Tutti i nostri segreti / Fatma Aydemir; trad. di Teresa Ciuffoletti. Roma: Fazi, 2025.
Sento parlare di questo romanzo nel podcast Mondo Cultura dell’Internazionale che sta diventando per me un'importante occasione di scoperta di proposte letterarie e non solo.
La trama mi colpisce e conquista immediatamente.
Tutti i nostri segreti è il romanzo della scrittrice tedesca, di origine turco-curda, Fatma Aydemir, che in patria ha avuto un grande successo e che è ora disponibile in italiano grazie all’editore Fazi.
Si tratta di una storia familiare, quella di una famiglia appunto turco-curda formata da Hüseyin, sua moglie Emine, e i quattro figli, Sevda, Hakan, Peri e il più piccolo Ümit.
Il romanzo è organizzato in sei capitoli quanti sono i componenti della famiglia, ai quali ciascun capitolo è dedicato e in cui scopriamo il punto di vista di ognuno di loro.
Il primo capitolo racconta del patriarca, Hüseyin, che è stato il primo della famiglia a trasferirsi in Germania per lavorare prima in una fabbrica e poi in un’altra, e che poi si è fatto raggiungere dalla moglie. Sevda li ha raggiunti più tardi e in Germania sono poi nati gli altri tre figli. Ma la storia inizia dalla fine: Hüseyin è tornato in Turchia, a Istanbul, dove ha comprato e sistemato un appartamento in cui vuole trasferirsi con la moglie, ma quando tutto è pronto per il trasferimento l’uomo muore per un infarto.
In questa terra si ricongiungerà dunque tutta la famiglia, portando con sé la propria parte della storia. Conosceremo dunque prima Ümit, poi Peri, quindi Hakan, e infine Sevda ed Emine. Ciascuno porta con sé il proprio piccolo o grande segreto, ciascuno rappresenta uno specifico punto di vista sia rispetto alla storia familiare, sia rispetto alle proprie origini e al rapporto con la terra dove sono emigrati o dove sono nati, pur continuando ad essere percepiti come stranieri.
Nel libro di Fatma Aydemir ci sono tanti temi, tutti trattati con profondità e delicatezza: quello dell’emigrazione, del rapporto tra prime e seconde generazioni di immigrati, dell’incontro-scontro tra culture, della cultura patriarcale, del rapporto tra genitori e figli, della condizione della donna, dell’identità individuale e collettiva. Forse – se un difetto vogliamo trovare a questo libro – sta forse proprio nell’aver messo tantissima carne al fuoco, e aver concentrato nella storia di una singola famiglia tanti temi, conferendole un valore simbolico quasi più che realistico.
Tuttavia, la qualità narrativa e la varietà dei punti di vista che si susseguono nel procedere dei capitoli del romanzo trasmettono un profondo senso di verità, soprattutto a livello di sensazioni e sentimenti.
Personalmente sono stata conquistata soprattutto dalla profondità e complessità con cui viene raccontato il rapporto tra immigrati di prima e seconda generazione, con tutto quello che c’è nel mezzo, e attraverso la lettura delle vicende di questa famiglia ho avuto modo di ‘sentire’ e comprendere il punto di vista di ciascuno dei protagonisti, distribuiti su una linea continua che collega la terra di origine e quella di arrivo, più o meno attratti dall’una o dall’altra estremità di questo filo immaginario, sempre divisi, quasi dilaniati tra la fedeltà alle radici e il desiderio di liberarsi da alcune pesanti eredità culturali, ma anche dalla superficialità di una società sempre più ripiegata su sé stessa e sempre meno accogliente.
La cosa bella di questo libro è che in esso – come nella vita – tutti hanno ragione e tutti hanno torto, nel senso che ciascuno ha fatto come ha potuto e il meglio che ha potuto, ma questo meglio non gli o le ha evitato di fare del male anche alle persone cui voleva più bene.
In Peri e Ümit vediamo la speranza di un futuro più risolto, o forse semplicemente una lotta più consapevole per i diritti e una società più giusta, sebbene non viviamo certo in un momento storico che fa molto ben sperare da questo punto di vista.
Voto: 3,5/5
domenica 18 gennaio 2026
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)


Nessun commento:
Posta un commento
Lascia qui un tuo commento... Se non hai un account Google o non sei iscritto al blog, lascialo come Anonimo (e se vuoi metti il tuo nome)!