Vado a vedere questo spettacolo un po’ stanca e un po’ prevenuta perché quest’anno all’Ambra Jovinelli qualche “fregatura” l’ho presa. Però Paolo Calabresi è bravo e la presentazione dello spettacolo mi ha incuriosita.
Tutti gli uomini che non sono è uno spettacolo originale nella sua costruzione, perché racconta una fase vera della vita di Calabresi e la inserisce dentro un contesto teatrale, giocando sulla labilità del confine tra vero e falso.
La parte sicuramente vera, supportata tra l’altro dai video che campeggiano sulla scenografia dello spettacolo, che sembra riprodurre la parete attrezzata in un interno, è quella delle molteplici situazioni in cui in passato Paolo Calabresi si è spacciato per qualcun altro, con effetti paradossali ed esilaranti. Il tutto era cominciato quasi per gioco, ossia poter andare a vedere la partita Milan-Roma a Milano nonostante i biglietti fossero esauriti. E quella volta, senza nemmeno troppo travestimento, nei panni di Nicolas Cage, Calabresi riuscì perfettamente nell’intento. Da lì l’attore romano ripeté l’operazione, interpretando sia personaggi reali come Marilyn Manson, sia personaggi inventati tra cui un cardinale, un presidente di un ente europeo del calcio, un ex cieco, un’autorità istituzionale di uno stato africano.
Obiettivo più o meno dichiarato quello di potersi prendere gioco di persone e organizzazioni, anche ad alti livelli, dimostrando in un certo senso la permeabilità di certi ambienti e anche la credulità delle persone, non solo quelle comuni. E soprattutto, come lo stesso Calabresi ci dice, quanto gli esseri umani siano sensibili e dunque propensi a credere alle storie, se queste sono ben scritte e presentate.
Tutto questo è inserito a sua volta in una storia più ampia, che – anche in questo caso – non sappiamo fino a che punto sia vera, e fa riferimento alla vita personale di Paolo. Il “gioco” dei travestimenti inizia infatti in un momento doloroso, quello della morte ravvicinata di entrambi i genitori, e probabilmente è il modo creativo che inconsciamente l’attore trova per non sentire il dolore e forse per elaborare il lutto. C’è dunque tanto da ridere nei retroscena di questo gioco, ma anche una motivazione psicologica profonda, cosicché se inizialmente i travestimenti diventano una specie di gioco familiare in cui anche moglie e figli vengono coinvolti, man mano l’ossessione di Paolo mette in discussione persino la stabilità del suo matrimonio e il rapporto con i figli, diventati nel frattempo quattro.
Il tono dello spettacolo oscilla dunque costantemente tra il comico e il malinconico, quest'ultimo spesso portato in scena da Carolina Di Domenico che interpreta Fiamma, la moglie di Paolo, e che diventa in qualche modo il suo aggancio con la realtà.
Tutti gli uomini che non sono può sembrare a prima vista un’opera autoreferenziale, nata per rievocare le performance-bravate del passato, e invece diventa in fondo l’occasione per molte altre riflessioni non scontate.
Mi è piaciuto, mi ha fatto ridere e commuovere. E ho trovato molto bravo Paolo Calabresi, e soprattutto Carolina Di Domenico.
Voto: 3,5/5
mercoledì 20 maggio 2026
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