venerdì 17 giugno 2022

Giorni felici / Zuzu

Giorni felici / Zuzu. Roma: Coconino Press - Fandango, 2021.

Dell'ultimo graphic novel di Zuzu (al secolo Giulia Spagnulo, giovane fumettista salernitana) avevo sentito parlare in ogni dove, cosicché mi sono detta che dovevo assolutamente leggerlo. Così, in un sonnacchioso e addivanato pomeriggio pasquale ho dunque preso in mano il tomone e l'ho letto tutto d'un fiato.

Al centro del racconto c'è Claudia, una giovane donna nel cui passato c'è un amore assoluto ma tossico con Giorgio, informatico e bassista parecchio più grande di lei, e nel cui presente c'è invece l'amore sincero e pacifico di Piero, un coetaneo che vive ancora con i genitori. Quando Claudia parte per andare a Roma a fare un provino nel quale reciterà una parte del monologo Giorni felici di Samuel Beckett, l'incontro casuale con Giorgio riporta tutto a galla e costringe la ragazza a fare i conti con quello che è stato e a cercare dentro di sé una composizione.

Zuzu - come molti altri fumettisti italiani - attinge al proprio vissuto per raccontare una storia che vuole però andare al di là del particolare e del soggettivo e diventare capace di parlare a tutti.

La giovane fumettista salernitana lo fa in maniera originale, sia dal punto di vista delle scelte grafiche (con un tratto quasi naif e l'uso di colori pastello acceso che ricordano quasi il fauvismo) sia dal punto di vista narrativo (la protagonista è una specie di freak, dal momento che di fronte alle emozioni più forti si trasforma in un essere parzialmente animalesco, dotato di coda, artigli, zanne e ali).

Quella raccontata da Zuzu - pur essendo una storia se vogliamo tutto sommato ordinaria da tanti punti di vista - riesce a conquistare il lettore per l'incisività con cui tratteggia sentimenti e stati d'animo, sostenuti non solo dalla scelta grafica ma anche dal tipo di inquadrature e dal "montaggio" delle tavole.

Il "lieto fine" in cui si stemperano tutte le tensioni della narrazione, pur riconciliante anche per il lettore, appare narrativamente un po' affrettato e non regge il confronto con il ritmo della narrazione che per tutto il libro si prende tutto il tempo che ritiene necessario.

Non ho ancora letto il primo graphic novel dell'autrice, Cheese (la sua tesi di laurea allo IED), pare fortemente influenzato dal tratto di Gipi, l'autore che - attraverso La mia vita disegnata male - ha determinato l'agnizione di Giulia nei confronti del fumetto. 

Se dunque Cheese è fortemente debitore nei confronti del fumettista toscano, con Giorni felici Zuzu trova un'ispirazione molto più personale sia nella storia che nel disegno.

Nel tempo sono diventata un po' allergica ai racconti un po' ombelicali che spesso trovano spazio in fumetti e graphic novel; devo però dire che Zuzu con la sua capacità al contempo di trasfigurare il reale e di rimanerci attaccata riesce a parlare una lingua nuova e certamente molto meno autoreferenziale di quanto non accada spesso con questo tipo di storie, affacciandosi davvero sul confine del linguaggio della letteratura (a fumetti in questo caso).

Voto: 3,5/5

mercoledì 15 giugno 2022

Nella solitudine dei campi di cotone / Bernard-Marie Koltès. Teatro India, 24 maggio 2022

Di Bernard-Marie Koltès io e F. avevamo visto a suo tempo la messa in scena de La notte prima delle foreste, magnificamente interpretato da Pierfrancesco Favino. Già allora, su un testo che avevo apprezzato e che mi aveva preso abbastanza, avevo notato quanto la scrittura di Koltès sia fiorita e sovrabbondante, non necessariamente in senso negativo.

Non a caso i testi di Koltès sono occasioni per importanti prove attoriali, e dunque non mi meraviglia che il bravissimo Lino Musella abbia deciso di accettare questa sfida.

Sul palco insieme a lui Federica Rosellini; il regista Andrea De Rosa ha scelto infatti - in maniera inconsueta - di far interpretare il ruolo del venditore (protagonista, insieme al compratore, del testo di Koltès) a una donna.

Questa è vestita con un abito di scena (tipo da spettacolo in costume), mentre il compratore è vestito in abiti contemporanei, e il dialogo tra i due comincia quando il compratore è fuori dal palco. Nelle interviste, Andrea De Rosa spiega che ha scelto di reinterpretare la merce misteriosa di cui venditore e compratore parlano tra di loro come il teatro stesso, "merce" negata durante il lungo periodo della pandemia e certamente ora oggetto di una nuova contrattazione tra attori/registi e spettatori.

Non so dire se, senza la spiegazione di De Rosa, avrei compreso la lettura data dal regista al testo. Non c'è dubbio però che il testo di Koltès si presti a molte interpretazioni. Di fondo si tratta di una schermaglia verbale tra due persone più che intorno a un oggetto specifico intorno al concetto stesso di desiderio. Venditrice e compratore si cercano, si inseguono, si scambiano i ruoli, si seducono, si manipolano reciprocamente, quasi come fossero su un campo di battaglia in cui nessuno dei due vuole risultare perdente.

Nell'interpretazione di De Rosa alla fine un qualche scambio avviene, e i due protagonisti - contrapposti per tutto lo spettacolo - alla fine sono dallo stesso lato del palco. Che il teatro abbia conquistato ancora una volta il suo pubblico? È ovviamente un auspicio che personalmente condivido.

Nella solitudine dei campi di cotone è un testo complesso - come spesso quelli di Koltès - e non è facile seguirlo con attenzione per l'intera durata dello spettacolo, travolti dal profluvio di parole e dal botta e risposta fulmineo. Resta comunque un'esperienza interessante e consigliabile.

Voto: 3/5

mercoledì 8 giugno 2022

Sfondate la porta ed entrate nella stanza buia / Enrico Macioci

Sfondate la porta ed entrate nella stanza buia / Enrico Macioci. Bari: Terrarossa, 2022.

Il dramma di Alfredo Rampi, bambino di 6 anni caduto in un pozzo artesiano il 10 giugno 1981 (ormai 40 anni fa) nella zona di Vermicino e morto qualche giorno dopo a causa del fallimento dei tentativi di salvataggio, è un evento che certamente ha segnato un’epoca, in quanto è stato il primo fatto di cronaca seguito dalla televisione in diretta praticamente 24 ore su 24 con inviati sul posto e trasformato fin dal principio nel racconto di un’emozione collettiva, a partire dallo stesso uso del diminutivo per far riferimento al bambino.

Forse anche per questo, e considerato che le persone della mia generazione a quell’epoca avevano un’età non molto diversa da quella di Alfredo (io avevo 8 anni), che è anche un’età in cui si comincia a fare i conti con le proprie paure, questa vicenda è rimasta nella nostra memoria e nelle nostre viscere come una specie di trauma collettivo, che ancora oggi suscita in tutti noi incubi con cui fare i conti. Si pensi a questo proposito all’inquietante libro di Giuseppe Genna, che pure da quell’evento prende le mosse per raccontare l’orrore dell’Italia post anni Ottanta e contemporanea.

Ebbene, Enrico Macioci parte proprio da questa constatazione per raccontare una storia di fantasia, che all’interno della cornice della vicenda di Alfredo, parla di un altro bambino di sei anni, Francesco, e del suo amico Christian, che in quegli stessi giorni – dopo aver giocato con lui – sparisce nel nulla.

Mentre dunque il bambino è bombardato dalle dirette televisive che gli fanno scoprire che anche a 6 anni il destino può metterti davanti la possibilità di morire, Francesco deve fare i conti con la sparizione di Christian e con quello che può essergli accaduto, mentre il mondo degli adulti da un lato si rivolge a lui in cerca di lumi in quanto ultimo testimone, dall’altro non lo prende veramente sul serio. Destino questo piuttosto tipico per i bambini, oggetto di mille attenzioni, ma anche talvolta di scarsa considerazione, se non addirittura sottovalutati o ignorati.

Il narratore di questa storia, che è lo stesso Francesco ormai adulto, ricorda quei giorni angoscianti della sua infanzia, l’incontro con la paura e con la morte, la presa di coscienza di non potersi fidare degli adulti, e le numerose domande che – anche dopo il ritrovamento di Christian – non troveranno risposta né nell’immediato né parecchio tempo dopo.

Sfondate la porta ed entrate nella stanza buia è la frase che Alfredino, già delirante prima di morire, aveva pronunciato più volte, ma in fondo – come ci dice il narratore – è una inconsapevole metafora di molto altro, e certamente di quella fase della vita che rappresenta il passaggio spesso traumatico tra l’infanzia ‘beata’ e il primo incontro con la durezza e la complessità del mondo.

Che dire? Ho letto il libro di Macioci tutto d’un fiato in un viaggio A/R da Roma a Napoli, e mi è rimasto appiccicato addosso per la pastosità della scrittura e la forza del tema, dentro il quale c’è la grande capacità dello scrittore di interpretare i sentimenti di un sé (per quanto di finzione) bambino.

Un libro certamente da leggere.

Voto: 4/5

venerdì 27 maggio 2022

Stone fruit / Lee Lai

Stone fruit / Lee Lai; trad. di Alice Amico. Roma: Coconino Press - Fandango, 2021.

L'esordio della fumettista australiana Lee Lai, Stone fruit, è qualcosa di sorprendente nel suo essere sincero e diretto in maniera disarmante. E dunque non mi meraviglia che sia stato tradotto e celebrato in molti paesi del mondo, e in ogni dove abbia ottenuto riconoscimenti più che meritati.

Dal punto di vista grafico la scelta è quella di virare l'intero fumetto sui toni del grigio e del blu, mentre i disegni risultano morbidi e realistici, ma anche capaci di trasfigurarsi nei momenti in cui la presenza della piccola Nessie trascina le protagoniste in una dimensione quasi favolistica.

Al centro del racconto ci sono Bron e Ray, una coppia queer in cui ciascuna deve fare i conti con i nodi irrisolti personali e quelli con le proprie famiglie di origine. La presenza nelle loro vite di Nessie, la nipotina cui Ray fa da babysitter mentre Amanda, sorella di Ray e madre single, è al lavoro, è fonte di gioia e spensieratezza per entrambe e crea una specie di dimensione spazio-temporale sganciata da quella reale in cui sentirsi leggere, a proprio agio con sé stesse ed essere libere di esprimere la propria interiorità.

La decisione di Amanda di non affidare più Nessie a Ray anche per una sorta di rifiuto nei confronti di Bron, la cui identità di genere non è scontata e che porta su di sé anche i segni di una sofferenza psichica, incrina il rapporto probabilmente già in crisi tra le due donne e le allontana.

Bron torna presso la sua famiglia d'origine, ipercattolica e anaffettiva, nella quale troverà inaspettatamente un'interlocutrice nella sorella minore Grace, ancora sedicenne, con cui il rapporto è tutto da costruire. Ray dal canto suo dovrà fare i conti con la sorella Amanda, portando alla luce i tanti non detti e provando ad affrontarli e a smontare i pregiudizi reciproci.

Quella di Lee Lai è dunque l'esplorazione di un rapporto di coppia e della difficoltà dell'amore di alimentare sé stesso, anche quando è sincero, perché il rischio di ferire e ferirsi è sempre dietro l'angolo così come quello di non capirsi e di alzare dei muri senza riuscire a liberarsi delle proprie pesantezze.

Ma questa esplorazione dell'amore non è solo riferita alla coppia, bensì anche e soprattutto alle relazioni familiari, in particolare a quelle orizzontali. Non a caso tra le parti più belle e riuscite del graphic novel ci sono i dialoghi tra sorelle, Ray e Amanda, e Bron e Grace, e non a caso Lee Lai dedica il suo primo fumetto alla sorella Cesca. Molti dei lettori finiranno per riconoscersi in queste pagine, e soprattutto nei sentimenti che passano attraverso di esse.

Bella anche l'introduzione di Jonathan Bazzi che sottolinea l'importanza di raccontare queste storie, che restituiscano anche al mondo queer - spesso trattato come una bolla separata e autoreferenziale - una tridimensionalità ricca e complessa, ricollocandolo in quelle dinamiche affettive in cui - indipendentemente dalle nostre identità, scelte ed esperienze - tutti possiamo ritrovarci.

Consigliatissimo.

Voto: 4/5

mercoledì 25 maggio 2022

Primavera / Ali Smith

Primavera / Ali Smith; trad. di Federica Aceto. Roma: Edizioni SUR, 2020.

Della tetralogia dedicata da Ali Smith alle stagioni avevo letto a suo tempo Autunno, che mi era moderatamente piaciuto: ero dunque alquanto indecisa se andare avanti nella lettura degli altri titoli.

Poi ho acquistato più o meno per caso Primavera e in un paio di giorni per me non facili, caratterizzati da lunghe ore di attesa, mi sono tuffata nella lettura di questo romanzo.

Al terzo libro della Smith che leggo (avevo letto anche Voci di dentro) penso di poter dire con ragionevole certezza che c'è qualcosa nel suo stile che mi crea una distanza: credo sia la voluta oscurità di certi passaggi narrativi e alcuni elementi che sfuggono a una spiegazione del tutto razionale o che comunque non vengono chiariti sul piano narrativo. Nonostante questo, apprezzo l'originalità della scrittura della Smith e accade anche che a tratti io ne sia conquistata.

Anche in questo caso, come per gli altri titoli della tetralogia, quella della Smith è una riflessione sul presente nel quale viviamo, in particolare sulle derive che lo caratterizzano.

Il romanzo si articola in tre parti: nella prima si racconta la storia di un'amicizia, anzi meglio di un'affinità elettiva, quella tra Richard, un regista dalla lunga carriera, e Patty, una sceneggiatrice dalle grandi risorse; la seconda è la storia di Brittany, una sorvegliante di un centro di detenzione per immigrati, e del suo incontro con Florence, una bambina dodicenne dotata di strani poteri di persuasione; nella terza parte infine questi due percorsi narrativi fatalmente si intrecciano, innescando una serie di eventi inaspettati.

I temi sono quelli cari alla Smith: la semplificazione e la spettacolarizzazione che caratterizzano il nostro tempo e di cui fanno le spese l'approfondimento e l'aderenza alla realtà, il nazionalismo e l'onnipresente razzismo, l'aggressività dei social, le disuguaglianze di genere e molti altri mali della nostra società, o forse dell'umanità in quanto tale.

Per quanto mi riguarda, ho amato molto la prima parte. Il personaggio di Patty mi ha suscitato un sincero moto di empatia e il rapporto di amicizia/amore/stima tra lei e Richard è oltremodo vivido e commovente, così come l'atteggiamento tra il realistico e l'ironico con cui Patty affronta la prospettiva della morte.

La lettura di questa prima parte dal mio punto di vista vale l'intero libro, il che probabilmente vuole anche dire che la scrittura di Ali Smith mi appassiona di più quando si rivolge all'aspetto intimo dei personaggi e all'introspezione piuttosto che quando diventa più esplicita la sua presa di posizione politico-ideologica rispetto alla contemporaneità.

Ciò detto ho già deciso che proseguirò nella lettura della tetralogia ;-)

Voto: 3,5/5

lunedì 23 maggio 2022

Bauhaus / Valentina Grande e Sergio Varbella

Bauhaus. Graphic biography / Valentina Grande e Sergio Varbella. Milano: Centauria editore, 2021.

È un periodo in cui il Bauhaus è entrato prepotentemente nella mia vita. Tutto è iniziato con l'uscita fotografica a Mezzocammino organizzata da Itinerari di luce, che ci ha stimolati a cercare l'ispirazione del Bauhaus in questa periferia romana, dopo averci raccontato la storia di questo istituto che ha cambiato la concezione stessa dell'arte e ha aperto la strada al design.

Poi mi è capitato di vedere segnalato su FB questo graphic novel, o meglio - come esso stesso si autodefinisce - questa graphic biography, dedicato al Bauhaus, i cui testi sono stati realizzati da Valentina Grande con i disegni di Sergio Varbella.

Poco dopo aver acquistato questo albo, ho avuto anche l'occasione di vedere il documentario di Susanne Radelhof, Le donne del Bauhaus, che ha aggiunto qualche altro tassello alla mia conoscenza di questa interessantissima storia.

L'aspetto più originale di questo lavoro a fumetti è la scelta di rendere protagonista e narratrice della storia la stessa scuola, che parla di sé, delle fasi del suo percorso, delle persone che ne hanno fatto parte.

La narrazione è organizzata cronologicamente e segue il Bauhaus dalle origini a Weimar, dove essa fu fondata da Walter Gropius, passando per la fase di Dessau con l'abbandono di Gropius, la breve direzione di Hannes Meyer e l'arrivo dell'architetto Mies Van der Rohe, con cui il Bauhaus si sposta per l'ultima volta a Berlino dove termina il suo percorso.

In questo percorso, che dura dal 1919 al 1933, la scuola fa i conti con grandi cambiamenti nel contesto, che ne condizionano significativamente l’esistenza, nonché con alcune conflittualità e contraddizioni interne, che hanno a che fare con il punto di vista degli insegnanti su alcuni temi e con il ruolo delle donne nella scuola.

Nonostante questo, la forza creatrice e innovatrice del Bauhaus riesce comunque a farsi strada e, se l’esperienza apparentemente sembra esaurirsi con l’avvento del nazismo, il tempo dimostrerà che il suo contributo nell’ambito dell’arte, dell’artigianato, del design, dell’architettura e di molto altro rimarrà vivo e continuerà a rappresentare un modello fino a oggi.

L’albo è una occasione in qualche modo originale per entrare in contatto con questo mondo e il lavoro di Valentina Grande nel tentare di riassumere una storia così complessa e di Sergio Varbella nell’illustrare con immagini questi eventi mi è sembrato riuscito e assolutamente apprezzabile.

Voto: 4/5

venerdì 20 maggio 2022

Corpi minori / Jonathan Bazzi

Corpi minori / Jonathan Bazzi. Milano: Mondadori, 2022.

Dopo l’acclamatissimo Febbre, opera prima arrivata finalista nella cinquina del Premio Strega (e che io pure ho molto apprezzato) tutti aspettavano Jonathan Bazzi alla seconda, difficilissima, prova, quella in cui molti scrittori che fanno centro al primo colpo falliscono, essendosi giocati tutte le cartucce creative alla prima prova.

Ebbene, secondo il mio modesto punto di vista, Bazzi riesce non solo a superare brillantemente questa seconda prova, ma ne esce vieppiù rafforzato come scrittore, consolidando il suo stile e le sue peculiari scelte narrative, molto radicate nell’autobiografia.

In un certo senso questo secondo romanzo di Bazzi, Corpi minori, è una sorta di romanzo di formazione che racconta della crescita personale e affettiva del protagonista, dopo l’abbandono della casa di famiglia a Rozzano e il trasferimento a Milano per studiare e trovare un posto nel mondo.

L’io narrante ci si presenta come un giovane gay con mille sogni e aspirazioni, ma incapace di portare avanti un progetto in maniera continuativa, attirato da mille ipotesi alternative e altrettante presunte opportunità.

Questo approccio vitale e al contempo confuso alla vita e al futuro riguarda le scelte di realizzazione personale (lo studio, il lavoro, gli interessi), ma anche e soprattutto quelle affettive, spesso dettate dall’opportunismo e da un’unica incrollabile certezza e desiderio: non fare mai più ritorno a Rozzano.

Il ritratto che lo scrittore fa di sé stesso è impietoso e drammaticamente sincero: meschinità, piccolezze, pensieri abietti e piccoli e grandi sotterfugi non vengono in alcun modo taciuti, componendo l’immagine di un protagonista immaturo, narcisista e vacuo nella sua progettualità, qualcuno che un po’ disprezziamo ma con cui empatizziamo, perché nessuno di noi può dirsi estraneo ad alcuni dei suoi pensieri e sentimenti, anche quelli di basso profilo.

Nella seconda parte del racconto, dopo la fine della storia con Pietro e l’incontro con Marius, il giovane di cui il protagonista si innamora e con cui ben presto va a convivere, si conferma l’immaturità dell’io narrante nell’approccio ai sentimenti, anche quando questi sono reali e intensi, e non simulati come nel caso della storia precedente.

Il protagonista è vittima – come tutti, gay o etero non fa differenza – di un ideale di amore romantico e assoluto che si traduce in una forma di simbiosi e di mantenimento dell’asticella emotiva su livelli altissimi. Di fronte ai dubbi – che nel caso del protagonista sono tra l’altro connaturati al suo stesso modo di essere su tutti i fronti dell’esistenza – sembra inevitabile il senso di fallimento e la necessità di cambiare e ricominciare, per tornare alla purezza del sentimento, secondo una forma di coazione a ripetere che caratterizza moltissime persone delle ultime generazioni.

Saranno in questo caso l’inerzia e una forma di pavidità a impedire al protagonista di prendere una decisione, a costringerlo - di fronte alle contingenze - ad assumersi delle responsabilità non solo nei confronti di sé stesso ma anche dell’altro, e infine a comprendere che una relazione non dura naturalmente e non rimane sempre uguale a sé stessa, ma fa i conti con l’inevitabile processo di normalizzazione e dunque di ridimensionamento dell’entusiasmo dei primi tempi.

Non si tratta evidentemente di nulla di particolarmente nuovo e originale, ma è così che appare nel momento in cui la storia narrata è profondamente radicata nella contemporaneità di una società dell’apparire social, che lo scrittore esplicita senza giudicare, e nell’universo specifico della cultura gay, rispetto alla quale Bazzi rifugge da una rappresentazione edulcorata e conciliante, a uso e consumo del perbenismo sociale.

Bazzi racconta le sozzure e le bellezze della vita, senza mai preoccuparsi di intaccare l’immagine precostituita e conciliante di sé stesso e del mondo che lo circonda.

La scrittura di Bazzi è fluida e accattivante, a tratti perfida e affilata, altre volte fragile e insicura, esattamente come il suo protagonista inizialmente intriso di una filosofia di vita volta alla ricerca della purezza attraverso la pratica dello yoga e il veganesimo, ma poi costretto a fare i conti con l’inevitabile e vitale impurità della propria e altrui esistenza.

Voto: 3,5/5

mercoledì 18 maggio 2022

Settembre

Sono uscita dal cinema commossa e sollevata, e penso fosse questo l'intento di Giulia Louise Steigerwalt, qui alla sua opera prima in veste di regista, lei che si è già fatta conoscere e apprezzare come attrice.

Settembre (prodotto da Matteo Rovere) racconta un momento delicato della vita di alcune persone, che per una serie di motivi sono collegate le une alle altre. Francesca (Barbara Ronchi) non trova più alcun motivo di felicità nel suo matrimonio con Alberto, e l'unico suo supporto è la sua amica Debora (Thony), a sua volta con un matrimonio in crisi a causa dei tradimenti del marito.

Sergio (Luca Nozzoli), che è il figlio di Francesca, sta combinando l'incontro tra una sua compagna di classe, Maria (Margherita Rebeggiani) e Christian, e si offre di darle lezioni di sesso.

Guglielmo (Fabrizio Bentivoglio) vive da solo e trascorre le sue giornate tra il lavoro di medico, i videogiochi, delle tristi cene e delle uscite serali per incontrare una giovane prostituta, Ana (Tesa Litvan). Quest'ultima sogna di fare l'estetista e nel panificio dove va ogni giorno viene notata da Matteo (Enrico Borello), che si innamora di lei.

Tutte queste vite si trovano a un bivio, oppure si sono impantanate in una melma dalla quale fanno fatica a tirarsi fuori. Eventi imprevisti e imprevedibili offrono a ciascuno di loro l'occasione per interrompere l'inerzia e scegliere di cambiare ciò che non funziona, o quantomeno provarci.

È chiaro che quella di Giulia Steigerwald è una commedia che punta al lieto fine, a costo di semplificare alcune complessità, ma la freschezza dello sguardo della regista, una sceneggiatura e una recitazione che favoriscono l'empatia nei confronti dei personaggi, e il bisogno che tanto ci appartiene come esseri umani (e in questo momento ancora di più) di sperare sempre nel meglio fanno sì che la visione del film funga da vero e proprio balsamo per i nostri cuori sofferenti.

Settembre è un film delizioso, con un tocco leggero e divertito, senza essere stupido e superficiale, qualità che ne fanno quasi una rarità nel panorama cinematografico italiano contemporaneo.

La Steigerwalt non pretende di insegnarci nulla, né di dire grandi verità, ma guarda e ci fa guardare ai suoi personaggi - e di fatto anche a noi stessi - con un affetto sincero e compassionevole. Perché tutti ci impantaniamo a volte nelle nostre rigidità e tristezze, e non abbiamo il coraggio di guardarci in faccia e assumerci la responsabilità di un cambiamento, che inevitabilmente è sempre faticoso e comporta dei rischi. L'alternativa però è rimanere fermi e piangerci addosso.

Voto: 4/5