Morti di sonno / Davide Reviati. Roma: Coconino Press ; Fandango, 2020.
Un po’ di tempo fa avevo letto Sputa tre volte di Davide Reviati e ne ero rimasta prima spiazzata, poi conquistata. Sull’onda emotiva di quella lettura avevo comprato l’altro graphic novel di questo autore, pubblicato sempre per Coconino, e precedente a Sputa tre volte.
Grazie - come al solito - a un viaggio in treno, sono finalmente riuscita a leggerlo e ci ho ritrovato molte delle caratteristiche che l’autore ravennate avrebbe riproposto, ulteriormente raffinate, nei suoi lavori successivi.
Come Sputa tre volte, anche Morti di sonno è un tomone la cui storia si muove dalle parti del romanzo di formazione, oscillando tra ricordo, nostalgia e denuncia sociale. Un’altra caratteristica che accomuna i due libri è la struttura narrativa, che non procede in ordine cronologico, ma va avanti e indietro nel tempo, ed è inframmezzata da inserti puramente visuali, che sta al lettore mettere in relazione con tutto il resto.
La storia è quella di un gruppo di ragazzini che abitano nel villaggio Anic di Ravenna, quello fatto realizzare da Enrico Mattei per ospitare gli operai del polo petrolchimico nato nel 1958. Il narratore, Rino, detto Koper (Capodistria) per via delle sue orecchie a sventola, racconta gli anni della sua adolescenza e di quella dei suoi coetanei, Lario, Ettore e molti altri.
Sono giornate caratterizzate da partite di calcio infinite e combattutissime, da scorribande, da notizie misteriose che passano di bocca in bocca, da personaggi strambi, mentre l’ombra del petrolchimico con i suoi veleni aleggia su tutto e per gli abitanti del villaggio sembra non esistere alcuna prospettiva alternativa a un futuro in fabbrica.
Come avevo notato nell’altro graphic novel, nei racconti di Reviati storia individuale e storia collettiva si intrecciano inestricabilmente, nell’idea di fondo che il destino dei singoli è sempre fortemente condizionato dal contesto nel quale ciascuno nasce e cresce e che sfuggire a questo destino non è affatto facile. E però, il tempo dell’infanzia e dell’adolescenza – in qualunque condizione lo si sia vissuto – nella matita di Reviati resta un tempo mitico e sospeso, un tempo di fragilità e di grazia, o almeno così finisce per essere nei ricordi di chi se l’è lasciato alle spalle.
Quella dei romanzi grafici di Reviati non è mai una lettura facile, né conciliante; inevitabilmente lascia addosso un senso di malinconia, misto a una specie di spaesamento, rispetto al quale vale la pena abbandonarsi alla bellezza dei suoi disegni, che in questo caso sono straordinariamente pieni di vita, energia e movimento, in particolare nella rappresentazione delle partite di calcio.
A una prima lettura si esce con una sensazione forte, più che con elementi conoscitivi e informazioni. Sicuramente, nel caso di libri come questo, riletture possono aggiungere dettagli ed elementi di senso ulteriori, e permettono di scavare più e meglio nello spirito del suo autore e dei personaggi.
Voto: 3/5
giovedì 8 gennaio 2026
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