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martedì 15 ottobre 2024

Un piano B di tutto rispetto: la Scania, con sosta a Copenhagen (Seconda parte)

Riserva presso il lago di Ivö 
Leggi qui la prima parte del racconto di viaggio.

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La zona orientale: Kivik, riserva di Haväng, Yngsjö, Åhus, lago di Ivö e Kristianstad 

Il nostro primo approccio con la parte orientale della Scania è una festa svedese a Furuboda, in un casotto sulla spiaggia. Si festeggia la bimba di un'amica svedese, che vive in Italia, e per un’incredibile coincidenza noi siamo a dormire a pochi chilometri da lì (tra Åhus e Yngsjö) proprio nel giorno in cui è previsto il festeggiamento. Lo scopriamo quando siamo già in Scania e l’esperienza è davvero molto bella, con tanto di momento 'fika'(la pausa caffè e dolci che è una vera e propria istituzione per gli svedesi) e di momento “dopp” (calata nelle gelide acque del Baltico) che solo io e uno svedesone ci attentiamo a fare. 

Nella pineta a sud di Åhus
Durante la permanenza nella zona di Yngsjö, facciamo diverse escursioni.

La prima verso il lago di Ivö, a nord di Kristianstad, che al suo interno ha un'isola che si raggiunge con un battellino che trasporta auto e persone. Nell'isoletta all'interno del lago c’è una riserva e una bella chiesetta, la più antica in pietra della Scania. Sulla terraferma, poco lontano dal lago, merita una visita il castello di Bäckaskog: se fate una passeggiata nel parco potrete arrivare a una propaggine dove dondolare su un'altalena che guarda verso l’acqua.

Nel paesino di Kivik
A Kristianstad ci fermiamo per un pranzo da Smäca, nella piazza centrale, e per una breve passeggiata, ma niente attira particolarmente la nostra attenzione.

Molti ci hanno consigliato una gita a Kivik, il paese delle mele. I dintorni sono effettivamente molto belli, e le campagne sono piene di meleti e bellissime case; il paese in sé non ci ha fatto una grande impressione; infatti ci limitiamo a una puntatina al porto e dopo ci dirigiamo verso la riserva di Haväng.

Nella riserva di Haväng
Fallito il tentativo di arrivare al faro della riserva di Stenshuvud – capiamo solo dopo che non esiste un sentiero per arrivarci – facciamo invece una lunga passeggiata sulla spiaggia di Haväng, fino al capanno di pesca dismesso e poi, tornando indietro, risaliamo al promontorio dove c’è un piccolo dolmen. La spiaggia è piena di ragazzoni con i costumi neri che ipotizziamo essere militari della vicina base.

Una giornata intera la dedichiamo a una gita in bicicletta a Åhus. Nel cottage nella pineta dove siamo a dormire (e dove una mattina facciamo scattare l’allarme del rilevatore antifumo facendo bruciare le brioche nel tostapane!) sono a disposizione degli ospiti due biciclette e così imbocchiamo la bella pista ciclabile che, attraverso la pineta e in circa un’oretta, ci porta nella cittadina di Åhus, dominata dalla grande fabbrica di Absolute vodka. 
Il gelato da Otto & GlassFabriken
Il centro storico è molto carino, e nella piazza ci fermiamo a comprare un gelato di Otto & GlassFabriken, come tutti ci hanno consigliato. Il chioschetto emana un gran profumo di cialda e c’è un gran viavai di gente. La cialda è effettivamente ottima, il gelato insomma, e le dimensioni sono abominevoli. S. non riuscirà a finirlo, io arriverò a fatica in fondo ma solo perché non voglio privarmi della cialda. Insomma, i gelati non sono proprio la specialità degli svedesi!

Sempre in bici ci allunghiamo fino alla spiaggia a nord del paese, Täppet, con una bella pineta alle spalle, le casette colorate e un grande pontile, cosa a cui ormai la Svezia ci ha abituate.

Spiaggia di Täppet
Åhus sarà anche il primo posto dove entriamo in un Systembolaget, praticamente un supermercato di soli alcolici, monopolio di stato in Svezia (nei supermercati normali si trovano solo alcolici sotto i 3,5°).

Al cottage dove dormiamo faremo il nostro ormai classico esperimento vacanziero di accendere un barbecue, e come al solito finirà con innervosimenti generali, gran dispendio di energia e tanta fatica per cuocere due filetti e due fette di halloumi (buoni eh!).

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Verso la penisola di Bjäre
Il nord-ovest: Båstad, penisola di Bjäre, Kullaberg ed Helsingborg


La nostra ultima sistemazione prima della breve sosta a Copenhagen è in una bella casetta – con tanto di giardino d’inverno – nella campagna vicino Grieve, al centro della penisola di Bjäre. Il nostro appartamento è parte di una ex fattoria dove vivono anche i proprietari che si sono trasferiti qui da un’altra zona della Svezia più a nord. Lei, Linda, ha adibito la vecchia stalla ad atelier dove vende i quadri che realizza, ma anche numerosi prodotti di design svedese, tra cui degli splendidi tessili di Ekelund di cui faremo man bassa (anche perché ci sono i saldi e dunque il costo è abbordabile).

Rössjön
Prima di arrivare nella penisola di Bjäre, in una giornata piuttosto grigia e in parte piovosa, incrociamo lungo la strada due laghi, Rössjön e Västersjön, dove ci fermiamo per un po’ di foto. L’atmosfera, per quanto e forse proprio perché cupa, è davvero magica.

Quando arriviamo nel nostro appartamentino il sole ha fatto capolino tra le nubi e dunque decidiamo di cominciare l'esplorazione della penisola, che si rivelerà davvero bella, forse ancora di più di quella più a sud, dove c’è la riserva naturale di Kullaberg.

Lungo le strade della penisola di Bjäre 
Il giro di Bjäre lo iniziamo da Ängelsbäckstrand, poi proseguiamo per Rammsjöstrand. Dopo un po’ di soste nella campagna e sulla strada per fare fotografie e guardare un cielo incredibile - con un nuvolone che ci fa pensare che da quale parte stia piovendo e presto la pioggia ci raggiungerà - arriviamo a Torekov, dove ci fermiamo per una passeggiata per le viuzze e sul porto: molto affascinante. Poi proseguiamo verso Kattvik e da qui verso Båstad, dove facciamo una lunga passeggiata alla ricerca di un negozio che alla fine non ci sarà utile e torniamo indietro attraverso il parco sul mare fino al Kallbadhus dell'hotel Skansen, il casotto con la sauna sul mare che è una specie di simbolo della città (e dove c’è un gran viavai di persone in accappatoio), insieme al campo da tennis collocato in pieno centro per il famoso torneo del circuito ATP.

Tramonto a Torekov
Verso l’ora del tramonto, sempre per ammirare questo cielo quasi atlantico che ci ha accompagnate per tutta la giornata, decidiamo di andare verso il mare e alla fine torniamo a Torekov, dove guardiamo il sole tramontare sull'isola di Hallands Väderö che sta proprio di fronte.

Il giorno successivo è dedicato alla penisola di Kulla. La sosta a Höganäs si può anche evitare a meno che non vogliate andare a fare un giro all'outlet delle ceramiche nella zona industriale della città (cosa che noi faremo successivamente); sulla strada per Kullaberg ci fermiamo prima al castello di Krapperup - che però vediamo solo dall'esterno - e poi a Mölle, dove facciamo una passeggiata sul porto.

Faro di Kullaberg
La nostra destinazione per oggi è il faro di Kullen (che io avevo già visto dieci anni fa quando, durante un tour della Danimarca, avevamo fatto una breve puntatina svedese, ma era un’altra stagione e la percezione era completamente diversa). A questo giro il cielo è grigio e dunque la scenograficità del luogo ne è abbastanza penalizzata. Facciamo anche il breve sentiero che ci porta al piccolissimo faro proprio sulla punta della penisola. 
Sulla strada del ritorno sostiamo brevemente nei paesi di Skaret e Arild, caratteristici luoghi di villeggiatura per gli svedesi, che però – complice il tempo quasi autunnale – sembrano deserti.

Helsinborg
Nella zona di Kullaberg facciamo una sosta gourmet al bistrot Havsveranda di Randsvik, un ristorantino che si sviluppa sul fianco della collina e scende fino ad una spiaggia privata, e dove si mangia in una veranda a vetri che si affaccia direttamente sul mare. Il cibo è particolare, ma buono, un po’ caro: d’altra parte è inevitabile pagare in questo caso anche la location.

L’ultima tappa del nostro giro in Scania è Helsingborg, dove – dopo una passeggiata alla torre di quello che resta del castello e al porto –  facciamo una bella visita guidata della biblioteca (grazie a un’amica svedese), dove c’è un progetto di rinnovamento della sede e di ampliamento con la costruzione di una nuova ala che si svilupperà nel parco verso il mare. Insieme a lei andremo a prendere un aperitivo nella zona del porto e poi a mangiare in un pub. 

Castello di Kronborg
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Danimarca: Helsingør e Copenhagen

A Helsingborg ci imbarchiamo sul traghetto per Helsingør. Dopo una ventina di minuti siamo in Danimarca e andiamo al castello di Kronborg (quello dove è ambientato l’Amleto di Shakespeare e infatti non mancheremo di comprare souvenir a tema shakesperiano), che però visitiamo solo dall'esterno perché non abbiamo molto tempo. 
Imboccando la strada lungo la costa andiamo al Louisiana Museum, che avevo visto nel mio primo viaggio danese e mi era piaciuto moltissimo. Quando arriviamo capiamo subito che c’è qualcosa di strano: il parcheggio è esaurito e le macchine sono parcheggiate ovunque. Inoltre vediamo scendere da una macchina elegante una donna di mezza età con tanto di chauffeur. Parcheggiare è impossibile e decidiamo di procedere oltre. 

A Copenhagen
Capiremo solo dopo che siamo capitate in uno dei giorni del festival della letteratura e forse quella che abbiamo visto scendere dall'auto era Rachel Cusk, di cui proprio quel giorno a quell'ora era prevista l’intervista.

A Copenhagen restituiamo la macchina in aeroporto perché dall'esperienza precedente so che parcheggiare in città è molto caro e comunque i mezzi di trasporto pubblici sono efficientissimi. Il nostro b&b è a 5 minuti a piedi dalla fermata della metro di Amagerbro, zona a 15 minuti di metro dal centro e a 15 minuti di metro dall'aeroporto. Strategico, oltre che davvero molto carino. In questo quartiere, oltre a passeggiare e perdervi nelle strade, consigliamo due ottimi posti dove mangiare: Th. Sørensen Dinér Transportable, un posticino specializzato in smørrebrød dove andremo a mangiare per ben due volte, e la Meyers Bageri, un panificio/caffetteria un po’ hipster, ma con prodotti e caffè davvero molto buoni.

La Water Culture House in costruzione sulla paper island
Per girare dentro Copenhagen facciamo un biglietto 24 ore per i mezzi pubblici e con quello risolviamo tutti i nostri problemi di spostamenti. Il pomeriggio del nostro arrivo andiamo prima al centro, nella zona di Nyhavn, che però trabocca di turisti (tantissimi italiani!!) in ogni dove, al punto che non si può praticamente camminare. Per questo decidiamo di andare a esplorare la Paper Island, un’isola che sta di fronte a Nyhavn e a questa è collegata da un ponte, dove è tutto un fermento di nuove architetture residenziali, commerciali e culturali davvero sorprendenti, tra cui la Water Culture House ancora in via di realizzazione. Da qui a piedi andiamo fino a un altro edificio notevole, l’Opera House, che non so perché non avevo notato dieci anni fa, oppure non me la ricordavo. Quando siamo all'Opera House, dove c'è il ricevimento di un matrimonio, scopriamo che esiste un traghettino che possiamo prendere con il nostro biglietto giornaliero e che fa un giro tra alcune delle isole che compongono la città, ma i nostri tentativi di prenderlo falliscono perché il traghetto ha un numero di posti limitato e noi rimaniamo a terra due volte.

Nordhavn
Per sfuggire alla pazza folla, il pomeriggio/sera decidiamo di trascorrerlo a Nordhavn, un quartiere in grande sviluppo. Effettivamente quando arriviamo vediamo un sacco di belle architetture contemporanee, localini molto radical chic e sul mare è stata creata una struttura in legno a gradoni e una casupola che si affaccia su un’area del canale che è stata delimitata ed è diventata una piscina pubblica. Sul pontile in legno è pieno di gente che chiacchiera, mangia e fa il bagno, anche perché nel frattempo è uscito il sole. Proseguiamo poi il giro fino all'estremità nord del quartiere, continuando ad ammirare edifici residenziali da lasciare a bocca aperta, e infine al capolinea riusciamo finalmente a prendere il traghetto che, nell'ora tra il tramonto e il crepuscolo, ci fa attraversare i canali della città fino alla fermata Black Diamond, dove c’è la biblioteca nazionale, e dove scendiamo per prendere la metro e tornare a casa.

La metro verso Ørestad
L’ultima mattina prima di ripartire – dopo aver portato le valigie a un deposito bagagli nella zona del nostro b&b – esploriamo un altro quartiere periferico in grande fermento, Ørestad, dove scendiamo a tutte le fermate della metro per vedere i vari edifici di architettura contemporanea realizzati negli ultimi anni tra cui 8-house, Vm-mountain e la DR Concert hall. Siamo praticamente alla periferia sud della città eppure queste zone risultano non solo belle, ma anche vivibili e piene di servizi, tra cui la possibilità di essere in centro in massimo 15 minuti.

Tornando in centro con la metro, ci fermiamo per un ultimo giro nella zona di Nørreport, dove ci affacciamo al mercato di Torvehallerne che, rispetto a come lo ricordavo, si è turisticizzato tantissimo e ha perso moltissimo del fascino che ricordavo.

Ancora Ørestad
Di Copenhagen trovo sorprendente la capacità di trasformarsi con una rapidità incredibile, il fatto di essere sempre avanti su moltissimi fronti, la presenza di tantissimi giovani, la raffinatezza delle scelte, l’efficienza delle soluzioni. Però i danesi – c’è poco da fare – non mi sono simpatici: tutti mediamente in forma, in abbigliamento tecnico, con figli bellissimi al seguito e quasi sempre in bicicletta o di corsa! So che è una generalizzazione, ma non ci posso fare niente.

In questo senso devo dire che la Scania è molto più rilassante e accogliente: noi ci siamo sentite davvero a nostro agio. 
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Note finali - in ordine sparso - sul viaggio
Tramonto a Copenhagen
- A parte a Copenhagen (e in misura enormemente inferiore a Malmö) italiani ne abbiamo incontrati pochissimi.
- Mai vista così tanta gente in accappatoio per strada come in Svezia.
- I contanti qui non servono praticamente a nulla, anzi molti negozi non li accettano proprio.
- Dopo le sigarette vere e quelle elettroniche, mi aspetto che anche da noi arrivi la nicotina da bocca, in Svezia diffusissima.
- Di alci – nonostante i numerosi cartelli per strada che invitavano a prestare attenzione – non ne abbiamo incontrato nemmeno uno, e un po’ mi dispiace, ma forse non era stagione.
La campagna della Scania
- Se il cambiamento climatico continua a questo ritmo, tra qualche anno toccherà venire l’estate al mare in Svezia (dove comunque le spiagge sono bellissime e per il momento molto libere!). 
- Amici svedesi, che caspita di asfalto usate per le strade cosicché appena piove andarci in macchina diventa un incubo e sorpassare i camion è quasi impossibile perché si viene investiti da un pericolosissimo getto d’acqua?

Infine: grazie Scania, perché ci hai salvato dalla depressione di un viaggio saltato, e ci hai comunque regalato un viaggio bellissimo, fresco e caloroso al tempo stesso.
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Per una selezione più ampia di foto del viaggio in Scania si veda qui sul mio profilo Behance.

venerdì 6 giugno 2014

Denmark: Welcome to the happiest country of the world. II parte

Dopo le prime giornate a Copenhagen e a Ribe (raccontate qui), siamo ad Aarhus, dove il nostro primo pomeriggio è occupato dalla ricerca di un alloggio. Alla fine ci va strabene, perché troviamo una stanza (purtroppo solo per una notte) all’Havnehotellet, una specie di hotel Ikea tutto selfservice che sta a Marselisborg, il porticciolo turistico di Aarhus, quello dove va a passeggiare la “gioventù dorata” come la chiama la nostra guida. Di fatto, il posto – che effettivamente trasuda ricchezza da tutti i pori – è davvero suggestivo e sembra di non essere in una grande città. La sera facciamo la nostra prima cena davvero danese al Raadhuus Kaffeen con aringhe, salmone, spezzatino e purè di patate. Tutto buonissimo, nonché abbordabile.

Il secondo giorno ad Aarhus è dedicato alle biblioteche: eccoci alla Gellerup Library a Brabrand, un quartiere di edilizia popolare, multietnico, dove però il comune ha grandi progetti di riorganizzazione. La bibliotecaria, Lone, è un personaggio incredibile, parla per quasi due ore ininterrottamente di qualsiasi cosa con uno spirito molto critico, che finalmente ci fa capire che in Danimarca c’è anche chi trova che non tutto vada così bene. A seguire eccoci alla biblioteca centrale in Moellegard, dove Jannik, un atleticissimo bibliotecario, ci porta in giro e poi ci accompagna al cantiere dove si sta costruendo la nuova biblioteca di Aarhus, che dovrebbe aprire nel 2015 ed essere prontissima per il 2017, quando la città sarà capitale europea della cultura. Capiamo che per quella data la città, in particolare il waterfront cambierà completamente aspetto, e forse a quel punto converrà tornare a visitarla.

La seconda notte – dopo una serie di ricerche non facili (visto che l’Ufficio del turismo non è praticamente di nessuna utilità da questo punto di vista) – dormiamo all’Aarhus hostel, circa 15 km dal centro della città, posto senza ambizioni, dove però c’è un bel parco e un favoloso tavolo da biliardo dove ci cimentiamo in una pseudopartita!

La nostra meta successiva è Skagen, la punta più a nord della Danimarca. Dopo infilate di campi di colza di un giallo quasi irreale che io non riesco a smettere di fotografare, dopo una sosta al fiordo di Mariager e in un localino con giardino interno al centro di Frederikshavn, arriviamo a Skagen. Un donnone con i capelli rossi ci dà le indicazioni per arrivare a un b&b che abbiamo selezionato sulla guida, in Fredensklit. Qui ci aspetta un appartamentino delizioso su due piani, con terrazzino privato e piano alto mansardato, non lontano dalle spiagge e dalle dune di sabbia che dominano questa parte della Danimarca.

Bella la passeggiata verso la Tilsandede Kirke (la chiesa insabbiata), anche se restiamo deluse dal fatto che quella che vediamo è una chiesetta costruita su quella che è stata coperta dalla sabbia. Imperdibile (nonostante il vento e il freddo) il tramonto sulla spiaggia a Højen (la antica Skagen), dove ci concediamo anche un aperitivo con birra e patatine. Eccellenti le pause gastronomiche al porto di Skagen, dove si susseguono senza soluzione di continuità localini in cui si mangia pesce di ogni tipo (qui compreremo anche del pesce che ci cucineremo a casa per la cena).

Il giorno dopo facciamo la classica gita a Grenen, la lingua di terra dove il mare del Nord e il mar Baltico si incontrano e si scontrano, creando un gioco di onde nell’acqua davvero inaspettato. Provo a infilare i piedi nell’acqua ma è impossibile starci per più di qualche secondo senza assiderarsi!

Il nostro giro del Nord è completato dalle visite alle grandi dune: prima al Rubjerg Knude Fyr, il faro abbandonato e in parte sepolto dalla sabbia, a strapiombo sul mare (uno spettacolo incredibile!), poi al Rabjerg Mile, una duna enorme che si sposta di diversi metri ogni anno (il vento e la sabbia a perdita d’occhio rendono la sensazione non dissimile da quella che credo si provi nei deserti di sabbia!).

È tempo di andare in Svezia. Prendiamo a Frekerikshavn un traghetto (con macchina al seguito) che in tre ore e mezza ci porta a Goteborg. Da qui ci dirigiamo verso sud per un assaggio della regione svedese della Scania. Pausa consigliatissima al Tjolöholms Slott, una dimora ottocentesca resa famosa in quanto usata come location del film di Lars Von Trier Melancholia, un posto effettivamente magico.

Ci fermiamo a Varberg per la notte e stavolta – visto che il paese non offre praticamente nulla, tranne una fortezza sul mare – ci concediamo un vero albergo con tutti i crismi, il Fregatten. Le cose memorabili che accadono a Varberg sono tre: l’andirivieni di macchine americane d’epoca con cui gli svedesi si pavoneggiano per le strade, lo spettacolare tramonto sul mare visto dall’alto della fortezza, e l’incontro a colazione con Stefan Edberg e famiglia (che però non ho il coraggio di disturbare per una foto!). Scoprirò dopo che la famiglia Edberg abita non molto lontano da lì, a Vaxio.

Ricominciamo a muoverci verso sud. Facciamo una pausa caffè a Båstad, dove si svolge il più importante torneo di tennis della Svezia. Bella la passeggiata sul mare dove il vecchio casino dei pescatori sul molo è stato trasformato in un centro benessere. La nostra meta però è la riserva di Kullaberg, che un’amica svedese del mio amico E. ci ha caldamente consigliato. Un colpo di fortuna ci porta in uno dei posti più belli dove abbiamo dormito, un appartamento su due piani, con vista sulla colza, sulla riserva e sul mare, all’interno di una fattoria gestita da una coppia. La signora ci fa una grande simpatia mentre sistema uno strepitoso giardino pieno di fiori e cura le sue enormi galline francesi.

Rapida visita a Mølle, dove mangio un enorme panino con lo sgombro, e poi passeggiatona nella riserva, fino all’estrema punta dove svetta il faro di Kullens su uno scoglio che si protende nella vastità del mar Baltico. Altro tramonto, questa volta sui campi di colza, sulla riserva e sul mare.

È tempo di lasciare il nostro b&b (con la lacrimuccia) e di tornare a Copenhagen. Dopo una sosta al design outlet di Hoganas (dove C. riesce a comprare una tazza da 15 euro! Però bellissima), eccoci a Helsingborg a imbarcarci sul traghetto che ci porterà a Helsingor, in Danimarca.

Il sabato prima di partire è dedicato alla visita del Louisiana Museum of Modern Art (a nord di Copenhagen), un museo incastonato tra la collina e il mare, che si sviluppa in orizzontale con lunghi corridoi vetrati che danno sul parco e sull’acqua. Architettura e location da urlo!

L’ultima avventura è la ricerca dell’alloggio a Copenhagen per la nostra ultima notte prima di partire. Rischiamo di finire in una specie di motel gestito da un inquietante signore in carrozzina, e alla fine decidiamo di spendere i nostri residui soldi per il Park Inn Hotel in zona aeroporto. Mai scelta fu più azzeccata, fosse anche soltanto per la straordinaria colazione a buffet che ci aspetta l’indomani mattina.

Eccoci sul volo di ritorno. Roma ci accoglie con un timido sole e con il solito caos. Sarà dura tornare alla normalità.

martedì 3 giugno 2014

Denmark: Welcome to the happiest country of the world. I parte

Un cartello con la scritta che dà il titolo a questo post campeggia sulle porte girevoli all’ingresso dell'aeroporto di Copenhagen. In realtà si tratta della pubblicità della Coca Cola, ma non è affatto un caso che la multinazionale abbia deciso di pubblicizzare così il suo prodotto proprio in questo paese, che ha fatto del benessere di vita e della felicità personale delle vere e proprie bandiere.

Poi, come dice il mio amico olandese M., "è bugia". E del resto basta guardare ciò che la Danimarca produce a livello cinematografico e musicale (mi vengono in mente Lars Von Trier e Thomas Vinterberg per il cinema, e Agnes Obel per la musica) per capire che la facciata di popolo felice e che si gode la vita non può non nascondere sotto la superficie malinconie e frustrazioni, come del resto è normale che sia. Anche gli ultimi risultati alle elezioni europee qualche segnale distonico lo danno.

Però devo dire che in questi quasi 12 giorni di su e giù per la Danimarca (e per la Scania) la sensazione che i danesi tengano al ben vivere complessivamente più di altri popoli che abbiamo conosciuto è stata molto forte. C. non ha resistito e ha etichettato i danesi come "fastidiosamente atletici e in forma, fastidiosamente alti e biondi, fastidiosamente carini e accoglienti, fastidiosamente ricchi", tanto che dopo qualche giorno non facevamo altro che cercare in giro segnali del fatto che non fossero felici tanto quanto ci stavano facendo credere. Purtroppo non ne abbiamo trovati moltissimi, fors'anche perché le condizioni atmosferiche ci hanno graziato e ci hanno regalato praticamente 9 giorni di sole.

Va anche detto che si tratta di un paese che ha una popolazione di circa 5.500.000 di abitanti, di cui quasi un milione vivono tra Copenhagen e Arhus, cosicché si può immaginare qual è la densità di popolazione del resto del territorio. Per noi è stata una boccata di libertà e una possibilità di fruire lo spazio di grandissimo godimento.

Fatta questa premessa, potrei stare qui per post e post a raccontarvi del nostro viaggio. Ho fatto circa 1.400 foto e questo ve la dice lunga su quante cose avrei da dirvi, ma cercherò di essere il più breve possibile (per una come me che ha sempre fatto i temi troppo lunghi!).

Abbiamo volato su Copenhagen, che ci ha accolto con cielo grigio e pioggia, però abbiamo subito apprezzato il nostro b&b a Cristianhavn, una mansardina con ogni confort gestita da un donnone di nome Susanna Lund. La prima sera abbiamo cenato con un ottimo hamburger al quartiere latino in un posto stretto e lungo, organizzato all’interno come un vero e proprio vagone di tram, lo Sporvejen.

I trasporti pubblici sono carissimi, per quanto efficienti, ma ci accorgiamo presto che sostanzialmente non è necessario prenderli, perché si può andare praticamente ovunque a piedi. Scopriamo anche in fretta che l’automobile sarebbe stato meglio prenderla dopo i due giorni a Copenhagen, visto che il parcheggio costa praticamente quanto il noleggio!!

Copenhagen è una città senza grandi sorprese né attrattive, ma forse proprio per questo molto piacevole e rilassante. Vi segnalo un posto che ci è piaciuto moltissimo: Torvehallerne, mercato coperto in Israel Plads dove potrete mangiare qualunque cosa in una bella atmosfera. Qui mangiamo il nostro primo smørrebrød, la fetta di pane su cui i danesi mettono di tutto costruendo qualcosa che più estetico e di design di così non si può.

Trascino C. a visitare due biblioteche: innanzitutto la Kongelige Bibliotek, il cosiddetto diamante nero, e poi in una periferia a nord della città la nuova biblioteca del quartiere di Bispebjerg, dove Mikkel, un giovane bibliotecario simpatico e competente ci spiega tutto non solo della struttura, ma anche di quest’area della città.

Segnalo per una pausa Bang & Jensen su Istedgade (nel quartiere di Vesterbro), dove beviamo un’ottima birra e mangiamo un abbondante hummus.

Immancabili poi le passeggiate al Quartiere Latino e la visita all’enclave di Christiania, la città libera all’interno di Christianhavn che ha una storia davvero incredibile e resta un posto abbastanza assurdo.

Il giorno dopo attraversiamo in orizzontale tutta la Danimarca, per arrivare sulla costa ovest, nello Jutland. Dopo una sosta a Kolding per una rapida visita al castello e un’occhiata al lago, eccoci a Ribe, la nostra meta, quella che le guide dicono essere la città più antica della Danimarca (alcuni insediamenti risalvono all'VIII secolo, ma lo sviluppo maggiore è stato intorno al 1500!). Effettivamente il centro del paese è suggestivo, per non parlare del tramonto sul canale che lo attraversa. Consigliatissimo il Danhostel di Ribe, talmente tanto che decideremo per entrambe le sere di cucinare noi e di mangiare qui!

Ribe si affaccia sul mare di Wadden, una riserva naturale caratterizzata da ampi fenomeni di maree, e abbiamo in animo di fare una gitarella in una delle isole che qui si trovano; così andiamo a Esbjerg in macchina e da lì prendiamo il traghettino per Fanø. Con le biciclette a noleggio la attraversiamo tutta, da Nordby (dove arriva il traghetto) a Søderho, la punta più a sud. Che dire di Fanø? Dune bellissime che improvvisamente si aprono su spiagge grandissime, dove si può camminare per ore senza mai arrivare dove veramente si possono mettere i piedi nell’acqua. Foreste e paesini che sembrano quasi fantasma. A Søderho merita una sosta il Søderho Kro, una taverna con un giardino nel verde a pochi passi dal mare, dove desidereremmo rimanere per il resto della vacanza.

La nostra tappa successiva è Arhus, però prima di arrivare nella seconda città della Danimarca ci fermiamo a Himmelbjerg, che significa “montagna del cielo”, ma è una collina di 147 m da cui però si gode una vista stupenda sulla regione dei laghi a sud di Silkeborg. Facciamo una passeggiata nei boschi e un picnic sull’erba per la gioia di C. che ama l’outdoor!

(Continua qui)

sabato 7 settembre 2013

Royal affair


A me i filmoni in costume piacciono moltissimo. E mi piacciono ancora di più se si sommano ad amori ed intrighi di corte. Dunque, quando mi hanno proposto di andare a vedere Royal affair, già solo per questo ho accettato di buon grado.

In realtà, però, Royal Affair è molto di più di un intrigo amoroso a corte ed è molto diverso dai film cui siamo abituati. Innanzitutto è ambientato in Danimarca e ci racconta una fase molto importante della storia danese, della quale sappiamo poco, per non dire niente.

Siamo nella seconda metà del '700 e Christian VII (Mikkel Følsgaard) a 17 anni è già re e gli viene data in sposa la principessa inglese Carolina Mathilde (Alicia Vikander). Christian è tormentato e psicologicamente disturbato, cosicché - dopo la nascita del primo figlio Friedrich - il loro rapporto è già in crisi. Intanto, la situazione in Danimarca è drammatica per le condizioni sanitarie e igieniche della popolazione, nonché per la povertà diffusa e le politiche che prevedono censura e torture.

Tutto sembra cambiare quando arriva a corte il medico tedesco Johann Friedrich Struensee (Mads Mikkelsen, l'eccellente interprete de Il sospetto) che è un seguace dell'Illuminismo e - una volta conquistata la fiducia del re - riesce a far passare, attraverso il Consiglio di Stato, una serie di riforme che renderanno la Danimarca in poco tempo uno dei paesi più all'avanguardia d'Europa.

Quando Struensee e Carolina si innamorano (e quest'ultima resta incinta), la corte - scontenta dei cambiamenti introdotti - approfitta della debolezza di Christian per attuare un colpo di stato ed estromettere Struensee che viene mandato a morte. I semi gettati dal medico col sostegno di Carolina e in buona parte anche di Christian saranno raccolti dai figli, in particolare da Friedrich che governerà per cinquant'anni la Danimarca ripristinando molte delle riforme attuate in precedenza e andando anche oltre, e dunque porrà le basi della moderna Danimarca, uno dei paesi più avanzati per le politiche sociali e dei diritti.

Insomma, gli intrighi non mancano, i balli a corte nemmeno, le grandi passioni neanche, ma c'è anche dell'altro che consente a questo film di non essere rapidamente archiviato come l'ennesimo film di genere.

Voto: 3,5/5