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venerdì 30 ottobre 2026

Taiwan travelogue. A novel / Yàng Shuāng-Zî

Taiwan travelogue. A novel / Yàng Shuāng-Zî; translated from the Mandarin Chinese by Lin King. Minneapolis: Graywolf Press, 2024.

Era tantissimo tempo che non leggevo un romanzo in inglese. In questo caso, quando avevo sentito parlare in un podcast di Taiwan travelogue, non sembrava esserci la prospettiva di una traduzione italiana in tempi rapidi e così mi sono decisa a comprare l’edizione inglese.

Quando poi recentemente il romanzo ha vinto l’International Booker Prize le sue quotazioni sono aumentate significativamente e anche i tempi della pubblicazione in italiano si sono accorciati.

Ho però deciso di portare a termine la mia sfida, che dopo le prime 30-40 pagine avevo quasi deciso di abbandonare. Quando però sono entrata nello spirito del racconto devo dire che anche la lettura in inglese mi è risultata più facile e le ultime 100 pagine sono andate via con grande rapidità.

Il romanzo di Yàng Shuāng-Zî, tradotto in inglese da Lin King, si presenta come un gioco metaletterario. La finzione costruita dalla scrittrice vuole che il testo sia quello del diario di viaggio scritto da Aoyama Chizuko, una scrittrice giapponese invitata a Taiwan per una serie di conferenze e rimasta nell’isola per circa un anno nel 1938. Aoyama ha un grande desiderio non solo di conoscere Taiwan ma anche e soprattutto di entrare con contatto con la vera cucina locale, al di fuori delle occasioni ufficiali. In questo sarà straordinariamente supportata da Ông Tshian-hóh – Ō Chizuru in lingua giapponese. La giovane si rivela una straordinaria guida, nonché una fine conoscitrice della cucina locale, e anche una splendida cuoca. Tra Aoyama e Chi-chan (come Ông Tshian-hóh viene chiamata amichevolmente dalla scrittrice) si crea un feeling molto forte e un legame che Aoyama considera una vera e propria amicizia, o addirittura un amore.

Qualcosa però interviene a rovinare il rapporto tra le due donne, cosicché a un certo punto Chi-chan sparisce e Aoyama dovrà terminare il suo anno di permanenza a Taiwan con un’altra guida, rendendosi conto solo alla fine delle dinamiche relazionali e delle sottili questioni culturali che hanno determinato la rottura. Le appendici al diario rafforzano la finzione metaletteraria raccontando come il diario sia stato pubblicato solo grazie all’intervento successivo di Ông Tshian-hóh, che ha anche inserito un’appendice per introdurre il suo punto di vista. Quando questa edizione è andata persa/esaurita è stata la figlia di Ông Tshian-hóh a curarne la prima traduzione in cinese dal giapponese. Yàng Shuāng-Zî si presenta dunque come curatrice della seconda edizione in cinese, mentre – come sappiamo – è l’autrice di tutto il meccanismo metaletterario.

Per chi come me non sa niente di Taiwan, e dei suoi rapporti storici con il Giappone da un lato e con la Cina dall’altro, non è facile districarsi nella narrazione e cogliere tutti i segnali e gli elementi necessari a comprendere il contesto. Personalmente ho fatto fatica anche a muovermi tra le questioni linguistiche e il continuo confronto tra mainlanders (i giapponesi) e islanders (i taiwanesi). Da amante della cucina orientale e giapponese ho apprezzato particolarmente le numerose descrizioni dei piatti e delle loro preparazioni, oltre che delle differenze tra versioni giapponesi e taiwanesi.

Alla fine quando il tema del colonialismo si fa più presente ed esplicito, il libro assume tratti universalmente riconoscibili e chiama in causa anche il lettore, costringendolo a interrogarsi su quanto il colonialismo sia a volte insito in noi al punto che nemmeno ce ne accorgiamo.

Una lettura decisamente particolare, non so se in italiano sarebbe stata più semplice da gestire, o alcuni elementi linguistici e culturali sarebbero comunque rimasti un po’ estranei, ma alla fine la narrazione mi ha preso e il gioco metaletterario nel complesso mi ha divertita e convinta.

Voto: 3,5/5