domenica 11 gennaio 2026

Sabato, domenica e lunedì / di Eduardo De Filippo. Teatro Argentina, 12 dicembre 2025

Sabato, domenica e lunedì è una delle commedie più famose di Eduardo De Filippo, ma io che il teatro di Eduardo lo conosco davvero poco e non lo amo particolarmente non la conoscevo.

Ciò nondimeno, la presenza di Teresa Saponangelo nel ruolo della padrona di casa, Rosa, mi convince ad andare a teatro. La motivazione cala vertiginosamente quando scopro che lo spettacolo dura quasi tre ore, ma ormai i biglietti sono stati acquistati e mi tocca andare.

La commedia racconta tre giornate in casa di Rosa e Peppino (Claudio Di Palma), dal venerdì mattina quando la padrona di casa insieme alla domestica sta preparando il ragù per la domenica fino appunto alla domenica sera, quando i conflitti familiari divampati nel corso del fine settimana troveranno una loro composizione e la vita ricomincerà con la sua solita routine.

Sabato, domenica e lunedì è un’opera corale in cui la coppia al centro della narrazione è circondata da molti altri personaggi, innanzitutto i figli e i loro amici, mariti e fidanzati o aspiranti tali, in secondo luogo il nonno, poi ancora zia Memè e suo figlio, e infine i vicini di casa, i signori Ianniello, più una serie di altri personaggi minori.

I tre atti in cui si articola la commedia si svolgono tutti nella casa dei coniugi Piscopo, che la messa in scena vede come un piccolo anfiteatro su cui si affacciano porte e finestre da cui i personaggi escono o entrano a popolare la scena.

Il regista Luca De Fusco sceglie di rimanere molto fedele al testo e di lasciare che sia il testo stesso, attraverso i suoi interpreti, a profondere tutte le sue potenzialità e anche a comunicare la sua modernità allo spettatore.

Ed effettivamente, così accade: l’incomprensione e la conflittualità tra Rosa e Peppino che sfoceranno nella scenata di Peppino e nel successivo processo di riconciliazione coadiuvato dai loro figli e dalla zia Memè appaiono sinceri e del tutto intellegibili anche agli occhi di un pubblico moderno, e seppur attraversati da una vena di tristezza e malinconia sono anche stemperati da una forma di leggerezza e dall’assenza di quel carico tragico che spesso oggi viene associata alle disfunzionalità familiari. Quasi a dire che le famiglie sono così: non sono normali, spesso non sono felici, a volte sono afflitte da traumi e conflitti, ma sono anche capaci di raddrizzarsi.

Si ride, si sorride, si partecipa, ci si riconosce in molte cose, e le tre ore dello spettacolo passano in un lampo, a conferma che la semplicità e l’adesione allo spirito originale di un testo sono forse oggi l’arma vincente di spettacoli come questo.

Voto: 3,5/5

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