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venerdì 7 luglio 2023

Falcon Lake

Di questo film ho sentito parlare per la prima volta in un commento a questo blog che mi aveva incuriosito non poco. Così mi scriveva Lory: "Sono al Torino Film Festival e il film Falcon Lake tratto dal fumetto di Bastien Vivès in concorso, rischia persino di vincere. Bello, delicato e poetico per la regia di Charlotte Le Bon al suo esordio registico". Eravamo a dicembre 2022 e ora finalmente il film è in sala, certo in un periodo non particolarmente propizio della stagione cinematografica e tra l'altro distribuito in pochissime sale, però io non me lo lascio scappare.

Il film di Charlotte Le Bon (attrice nota, e qui per la prima volta alla regia) è piuttosto fedele al graphic novel di Bastien Vivès. Cambiano i nomi dei protagonisti e la location, ma nella sostanza la storia è la stessa. Bastien (lo straordinario Joseph Engel) ha 13 anni e insieme ai suoi genitori e al fratellino più piccolo sta andando in vacanza nella casa di campagna (invero in mezzo ai boschi, vicino a un lago) di un'amica di famiglia. Quest'ultima ha una figlia sedicenne, Chloé (una altrettanto brava Sara Montpetit), con la quale ben presto Bastien inizia una interlocuzione ambigua e stratificata: Bastien si affaccia all'adolescenza, ma ancora non è del tutto estraneo al mondo dell'infanzia, Chloé è nel pieno dell'adolescenza e si incammina a grandi passi verso l'età adulta, ma lo fa con le incertezze, le estremizzazioni, la confusione tipica di quella fase della vita. In particolare, Chloé sembra ossessionata dall'idea della morte, e a più riprese tira fuori la storia - non si sa se vera - di un ragazzo che è annegato nel lago e che ora lo infesta sotto forma di fantasma.

Nella reintepretazione della Le Bon, la storia dei due protagonisti e dell'incontro tra due età della vita entrambe proiettate in avanti e al contempo risucchiate all'indietro, nonché caratterizzate da paure profonde e dall'emergere potente del desiderio, viene riletta all'interno di una confezione dal chiaro sapore gotico, ai limiti dell'horror, in cui i fantasmi - veri o presunti - sono fortemente protagonisti e che un finale enigmatico e non esplicito contribuisce ad amplificare potentemente nello spettatore.

Si tratta dunque di un teen movie a tutti gli effetti: non a caso gli adulti sono in buona parte assenti e il loro chiacchiericcio è volutamente noioso e di sottofondo, rispetto alle vicende più o meno significative che vedono protagonisti Bastien e Chloé.

Alla fine, indipendentemente dall'interpretazione della narrazione che si vuole dare alla luce del finale, la cosa più originale del film consiste nel saper tradurre i fantasmi interiori di Bastien e Chloé - con cui tutti alla loro età devono fare in qualche modo i conti, affacciandosi alla complessità della vita e abbandonando un proprio sé molto più rassicurante - in un'atmosfera esteriore cupamente inquietante che permea i giorni di questa estate e che in qualche modo segnerà una svolta nella loro esistenza. La spensieratezza e la cupezza, il coraggio e la paura, la sfrontatezza e l'infinita timidezza si inseguono e flirtano costantemente, mescolandosi in una condizione esistenziale i cui contorni sono evanescenti come quelli del lago avvolto nella nebbia.

In definitiva, un'esperienza visiva e narrativa molto originale e interessante, all'interno della quale bisogna riconoscere alla regista la capacità di aggiungere densità a una storia già molto ben raccontata da Vivès, e ai due giovani protagonisti una credibilità straordinaria che, in un nanosecondo, ci catapulta indietro alla nostra pre-adolescenza e adolescenza ovvero ci porta davanti agli occhi tutti gli adolescenti e i pre-adolescenti che conosciamo e popolano le nostre vite.

Voto: 3,5/5


lunedì 25 giugno 2018

Una sorella / Bastien Vivès

Una sorella / Bastien Vivès. Milano: Bao Publishing, 2018.

Antoine ha 13 anni. Come ogni estate, si prepara a trascorrere le vacanze nella casa al mare insieme ai genitori e al fratello più piccolo, Titi.

Ben presto però la tranquilla routine estiva fatta di caccia ai granchi e pomeriggi passati a disegnare Pokémon viene rivoluzionata dall'arrivo di un'amica di famiglia - che ha appena perso un bambino per un aborto spontaneo (come del resto la madre di Antoine prima che lui nascesse) - insieme alla figlia sedicenne Helene.

Antoine - che è in parte ancora un bambino e infatti ancora condivide i giochi con il fratello più piccolo, ma comincia ad avvertire i primi turbamenti dell'adolescenza - si trova improvvisamente catapultato nel mondo di una ragazza che, pur avendo solo tre anni in più, sembra ai suoi occhi una marziana: è disinibita e ribelle, sembra avere un'ampia esperienza sessuale, frequenta i ragazzi più grandi, fuma, beve e sta continuamente attaccata al cellulare. Helene sarà per Antoine un'attrazione e una sfida, una specie di mistero che vuole afferrare ma gli sfugge (come il ritratto che sta cercando di farle), nonché l'occasione di una educazione sentimentale accelerata che gli consentirà di cominciare a esplorare i propri desideri e i propri limiti.

D'altra parte, per Helene l'incontro con Antoine rappresenta la possibilità di indulgere ancora un po' in quell'infanzia sicuramente più rassicurante e con minori turbamenti, uno spazio protetto in cui non dover essere grande a tutti i costi, ma poter essere se stessa senza essere giudicata.

La settimana in cui Antoine ed Helene condividono la stanza, e talvolta il letto alla ricerca - reciproca - di conforto, amicizia, affetto, ma anche nella condivisione di un'intimità e un desiderio ancora acerbi ma prepotenti, rappresenterà per entrambi lo svelamento di una parte di sé, uno di quei momenti irripetibili della fase di passaggio dall'infanzia all'adolescenza che non si misurano sulla durata ma sull'intensità dell'emozione che producono.

Bastien Vivès dimostra ancora una volta una sensibilità particolare nel rappresentare i sentimenti di quell'età che sfuma più o meno lentamente dall'infanzia all'adolescenza e infine alla giovinezza pre-adulta. Il disegno di Vivès è incredibilmente essenziale (gli occhi sono disegnati solo quando sono necessari a rappresentare un'emozione e uno stato d'animo), eppure è capace di rivelare con precisione le forze emotive che si agitano nell'animo dei suoi personaggi, che lui guarda sempre con affetto e partecipazione.

Nella recente ed eclettica produzione di Vivès che si divide tra il blog (che pare però essere stato rimosso!) e la serie Last man, era un po' che non faceva la sua comparsa questa componente più intimista della sua produzione, che non saprei dire se è la sua parte migliore, ma certamente è essenziale per dare significato e illuminare tutto il resto.

Una sorella è un graphic novel forse semplice a una prima frettolosa lettura, però lentamente cresce aprendosi un varco solido nel cuore e nella mente del lettore, dove già hanno trovato un posto stabile altri lavori precedenti di questo giovane fumettista.

Voto: 4/5