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sabato 12 marzo 2022

Il nodo / con Ambra Angiolini e Arianna Scommegna. Teatro Ambra Jovinelli, 24 febbraio 2022

Con F. decidiamo di andiamo a vedere questo spettacolo fondamentalmente perché c’è Arianna Scommegna, attrice che abbiamo imparato a conoscere e ad apprezzare nel corso degli anni attraverso spettacoli molto diversi tra loro.

Entrambe arriviamo alla sera della messa in scena senza sapere quasi niente di questo testo dell’americana Johnna Adams, tradotto in italiano da Vincenzo Manna e Edward Fortes.

Il sipario si apre su una scenografia che – su un piano inclinato – rappresenta una classe con i suoi banchi e le sue sedie. Una professoressa, Heather Clark (Arianna Scommegna), se ne sta in questa classe in piedi, con fare inquieto, quando improvvisamente irrompe la madre di uno studente, Corryn Fell (Ambra Angiolini), che ha un colloquio con un’insegnante del figlio, Gidion.

Ben presto si scopre che l’insegnante con cui Corryn ha appuntamento è proprio la signora Clark, e che questo non è un colloquio come tutti gli altri, perché qualcosa di terribile è successo nei giorni precedenti.

Il dialogo tra le due procede tra imbarazzi, accuse reciproche, esplosioni di rabbia, dolore trattenuto e manifestato, senso di impotenza e momenti di tenerezza, in un crescendo emotivo che ha il sapore dell’ineluttabilità. La signora Clark difende il suo ruolo di insegnante e la responsabilità che porta nei confronti dei ragazzi considerati collettivamente, e dunque non è disposta a mettere in discussione il provvedimento di sospensione emanato verso Gidion; la madre Corryn ricerca negli eventi un sottotesto e un’interpretazione diversa da quella della scuola, nel tentativo di comprendere quanto è accaduto e soprattutto perché.

Il quanto lo comprenderemo a poco a poco anche noi, il perché rimarrà ambiguo perché non è facile entrare nella testa di questi ragazzini e perché le tracce che lasciano possono essere fraintese in un senso o nell’altro. E in questa ambiguità le due donne – tra l’altro lasciate sole a confrontarsi su una vicenda che ha il carattere dell’enormità – non possono fare altro che difendere sé stesse e il proprio operato, pur essendo entrambe e a loro volta consapevoli del fatto che in casi come questo scaricare le colpe su qualcun altro è solo una strada obbligata e necessaria per non impazzire di dolore.

Il testo di Johnna Adams è certamente situato culturalmente e geograficamente nel contesto americano, ma è indubbiamente vero che la vicenda che racconta rimane comprensibile e plausibile anche al di fuori di quel contesto.

Le due attrici sono molto brave nel tentativo di mantenere sempre credibile questo dialogo difficile ed estremo, e nel giocare con ambiguità e oscillazioni emotive, anche lì dove queste possano risultare disallineate rispetto a quanto ci si aspetterebbe.

Per quanto mi riguarda lo spettacolo non è riuscito mai davvero a conquistarmi emotivamente, e la mia visione è rimasta sempre piuttosto razionale e distaccata, togliendo forza al pathos che vorrebbe trasmettere. Ne ho comunque apprezzato sia la messa in scena sia la prova attoriale, e credo che non sia poco rispetto a quello che uno spettacolo teatrale può offrire.

Voto: 3,5/5

mercoledì 4 dicembre 2019

Misery / con Filippo Dini e Arianna Scommegna. Teatro Sala Umberto, 19 novembre 2019

Come si dice negli ambienti colti e molto formali, mi corre l'obbligo di dichiarare fin da subito che sono andata a vedere lo spettacolo teatrale Misery, tratto dal romanzo di Stephen King, o meglio dall'adattamento per il cinema che ne ha fatto William Goldman e che è poi diventato il film di successo diretto da Rob Reiner, senza aver letto il romanzo né visto il film.

Conoscevo la storia del romanzo, tutta incentrata sul tema della scrittura come creazione, e di converso della scrittura come distruzione.
Il noto scrittore Paul Sheldon (qui interpretato dal regista Filippo Dini) ha un incidente in macchina durante una tempesta di neve; viene salvato e curato da Annie Wilkes (la sempre bravissima Arianna Scommegna), una donna che dice di essere la sua ammiratrice n. 1 e di aver letto tutti i suoi romanzi con protagonista l'eroina ottocentesca Misery, che Annie ama alla follia.

Inizialmente la situazione solletica l'ego dello scrittore, ma ben presto comincia a essere evidente che Annie è una donna disturbata, la cui ammirazione per Sheldon è quasi morbosa ed è, tra l'altro, strettamente legata al fatto che dallo scrittore dipende la sopravvivenza del mondo di Misery. Nella vita isolata e decisamente poco gratificante di Annie, un'emarginata rispetto alla società, l'universo di Misery costituisce una specie di vita alternativa, una forma di fuga ed evasione dalla realtà, da cui Annie è diventata ormai dipendente.

Così quando la donna scopre che il romanzo in uscita su Misery sarà l'ultimo della serie perché in esso la protagonista muore di parto, la sua follia si manifesta appieno nel tentativo di costringere lo scrittore - con le buone ma soprattutto con le cattive - a scrivere un romanzo nel quale Misery possa credibilmente tornare "a vivere".

Sheldon si trova così a essere prigioniero di questa donna folle che - soprattutto nei momenti di rabbia - lo sottopone a torture sempre più inaudite, innescando un perverso gioco vittima-carnefice, in cui anche Sheldon dovrà aguzzare l'ingegno per sopravvivere, fino al finale ribaltamento dei ruoli.

Non v'è dubbio sul fatto che la cosa più interessante della storia di Misery sia la riflessione sul ruolo dello scrittore e sul rapporto scrittore-lettore, rispetto al quale King in un certo senso preconizza processi sempre più evidenti nel mondo contemporaneo, che vedono il lettore protagonista attivo nel processo creativo dello scrittore, e spesso fonte - sebbene non riconosciuto e non bene accetto - delle ispirazioni o degli sviluppi narrativi migliori.

Non avendo né visto il film né letto il romanzo, non sono in grado di fare dei confronti e di dire quanto di personale ci sia nella reinterpretazione di Misery fatta da Filippo Dini e da Arianna Scommegna. Certamente ho notato in questa messa in scena la scelta di una vena ironica che attraversa entrambi i personaggi, pur all'interno di una narrazione decisamente drammatica. Il pubblico ride e/o sorride a più riprese delle situazioni e delle reazioni rappresentate sul palco, e nonostante qualche rischio di sconfinare in macchietta, soprattutto per il personaggio interpretato da Dini, mi pare che nel complesso i diversi registri riescano a mantenersi in equilibrio.

Molto bella la scenografia di Laura Benzi, che vede una struttura montata su un piedistallo rotante e suddivisa sostanzialmente in tre spicchi: in uno c'è la stanza da letto in cui si trova Sheldon, in un altro la cucina della casa di Annie, e queste due stanze divise da un corridoio che si conclude nel terzo spicchio, cioè la facciata esterna della casa della donna. La struttura si muove sia durante gli stacchi bui tra una scena e l'altra, ma anche durante l'azione mostrando il movimento dei personaggi all'interno della casa.

Nel complesso uno spettacolo riuscito. A questo punto mi tocca almeno leggere il romanzo.

Voto: 3,5/5

lunedì 27 marzo 2017

Due donne che ballano / con Maria Paiato e Arianna Scommegna. Teatro Vittoria, 23 marzo 2017

Due donne. Una sala da pranzo. Una è anziana, ha due figli (un maschio e una femmina) e un'insana passione per i fumetti che colleziona sugli scaffali della sala. L'altra molto più giovane, è un'insegnante, ma per necessità ha accettato questo lavoro come donna delle pulizie.

Entrambe si portano dentro grandi dolori e una specie di stanchezza della vita che le ha rese ostili al mondo esterno, incattivita la prima, depressa la seconda.

Il loro incontro è una deflagrazione tra due bombe a orologeria. Inizia una schermaglia emotivamente sempre più impegnativa che via via si trasforma in rispecchiamento, vicinanza, comprensione profonda, pur mantenendo i toni a volte esagerati e sopra le righe di un rapporto madre-figlia. Allontanamenti e riavvicinamenti si succedono, mettendo progressivamente a nudo le fragilità e i dolori di ognuna, e il loro senso di sconfitta che culminerà nella condivisa decisione finale.

Sul palco giganteggiano e fanno davvero a gara di bravura le due straordinarie interpreti: la grande Maria Paiato che ormai non mi sorprende neanche più per quanto riesce a diventare un tutt'uno con il personaggio che interpreta, e la sorpresa (almeno per me!) Arianna Scommegna, che si dimostra totalmente all'altezza del compito.

Il testo, scritto da un autore contemporaneo catalano, Josep Maria Benet i Jornet, è di straordinaria intensità sia nei suoi contenuti drammatici che nella sua venatura quasi comica, affidata soprattutto alle idiosincrasie e alle piccole meschinità e cattiverie della donna anziana.

Non si esce di certo sollevati dal teatro, ma convinti che quando a teatro confluiscono un buon testo e delle grandi interpreti non c'è spettacolo che tenga il confronto.

Voto: 4/5