Per poter vedere Sorry, baby prima che sparisse dalle sale e possibilmente in lingua originale mi sono catapultata dal lavoro al cinema Barberini un lunedì pomeriggio di pioggia. Non potevo perdere il film scritto, diretto e interpretato da Eva Victor, di cui avevo sentito e letto così bene.
Protagonista di questa storia è Agnes (Eva Victor appunto), una giovane donna che vive nel New England, nella casa dove è cresciuta e dove ha sempre vissuto, e insegna all’Università dove ha studiato. Grazie ai capitoli in cui è articolato il film, e che si muovono nel tempo in maniera non cronologica, sapremo che Agnes ai tempi del dottorato è stata violentata dal suo tutor, il quale il giorno dopo ha dato le dimissioni e non si è mai più fatto vedere.
Dopo questo evento la vita di Agnes si è come incagliata e, nonostante la promozione all’università, la tenera relazione con il vicino Gavin (Lucas Hedges), i gesti gentili di persone estranee (il venditore di panini ad esempio), e soprattutto l’amicizia, anzi sorellanza, con Lydie (Naomi Ackie) – un rapporto tratteggiato in maniera commovente e meravigliosa, e per me la cosa più bella del film -, la giovane non è mai completamente riuscita a metabolizzare completamente quell’evento e a riacquisire una leggerezza e una gioia di vivere davvero piena e non offuscata.
La “brutta cosa” (come la chiama lei) che le è successa sembra ripresentarsi in ogni occasione della vita e non lasciarla veramente andare oltre, come invece ha fatto Lydie che ha trovato una compagna e aspetta una figlia.
Ho trovato il film della Victor molto maturo dal punto di vista cinematografico: notevole nella sceneggiatura, nella fotografia (davvero eccellente), nel montaggio, nella recitazione di tutti gli attori. E il tema affrontato è importante e delicato, ed estremamente soggettivo: avendo letto, ascoltato, visto molte storie di donne che hanno subito violenza, mi sono fatta l’idea che l’elemento comune è che la violenza non può essere dimenticata, né veramente superata, però la reazione emotiva è individuale e oscilla tra la rabbia e il senso di schiacciamento.
Il film da questo punto di vista emana una straordinaria sincerità che ho apprezzato. D’altra parte e senza alcun giudizio verso i sentimenti soggettivi, Sorry, baby mi ha però fatto un po’ l’effetto dei primi libri di Sally Rooney, cioè una distanza emotiva che è certamente generazionale, ma che produce una parziale incomprensione (pur nel rispetto). Del resto, Eva Victor ha 31 anni e non c’è niente da fare: se c’è una generazione con cui io ultracinquantenne in questo momento sento una distanza emotiva e intellettiva forte sono proprio i trentenni (ovviamente generalizzando). Ma sarà un problema mio.
Voto: 3,5/5
giovedì 29 gennaio 2026
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