranno le conseguenze sulla loro pelle (la generazione di Eliza e delle sue amiche).
La Mujčić appartiene proprio a quest'ultima generazione (era poco più grande di Eliza nel 1990), e poco più tardi dovette abbandonare il suo Paese per l'esacerbarsi del conflitto.
Il suo romanzo è dunque frutto di ricerca, ma anche il distillato della percezione che una bambina può avere di una situazione complessa.
Ne viene fuori un libro poetico, emozionante, ricco di contenuti, stimolante, e a tratti sorprendente per il modo in cui resta agganciato a un momento storico molto preciso, ma riesce anche a parlare all'oggi nel tratteggiare alcune dinamiche universali.
La stagione che non c'era mi ha in parte ricordato Libera di Lea Ypi, forse perché anche lì c'è il punto di vista di una bambina, e perché anche in quel caso si racconta un mondo che sta collassando, e tra l'altro un mondo a noi vicino e che ci è stato a lungo in buona parte estraneo e sconosciuto.
Come per quel libro, la lettura è volata, entusiasmante e leggiadra come non mi accadeva da tantissimo tempo.
Nel mio viaggio nella storia degli altri Paesi una delle tappe più belle.
Da leggere assolutamente.
Voto: 4,5/5
lunedì 18 maggio 2026
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