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lunedì 22 dicembre 2025

Stare meglio / di Giacomo Ciarrapico; con Carlo De Ruggieri. Flautissimo, Teatro Torlonia, 4 dicembre 2025

Nell’ambito della rassegna Flautissimo che ogni anno fa proposte molto interessanti, non mi lascio sfuggire il monologo di Carlo De Ruggieri – già molto apprezzato in diverse altre circostanze – il cui testo è di Giacomo Ciarrapico, il quale insieme a Luca Vendruscolo e al compianto Mattia Torre ha scritto alcune delle cose più belle degli ultimi decenni.

Stare meglio è la storia di Carlo, ma raccontata come fosse la storia di un paese, nel quale esiste una costituzione, delle leggi, dei governi che si alternano nel tempo, dei ministri, un parlamento, una maggioranza e un’opposizione.

Si parla dunque di Carlo, del suo modo di essere, delle sue relazioni, delle sue delusioni amorose, ma parlare di lui è un modo di raccontare il funzionamento della politica e in qualche modo di metterne in evidenza le idiosincrasie e le follie più o meno sotterranee, così come i suoi meccanismi più entusiasmanti.

Si ride a più riprese, soprattutto perché in certi passaggi si riconoscono riferimenti a eventi e situazioni che appartengono alla nostra esperienza di cittadini che con la politica hanno a che fare da tempo e continuano a doverci fare i conti.

Carlo De Ruggieri, con il suo stile pacato, riesce a essere empatico in ogni passaggio e a farsi interprete sottile di una comicità che è sempre intelligente, com’è tipico dei testi di Ciarrapico.

Certo, non posso non esprimere un pensiero nostalgico per Mattia Torre che di questo tipo di scrittura era maestro, e che insieme ai fidati compari ne ha fatto davvero un genere letterario.

Se posso fare in questo caso un’annotazione, mi permetto di segnalare che dopo un racconto con un testo e uno sviluppo di alto livello, mi pare che la conclusione (il viaggio a Parigi, l’incontro con Clementine e la riflessione finale sulla felicità) risulti un po’ affrettata e fin troppo banale, togliendo forza a quanto costruito fino a quel momento.

Comunque il giudizio alla fine resta per me molto positivo, perché avere a che fare con chi scrive cose intelligenti è sempre più raro e tanto più va valorizzato. Poi il Teatro Torlonia è un piccolo gioiello che non avevo ancora mai visto all’interno, e direi che è la ciliegina sulla torta di una esperienza gratificante (semmai bisogna che nelle giornate di pioggia si trovi un modo per evitare le grandi pozzanghere sul viale che porta al teatro e che tocca guadare per arrivare all’ingresso!).

Voto: 3,5/5

mercoledì 25 ottobre 2023

Un giorno come un altro / di Giacomo Ciarrapico. Teatro Sala Umberto, 4 ottobre 2023

La mia stagione teatrale 2023-2024 si apre con questo spettacolo di Giacomo Ciarrapico, Un giorno come un altro, messo in scena al teatro Sala Umberto con l'interpretazione dei bravissimi Carlo De Ruggieri (per me una conferma) e Luca Amorosino (una scoperta, invece).

Il testo scritto e diretto da Ciarrapico (uno degli autori, insieme a Luca Vendruscolo e al compianto e per me amatissimo Mattia Torre di Boris) racconta di un seggio elettorale dove si trovano fianco a fianco Ranuccio (Carlo De Ruggieri), un compassato ricercatore di storia, separato, con una figlia, e Marco Fioretti (Luca Amorosino), un romanaccio sgamato e un po' volgare, che vive grazie a un sito di scommesse.

Di fronte a un appuntamento come quello elettorale, che dovrebbe essere un momento importante per una democrazia in buona salute, i due uomini - diversissimi - si trovano completamente da soli. Le elezioni sono collocate vicine a una festività, e sia gli altri componenti del seggio che gli elettori hanno deciso di disertare la votazione e fare il "pontone".

La giornata infinita di Ranuccio e Marco diventa dunque l'occasione di un confronto tra due mondi, nonché della conoscenza reciproca che progressivamente e incredibilmente li avvicina. E così, mentre le vite di Ranuccio e Marco si srotolano davanti a noi, mostrando le loro crepe, di sottofondo ci rimane l'inquietudine e la tristezza di questo seggio vuoto; e se i destini individuali sono in qualche modo salvabili, quello della collettività è segnato dallo scollamento totale tra individuo e politica, e forse più in generale tra individuo e società.

Come ci si aspetta da uno spettacolo di Ciarrapico, nell'ora abbondante di Un giorno come un altro si ride molto (la scena clou è quella di De Ruggieri che si esibisce dal vivo in Ricominciamo di Adriano Pappalardo), ma di sottofondo non ci abbondona mai un senso di sconfitta, e il cinismo esibito da Marco ci fa paura per quanto ci appartiene.

Com'è proprio dei lavori di Ciarrapico (ma anche di Vendruscolo e Torre), si ride di gusto ma anche amaramente, e il sentimento riguarda i protagonisti ma anche noi stessi e tutto ciò che abbiamo intorno.

Uno spettacolo dunque gradevole e ben recitato, che però - devo ammettere - mi è sembrato non riuscire a mantenere la stessa intensità e ritmo per tutta la sua durata e soprattutto spegnersi in un finale oggettivamente un pochino sottotono.

Voto: 3/5

mercoledì 21 dicembre 2016

Qui e ora / Mattia Torre. Teatro Ambra Jovinelli, 16 dicembre 2016

Diversi mesi fa avevo scoperto che, al Teatro Ambra Jovinelli, la stagione 2016-2017 sarebbe stata impreziosita da una rassegna dedicata a Mattia Torre, consistente nella rappresentazione di tre suoi testi, Qui e ora, Migliore e 456.

Mattia Torre l'avevo conosciuto e apprezzato ai tempi di Boris, sceneggiatore insieme a Ciarrapico e Vendruscolo, poi definitivamente adottato con la lettura dei cinque atti comici raccolti nel libro In mezzo al mare, che mi ha confermato le sue qualità di scrittore dotato di sensibilità e ironia.

Cosicché non ci ho messo molto a convincere alcune amiche a comprare l'abbonamento per questo Progetto Mattia Torre.

Il primo appuntamento arriva subito prima di Natale ed è quello con Qui e ora, interpretato da Valerio Aprea e Paolo Calabresi. La serata inizia già bene, perché da quando nell'area della Cappa Mazzoniana della Stazione Termini, con ingresso da via Giolitti, hanno aperto il Mercato Centrale, andare a teatro all'Ambra Jovinelli è diventato anche l'occasione per una pausa gourmet (in questo caso ho assaggiato il pesce della pescheria mia omonima, Galluzzi, che pare essere una delle migliori di Roma).

Ma eccoci in seconda galleria in un venerdì sera in cui io, F. e P. siamo stanchissime, al punto tale che qualunque altro spettacolo ci avrebbe definitivamente fatte abbandonare tra le braccia di Morfeo. Ma non Mattia Torre.

Lo spettacolo si apre sulla scena di un incidente tra due scooter e due uomini a terra, apparentemente incoscienti, o peggio. Uno si sveglia, chiama l'ambulanza per sé, perché ritiene che l'altro sia morto. Scopriamo presto che si tratta di uno chef che conduce un programma radiofonico e che a breve ha un appuntamento in radio per andare in onda in diretta con il suo programma.

Mentre questi litiga con il 118 per avere un'ambulanza, l'altro riprende conoscenza, nonostante sia messo male. Tra i due uomini si instaura subito una dialettica conflittuale, in cui lo chef/conduttore fa l'aguzzino, umiliando l'altro e maltrattandolo, tra una telefonata e l'altra durante le quali registra il suo programma radiofonico per evitare di essere sostituito.

Lo chef dispiega tutto il suo cinismo e la sua supponenza nei confronti dell'umanità intera, ma in particolare nei confronti dell'uomo che giace sul bordo della strada dell'incidente.

Poco a poco però quest'ultimo riprende le forze e, complice lo scaricamento della batteria del telefonino del'altro e il ripresentarsi di malesseri post-incidente, i ruoli si invertono e colui che sembrava un uomo grigio e dimesso, perseguitato dalle telefonate della madre, dimostra di aver messo in atto un vero e proprio diabolico piano.

Qui e ora, com'è nello stile di Mattia Torre, parla di importanti temi contemporanei, come ad esempio la solitudine e la violenza dei rapporti sociali, usando toni cinici e ironici, anziché drammatici. In conclusione ci propone una riflessione non banale su chi è oggi l'antagonista sociale e sul ruolo che in questo processo giocano i mass media e la tecnologia.

Consigliatissimo.

Voto: 4/5

domenica 9 marzo 2014

Stare meglio oggi / Giacomo Ciarrapico

Immaginate di parlare di voi stessi utilizzando la metafora del funzionamento di un Paese, come se la vostra mente e il vostro corpo potessero essere rappresentati sotto forma di uno stato sovrano che deve essere governato.

Ebbene, ne verrebbe fuori che avete una vostra Costituzione interna che si è formata con la maggiore età, che dentro di voi si sono alternati nel tempo governi diversi che hanno spinto la vostra vita in direzioni differenti, che anche in presenza di tali governi avete sempre avuto una qualche opposizione interna, pronta a prendere il potere a seguito di eventi importanti attraverso un faticoso processo elettivo interiore, che ogni governo che vi ha presieduto ha avuto i suoi Ministeri e i suoi Ministri con orientamenti diversi: il Ministero della Salute, quello delle Finanze, quello dello Sport, quello degli Esteri ecc. Forse ci sono stati momenti in cui il governo insediato vi ha mandato in rovina fisicamente o economicamente, situazioni in cui siete stati sull'orlo di una guerra civile interiore, in cui l'opinione pubblica e la stampa si sono allineati al pensiero dominante o sono stati critici.

Questo è il testo scritto da Giacomo Ciarrapico (uno degli sceneggiatori del mitico Boris) e interpretato da Carlo De Ruggieri (lo ricorderete come lo "stagista muto" sempre nella serie Boris), messo in scena alla Fonderia delle Arti con l'accompagnamento del violino di Andrea Ruggiero.

Gli esiti sono da una parte esilaranti (per l'arguzia di alcune trovate) e dall'altra carichi di spunti di riflessione sul modo in cui funzioniamo come esseri umani e in fondo - e forse di conseguenza - anche sul modo in cui funzionano gli stati.

Nella storia di questo diciamo trentenne disoccupato e un po' tardo-adolescenziale si ritrovano molti riferimenti alla nostra Italia e alla sua storia politica recente. Ma alla fine il tono è in qualche modo bonario, meno giudicante di quanto siamo abituati a leggere e ad ascoltare. La crisi del nostro protagonista di fronte al tradimento della sua fidanzata finisce per essere struggente e quasi commovente, e la scoperta che divenire adulti significa prendere decisioni fortemente impopolari, ma che la scelta di una via - diciamo così - di disciplina interiore e di assunzione delle responsabilità e il superamento dei sensi di colpa sono la strada verso una qualche forma di felicità che forse fa rima con serenità, sono un messaggio - nemmeno tanto in codice - per noi e probabilmente anche per il consesso sociale nel quale viviamo.

In una sala gremita di un pubblico quasi tutto di trenta-quarantenni, di fronte all'opera di Ciarrapico ognuno di noi è invitato a riflettere sulla frase di lancio dello spettacolo: “Mi lamento spesso del mio Paese. Quando io sono pessimo, come l’Italia”.

Voto: 4/5

P.S. E comunque questi sceneggiatori di Boris - va detto - sono veramente bravi! Si veda quanto dicevo su un altro dei tre, Mattia Torre.

lunedì 4 aprile 2011

Boris il Film

Mi aspettavo una fila e una folla senza precedenti, cosicché per tutto il weekend ho cercato di convincere C. a comprare online i biglietti. Alla fine ho ceduto, ottenendo solo di arrivare al cinema 45 minuti prima dell'inizio del film.

Ma... complice l'ultimo spettacolo e un Nord Est forse un po' freddino nei confronti di un prodotto della romanità, come la serie televisiva Boris, nessuna fila al botteghino e sala mezza vuota. Non sapete cosa vi siete persi!

Ho conosciuto la serie televisiva qualche anno fa grazie ad un'amica e da allora sono diventata una fan "senza se e senza ma".
Cosicché sono andata al cinema preparata e piena di aspettative. E confermo di essere ancora stabilmente tra i fan :-)

Per chi non lo sapesse, Boris è un pesce rosso, quello che il regista Renè Ferretti (Francesco Pannofino) si porta sul set come portafortuna ogni volta che è impegnato in un progetto televisivo o cinematografico. Qualcuno dice che porti sfiga. E - come saprà chi ha visto la serie - forse quello nell'acquario non è neppure realmente Boris ;-)

Dopo l'avventura delle soap televisive, in particolare il fortunatissimo Gli occhi del cuore, Renè ha deciso di fare il salto al grande schermo, portando al cinema un film di impegno sociale tratto dal bestseller La casta di Stella e Rizzo. Purtroppo, non solo finirà per ritrovarsi a lavorare con la troupe e il cast sgangherati che già lo accompagnavano durante le riprese televisive, ma dovrà abbandonare il sogno di un cinema alto per ripiegare su una versione de La casta da cinepanettone.

Il bersaglio satirico è il mondo televisivo e cinematografico italiano, fatto di sceneggiatori ricchi ma privi di idee, produttori inetti e supini al potere, attrici cagne ma procaci o figlie di papà, oppure brave ma disadattate, attori egocentrici ai limiti della sopportabilità, tecnici cocainomani, stagisti schiavi, una varia umanità ignorante e greve, un mondo presuntamente intellettuale insopportabile e nevrotico, intriso di ipocrisia e falsità a tutti i livelli.

Ma, evidentemente, in quel mondo televisivo e cinematografico si rispecchia l'Italietta tutta, con i suoi vizi e le sue bassezze. Certo, anche con la sua umanità, ma un'umanità che non basta più e che ormai fa solo tristezza.
Chiunque potrà riconoscere quel mondo sgangherato e le sue dinamiche nel proprio ambiente umano e lavorativo.

Il film comincia un po' in sordina, ma poi è tutto un crescendo di comicità e di autoironia intelligente e pungente. Si ride (e forse si ride ancora di più se non si è vista la serie televisiva), ma è inevitabile un sentimento di rabbia che cresce insieme alle risate. Si esce dalla sala divertiti, ma in fondo depressi. Ma siamo davvero tutti così? Vedere Arianna (Caterina Guzzanti) e Alessandro (Alessandro Tiberi) baciarsi di fronte al cinepanettone è una sconfitta per tutti. E una delusione per chi ha seguito per tre serie la loro tormentata storia d'amore.

Alcune sequenze sono davvero da antologia della comicità. Per esempio, lo straordinario dialogo tra Renè e l'attrice nevrotica per convincerla a rimanere sul set, l'escamotage del foglietto "8x12" per far assumere all'attrice cagna (la bravissima Carolina Crescentini) un'aria pensierosa, l'alloggio dei tre sceneggiatori di sinistra (con tanto di campo da tennis interno), le riunioni con i dirigenti RAI, la ricerca dell'attore per il ruolo "faccia di merda", i colloqui con i potenziali sceneggiatori.

Ovviamente, i riferimenti a fatti, persone e situazioni si sprecano e probabilmente con un po' di pazienza potrebbero essere tutti rintracciati. Ma non è la cosa più importante. Ben più importante è il ritratto complessivo che ne emerge. Realistico nel suo essere sopra le righe.

Bravi Ciarrapico, Torre e Vendruscolo, che hanno vinto la difficile sfida di portare al cinema una serie televisiva, senza perdere originalità e verve (come anche le recensioni di critici accreditati confermano; chissà se poi lo fanno per scongiurare la possibilità di essere i prossimi bersagli di Boris!).
E dai, dai, dai (il mio mantra già da un pezzo)!

Voto: 4/5