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lunedì 9 settembre 2024

Fink (+ Setak). Monk, 29 agosto 2024

Non è passato tantissimo tempo da quando Fink ci aveva deliziato con un suo concerto al Monk, sulla scia della pubblicazione del suo album IIUII (It Isn’t Until It Is), contenente la riproposizione di una selezione dei suoi successi degli anni tra il 2006 e il 2016. Non mi aspettavo dunque di ritrovarlo in programmazione, sempre al Monk, a fine agosto.

Inizialmente avevo rimosso l’informazione, perché a quella data sarei dovuta essere fuori Roma, ma l'estate piena di imprevisti che ho avuto ha fatto sì che quando mi è arrivata una nuova mail che mi ricordava il concerto ho pensato che la mia inaspettata presenza a Roma poteva quanto meno acquistare un senso nell'andare ad ascoltare di nuovo Fink dal vivo.

Dopo aver fatto il biglietto, ho scoperto che Fink ha pubblicato a luglio un nuovo album, Beauty in your wake, e ho capito dunque il perché di questo nuovo tour, non mancando di acquistare e ascoltare un po’ di volte questo nuovo lavoro per arrivare al concerto preparata.

Dopo un hamburger e una birra al volo con F. nel giardino del Monk, entriamo all'apertura delle porte e riusciamo ad accaparrarci due ottimi posti in seconda fila (il concerto prevederà un po’ di posti seduti e metà sala per gli spettatori in piedi, e alla fine la sala sarà completamente piena!).

L'opening del concerto è affidato a Setak, nome d’arte di Nicola Pomponi, un cantautore che canta in dialetto. Io e F. pensiamo sia una qualche forma di dialetto campano e invece scopro a posteriori che lui è abruzzese trapiantato a Roma e l’ultimo suo lavoro Assamanù ha ricevuto la Targa Tenco per il miglior album in dialetto. Sul palco è accompagnato da un chitarrista bravissimo, Alessandro Chimenti, che alterna vari strumenti a corde negli arrangiamenti delle canzoni di Setak, le cui sonorità attingono sicuramente alla tradizione musicale popolare dell’Abruzzo ma che contengono molti riferimenti anche a tanta altra musica dal sapore internazionale. Devo dire che sono affascinata da queste canzoni, che mi conquistano sia grazie alla voce graffiata di Setak sia grazie all'accompagnamento di Chimenti, tanto che il giorno dopo mi affretterò a comprare il suo disco.

Dopo i circa 45 minuti dell'opening e il necessario cambio di palco, arriva Fink accompagnato da un musicista di cui non ho colto il nome e che – come sempre nei concerti di Fink – ha un ruolo multiforme: in questo caso suona primariamente la chitarra elettrica e la batteria, mentre Fink alternerà due delle sue chitarre, una delle quali è quella con i colori che compaiono sulla copertina dell’album Hard believer.

I concerti di Fink sono sempre un’esperienza molto bella, perché ogni volta il cantante britannico sceglie un mood diverso (testimoniato dal tipo di formazione con cui sceglie di esibirsi). Al precedente giro la scelta di escludere la batteria aveva voluto valorizzare soprattutto la voce attraverso arrangiamenti sofisticati ma minimali, strutturati in un flusso musicale quasi senza soluzione di continuità.

In questo caso, la scelta della batteria dà al concerto un tono piuttosto diverso; non a caso mentre nel concerto precedente Fink ha cantato tutto il tempo seduto, qui per più di metà del concerto sta in piedi davanti al microfono e soltanto verso la fine sceglie quella che probabilmente è la sua posizione preferita per suonare, ossia da seduto.

Per quanto annunciato come unplugged, questo concerto risulta molto più potente dal punto di vista sonoro e per certi versi più tradizionale, anche se Fink è sempre in grado di ricavare da ogni sua canzone l’essenza e di ripartire da quella per costruire un ordito sonoro nuovo ad ogni ascolto.

Il pubblico – per quanto un po’ meno silenzioso dell’ultima volta – dimostra di essere certamente appassionato e, quando Fink dopo quella che ha annunciato come l’ultima canzone lascia il palco, ne richiede a gran voce il rientro, esprimendo anche dei desiderata per il bis (che ovviamente non possono tutti essere soddisfatti).

Dopo una scaletta (per la quale ringrazio Daniele Bianchini su RockNation) che ha visto eseguire le seguenti canzoni: We Watch the Stars, Pilgrim, What Would You Call Yourself, The Only Thing That Matters, Yesterday Was Hard On All Of Us, Berlin Sunrise, So We Find Ourselves, Follow You Down, One Last Gift, Sort of Revolution, Looking Too Closely, in cui si alternano brani del nuovo album, alcuni suoi classici e altre cose meno conosciute, nel bis Fink ci regala Warm shadow perché dice che sta partendo per la Sardegna e vuole lasciarci con una nota positiva. 

P.S. A questo giro, causa rottura dell'obiettivo della macchina fotografica, non ho potuto fare le foto che avrei voluto e, dunque, tocca accontentarsi di queste foto non proprio fantastiche!

Voto: 3,5/5

lunedì 8 maggio 2023

Fink (+ An early bird). Monk, 17 aprile 2023

È la terza volta che vado ad ascoltare dal vivo Fink, un musicista che non seguo assiduamente ma che ogni volta che mi capita di ascoltare apprezzo molto. In questo caso la scelta di suonare al Monk mi ha fatto acquistare il biglietto senza remore e già da qualche settimana avevo iniziato ad ascoltare la sua raccolta IIUII (It Isn't Until It Is), che è una raccolta dei suoi brani del periodo 2006-2016 e che Fink sta portando in giro per l'Europa con un tour di oltre 50 date, il Solo Acoustic Tour.

La nota di colore consiste nel fatto che dovevo andare a vedere il concerto da sola, ma lunedì è ospite da me la mia amica V., la quale però non ha preso il biglietto e quando si decide a comprarlo sembrerebbe che il concerto è soldout. Alla fine viene comunque con me al Monk a bere una birra prima del concerto e in modo più o meno rocambolesco riesce ad entrare, godendosi anche lei questa magnifica ora e mezza di musica.

An early bird, aka Stefano De Stefano
L'opening del concerto è affidato al cantante napoletano Stefano De Stefano, nome d'arte An early bird, che ci propone un piccolo assaggio del suo repertorio classicamente indie folk, che ci propone con l'accompagnamento di chitarra e armonica da bocca. Gradevole, ma per me senza entusiasmi.

Il concerto di Fink (al secondo Fin Greenall) inizia puntualmente intorno alle 22. Sul palco c'è già tutta la strumentazione, in particolare tre chitarre - che Fink alternerà nel corso della serata, riservando qualche parola in più alla più vecchia (di cui ci dice che ha un suono vintage, che probabilmente questo sarà il suo ultimo tour, e che magari la rivende su ebay :-D ) - un paio di chitarre elettriche, un basso e due violini che saranno suonati da Tomer Moked che lo accompagna in questo tour.

L'atmosfera si scalda fin dall'esecuzione della prima canzone (che se non ricordo male è stata Sort of Revolution), che ci restituisce un cantante e musicista in grandissima forma e che ne ha fatta di strada dai tempi del suo esordio come DJ. La cosa che colpisce di più è come in questa formazione tutto sommato minimale e suonando un paio di strumenti alla volta il suono che ne esce è denso, ricco, avvolgente come se sul palco ci fosse molto di più e molto altro.

Fink è britannico (viene da Brighton), ma le sue sonorità si muovono spesso nei territori del folk e del blues (nella recensione a uno dei precedenti concerti dicevo che mi sembrava che alcune sue canzoni venissero dai campi di cotone dell'America profonda). La mia amica V. - che sicuramente ne capisce di musica molto più di me, che invece vado solo a sensazione di pelle - sottolinea il groove della musica di Fink, che io non so neanche bene cosa sia ma l'idea stessa mi piace molto.

Quello che sicuramente so è che le canzoni di Fink possono avere durate variabili a seconda dell'esecuzione, e che si sviluppano per ripetizioni e improvvisazioni, producendo un effetto che già in altra circostanza ho definito ipnotico (e forse questo un po' rimanda al passato da dj del musicista).

Comunque, in questa ora e mezza di grande musica, Fink ci delizia con tanti dei suoi pezzi più famosi, da Looking too closely a Walkin' in the sun, da This is the thing a Warm shadow. Il pubblico è rapito dalla sua musica, e lo stesso Fink ringrazia dell'attenzione e della concentrazione che gli è stata riservata, complimentandosi anche con la qualità del suono.

Il Monk si conferma una delle piazze musicali romane più interessanti nella forma e nei contenuti, e sono ben contenta che riesca ancora ad attirare in questa città - per molti versi ormai fuori da alcuni circuiti di musica dal vivo (che si fermano solo a Milano) - musicisti e cantanti come appunto Fink.

Per altre foto del concerto vedi il mio progetto su Behance.  

Voto: 4/5

venerdì 10 novembre 2017

Fink. Quirinetta, 2 novembre 2017

Avevo già ascoltato e apprezzato Fink dal vivo qualche anno fa a Villa Ada. Non posso dunque perdere il ritorno dell'artista inglese (per essere precisa della Cornovaglia) sulle scene romane per presentare il suo ultimo lavoro, Resurgam.

Non tutto mi piace della musica che fa Fink, ma trovo alcuni pezzi di grande impatto e più in generale apprezzo la qualità umana e musicale di questo artista e della sua band.


Come sempre Fink si presenta sul palco con l'immancabile berretto, accompagnato dalle sue chitarre e dai suoi musicisti, un bassista e due polistrumentisti, tra cui il suo fido accompagnatore Tim Thornton. Quest'ultimo canta, suona la batteria e la chitarra, l'altro si muove agilmente tra le tastiere e la chitarra.

Lo stesso Fink che per gran parte si esibisce come chitarrista ci offre però anche qualche esibizione alle tastiere.

La band ci regala quasi due ore densissime di musica, senza mai risparmiarsi. Fink poi è uno schivo gentleman inglese, che tra una canzone e l'altra al massimo ci dice qualche grazie con un sorriso dolcissimo.

La cosa forse più interessante della serata, oltre a un repertorio che spazia attraverso le sonorità (e che come dice la mia amica F. ricorda a tratti importanti musicisti degli anni Novanta ma contiene all'interno anche componenti più antiche e nello stesso tempo modernissime), è il pubblico, composto di persone dalle età più varie, che vanno dai giovani fino a gente parecchio avanti negli anni. A testimonianza di una musica che evidentemente è davvero fuori dal tempo ed è in grado di parlare a persone diverse ed età diverse.

Bel concerto e bella serata.


Voto: 3,5/5

lunedì 23 luglio 2012

Fink a Villa Ada

Ed eccomi al mio primo concerto dell'estate romana! Villa Ada è a due passi da casa ed è un posto che mi piace moltissimo. Per questo ogni anno cerco di partecipare almeno a uno dei concerti della rassegna Villa Ada incontra il mondo.

Quest'anno ne ho in programma almeno un paio (seguirà Joan as Police Woman!), il primo dei quali è quello di Fink cui trascino anche D. che non lo ha mai nemmeno sentito nominare. Del resto pure io l'ho conosciuto assolutamente per caso, quando in mezzo alla musica passatami da C. c'erano anche un paio di suoi album.

Quando arriviamo c'è ancora tanta luce e pochissima gente. Approfittiamo per mangiare un buon kebab e bere "na biretta" ad uno dei baracchini che girano tutt'intorno all'area dedicata ai concerti, che è poi quella della penisoletta in mezzo al laghetto. Rinvigoriti dal cibo decidiamo di fare qualche partitella di biliardino (o calcio balilla che dir si voglia), ma la mia superiorità è a dir poco schiacciante ;-)

C'è ancora tempo per un dolce indiano e un lassi al self service, e poi prendiamo posto sotto il palco giusto in tempo per vedere salire Fink e la sua piccola band, formata da un batterista tutto fare (canta e suona anche la chitarra elettrica), che scopro ora chiamarsi Tim Thornton, e un bassista, Guy Whittaker.

Fink è un tipo schivo, che fa una musica difficile, porta quasi sempre un berretto e stasera c'ha una catena (vera) come collana.

Suona la chitarra e ne alterna due diverse in tutto il concerto. La sua è una musica basata a tratti sulla ripetizione e per questo un po' ipnotica, una musica che alterna squarci di melodicità e di tenerezza a sonorità quasi distoniche e spiazzanti.

Ieri sera mentre lo ascoltavo e facevo le foto pensavo che alcune caratteristiche della sua musica e della sua voce mi fanno un po' pensare ai canti degli schiavi nelle piantagioni, conditi con un po' di elettronica. Non a caso l'ascolto di Fink mi ha ricordato un altro bel concerto di qualche anno fa, quello di Piers Faccini all'auditorium (per un confronto si ascolti questo pezzo: http://www.youtube.com/watch?v=iB1cd-lZA2M).

Certo in Fink - almeno nel concerto di ieri sera - c'era molta ricchezza di suoni e nell'ultima canzone si è divertito moltissimo con i suoi pedali sul palco a costruire e improvvisare musica sempre più coinvolgente, quella che lui stesso ha definito "some noise". A quel punto è stato inevitabile che il pubblico - non numerosissimo ma piuttosto caloroso (c'era in prima fila un ragazzo quasi rapito che conosceva a memoria tutte le canzoni!) - chiedesse al trio di tornare sul palco per un'ultima canzone.

Non è tardissimo (anche se domani tocca andare a lavorare!) e dunque c'è tempo per una rivincita al biliardino, che però - nonostante il maggior equilibrio in campo - non arriverà! ;-)

Per chi avesse curiosità di capire com'è fatta la musica di Fink ecco due delle mie canzoni preferite: