Corto Maltese. La regina di Babilonia / disegni di Bastien Vivès; testi di Martin Quenehen; dall'opera di Hugo Pratt. Grandvraux: Cong Edizioni, 2023.
Dopo il fortunato esordio del nuovo Corto Maltese - ispirato al mitico personaggio di Hugo Pratt - ad opera di Bastien Vivès per quanto riguarda i disegni e di Martin Quenehen in merito a storia e testi, i due ci propongono una nuova storia del marinaio/pirata, La regina di Babilonia, che in parte prosegue la narrazione dell'albo precedente e ne richiama alcuni personaggi.
Anche in questo caso si conferma il tono di avventura pura che attraversa queste pagine: azioni criminali, fughe rocambolesche, storie d'amore, incontri con vecchie conoscenze, e l'onnipresente mare che è l'elemento naturale di Corto, la prospettiva implicita o esplicita di ogni sua avventura.
Devo dire che a questa seconda uscita mi convinco del fatto che, sul piano narrativo, questo Corto Maltese (non sono in grado di esprimermi sul vecchio Corto Maltese perché non ho mai letto nulla) è quanto di più lontano ci possa essere dalle mie corde.
La scelta di perseguire l'avventura per l'avventura nella trama, senza momenti più intimi o emotivamente più profondi o pause "riflessive", risulta per me un po' frustrante, qualcosa forse di gusto - diciamo così - "maschile", che su di me non riesce a fare breccia.
Allora - mi direte - perché continui a comprare e leggere questi albi?
Perché adoro Vivès e sono affascinata dai suoi disegni. Corto Maltese - già fighissimo nella versione di Pratt - è ancora più figo nella versione di Vivès, nella sua modernità che flirta con il retrò.
Diciamo che non so se comprerò il prossimo albo, se non per mero collezionismo, anche se magari a un certo punto la coppia Vivès-Quenehen potrebbe anche stupirci.
Voto: 3/5
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mercoledì 25 settembre 2024
venerdì 7 luglio 2023
Falcon Lake
Di questo film ho sentito parlare per la prima volta in un commento a questo blog che mi aveva incuriosito non poco. Così mi scriveva Lory: "Sono al Torino Film Festival e il film Falcon Lake tratto dal fumetto di Bastien Vivès in concorso, rischia persino di vincere. Bello, delicato e poetico per la regia di Charlotte Le Bon al suo esordio registico". Eravamo a dicembre 2022 e ora finalmente il film è in sala, certo in un periodo non particolarmente propizio della stagione cinematografica e tra l'altro distribuito in pochissime sale, però io non me lo lascio scappare.
Il film di Charlotte Le Bon (attrice nota, e qui per la prima volta alla regia) è piuttosto fedele al graphic novel di Bastien Vivès. Cambiano i nomi dei protagonisti e la location, ma nella sostanza la storia è la stessa. Bastien (lo straordinario Joseph Engel) ha 13 anni e insieme ai suoi genitori e al fratellino più piccolo sta andando in vacanza nella casa di campagna (invero in mezzo ai boschi, vicino a un lago) di un'amica di famiglia. Quest'ultima ha una figlia sedicenne, Chloé (una altrettanto brava Sara Montpetit), con la quale ben presto Bastien inizia una interlocuzione ambigua e stratificata: Bastien si affaccia all'adolescenza, ma ancora non è del tutto estraneo al mondo dell'infanzia, Chloé è nel pieno dell'adolescenza e si incammina a grandi passi verso l'età adulta, ma lo fa con le incertezze, le estremizzazioni, la confusione tipica di quella fase della vita. In particolare, Chloé sembra ossessionata dall'idea della morte, e a più riprese tira fuori la storia - non si sa se vera - di un ragazzo che è annegato nel lago e che ora lo infesta sotto forma di fantasma.
Nella reintepretazione della Le Bon, la storia dei due protagonisti e dell'incontro tra due età della vita entrambe proiettate in avanti e al contempo risucchiate all'indietro, nonché caratterizzate da paure profonde e dall'emergere potente del desiderio, viene riletta all'interno di una confezione dal chiaro sapore gotico, ai limiti dell'horror, in cui i fantasmi - veri o presunti - sono fortemente protagonisti e che un finale enigmatico e non esplicito contribuisce ad amplificare potentemente nello spettatore.
Si tratta dunque di un teen movie a tutti gli effetti: non a caso gli adulti sono in buona parte assenti e il loro chiacchiericcio è volutamente noioso e di sottofondo, rispetto alle vicende più o meno significative che vedono protagonisti Bastien e Chloé.
Alla fine, indipendentemente dall'interpretazione della narrazione che si vuole dare alla luce del finale, la cosa più originale del film consiste nel saper tradurre i fantasmi interiori di Bastien e Chloé - con cui tutti alla loro età devono fare in qualche modo i conti, affacciandosi alla complessità della vita e abbandonando un proprio sé molto più rassicurante - in un'atmosfera esteriore cupamente inquietante che permea i giorni di questa estate e che in qualche modo segnerà una svolta nella loro esistenza. La spensieratezza e la cupezza, il coraggio e la paura, la sfrontatezza e l'infinita timidezza si inseguono e flirtano costantemente, mescolandosi in una condizione esistenziale i cui contorni sono evanescenti come quelli del lago avvolto nella nebbia.
In definitiva, un'esperienza visiva e narrativa molto originale e interessante, all'interno della quale bisogna riconoscere alla regista la capacità di aggiungere densità a una storia già molto ben raccontata da Vivès, e ai due giovani protagonisti una credibilità straordinaria che, in un nanosecondo, ci catapulta indietro alla nostra pre-adolescenza e adolescenza ovvero ci porta davanti agli occhi tutti gli adolescenti e i pre-adolescenti che conosciamo e popolano le nostre vite.
Voto: 3,5/5
Il film di Charlotte Le Bon (attrice nota, e qui per la prima volta alla regia) è piuttosto fedele al graphic novel di Bastien Vivès. Cambiano i nomi dei protagonisti e la location, ma nella sostanza la storia è la stessa. Bastien (lo straordinario Joseph Engel) ha 13 anni e insieme ai suoi genitori e al fratellino più piccolo sta andando in vacanza nella casa di campagna (invero in mezzo ai boschi, vicino a un lago) di un'amica di famiglia. Quest'ultima ha una figlia sedicenne, Chloé (una altrettanto brava Sara Montpetit), con la quale ben presto Bastien inizia una interlocuzione ambigua e stratificata: Bastien si affaccia all'adolescenza, ma ancora non è del tutto estraneo al mondo dell'infanzia, Chloé è nel pieno dell'adolescenza e si incammina a grandi passi verso l'età adulta, ma lo fa con le incertezze, le estremizzazioni, la confusione tipica di quella fase della vita. In particolare, Chloé sembra ossessionata dall'idea della morte, e a più riprese tira fuori la storia - non si sa se vera - di un ragazzo che è annegato nel lago e che ora lo infesta sotto forma di fantasma.
Nella reintepretazione della Le Bon, la storia dei due protagonisti e dell'incontro tra due età della vita entrambe proiettate in avanti e al contempo risucchiate all'indietro, nonché caratterizzate da paure profonde e dall'emergere potente del desiderio, viene riletta all'interno di una confezione dal chiaro sapore gotico, ai limiti dell'horror, in cui i fantasmi - veri o presunti - sono fortemente protagonisti e che un finale enigmatico e non esplicito contribuisce ad amplificare potentemente nello spettatore.
Si tratta dunque di un teen movie a tutti gli effetti: non a caso gli adulti sono in buona parte assenti e il loro chiacchiericcio è volutamente noioso e di sottofondo, rispetto alle vicende più o meno significative che vedono protagonisti Bastien e Chloé.
Alla fine, indipendentemente dall'interpretazione della narrazione che si vuole dare alla luce del finale, la cosa più originale del film consiste nel saper tradurre i fantasmi interiori di Bastien e Chloé - con cui tutti alla loro età devono fare in qualche modo i conti, affacciandosi alla complessità della vita e abbandonando un proprio sé molto più rassicurante - in un'atmosfera esteriore cupamente inquietante che permea i giorni di questa estate e che in qualche modo segnerà una svolta nella loro esistenza. La spensieratezza e la cupezza, il coraggio e la paura, la sfrontatezza e l'infinita timidezza si inseguono e flirtano costantemente, mescolandosi in una condizione esistenziale i cui contorni sono evanescenti come quelli del lago avvolto nella nebbia.
In definitiva, un'esperienza visiva e narrativa molto originale e interessante, all'interno della quale bisogna riconoscere alla regista la capacità di aggiungere densità a una storia già molto ben raccontata da Vivès, e ai due giovani protagonisti una credibilità straordinaria che, in un nanosecondo, ci catapulta indietro alla nostra pre-adolescenza e adolescenza ovvero ci porta davanti agli occhi tutti gli adolescenti e i pre-adolescenti che conosciamo e popolano le nostre vite.
Voto: 3,5/5
lunedì 28 novembre 2022
L'importanza di chiamarlo fumetto / Bastien Vivès
L'importanza di chiamarlo fumetto / Bastien Vivès. Milano: Bao publishing, 2014.
Negli anni tra il 2014 e il 2016 la casa editrice italiana Bao publishing ha pubblicato una serie di albi contenenti le storie brevi disegnate da Bastien Vivès che erano uscite inizialmente sul suo blog.
Dopo Questioni di cuore (dedicato al tema dell'amore e dei sentimenti) e Family business (sull'inesauribile fonte di storie che è la famiglia), ho letto questo albo che è forse, tra i tre, quello che riguarda più da vicino l'autore, dal momento che ruota intorno al mondo del fumetto e dei fumettisti.
L'importanza di chiamarlo fumetto condivide con gli altri albi due caratteristiche: una formale, ossia la realizzazione di storie molto brevi, spesso basate sulla ripetizione dello stesso disegno mentre cambia la parte testuale, che è quella che determina la vera evoluzione narrativa; una sostanziale, ossia l'utilizzo di un tono ironico che sconfina spesso nel cinico e nel sarcastico.
In questo caso specifico, l'ironia talvolta feroce è rivolta nei confronti non solo dei fumettisti e del loro pubblico, ma anche e soprattutto nei confronti di sé stesso. Bastien Vivès si autorappresenta come un autore egocentrico e dispotico, incline a reazioni un po' sopra le righe di fronte a richieste e osservazioni da lui non condivise. In generale, il fumettista francese si prende molto in giro e forse in questo modo prende in giro indirettamente tutti coloro che nel mondo del fumetto - ma forse il discorso può valere ugualmente per altri contesti - si prendono molto sul serio o credono di essere al centro dell'universo, pur appartenendo a una nicchia tutto sommato piccola e con un impatto limitato.
Si ride molto, come sempre in questi albi, ma io ho anche sofferto molto soprattutto di fronte alla rappresentazione di sé che l'autore ci propone, legata come sono all'immagine di un ragazzone timido, introverso e sensibile, da cui non ti aspetti certe forme di ferocia e di cinismo.
La verità - e forse questo è quanto Vivès vuole comunicarci - è che bisogna smetterla di pretendere di conoscere gli autori delle storie solo perché ne siamo lettori, cosa che nel caso dei fumetti succede in modo particolare per la matrice spesso autobiografica che hanno, e rassegnarsi ad amare il prodotto senza idealizzare il realizzatore.
Voto: 3,5/5
Negli anni tra il 2014 e il 2016 la casa editrice italiana Bao publishing ha pubblicato una serie di albi contenenti le storie brevi disegnate da Bastien Vivès che erano uscite inizialmente sul suo blog.
Dopo Questioni di cuore (dedicato al tema dell'amore e dei sentimenti) e Family business (sull'inesauribile fonte di storie che è la famiglia), ho letto questo albo che è forse, tra i tre, quello che riguarda più da vicino l'autore, dal momento che ruota intorno al mondo del fumetto e dei fumettisti.
L'importanza di chiamarlo fumetto condivide con gli altri albi due caratteristiche: una formale, ossia la realizzazione di storie molto brevi, spesso basate sulla ripetizione dello stesso disegno mentre cambia la parte testuale, che è quella che determina la vera evoluzione narrativa; una sostanziale, ossia l'utilizzo di un tono ironico che sconfina spesso nel cinico e nel sarcastico.
In questo caso specifico, l'ironia talvolta feroce è rivolta nei confronti non solo dei fumettisti e del loro pubblico, ma anche e soprattutto nei confronti di sé stesso. Bastien Vivès si autorappresenta come un autore egocentrico e dispotico, incline a reazioni un po' sopra le righe di fronte a richieste e osservazioni da lui non condivise. In generale, il fumettista francese si prende molto in giro e forse in questo modo prende in giro indirettamente tutti coloro che nel mondo del fumetto - ma forse il discorso può valere ugualmente per altri contesti - si prendono molto sul serio o credono di essere al centro dell'universo, pur appartenendo a una nicchia tutto sommato piccola e con un impatto limitato.
Si ride molto, come sempre in questi albi, ma io ho anche sofferto molto soprattutto di fronte alla rappresentazione di sé che l'autore ci propone, legata come sono all'immagine di un ragazzone timido, introverso e sensibile, da cui non ti aspetti certe forme di ferocia e di cinismo.
La verità - e forse questo è quanto Vivès vuole comunicarci - è che bisogna smetterla di pretendere di conoscere gli autori delle storie solo perché ne siamo lettori, cosa che nel caso dei fumetti succede in modo particolare per la matrice spesso autobiografica che hanno, e rassegnarsi ad amare il prodotto senza idealizzare il realizzatore.
Voto: 3,5/5
venerdì 11 febbraio 2022
Oceano nero / disegni Bastien Vivès; testi Martin Quenehen
Non sono mai stata un'appassionata di Corto Maltese, anche se l'immagine del marinaio/pirata creato da Hugo Pratt l'ho sempre trovata affascinante e dopo aver visitato qualche anno fa a Bologna una mostra a lui dedicata mi sono incuriosita. Avrei voluto leggere Una ballata del mare salato, poi non l'ho fatto, e così quando Bastien Vivès (uno dei miei fumettisti preferiti) e Martin Quenehen hanno dato nuova vita al personaggio di Corto Maltese ho deciso che era arrivato il momento giusto per incontrare questo mondo.
Ho dunque comprato Oceano nero, la prima avventura del nuovo Corto Maltese, che nell'interpretazione di Vivès si presenta più giovane e un po' più femmineo (quindi in generale più in linea con i tempi), ma parimenti affascinante.
L'avventura raccontata dalla sceneggiatura di Quenehen ha tutti gli ingredienti classici dell'universo di Corto Maltese: una resa di conti tra criminali, un libro misterioso che parla di un tesoro in Perù, avventurieri e vagabondi, una storia d'amore, amici che ricompaiono da un più o meno lontano passato, uno scioglimento finale, mentre Corto parte per nuove avventure.
Per questi motivi, la storia di Oceano nero mi attraversa senza lasciare troppe tracce, però i chiaroscuri e i primi piani dei personaggi disegnati da Vivès sono qualcosa che rimane dentro a lungo e si imprime nella memoria.
Resto dunque in attesa di nuove avventure del rinnovato Corto Maltese.
Voto: 3,5/5
lunedì 25 giugno 2018
Una sorella / Bastien Vivès
Una sorella / Bastien Vivès. Milano: Bao Publishing, 2018.
Antoine ha 13 anni. Come ogni estate, si prepara a trascorrere le vacanze nella casa al mare insieme ai genitori e al fratello più piccolo, Titi.
Ben presto però la tranquilla routine estiva fatta di caccia ai granchi e pomeriggi passati a disegnare Pokémon viene rivoluzionata dall'arrivo di un'amica di famiglia - che ha appena perso un bambino per un aborto spontaneo (come del resto la madre di Antoine prima che lui nascesse) - insieme alla figlia sedicenne Helene.
Antoine - che è in parte ancora un bambino e infatti ancora condivide i giochi con il fratello più piccolo, ma comincia ad avvertire i primi turbamenti dell'adolescenza - si trova improvvisamente catapultato nel mondo di una ragazza che, pur avendo solo tre anni in più, sembra ai suoi occhi una marziana: è disinibita e ribelle, sembra avere un'ampia esperienza sessuale, frequenta i ragazzi più grandi, fuma, beve e sta continuamente attaccata al cellulare. Helene sarà per Antoine un'attrazione e una sfida, una specie di mistero che vuole afferrare ma gli sfugge (come il ritratto che sta cercando di farle), nonché l'occasione di una educazione sentimentale accelerata che gli consentirà di cominciare a esplorare i propri desideri e i propri limiti.
D'altra parte, per Helene l'incontro con Antoine rappresenta la possibilità di indulgere ancora un po' in quell'infanzia sicuramente più rassicurante e con minori turbamenti, uno spazio protetto in cui non dover essere grande a tutti i costi, ma poter essere se stessa senza essere giudicata.
La settimana in cui Antoine ed Helene condividono la stanza, e talvolta il letto alla ricerca - reciproca - di conforto, amicizia, affetto, ma anche nella condivisione di un'intimità e un desiderio ancora acerbi ma prepotenti, rappresenterà per entrambi lo svelamento di una parte di sé, uno di quei momenti irripetibili della fase di passaggio dall'infanzia all'adolescenza che non si misurano sulla durata ma sull'intensità dell'emozione che producono.
Bastien Vivès dimostra ancora una volta una sensibilità particolare nel rappresentare i sentimenti di quell'età che sfuma più o meno lentamente dall'infanzia all'adolescenza e infine alla giovinezza pre-adulta. Il disegno di Vivès è incredibilmente essenziale (gli occhi sono disegnati solo quando sono necessari a rappresentare un'emozione e uno stato d'animo), eppure è capace di rivelare con precisione le forze emotive che si agitano nell'animo dei suoi personaggi, che lui guarda sempre con affetto e partecipazione.
Nella recente ed eclettica produzione di Vivès che si divide tra il blog (che pare però essere stato rimosso!) e la serie Last man, era un po' che non faceva la sua comparsa questa componente più intimista della sua produzione, che non saprei dire se è la sua parte migliore, ma certamente è essenziale per dare significato e illuminare tutto il resto.
Una sorella è un graphic novel forse semplice a una prima frettolosa lettura, però lentamente cresce aprendosi un varco solido nel cuore e nella mente del lettore, dove già hanno trovato un posto stabile altri lavori precedenti di questo giovane fumettista.
Voto: 4/5
Antoine ha 13 anni. Come ogni estate, si prepara a trascorrere le vacanze nella casa al mare insieme ai genitori e al fratello più piccolo, Titi.
Ben presto però la tranquilla routine estiva fatta di caccia ai granchi e pomeriggi passati a disegnare Pokémon viene rivoluzionata dall'arrivo di un'amica di famiglia - che ha appena perso un bambino per un aborto spontaneo (come del resto la madre di Antoine prima che lui nascesse) - insieme alla figlia sedicenne Helene.
Antoine - che è in parte ancora un bambino e infatti ancora condivide i giochi con il fratello più piccolo, ma comincia ad avvertire i primi turbamenti dell'adolescenza - si trova improvvisamente catapultato nel mondo di una ragazza che, pur avendo solo tre anni in più, sembra ai suoi occhi una marziana: è disinibita e ribelle, sembra avere un'ampia esperienza sessuale, frequenta i ragazzi più grandi, fuma, beve e sta continuamente attaccata al cellulare. Helene sarà per Antoine un'attrazione e una sfida, una specie di mistero che vuole afferrare ma gli sfugge (come il ritratto che sta cercando di farle), nonché l'occasione di una educazione sentimentale accelerata che gli consentirà di cominciare a esplorare i propri desideri e i propri limiti.

La settimana in cui Antoine ed Helene condividono la stanza, e talvolta il letto alla ricerca - reciproca - di conforto, amicizia, affetto, ma anche nella condivisione di un'intimità e un desiderio ancora acerbi ma prepotenti, rappresenterà per entrambi lo svelamento di una parte di sé, uno di quei momenti irripetibili della fase di passaggio dall'infanzia all'adolescenza che non si misurano sulla durata ma sull'intensità dell'emozione che producono.

Nella recente ed eclettica produzione di Vivès che si divide tra il blog (che pare però essere stato rimosso!) e la serie Last man, era un po' che non faceva la sua comparsa questa componente più intimista della sua produzione, che non saprei dire se è la sua parte migliore, ma certamente è essenziale per dare significato e illuminare tutto il resto.
Una sorella è un graphic novel forse semplice a una prima frettolosa lettura, però lentamente cresce aprendosi un varco solido nel cuore e nella mente del lettore, dove già hanno trovato un posto stabile altri lavori precedenti di questo giovane fumettista.
Voto: 4/5
giovedì 23 marzo 2017
Family Business / Bastien Vivès
Family Business / Bastien Vivès. Milano: Bao Publishing, 2016.
Ed eccoci alla nuova raccolta di storie brevi disegnate da Bastien Vivès sul suo blog. Questa volta il tema è la famiglia.
Come è tipico di queste raccolte, il tono e l'approccio sono sempre fortemente ironici e dissacranti, e Vivès non si smentisce neppure in questa circostanza, portando allo scoperto gli imbarazzanti retroscena dell'immagine idealizzata della famiglia "Mulino Bianco" che spesso i mezzi di comunicazione di massa vogliono trasmetterci.
Siamo dalle parti della serie del Diario del cattivo papà di Guy Delisle, anche se nel caso di Vivès il sarcasmo è molto più feroce e il giovane fumettista francese calca la mano sulla scabrosità del privato che sta dentro una famiglia.
Come spesso mi accade con queste raccolte di Vivès, alcune storie mi risultano divertentissime, altre mi colpiscono per la ferocia dell'ironia che contengono, altre ancora le trovo totalmente indifferenti, e in alcuni casi non riesco proprio a capire che cosa ci voleva dire l'autore.
Alla fine però considero queste letture non solo un gradevole passatempo da divorare in un'oretta di tempo libero o comunque quando ci si vuole davvero distrarre, ma anche un'occasione per leggere in modo più completo la poliedricità di Vivès e le sue mille sfaccettature, che si manifestano in filoni molto diversi tra di loro (da quello più poetico e intimista, a quello avventuroso, a quello ironico ecc.).
Difficile inquadrare sotto un'etichetta Bastien Vivès, se non per dire che - qualunque cosa faccia - questo ragazzo dimostra di essere tutto fuorché superficiale.
Voto: 3,5/5
Ed eccoci alla nuova raccolta di storie brevi disegnate da Bastien Vivès sul suo blog. Questa volta il tema è la famiglia.
Come è tipico di queste raccolte, il tono e l'approccio sono sempre fortemente ironici e dissacranti, e Vivès non si smentisce neppure in questa circostanza, portando allo scoperto gli imbarazzanti retroscena dell'immagine idealizzata della famiglia "Mulino Bianco" che spesso i mezzi di comunicazione di massa vogliono trasmetterci.
Siamo dalle parti della serie del Diario del cattivo papà di Guy Delisle, anche se nel caso di Vivès il sarcasmo è molto più feroce e il giovane fumettista francese calca la mano sulla scabrosità del privato che sta dentro una famiglia.
Come spesso mi accade con queste raccolte di Vivès, alcune storie mi risultano divertentissime, altre mi colpiscono per la ferocia dell'ironia che contengono, altre ancora le trovo totalmente indifferenti, e in alcuni casi non riesco proprio a capire che cosa ci voleva dire l'autore.
Alla fine però considero queste letture non solo un gradevole passatempo da divorare in un'oretta di tempo libero o comunque quando ci si vuole davvero distrarre, ma anche un'occasione per leggere in modo più completo la poliedricità di Vivès e le sue mille sfaccettature, che si manifestano in filoni molto diversi tra di loro (da quello più poetico e intimista, a quello avventuroso, a quello ironico ecc.).
Difficile inquadrare sotto un'etichetta Bastien Vivès, se non per dire che - qualunque cosa faccia - questo ragazzo dimostra di essere tutto fuorché superficiale.
Voto: 3,5/5
mercoledì 18 marzo 2015
La grande odalisca / Vivès; Ruppert e Mulot

Quelli della mia generazione si ricorderanno certamente il cartone animato Occhi di gatto e immagino che, mentre lo dico, ciascuno di loro starà canticchiando dentro di sé la famosa sigla.
Si tratta di tre sorelle molto belle che insieme formano una banda intenta ai furti delle opere d'arte e che si firmano appunto "Occhi di gatto", come il nome del bar che una di loro gestisce.
Ebbene, con questo divertissement a fumetti firmato dal mio beniamino Bastien Vivès (che ne ha scritto la sceneggiatura) e da Florent Ruppert e Jérôme Mulot (che hanno realizzato i disegni) sostanzialmente ci si muove dalle parti di Occhi di gatto. Qui la banda è inizialmente formata da due amiche, Carole e Alex (scopriremo solo alla fine come si sono conosciute), caratterialmente molto diverse (tanto è granitica e votata alla solitudine la prima, quanto è romantica e volubile la seconda), ma perfettamente complementari e in qualche modo unite indissolubilmente nella scelta di una vita avventurosa nell'illegalità. Per il colpo più difficile, il furto della Grande Odalisca di Ingres dal Louvre, il duo si arricchirà di una terza componente, Sam, una motociclista con molta tristezza nel cuore.

Da questo punto di vista Vivès non si smentisce mai. E al contempo dimostra una versatilità e una poliedricità altamente apprezzabili.
La frase con cui il volume è stato lanciato "Nella vita, non è quel che fai che conta di più. È con chi lo fai" può riferirsi in fondo sia a questa affascinante e indimenticabile banda criminale, sia al gruppo di artisti che ha messo insieme le proprie competenze per realizzare questa bella opera fumettistica.
Voto: 3/5
martedì 20 gennaio 2015
Questioni di cuore / Bastien Vivès
Questioni di cuore / Bastien Vivès. Milano: Bao Publishing, 2014.
Questioni di cuore è una raccolta di brevi racconti a fumetti che hanno come minimo comun denominatore i sentimenti e la sessualità.
Da un punto di vista grafico si tratta di un lavoro a costo minimo, dal momento che in molte delle brevi storie raccontate da Vivès la stessa vignetta si ripete identica più e più volte mentre cambiano i contenuti delle nuvole, dunque il dialogo tra i personaggi, salvo subire modifiche minime ma di grande espressività quando il dialogo lo richieda.
Pur in questa scelta molto minimale Vivès conferma le sue eccellenti doti nel tratteggiare i corpi e la loro gestualità, anche senza utilizzare un gran numero di dettagli.
In questo caso, però, il fumettista francese dedica particolare attenzione al contenuto delle nuvole.
I brevi racconti, identificati ciascuno da un titolo composto da un’unica parola, si caratterizzano per uno straordinario mix di ironia e cinismo, a rivelare le nostre piccolezze, le nostre paure e le nostre idiosincrasie, tanto più accentuate e per certi versi ridicole quando riguardano i sentimenti e la sessualità.
Vivès ci fa ridere e sorridere, a volte amaramente; talvolta ci fa anche riflettere per effetto dell’inevitabile identificazione con persone e situazioni rappresentate.
Ed è ammirevole come gli bastino strumenti molto semplici ed utilizzati in maniera quasi minimale per ottenere tutto questo. Vivès è sempre Vivès.
Voto: 3,5/5
Questioni di cuore è una raccolta di brevi racconti a fumetti che hanno come minimo comun denominatore i sentimenti e la sessualità.
Da un punto di vista grafico si tratta di un lavoro a costo minimo, dal momento che in molte delle brevi storie raccontate da Vivès la stessa vignetta si ripete identica più e più volte mentre cambiano i contenuti delle nuvole, dunque il dialogo tra i personaggi, salvo subire modifiche minime ma di grande espressività quando il dialogo lo richieda.
Pur in questa scelta molto minimale Vivès conferma le sue eccellenti doti nel tratteggiare i corpi e la loro gestualità, anche senza utilizzare un gran numero di dettagli.
In questo caso, però, il fumettista francese dedica particolare attenzione al contenuto delle nuvole.
I brevi racconti, identificati ciascuno da un titolo composto da un’unica parola, si caratterizzano per uno straordinario mix di ironia e cinismo, a rivelare le nostre piccolezze, le nostre paure e le nostre idiosincrasie, tanto più accentuate e per certi versi ridicole quando riguardano i sentimenti e la sessualità.
Vivès ci fa ridere e sorridere, a volte amaramente; talvolta ci fa anche riflettere per effetto dell’inevitabile identificazione con persone e situazioni rappresentate.
Ed è ammirevole come gli bastino strumenti molto semplici ed utilizzati in maniera quasi minimale per ottenere tutto questo. Vivès è sempre Vivès.
Voto: 3,5/5
giovedì 4 settembre 2014
Tra due cuori: Alice, Charlotte & Renaud / Bastien Vivès
Tra due cuori: Alice, Charlotte & Renaud / Bastien Vivès; trad. di Raffaella Garruccio. Bologna: The Box Edizioni, 2014.
Si può dire che ormai punto a possedere (e ovviamente anche a leggere) la bibliografia completa di Bastien Vivès, anche perché da quando questo ragazzone francese ha conquistato il pubblico italiano con lavori quali Il gusto del cloro e Polina gli editori italiani hanno capito che pubblicare in italiano anche i suoi lavori precedenti sarebbe stato molto gradito.
E dunque possiamo ora anche leggere uno dei primi graphic novel (forse il primo in assoluto: è del 2007) di Bastien Vivès, che – come spesso accade nelle sue opere – racconta una storia piccola ma invece complessa sul piano dei sentimenti e delle emozioni.
Charlotte e Alice sono molto amiche. Charlotte è molto bella ed estroversa, solare e sostanzialmente sicura di sé. Alice è una ragazza di buona famiglia, ha tutto quello che si può desiderare dalla vita, ma non è felice e passa da un fidanzato all’altro, alla ricerca di un uomo che la ami veramente e non sia solo interessato al suo corpo.
Renaud si imbatte apparentemente per caso sulla loro strada numerose volte al punto che Alice ne è quasi infastidita, mentre Charlotte finisce per trascinare il ragazzo alle loro feste e nei loro fine settimana fuori Parigi.
Renaud è certamente un ragazzo diverso da quelli che Alice e Charlotte frequentano abitualmente. È riservato, tendenzialmente taciturno, osservatore, legge di continuo e ascolta musica un po’ demodé. Per questo eserciterà su entrambe le ragazze un’attrazione forte, sebbene declinata in maniere diverse, e suscitando reazioni differenti e in parte inaspettate anche da parte del ragazzo.
Ancora una volta Vivès ci tiene a ricordarci che le relazioni sono sfuggenti e imprevedibili, che siamo tutti nudi e senza pelle di fronte ai nostri simili ogni volta che siamo coinvolti emotivamente. Non sappiamo cosa accadrà di Alice, di Charlotte e di Renaud. Numerose domande restano sospese e senza risposta; d’altra parte, tutta la nostra quotidianità si colora continuamente di interrogativi sul nostro futuro destinati a rimanere tali finché la prova della realtà non offra esiti che nella maggior parte dei casi sono solo tangenti ai nostri desideri.
I personaggi di Bastien Vivès sono sempre profondamente sinceri e veri e per questo non sono né banali né consolatori. Ma – per quanto mi riguarda – è proprio per questo che amo i suoi lavori, graficamente e narrativamente molto belli ed empatici.
Ci vuole sensibilità, molta, per produrre graphic novel come quelli di Vivès. Certo, in questi primi lavori si percepisce qualcosa di acerbo, la sensazione che siamo di fronte ai primi abbozzi di quelle che diventeranno le caratteristiche qualificanti di questo fumettista. Eppure, le sue storie arrivano al cuore, silenziose e potenti.
Voto: 3,5/5
Si può dire che ormai punto a possedere (e ovviamente anche a leggere) la bibliografia completa di Bastien Vivès, anche perché da quando questo ragazzone francese ha conquistato il pubblico italiano con lavori quali Il gusto del cloro e Polina gli editori italiani hanno capito che pubblicare in italiano anche i suoi lavori precedenti sarebbe stato molto gradito.
E dunque possiamo ora anche leggere uno dei primi graphic novel (forse il primo in assoluto: è del 2007) di Bastien Vivès, che – come spesso accade nelle sue opere – racconta una storia piccola ma invece complessa sul piano dei sentimenti e delle emozioni.
Charlotte e Alice sono molto amiche. Charlotte è molto bella ed estroversa, solare e sostanzialmente sicura di sé. Alice è una ragazza di buona famiglia, ha tutto quello che si può desiderare dalla vita, ma non è felice e passa da un fidanzato all’altro, alla ricerca di un uomo che la ami veramente e non sia solo interessato al suo corpo.
Renaud si imbatte apparentemente per caso sulla loro strada numerose volte al punto che Alice ne è quasi infastidita, mentre Charlotte finisce per trascinare il ragazzo alle loro feste e nei loro fine settimana fuori Parigi.
Renaud è certamente un ragazzo diverso da quelli che Alice e Charlotte frequentano abitualmente. È riservato, tendenzialmente taciturno, osservatore, legge di continuo e ascolta musica un po’ demodé. Per questo eserciterà su entrambe le ragazze un’attrazione forte, sebbene declinata in maniere diverse, e suscitando reazioni differenti e in parte inaspettate anche da parte del ragazzo.
Ancora una volta Vivès ci tiene a ricordarci che le relazioni sono sfuggenti e imprevedibili, che siamo tutti nudi e senza pelle di fronte ai nostri simili ogni volta che siamo coinvolti emotivamente. Non sappiamo cosa accadrà di Alice, di Charlotte e di Renaud. Numerose domande restano sospese e senza risposta; d’altra parte, tutta la nostra quotidianità si colora continuamente di interrogativi sul nostro futuro destinati a rimanere tali finché la prova della realtà non offra esiti che nella maggior parte dei casi sono solo tangenti ai nostri desideri.
I personaggi di Bastien Vivès sono sempre profondamente sinceri e veri e per questo non sono né banali né consolatori. Ma – per quanto mi riguarda – è proprio per questo che amo i suoi lavori, graficamente e narrativamente molto belli ed empatici.
Ci vuole sensibilità, molta, per produrre graphic novel come quelli di Vivès. Certo, in questi primi lavori si percepisce qualcosa di acerbo, la sensazione che siamo di fronte ai primi abbozzi di quelle che diventeranno le caratteristiche qualificanti di questo fumettista. Eppure, le sue storie arrivano al cuore, silenziose e potenti.
Voto: 3,5/5
lunedì 6 gennaio 2014
Veri amici / Bastien Vivès

Quando ho visto il nuovo graphic novel di Bastien Vivès (in realtà ad essere nuova è solo la versione italiana, visto che quella originale risale al 2009) sulla bancarella di Coconino Press all'edizione 2013 di "Più libri più liberi" avrei voluto comprarlo immediatamente. Peccato che avessi già finito i 100 euro in contanti che mi ero portata dietro e praticamente nessuno alla fiera accettasse bancomat o carte di credito! Ha rimediato però, il giorno dopo, il mio amico M. che non solo l'ha comprato ma me l'ha anche regalato (grazie, M.).
Ovviamente non ho resistito nemmeno 24 ore alla lettura.
Qui il giovane fumettista francese offre qualche elemento di novità rispetto ai suoi lavori precedenti: innanzitutto l'ambientazione italiana (il graphic novel è stato scritto durante un suo soggiorno di studio a Urbino), in secondo luogo la collaborazione di un altro artista (Romain Trystram) per i colori, che infatti in questo albo hanno una loro precisa identità, ma al contempo ben si sposano con il segno grafico di Vivès.

Per quanto riguarda i contenuti, questo lavoro si inserisce perfettamente nella poetica dell'autore. A Vivès piace scandagliare la complessità dei sentimenti, che rende appassionante anche la più minimale delle storie. Questo è il caso di Veri amici, la storia dell'amicizia tra Francesca e Bruno, due giovani che non potrebbero essere più diversi. Francesca bella, socievole, solare, molto apprezzata dagli uomini, Bruno introverso, solitario, appassionato di film, insicuro rispetto al proprio aspetto fisico e dunque in difficoltà con le donne.

L'esito è per certi versi scontato, ma anche in qualche modo violento sul piano dei sentimenti. E lascia un senso di tristezza, di ineluttabilità e al contempo di impossibilità che certo non rincuora, ma risulta straordinariamente vero e vicino all'esperienza di ognuno.
Vivès dimostra una volta ancora di possedere grandi doti di sensibilità e di saper raccontare attraverso piccole storie sentimenti universali.
Voto: 3,5/5
lunedì 13 maggio 2013
La macelleria / Bastien Vivès

Bastien Vivès mi dà l'idea di essere un ragazzo ipersensibile, di quelli nella cui mente le esperienze di vita si amplificano e le emozioni scavano in profondità.
Per questo non deve aver avuto una vita relazionale facile, e i suoi graphic novels lo dimostrano ampiamente.
La macelleria è forse il più crudo e il più disperato. Non che in Il gusto del cloro, Polina e Nei miei occhi emerga una visione ottimistica delle relazioni umane, la cui bellezza è quasi sempre limitata a brevi momenti, però nei lavori citati c'è una qualche sotterranea leggerezza, una specie di speranza, di amore per l'umanità che danno respiro a storie che decisamente non puntano sul lieto fine.
In La macelleria la leggerezza evapora per lasciare posto alla violenza dei sentimenti, al circolo vizioso degli incontri e degli allontanamenti, dell'amore e dell'odio, della gioia e del dolore, in cui i protagonisti sembrano totalmente intrappolati.

Inoltre, per la prima volta negli albi di Vivès, trovano posto ne La macelleria l'elemento metaforico, immaginifico e un po' surreale, che producono un effetto piuttosto straniante e spiazzante.
L'enfant prodige del fumetto francese continua a sorprendere, dunque, sia per le sue qualità tecniche (è straordinaria la sua capacità di rappresentare la fluidità del movimento, nonché la varietà dei sentimenti attraverso le espressioni del volto e del corpo) sia per l'originalità delle sue storie e delle sue letture del reale.
La macelleria non è il mio preferito tra i suoi lavori, ma a questo punto non posso perdere nessuno dei passaggi del suo percorso.
Voto: 3/5
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