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martedì 15 ottobre 2024

Un piano B di tutto rispetto: la Scania, con sosta a Copenhagen (Seconda parte)

Riserva presso il lago di Ivö 
Leggi qui la prima parte del racconto di viaggio.

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La zona orientale: Kivik, riserva di Haväng, Yngsjö, Åhus, lago di Ivö e Kristianstad 

Il nostro primo approccio con la parte orientale della Scania è una festa svedese a Furuboda, in un casotto sulla spiaggia. Si festeggia la bimba di un'amica svedese, che vive in Italia, e per un’incredibile coincidenza noi siamo a dormire a pochi chilometri da lì (tra Åhus e Yngsjö) proprio nel giorno in cui è previsto il festeggiamento. Lo scopriamo quando siamo già in Scania e l’esperienza è davvero molto bella, con tanto di momento 'fika'(la pausa caffè e dolci che è una vera e propria istituzione per gli svedesi) e di momento “dopp” (calata nelle gelide acque del Baltico) che solo io e uno svedesone ci attentiamo a fare. 

Nella pineta a sud di Åhus
Durante la permanenza nella zona di Yngsjö, facciamo diverse escursioni.

La prima verso il lago di Ivö, a nord di Kristianstad, che al suo interno ha un'isola che si raggiunge con un battellino che trasporta auto e persone. Nell'isoletta all'interno del lago c’è una riserva e una bella chiesetta, la più antica in pietra della Scania. Sulla terraferma, poco lontano dal lago, merita una visita il castello di Bäckaskog: se fate una passeggiata nel parco potrete arrivare a una propaggine dove dondolare su un'altalena che guarda verso l’acqua.

Nel paesino di Kivik
A Kristianstad ci fermiamo per un pranzo da Smäca, nella piazza centrale, e per una breve passeggiata, ma niente attira particolarmente la nostra attenzione.

Molti ci hanno consigliato una gita a Kivik, il paese delle mele. I dintorni sono effettivamente molto belli, e le campagne sono piene di meleti e bellissime case; il paese in sé non ci ha fatto una grande impressione; infatti ci limitiamo a una puntatina al porto e dopo ci dirigiamo verso la riserva di Haväng.

Nella riserva di Haväng
Fallito il tentativo di arrivare al faro della riserva di Stenshuvud – capiamo solo dopo che non esiste un sentiero per arrivarci – facciamo invece una lunga passeggiata sulla spiaggia di Haväng, fino al capanno di pesca dismesso e poi, tornando indietro, risaliamo al promontorio dove c’è un piccolo dolmen. La spiaggia è piena di ragazzoni con i costumi neri che ipotizziamo essere militari della vicina base.

Una giornata intera la dedichiamo a una gita in bicicletta a Åhus. Nel cottage nella pineta dove siamo a dormire (e dove una mattina facciamo scattare l’allarme del rilevatore antifumo facendo bruciare le brioche nel tostapane!) sono a disposizione degli ospiti due biciclette e così imbocchiamo la bella pista ciclabile che, attraverso la pineta e in circa un’oretta, ci porta nella cittadina di Åhus, dominata dalla grande fabbrica di Absolute vodka
Il gelato da Otto & GlassFabriken
Il centro storico è molto carino, e nella piazza ci fermiamo a comprare un gelato di Otto & GlassFabriken, come tutti ci hanno consigliato. Il chioschetto emana un gran profumo di cialda e c’è un gran viavai di gente. La cialda è effettivamente ottima, il gelato insomma, e le dimensioni sono abominevoli. S. non riuscirà a finirlo, io arriverò a fatica in fondo ma solo perché non voglio privarmi della cialda. Insomma, i gelati non sono proprio la specialità degli svedesi!

Sempre in bici ci allunghiamo fino alla spiaggia a nord del paese, Täppet, con una bella pineta alle spalle, le casette colorate e un grande pontile, cosa a cui ormai la Svezia ci ha abituate.

Spiaggia di Täppet
Åhus sarà anche il primo posto dove entriamo in un Systembolaget, praticamente un supermercato di soli alcolici, monopolio di stato in Svezia (nei supermercati normali si trovano solo alcolici sotto i 3,5°).

Al cottage dove dormiamo faremo il nostro ormai classico esperimento vacanziero di accendere un barbecue, e come al solito finirà con innervosimenti generali, gran dispendio di energia e tanta fatica per cuocere due filetti e due fette di halloumi (buoni eh!).

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Verso la penisola di Bjäre
Il nord-ovest: Båstad, penisola di Bjäre, Kullaberg ed Helsingborg


La nostra ultima sistemazione prima della breve sosta a Copenhagen è in una bella casetta – con tanto di giardino d’inverno – nella campagna vicino Grieve, al centro della penisola di Bjäre. Il nostro appartamento è parte di una ex fattoria dove vivono anche i proprietari che si sono trasferiti qui da un’altra zona della Svezia più a nord. Lei, Linda, ha adibito la vecchia stalla ad atelier dove vende i quadri che realizza, ma anche numerosi prodotti di design svedese, tra cui degli splendidi tessili di Ekelund di cui faremo man bassa (anche perché ci sono i saldi e dunque il costo è abbordabile).

Rössjön
Prima di arrivare nella penisola di Bjäre, in una giornata piuttosto grigia e in parte piovosa, incrociamo lungo la strada due laghi, Rössjön e Västersjön, dove ci fermiamo per un po’ di foto. L’atmosfera, per quanto e forse proprio perché cupa, è davvero magica.

Quando arriviamo nel nostro appartamentino il sole ha fatto capolino tra le nubi e dunque decidiamo di cominciare l'esplorazione della penisola, che si rivelerà davvero bella, forse ancora di più di quella più a sud, dove c’è la riserva naturale di Kullaberg.

Lungo le strade della penisola di Bjäre 
Il giro di Bjäre lo iniziamo da Ängelsbäckstrand, poi proseguiamo per Rammsjöstrand. Dopo un po’ di soste nella campagna e sulla strada per fare fotografie e guardare un cielo incredibile - con un nuvolone che ci fa pensare che da quale parte stia piovendo e presto la pioggia ci raggiungerà - arriviamo a Torekov, dove ci fermiamo per una passeggiata per le viuzze e sul porto: molto affascinante. Poi proseguiamo verso Kattvik e da qui verso Båstad, dove facciamo una lunga passeggiata alla ricerca di un negozio che alla fine non ci sarà utile e torniamo indietro attraverso il parco sul mare fino al Kallbadhus dell'hotel Skansen, il casotto con la sauna sul mare che è una specie di simbolo della città (e dove c’è un gran viavai di persone in accappatoio), insieme al campo da tennis collocato in pieno centro per il famoso torneo del circuito ATP.

Tramonto a Torekov
Verso l’ora del tramonto, sempre per ammirare questo cielo quasi atlantico che ci ha accompagnate per tutta la giornata, decidiamo di andare verso il mare e alla fine torniamo a Torekov, dove guardiamo il sole tramontare sull'isola di Hallands Väderö che sta proprio di fronte.

Il giorno successivo è dedicato alla penisola di Kulla. La sosta a Höganäs si può anche evitare a meno che non vogliate andare a fare un giro all'outlet delle ceramiche nella zona industriale della città (cosa che noi faremo successivamente); sulla strada per Kullaberg ci fermiamo prima al castello di Krapperup - che però vediamo solo dall'esterno - e poi a Mölle, dove facciamo una passeggiata sul porto.

Faro di Kullaberg
La nostra destinazione per oggi è il faro di Kullen (che io avevo già visto dieci anni fa quando, durante un tour della Danimarca, avevamo fatto una breve puntatina svedese, ma era un’altra stagione e la percezione era completamente diversa). A questo giro il cielo è grigio e dunque la scenograficità del luogo ne è abbastanza penalizzata. Facciamo anche il breve sentiero che ci porta al piccolissimo faro proprio sulla punta della penisola. 
Sulla strada del ritorno sostiamo brevemente nei paesi di Skaret e Arild, caratteristici luoghi di villeggiatura per gli svedesi, che però – complice il tempo quasi autunnale – sembrano deserti.

Helsinborg
Nella zona di Kullaberg facciamo una sosta gourmet al bistrot Havsveranda di Randsvik, un ristorantino che si sviluppa sul fianco della collina e scende fino ad una spiaggia privata, e dove si mangia in una veranda a vetri che si affaccia direttamente sul mare. Il cibo è particolare, ma buono, un po’ caro: d’altra parte è inevitabile pagare in questo caso anche la location.

L’ultima tappa del nostro giro in Scania è Helsingborg, dove – dopo una passeggiata alla torre di quello che resta del castello e al porto –  facciamo una bella visita guidata della biblioteca (grazie a un’amica svedese), dove c’è un progetto di rinnovamento della sede e di ampliamento con la costruzione di una nuova ala che si svilupperà nel parco verso il mare. Insieme a lei andremo a prendere un aperitivo nella zona del porto e poi a mangiare in un pub. 

Castello di Kronborg
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Danimarca: Helsingør e Copenhagen

A Helsingborg ci imbarchiamo sul traghetto per Helsingør. Dopo una ventina di minuti siamo in Danimarca e andiamo al castello di Kronborg (quello dove è ambientato l’Amleto di Shakespeare e infatti non mancheremo di comprare souvenir a tema shakesperiano), che però visitiamo solo dall'esterno perché non abbiamo molto tempo. 
Imboccando la strada lungo la costa andiamo al Louisiana Museum, che avevo visto nel mio primo viaggio danese e mi era piaciuto moltissimo. Quando arriviamo capiamo subito che c’è qualcosa di strano: il parcheggio è esaurito e le macchine sono parcheggiate ovunque. Inoltre vediamo scendere da una macchina elegante una donna di mezza età con tanto di chauffeur. Parcheggiare è impossibile e decidiamo di procedere oltre. 

A Copenhagen
Capiremo solo dopo che siamo capitate in uno dei giorni del festival della letteratura e forse quella che abbiamo visto scendere dall'auto era Rachel Cusk, di cui proprio quel giorno a quell'ora era prevista l’intervista.

A Copenhagen restituiamo la macchina in aeroporto perché dall'esperienza precedente so che parcheggiare in città è molto caro e comunque i mezzi di trasporto pubblici sono efficientissimi. Il nostro b&b è a 5 minuti a piedi dalla fermata della metro di Amagerbro, zona a 15 minuti di metro dal centro e a 15 minuti di metro dall'aeroporto. Strategico, oltre che davvero molto carino. In questo quartiere, oltre a passeggiare e perdervi nelle strade, consigliamo due ottimi posti dove mangiare: Th. Sørensen Dinér Transportable, un posticino specializzato in smørrebrød dove andremo a mangiare per ben due volte, e la Meyers Bageri, un panificio/caffetteria un po’ hipster, ma con prodotti e caffè davvero molto buoni.

La Water Culture House in costruzione sulla paper island
Per girare dentro Copenhagen facciamo un biglietto 24 ore per i mezzi pubblici e con quello risolviamo tutti i nostri problemi di spostamenti. Il pomeriggio del nostro arrivo andiamo prima al centro, nella zona di Nyhavn, che però trabocca di turisti (tantissimi italiani!!) in ogni dove, al punto che non si può praticamente camminare. Per questo decidiamo di andare a esplorare la Paper Island, un’isola che sta di fronte a Nyhavn e a questa è collegata da un ponte, dove è tutto un fermento di nuove architetture residenziali, commerciali e culturali davvero sorprendenti, tra cui la Water Culture House ancora in via di realizzazione. Da qui a piedi andiamo fino a un altro edificio notevole, l’Opera House, che non so perché non avevo notato dieci anni fa, oppure non me la ricordavo. Quando siamo all'Opera House, dove c'è il ricevimento di un matrimonio, scopriamo che esiste un traghettino che possiamo prendere con il nostro biglietto giornaliero e che fa un giro tra alcune delle isole che compongono la città, ma i nostri tentativi di prenderlo falliscono perché il traghetto ha un numero di posti limitato e noi rimaniamo a terra due volte.

Nordhavn
Per sfuggire alla pazza folla, il pomeriggio/sera decidiamo di trascorrerlo a Nordhavn, un quartiere in grande sviluppo. Effettivamente quando arriviamo vediamo un sacco di belle architetture contemporanee, localini molto radical chic e sul mare è stata creata una struttura in legno a gradoni e una casupola che si affaccia su un’area del canale che è stata delimitata ed è diventata una piscina pubblica. Sul pontile in legno è pieno di gente che chiacchiera, mangia e fa il bagno, anche perché nel frattempo è uscito il sole. Proseguiamo poi il giro fino all'estremità nord del quartiere, continuando ad ammirare edifici residenziali da lasciare a bocca aperta, e infine al capolinea riusciamo finalmente a prendere il traghetto che, nell'ora tra il tramonto e il crepuscolo, ci fa attraversare i canali della città fino alla fermata Black Diamond, dove c’è la biblioteca nazionale, e dove scendiamo per prendere la metro e tornare a casa.

La metro verso Ørestad
L’ultima mattina prima di ripartire – dopo aver portato le valigie a un deposito bagagli nella zona del nostro b&b – esploriamo un altro quartiere periferico in grande fermento, Ørestad, dove scendiamo a tutte le fermate della metro per vedere i vari edifici di architettura contemporanea realizzati negli ultimi anni tra cui 8-house, Vm-mountain e la DR Concert hall. Siamo praticamente alla periferia sud della città eppure queste zone risultano non solo belle, ma anche vivibili e piene di servizi, tra cui la possibilità di essere in centro in massimo 15 minuti.

Tornando in centro con la metro, ci fermiamo per un ultimo giro nella zona di Nørreport, dove ci affacciamo al mercato di Torvehallerne che, rispetto a come lo ricordavo, si è turisticizzato tantissimo e ha perso moltissimo del fascino che ricordavo.

Ancora Ørestad
Di Copenhagen trovo sorprendente la capacità di trasformarsi con una rapidità incredibile, il fatto di essere sempre avanti su moltissimi fronti, la presenza di tantissimi giovani, la raffinatezza delle scelte, l’efficienza delle soluzioni. Però i danesi – c’è poco da fare – non mi sono simpatici: tutti mediamente in forma, in abbigliamento tecnico, con figli bellissimi al seguito e quasi sempre in bicicletta o di corsa! So che è una generalizzazione, ma non ci posso fare niente.

In questo senso devo dire che la Scania è molto più rilassante e accogliente: noi ci siamo sentite davvero a nostro agio. 
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Note finali - in ordine sparso - sul viaggio
Tramonto a Copenhagen
- A parte a Copenhagen (e in misura enormemente inferiore a Malmö) italiani ne abbiamo incontrati pochissimi.
- Mai vista così tanta gente in accappatoio per strada come in Svezia.
- I contanti qui non servono praticamente a nulla, anzi molti negozi non li accettano proprio.
- Dopo le sigarette vere e quelle elettroniche, mi aspetto che anche da noi arrivi la nicotina da bocca, in Svezia diffusissima.
- Di alci – nonostante i numerosi cartelli per strada che invitavano a prestare attenzione – non ne abbiamo incontrato nemmeno uno, e un po’ mi dispiace, ma forse non era stagione.
La campagna della Scania
- Se il cambiamento climatico continua a questo ritmo, tra qualche anno toccherà venire l’estate al mare in Svezia (dove comunque le spiagge sono bellissime e per il momento molto libere!). 
- Amici svedesi, che caspita di asfalto usate per le strade cosicché appena piove andarci in macchina diventa un incubo e sorpassare i camion è quasi impossibile perché si viene investiti da un pericolosissimo getto d’acqua?

Infine: grazie Scania, perché ci hai salvato dalla depressione di un viaggio saltato, e ci hai comunque regalato un viaggio bellissimo, fresco e caloroso al tempo stesso.
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Per una selezione più ampia di foto del viaggio in Scania si veda qui sul mio profilo Behance.

martedì 8 ottobre 2024

Un piano B di tutto rispetto: la Scania, con sosta a Copenhagen (Prima parte)

La spiaggia di Skanör
Doveva essere l'anno del Giappone, viaggio sognato e programmato da lungo tempo, ma il pomeriggio prima della partenza per l'agognato viaggio arriva l'allerta megaterremoto emanato dalle autorità giapponesi, dopo che qualche giorno prima c'era stato un terremoto di magnitudo 7.1 nel Kyushu, una delle destinazioni previste del nostro viaggio. A me viene il panico e dopo una notte insonne, un'ora prima della partenza del trenino per Fiumicino faccio saltare tutto. Seguono tre giorni catatonici, durante i quali dobbiamo metabolizzare una scelta difficile e forse sbagliata. (Alla fine ci diremo che abbiamo fatto la scelta giusta, e non per il terremoto, ma perché, a causa dei due tifoni, Ampil e Shanshan, avremmo dovuto cambiare itinerari almeno un paio di volte e forse saremmo rimaste bloccate qualche giorno). Comunque, una volta risorte dallo scoramento, cominciamo a cercare una meta alternativa per un viaggio più breve e più vicino, e a questo punto anche più fresco. Bingo, andremo nella Svezia meridionale, nella contea della Scania (Skåne), arrivando e partendo da Copenhagen che è collegata alla Scania grazie al ponte di Øresund, magnifico visto dall'alto dell'aereo prima di atterrare, con la magia che a un certo punto verso Copenhagen si inabissa in mare.

Nel centro di Malmö
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Aspetti organizzativi e pratici

Organizzare una vacanza in Scania è quanto di più facile si possa fare, tanto che noi lo abbiamo fatto in poche ore e a due giorni dalla partenza. Abbiamo scelto di volare su Copenhagen perché in quel momento il volo era più economico che per Stoccolma e anche per la maggiore vicinanza alla Scania. All'aeroporto di Copenhagen abbiamo preso a noleggio un'auto (e abbiamo trovato un'ottima offerta) e da lì in poi ci siamo sempre mosse in macchina con grande semplicità. Guidare in Svezia è super rilassante, state solo attenti ai limiti di velocità e agli autovelox (ce ne sono tantissimi!). All'arrivo - come già detto, siamo andate da Copenhagen alla nostra prima destinazione passando per il ponte, al ritorno abbiamo invece deciso di prendere il traghetto – imbarcando la macchina - a Helsingborg, in modo da andare a vedere il castello di Amleto sulla costa danese.

La spiaggia di Malmö
Per quanto riguarda l'itinerario, visto che si tratta di un territorio non particolarmente esteso, abbiamo deciso di non fare programmi dettagliati né troppo serrati, ma semplicemente abbiamo scelto tre posti dove alloggiare in tre punti diversi della regione, da usare come base per esplorare l'area circostante.  Abbiamo prenotato gli alloggi tramite Airbnb. Nella scelta dei posti da visitare ci ha aiutati molto il sito Visit Skåne che è molto ben fatto.

Nelle prime tre notti eravamo in una specie di bungalow/cottage nella zona di Falsterbo, nelle seconde tre notti in un altro bel bungalow (più grande) in una specie di villaggio di case di legno (penso per gran parte seconde case) in una pineta a ridosso della spiaggia a sud di Åhus (vicino Yngsjö), nelle ultime tre notti infine in un vero e proprio appartamento (confinante con quello dei proprietari) nella campagna vicino a Grevie, nella penisola di Bjäre. Poi l'ultima notte l'abbiamo prenotata a Copenhagen per darci la possibilità anche di una piccola visita della città, e abbiamo scelto un b&b nell'isola di Amager, vicino la fermata della metropolitana AmagerBro, a metà strada tra l’aeroporto e il centro della città, zona che non conoscevamo e che invece ci ha conquistate.

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Riserva naturale di Falsterbo e faro
Il sud-ovest: Falsterbo, 
Skanör e il tour vichingo

La penisola dove si trovano Falsterbo e Skanör è la prima area che esploriamo ed è una lingua di terra che si protende sullo stretto di Øresund, nel mar Baltico. Luogo di vacanze e di spiagge molto belle: e io faccio subito il bagno nell'acqua gelida calandomi dal pontile in legno, insieme alle ragazzine svedesi dall'aspetto vichingo. In particolare, la zona della spiaggia di Skanör, oltre a offrire bei posticini dove mangiare e ovviamente una sauna sul mare e un pontile vicino da cui tuffarsi (com'è tipico di molti posti della Svezia), ha un mare pulitissimo e una spiaggia di sabbia bianchissima, su cui si affacciano tante casettine di legno colorate molto fotogeniche, usate come spogliatoi e punti di appoggio per i vacanzieri e i bagnanti, e alle sue spalle ha un’area umida molto bella, dove è possibile osservare la tipica fauna di questi ambienti.

Skanör
A Skanör andiamo anche due volte a mangiare, la prima da Lindas Fingermat dove mangiamo due empanadas e delle specie di tortillas da comporre con insalata e carne, la seconda da Fiskhuset (che avevamo adocchiato già la prima volta), dove prendiamo un piatto di di salmone con patate e un piatto con pane nero e un milione di gamberetti conditi con salse (una specie di smørrebrød gigante).

Sull'estremità della penisola, lì dove inizia una bellissima riserva naturale, è possibile fare una visita al faro (salendo su di esso per ammirare il panorama) e una passeggiata attraverso i sentieri che costeggiano la laguna e il mare fino al punto di osservazione, dove molte persone vanno a fare birdwatching (mentre dall'altra parte si estende un grande campo da golf, sport in Svezia molto diffuso).

Al Foteviken Museum
Nella zona di Falsterbo da vedere anche il Foto Art Museum, una struttura moderna in legno e vetro immersa nella pineta e a due passi dalla spiaggia. Si tratta di una collezione privata di fotografie di moda, e oltre a una collezione permanente propone periodicamente delle mostre temporanee. Nel momento in cui ci andiamo noi ci sono le fotografie di Herb Ritts e Richard Avedon e abbiamo il privilegio di avere la proprietaria del museo come guida nella prima parte del percorso.

Sempre in quest'area della Scania è possibile anche fare tour a tema vichingo: noi siamo andate al Fotevikens museum, un villaggio vichingo ricostruito dove non so se vi consigliamo la visita guidata (il signore vestito da vichingo è troppo verboso) ma sicuramente vale la pena indossare i vestiti vichinghi all'ingresso e farsi le foto nell'angolo apposito! Il tour vichingo prosegue poi verso Trelleborg dove c'è la ricostruzione di una parte della fortezza vichinga.

Malmö
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Le due città più grandi: Malmö e Lund

Andando verso nord da Falsterbo, sicuramente merita dedicare una giornata intera alla città più grande della Scania, Malmö. Parcheggiate non proprio in centro perché altrimenti il parcheggio per l’intera giornata vi costerà un botto.

Il nostro giro della città comincia con una passeggiata attraverso lo Slottsparken fino ad arrivare alla City library, che si compone dell’edificio storico e di un ampliamento contemporaneo a vetri, molto grande e luminoso, occupato da una sala di lettura a tutta altezza intorno alla quale si sviluppano ballatoi che permettono di consultare le collezioni a scaffale aperto e di gettare lo sguardo sia fuori sia sulla sala di lettura sottostante.

Nella biblioteca di Malmö
Dopo la visita alla biblioteca, andiamo nel centro storico che si sviluppa intorno a tre piazze principali, Lilla Torg, Gustav Adolfs Torg e la Stortorget (la più grande). Su queste piazze e nelle strade circostanti si affacciano alcune case medievali a graticcio molto caratteristiche. Niente di strabiliante ma un centro molto gradevole e accogliente.

Nella zona centrale vale la pena fare una sosta al
Lilla Kafferosteriet
, una caffetteria di specialty coffee (cosa che in Svezia è la normalità), dove mangiamo un bun al cardamomo eccezionale, e fare un giro di shopping al Formargruppen, che vende prodotti di design svedese realizzati da artisti locali (non economico, ma molto molto bello).

Malmö
Merita una visita anche la Sankt Petri kyrka (che all'ingresso ha in bella mostra le bandiere LGBTIQ+). Con grandi aspettative ci dirigiamo attraverso la Östergatan al Moderna Museet, che dalla descrizione ci aspettiamo come una specie di Centrale Montemartini svedese. Ma ne usciremo piuttosto deluse, sia dal punto di vista architettonico che per le opere in mostra.

Poi con l’autobus andiamo al Turning Torso, il grattacielo di Calatrava costruito nel quartiere che si sviluppa sul mare che è ormai diventato molto caratteristico dello skyline di Malmö. In generale, il quartiere nel quale si trova il grattacielo merita una passeggiata tra gli edifici di architettura contemporanea, alcuni dei quali molto affascinanti. Ci fermiamo a un certo punto su un pontile a gradoni sul mare per riposarci prima di arrivare alla spiaggia e durante il tempo che stiamo qua, mentre il cielo è ancora grigio dopo la pioggia e non fanno più di 19°, arrivano uno dopo l’altro un sacco di svedesi (molti dei quali in accappatoio) per quello che scopriremo chiamarsi “dopp”, in pratica un breve bagno, dopo il quale si rivestono e tornano a casa, mentre noi li osserviamo con le nostre maglie, pantaloni lunghi e giacche a vento e antipioggia.

Lilla Kafferosteriet di Malmö
Dopo questa esperienza per noi surreale raggiungiamo la spiaggia e da qui arriviamo al pontile che porta alla Ribersborgs Kallbadhus, il casone verdino sul mare dove è possibile fare la sauna e mangiare, ma che con questo cielo grigio fa un po’ effetto Alcatraz.

Tornando verso il centro scendiamo alla fermata Triangeln (dove c’è un grande centro commerciale) e da qui ci dirigiamo verso Davidhalltorg, una piazza bella e piena di vita e di locali, vicino la quale si trova il posto dove mangeremo, ossia Riket, osteria trendy nella quale veniamo accolti da un cameriere pugliese-marchigiano. La cucina è una rivisitazione fusion dei sapori svedesi: noi mangiamo patate novelle con aneto e panna acida, tartare con chimichurri e insalata, spiedino di pancetta con corn flakes e cavolo, e infine cetriolo grigliato con funghi e nocciole. Il tutto accompagnato da un ottimo rosso portoghese. Tutto buono e conto assolutamente onesto.

Lund
Andando a riprendere la macchina per tornare al b&b la città è piena di gente perché è l’ultimo giorno di un festival di musica; peccato che dopo qualche minuto (noi siamo già in macchina) viene giù una gran pioggia, a cui però gli svedesi sono molto più abituati di noi. Rientrando a Falsterbo ci sembra di vedere dei riflessi rosa nel cielo che ci illudiamo siano una specie di aurora boreale, ma forse è solo il vino! 

Ancora più a nord, ma verso l’interno, merita certamente una visita la cittadina di Lund, dall'anima fortemente universitaria. Tutto qui ruota intorno agli edifici universitari medievali (tra le più antiche università della Svezia) che si sviluppano accanto alla famosa cattedrale. In realtà non riusciamo a vedere granché se non dall'esterno, perché arriviamo in città verso le 17 e a quell'ora in Svezia chiude praticamente tutto. L’unica cosa che possiamo apprezzare pienamente di Lund è la caffetteria Love coffee sulla Klostergatan. Per il resto riusciamo a fare solo una passeggiata tra le belle strade della città che però, forse anche per il periodo e il giorno della settimana (sabato pomeriggio), ci appare un po’ sonnacchiosa.

Ales stenar
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La costa meridionale: Ystad e le Ales stenar

Chiunque sia appassionato di gialli svedesi non può non conoscere almeno di nome Ystad, la città dove vive e lavora il commissario Kurt Wallander, il personaggio creato dalla penna di Henning Mankell. Che siate o meno lettori di Mankell, una visita alla cittadina di Ystad vale la pena. Noi ci trascorriamo un’oretta passeggiando un po’ a caso tra le strade del centro medievale su cui si affacciano sequenze di case colorate e a graticcio, davanti alle quali crescono piante e fiori colorate e alle cui grandi finestre si affacciano oggetti di vario design con cui gli svedesi amano ornare i davanzali. È domenica e in questa cittadina – pur essendoci un minimo di movimento turistico – è tutto chiuso, e prevalentemente si incontrano abitanti che fanno sport oppure la loro passeggiatina domenicale.

Ystad
Proseguendo lungo la costa merita una visita il sito di Ales Stenar (le pietre di Ale), un monumento megalitico funerario risalente probabilmente al 500 d.C. dove è sepolto il capo dei vichinghi Åle, i cui 59 massi sono disposti in modo da formare il profilo di una barca. La macchina va lasciata in un parcheggio che dista circa venti minuti a piedi dal sito, ma è una passeggiata molto bella attraverso un villaggio e dei campi, poi fino a un promontorio su cui sorge il monumento e da cui si domina il mare circostante. Il posto è più pieno di turisti di quanto abbiamo visto fino a questo momento in Scania, ma numeri assolutamente gestibili e accettabili. Quando arriviamo al monumento, oltre ai bambini che giocano intorno e sulle pietre, siamo attirate da un hipster scalzo e con gli occhi chiusi che sta fermo nel punto segnato come centrale del monumento, forse ad assorbire le vibrazioni celesti!

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Leggi qui la seconda parte del racconto.

Per una selezione più ampia di foto del viaggio in Scania si veda qui sul mio profilo Behance.

giovedì 27 dicembre 2018

Copenhagen / Michael Frayn. Teatro Argentina, 16 dicembre 2018

Per il secondo anno consecutivo il Teatro Argentina porta in scena Copenhagen, l'opera teatrale di Michael Frayn (lo stesso autore della celebre commedia Rumori fuori scena), dedicata all'incontro che avvenne nel 1941 tra i due fisici Niels Bohr, danese di origine ebrea, e Werner Heisenberg, tedesco, nella capitale danese occupata dai nazisti.

Se dell'incontro si è storicamente certi, non se ne conosce invece la motivazione e il contenuto. Il testo di Frayn ruota appunto intorno a questa domanda: perché Heisenberg raggiunse Bohr a Copenhagen e per dirgli cosa?

In scena, all'interno di un allestimento nero con pareti che sembrano - e sono - lavagne per scrivere, completamente ricoperte di formule matematiche, ci sono tre personaggi: Bohr (Umberto Orsini), Heisenberg (Massimo Popolizio) e Margrethe, la moglie di Bohr (Giuliana Lojodice). I tre personaggi parlano tra di loro di quanto accaduto quando erano ancora vivi, in particolare dagli anni Venti, quando Bohr e Heisenberg si incontrarono la prima volta (come insegnante e allievo) fino alla metà degli anni Quaranta e precisamente fino allo scoppio della bomba atomica in Giappone.

Il testo di Frayn si sviluppa quasi come un thriller, andando a indagare - attraverso le voci dei protagonisti - sul percorso che condusse gli studi e le ricerche sulla fisica atomica all'esito devastante che tutti conosciamo.

Mediante un dialogo dal ritmo serrato e intenso, via via scopriamo come Bohr e Heisenberg si incontrarono e - prima come maestro e allievo, poi come colleghi - costruirono un'amicizia e un sodalizio scientifico grazie al quale furono elaborati principi importanti della fisica, come quello di Indeterminazione e della Complementarietà. Lo scoppio della guerra pose fine a questo sodalizio e anche probabilmente all'amicizia, appartenendo i due ai fronti opposti e Bohr, in quanto ebreo, perseguitato sulla base delle leggi razziali.

Sul palco, dei due uomini ci vengono mostrate differenze nei caratteri e nei tratti psicologici (più esuberante Heisenberg, più pacato Bohr), ma anche la comune passione per la scienza e per la ricerca, e in fondo la comune ambizione, cose che da un lato contribuirono a rafforzare il legame tra i due, e dall'altro rappresentarono un motivo di spiccata competizione. A osservarli, facendo quasi da arbitro e da testimone, la moglie di Bohr, Margrethe, che riconduce i due uomini alla realtà lì dove i due uomini ricostruiscono il ricordo in modo soggettivo e poco rispondente al vero.

Ne viene fuori il ritratto di un'epoca e un effetto immersivo nel dibattito scientifico del tempo, reso accessibile anche allo spettatore digiuno di fisica grazie a una scrittura molto esemplificativa e divulgativa, ma non per questo sciatta. La pièce non dà risposte alla domanda che si pone, bensì avanza ipotesi e interpretazioni, lasciando a ciascuno spettatore il compito di fare le proprie deduzioni e ragionamenti, nella consapevolezza condivisa che la verità non è necessariamente unica e oggettiva, ma fortemente condizionata dal punto di vista.

Interessante anche la riflessione sul complesso rapporto tra scienza e politica e sui dilemmi etici relativi al possibile utilizzo in chiave bellica e distruttiva degli esiti delle ricerche scientifiche.

Pur riconoscendo la qualità del testo e della messa in scena di Mauro Avogadro e nonostante l'alto livello attoriale (sebbene abbia trovato Popolizio un po' eccessivo ed enfatico), personalmente non sono riuscita a entrare in sintonia con lo spettacolo: nel primo atto ho fatto persino fatica a seguire, qualche curiosità in più me l'ha suscitata il secondo atto, ma nell'insieme non sono riuscita a superare un senso di estraneità.

Uno spettacolo che sono dunque contenta di aver visto, ma che temo non resterà scolpito nella mia memoria perché non mi ha catturato sul piano emotivo e intellettivo.

Voto: 3/5

martedì 3 giugno 2014

Denmark: Welcome to the happiest country of the world. I parte

Un cartello con la scritta che dà il titolo a questo post campeggia sulle porte girevoli all’ingresso dell'aeroporto di Copenhagen. In realtà si tratta della pubblicità della Coca Cola, ma non è affatto un caso che la multinazionale abbia deciso di pubblicizzare così il suo prodotto proprio in questo paese, che ha fatto del benessere di vita e della felicità personale delle vere e proprie bandiere.

Poi, come dice il mio amico olandese M., "è bugia". E del resto basta guardare ciò che la Danimarca produce a livello cinematografico e musicale (mi vengono in mente Lars Von Trier e Thomas Vinterberg per il cinema, e Agnes Obel per la musica) per capire che la facciata di popolo felice e che si gode la vita non può non nascondere sotto la superficie malinconie e frustrazioni, come del resto è normale che sia. Anche gli ultimi risultati alle elezioni europee qualche segnale distonico lo danno.

Però devo dire che in questi quasi 12 giorni di su e giù per la Danimarca (e per la Scania) la sensazione che i danesi tengano al ben vivere complessivamente più di altri popoli che abbiamo conosciuto è stata molto forte. C. non ha resistito e ha etichettato i danesi come "fastidiosamente atletici e in forma, fastidiosamente alti e biondi, fastidiosamente carini e accoglienti, fastidiosamente ricchi", tanto che dopo qualche giorno non facevamo altro che cercare in giro segnali del fatto che non fossero felici tanto quanto ci stavano facendo credere. Purtroppo non ne abbiamo trovati moltissimi, fors'anche perché le condizioni atmosferiche ci hanno graziato e ci hanno regalato praticamente 9 giorni di sole.

Va anche detto che si tratta di un paese che ha una popolazione di circa 5.500.000 di abitanti, di cui quasi un milione vivono tra Copenhagen e Arhus, cosicché si può immaginare qual è la densità di popolazione del resto del territorio. Per noi è stata una boccata di libertà e una possibilità di fruire lo spazio di grandissimo godimento.

Fatta questa premessa, potrei stare qui per post e post a raccontarvi del nostro viaggio. Ho fatto circa 1.400 foto e questo ve la dice lunga su quante cose avrei da dirvi, ma cercherò di essere il più breve possibile (per una come me che ha sempre fatto i temi troppo lunghi!).

Abbiamo volato su Copenhagen, che ci ha accolto con cielo grigio e pioggia, però abbiamo subito apprezzato il nostro b&b a Cristianhavn, una mansardina con ogni confort gestita da un donnone di nome Susanna Lund. La prima sera abbiamo cenato con un ottimo hamburger al quartiere latino in un posto stretto e lungo, organizzato all’interno come un vero e proprio vagone di tram, lo Sporvejen.

I trasporti pubblici sono carissimi, per quanto efficienti, ma ci accorgiamo presto che sostanzialmente non è necessario prenderli, perché si può andare praticamente ovunque a piedi. Scopriamo anche in fretta che l’automobile sarebbe stato meglio prenderla dopo i due giorni a Copenhagen, visto che il parcheggio costa praticamente quanto il noleggio!!

Copenhagen è una città senza grandi sorprese né attrattive, ma forse proprio per questo molto piacevole e rilassante. Vi segnalo un posto che ci è piaciuto moltissimo: Torvehallerne, mercato coperto in Israel Plads dove potrete mangiare qualunque cosa in una bella atmosfera. Qui mangiamo il nostro primo smørrebrød, la fetta di pane su cui i danesi mettono di tutto costruendo qualcosa che più estetico e di design di così non si può.

Trascino C. a visitare due biblioteche: innanzitutto la Kongelige Bibliotek, il cosiddetto diamante nero, e poi in una periferia a nord della città la nuova biblioteca del quartiere di Bispebjerg, dove Mikkel, un giovane bibliotecario simpatico e competente ci spiega tutto non solo della struttura, ma anche di quest’area della città.

Segnalo per una pausa Bang & Jensen su Istedgade (nel quartiere di Vesterbro), dove beviamo un’ottima birra e mangiamo un abbondante hummus.

Immancabili poi le passeggiate al Quartiere Latino e la visita all’enclave di Christiania, la città libera all’interno di Christianhavn che ha una storia davvero incredibile e resta un posto abbastanza assurdo.

Il giorno dopo attraversiamo in orizzontale tutta la Danimarca, per arrivare sulla costa ovest, nello Jutland. Dopo una sosta a Kolding per una rapida visita al castello e un’occhiata al lago, eccoci a Ribe, la nostra meta, quella che le guide dicono essere la città più antica della Danimarca (alcuni insediamenti risalvono all'VIII secolo, ma lo sviluppo maggiore è stato intorno al 1500!). Effettivamente il centro del paese è suggestivo, per non parlare del tramonto sul canale che lo attraversa. Consigliatissimo il Danhostel di Ribe, talmente tanto che decideremo per entrambe le sere di cucinare noi e di mangiare qui!

Ribe si affaccia sul mare di Wadden, una riserva naturale caratterizzata da ampi fenomeni di maree, e abbiamo in animo di fare una gitarella in una delle isole che qui si trovano; così andiamo a Esbjerg in macchina e da lì prendiamo il traghettino per Fanø. Con le biciclette a noleggio la attraversiamo tutta, da Nordby (dove arriva il traghetto) a Søderho, la punta più a sud. Che dire di Fanø? Dune bellissime che improvvisamente si aprono su spiagge grandissime, dove si può camminare per ore senza mai arrivare dove veramente si possono mettere i piedi nell’acqua. Foreste e paesini che sembrano quasi fantasma. A Søderho merita una sosta il Søderho Kro, una taverna con un giardino nel verde a pochi passi dal mare, dove desidereremmo rimanere per il resto della vacanza.

La nostra tappa successiva è Arhus, però prima di arrivare nella seconda città della Danimarca ci fermiamo a Himmelbjerg, che significa “montagna del cielo”, ma è una collina di 147 m da cui però si gode una vista stupenda sulla regione dei laghi a sud di Silkeborg. Facciamo una passeggiata nei boschi e un picnic sull’erba per la gioia di C. che ama l’outdoor!

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