La tecnica del perineo / Ruppert & Mulot; colori di Isabelle Merlet; trad. di Boris Battaglia. Milano: Rizzoli Lizard, 2016.
Florent Ruppert e Jérôme Mulot sono certamente due figure molto originali nel mondo del fumetto. La prima volta mi ero imbattuta in questi due autori inseguendo i lavori di Bastien Vivès.
Insieme a quest’ultimo infatti i due avevano realizzato La grande odalisca, un fumetto che mi aveva fatto pensare a Occhi di gatto e altri cartoni animati di quegli anni.
Avevo così deciso di comprare anche quest’altro lavoro, La tecnica del perineo, pubblicato in Italia da Rizzoli Lizard in un’edizione cartonata di grande formato.
In questo albo i due raccontano l’amore e la sessualità al tempo delle app di appuntamenti, un tema piuttosto popolare ormai nel mondo del graphic novel (vedi Portolano e Shadmi).
JH è un artista che realizzazione installazioni video, ma è un po’ in crisi di creatività. Un giorno conosce in chat Sarah, con cui intrattiene un rapporto solo virtuale di carattere esclusivamente erotico-sessuale. A un certo punto JH vorrebbe che questo rapporto transitasse nella vita reale, ma Sarah è sfuggente e lo trascina in un vero e proprio gioco di inseguimento e seduzione, che ruota intorno alla tecnica del perineo (una tecnica che consente agli uomini di avere l’orgasmo senza eiaculare e dunque di poter avere diversi orgasmi ravvicinati).
Tra situazioni reali e altre immaginate o sognate, JH troverà attraverso questa esperienza nuova ispirazione artistica, traducendo il suo stato d’animo in video metaforici, fino al momento in cui anche la storia con Sarah diventerà reale.
L’albo di Ruppert e Mulot utilizza un linguaggio esplicito, ma in realtà attinge alla tradizione del fumetto erotico per rappresentare le difficoltà delle relazioni che oggi si nasconde dietro la facilità di incontrare qualcuno sul piano puramente sessuale.
Personalmente l’ho trovato apprezzabile, ma un po’ cervellotico, oscillante tra un approccio da divertissement e uno financo eccessivamente intellettuale. In definitiva, pur apprezzando le intenzioni, mi pare che si tratti di un’operazione riuscita solo in parte.
Voto: 2,5/5
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martedì 14 agosto 2018
mercoledì 18 marzo 2015
La grande odalisca / Vivès; Ruppert e Mulot
La grande odalisca / Vivès; Ruppert e Mulot; colori di Isabelle Merlet. Milano: Bao Publishing, 2014. Quelli della mia generazione si ricorderanno certamente il cartone animato Occhi di gatto e immagino che, mentre lo dico, ciascuno di loro starà canticchiando dentro di sé la famosa sigla.
Si tratta di tre sorelle molto belle che insieme formano una banda intenta ai furti delle opere d'arte e che si firmano appunto "Occhi di gatto", come il nome del bar che una di loro gestisce.
Ebbene, con questo divertissement a fumetti firmato dal mio beniamino Bastien Vivès (che ne ha scritto la sceneggiatura) e da Florent Ruppert e Jérôme Mulot (che hanno realizzato i disegni) sostanzialmente ci si muove dalle parti di Occhi di gatto. Qui la banda è inizialmente formata da due amiche, Carole e Alex (scopriremo solo alla fine come si sono conosciute), caratterialmente molto diverse (tanto è granitica e votata alla solitudine la prima, quanto è romantica e volubile la seconda), ma perfettamente complementari e in qualche modo unite indissolubilmente nella scelta di una vita avventurosa nell'illegalità. Per il colpo più difficile, il furto della Grande Odalisca di Ingres dal Louvre, il duo si arricchirà di una terza componente, Sam, una motociclista con molta tristezza nel cuore.
La grande odalisca è un invito a lasciarsi andare alla bellezza dell'avventura nel contesto di un'amicizia tutta al femminile che acquista mille sfumature (non di grigio!) e appassiona perché dietro le immagini spettacolari (quasi cinematografiche) di questo fumetto di grande formato e di elegante fattura ci sono sempre i sentimenti delle persone e le gioie e i dolori delle relazioni interpersonali. Da questo punto di vista Vivès non si smentisce mai. E al contempo dimostra una versatilità e una poliedricità altamente apprezzabili.
La frase con cui il volume è stato lanciato "Nella vita, non è quel che fai che conta di più. È con chi lo fai" può riferirsi in fondo sia a questa affascinante e indimenticabile banda criminale, sia al gruppo di artisti che ha messo insieme le proprie competenze per realizzare questa bella opera fumettistica.
Voto: 3/5
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