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lunedì 3 marzo 2025

Alla riscoperta di un pezzo di Puglia

Il racconto di una vacanzina post-natalizia nella mia terra, che riserva sempre belle sorprese.

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Trani e la sua cattedrale
Il Nord barese e l'alta Murgia


Approfitto delle vacanze natalizie per programmare insieme a S. un piccolo ma intenso giro in Puglia. Si parte e si torna a Conversano, mio paese natale e per me dunque luogo del cuore.

Il primo giorno io e S. andiamo all'aeroporto di Bari a ritirare la macchina che abbiamo prenotato con Drivalia, una Lancia Ypsilon un po' vecchietta ma in ottime condizioni.

Ci fermiamo la prima sera a Conversano a mangiare i panzerotti preparati da mia sorella, poi la mattina seguente partiamo per il nostro giro.

Prima tappa è la città di Trani: qui prima facciamo un giro alla villa comunale e arriviamo al punto panoramico da cui si vede il porto e la cattedrale sul retro.

Trani: un cortile
Poi a piedi facciamo tutta la passeggiata lungo il porto e visto che è ora di pranzo ci fermiamo a mangiare una bella fetta di calzone di cipolle e una cartellata (entrambi buonissimi) al Panificio del Porto che consigliamo vivamente.

Quindi arriviamo alla cattedrale dove l'effetto della pietra bianca che si staglia sull'azzurro del cielo è davvero eccezionale. Ci allunghiamo al castello svevo da dove possiamo godere di un altro punto panoramico sulla cattedrale e quindi ci inoltriamo nelle stradine del centro storiche, che sono quasi vuote perché è ora postprandiale e in Puglia è praticamente sacra. Ci allunghiamo quindi al Code cafè che ho trovato nell'elenco dei posti in Puglia che serve specialty coffee. Prendo un primo caffè e comincio a parlare con Vincenzo, il gestore, un vero appassionato di specialty, nonché amico di Luigi Paternoster di Pierre cafè, uno dei primi in Puglia a occuparsi di torrefazione di caffè monorigine e anche a valorizzare la cultura e caffè. Alla fine me ne andrò via con un sacchetto di caffè in grani e due caffè bevuti che Vincenzo mi regala per farmi assaggiare delle cose.

Castel del Monte
Riprendiamo l'auto e ci dirigiamo verso Castel del Monte, il castello di Federico II che si scorge da lontano su una piccola collina della Murgia circondato da campi di ulivo. Parcheggiamo e attraversando un piccolo boschetto arriviamo all'ingresso e partecipiamo alla bella visita guidata che ci racconta origini e utilizzi del castello, le sue caratteristiche architettoniche, alcune vicende storiche legate alla figura di Federico II e alla sua presenza in Puglia.

Quando torniamo alla macchina e già quasi ora del tramonto che ci godiamo attraversando le strade di campagna dell'alta Murgia.

L'ora blu a Ruvo di Puglia
Ci allunghiamo poi fino a Ruvo dove io ho il desiderio di tornare a vedere la bella cattedrale romanica. Riusciamo anche a entrare e a visitare i sotterranei con gli scavi romani. Poi giretto in centro e quindi dritte verso il nostro alloggio per questo primo giorno: la masseria Tarantini che sta nella campagna dell'alta Murgia non lontano da Castel del Monte.

Siamo le uniche ospiti e il proprietario - nonché gestore della fattoria a cui il b&b è collegato - ci dice che ha acceso il fuoco da un paio di giorni per riscaldare camera e casa. Il sistema di riscaldamento è infatti collegato a una grande stufa a legna. In camera accendiamo anche un termosifone elettrico per migliorare il comfort.

L'Alta Murgia
La sera restiamo a mangiare qui grazie alla disponibilità del gestore di cucinare solo per noi. Mangiamo ottimi formaggi di produzione locale, salumi, pane e poi della pasta all'uovo con crema di zucca e pancetta. Tutto casereccio ma molto buono.

Tornate in stanza usciamo sul terrazzino a guardare le stelle. La masseria è davvero isolata e lontana dai centri abitati quindi si vede un cielo stellato che raramente si ha la possibilità di ammirare. Vediamo anche dei puntini luminosi in fila che si muovono e a un certo punto scompaiono: abbastanza inquietanti ma Internet ci rassicura perché troviamo che si tratta dei satelliti Starlink.

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Gravina di Puglia
La zona delle gravine


Il giorno dopo la nostra destinazione è una masseria nella zona di Grottaglie.

Scegliamo di fare una prima sosta a Gravina di Puglia. Appena arrivate facciamo un passaggio al punto vendita di Pierre cafè, che in quel momento è chiuso, ma io non demordo e contatto il cellulare indicato all'ingresso. La signora si è allontanata un attimo ma è appena rientrata. Quindi posso godere degli aromi di caffè di cui è intriso il laboratorio e compro un chilo di miscela classica in grani e un altro sacchetto di monorigine.

Poi, un po' scioccate dal traffico che infesta le strade di Gravina, parcheggiamo e andiamo a piedi al centro storico. Dopo una breve sosta al centro informazioni, ci dirigiamo al punto di partenza del tour Gravina sotterranea che decidiamo di fare sotto la guida di uno dei volontari dell'associazione alla scoperta di una parte dei tanti ambienti sotterranei presenti sotto la città e usati nel corso del tempo come luoghi di deposito di derrate, di lavoro, di incontro e anche come case e luoghi di ricovero per animali.

Masseria fortificata Jesce nella zona di Altamura
Poi infilandoci nelle stradine arriviamo alla gravina e al ponte-acquedotto che l'attraversa. Cerchiamo i punti panoramici per uno sguardo d'insieme sulla gravina e sul paese, una specie di Matera in tono dimesso come dice S.

Prima di ripartire compriamo mozzarelle e un formaggio e poi ci muoviamo verso Altamura. È ora di pranzo: in centro storico ci fermiamo all'antico forno di Santa Chiara dove mangiamo un paio di pezzi di focaccia a testa e prendiamo del pane per la cena della sera.

Quindi ci perdiamo nelle strade del centro storico, tra chiese, palazzi nobiliari, e soprattutto i tipici claustri, degli spiazzi che si aprono tra le strade e su cui si affacciano diverse case.

Un po' stanche di camminare ci dirigiamo verso la nostra destinazione non senza prima esserci fermate varie volte lungo la strada, prima a vedere una delle masserie fortificate di cui è ricca la zona (nello specifico la Jesce), poi a fare delle foto alla bellissima campagna.

La Masseria Celano
Arriviamo infine alla Masseria Celano che è quasi buio. Ci accoglie Andrea che ci illustra il nostro monolocale realizzato nelle vecchie stalle dello iazzo che ha ereditato dalla nonna e dove si è trasferito dopo aver studiato a Napoli.

Il posto è bellissimo, curato in ogni dettaglio, con arredo e scelte architettoniche molto rispettose e in linea con le tradizioni locali. Dormiamo benissimo e la mattina dopo ci attende una splendida colazione nella saletta apposita, dove abbiamo una colonia di gatti affettuosi che ci attende fuori dalla porta.

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Taranto
Taranto e Grottaglie


La mattina di questo penultimo giorno di vacanza la dedichiamo alla città di Taranto che io non conosco per niente.

Arrivando facciamo la prima sosta alla concattedrale moderna di Gio Ponti che sta in un quartiere a sud della città. Entriamo a visitare l'interno e a fare qualche foto in questa chiesa cosi diversa da tutte quelle che abbiamo visitato fin qui.

Andiamo poi verso il centro. Parcheggiamo in piazza Archita e ci dirigiamo subito al MArTA, il museo archeologico della città che nelle sue oltre 25 sale ospita straordinari reperti che raccontano la storia della Puglia dalla preistoria fino al Medioevo, in cui spiccano in particolare i reperti di età greca e romana. Trascorriamo quasi un'ora e mezza nel museo, poi ci dirigiamo verso il centro storico attraversando il ponte girevole. Alla nostra sinistra il mare grande, e alla nostra destra il mare piccolo su cui incombe all'orizzonte il profilo dell'Ilva.

Nel centro storico di Taranto
Attraversiamo l'isola che racchiude il centro storico e dove si alternano palazzi nobiliari ristrutturati (pochi invero) e molti palazzi e chiese cadenti, o addirittura parzialmente distrutte. La passeggiata lungo il mare piccolo è una catalogo di facciate decadenti e cadenti che richiamano alla mente l'immaginario di Cuba.

A me la passeggiata piace moltissimo e questa decadenza ispira moltissimo a livello fotografico anche se sento la ferita che questa città si porta dentro e non posso non fare riflessioni su quale possa essere il destino di questa città e se prima o poi anche qui arriverà la gentrificazione del centro storico e il suo completo recupero.

Dopo un frugale pranzo e un caffè riprendiamo la macchina e torniamo alla nostra masseria per riposare. Poi verso l'ora del tramonto usciamo alla volta di Grottaglie dove vogliamo innanzitutto fare dei giri al quartiere delle ceramiche per il qualche abbiamo ricevuto consigli dal nostro host la cui casa è punteggiata di tantissimi pezzi bellissimi.

La campagna vicino Grottaglie
Visitiamo i negozi di Enza Fasano, Nicola Fasano, Mimmo Vestita, Antonio Fasano e Marco Rocco. Tutti bellissimi, in particolare questi ultimi tre. Compriamo un po' di pezzi da Antonio Fasano che per noi è il migliore compromesso tra tradizione e innovazione e di cui ci piace l'atmosfera rilassata e non pretenziosa (anche se i pezzi di ceramica di design moderno di Marco Rocco sono davvero belli, sebbene meno tradizionali). Finiamo la giornata con una passeggiata nel centro storico di Grottaglie e una ottima cenetta alla Luna nel pozzo, osteria slow food all'ingresso del centro.

Tornando ammiriamo anche il fenomeno del SAR (l'arco aurorale rosso stabile), un tratto di cielo chiaro e rossastro nel cielo notturno, una piccola aurora boreale ormai visibile anche alle nostre latitudini).

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Martina Franca
La Valle d'Itria e la costa


L'ultimo giorno, dopo aver salutato non senza qualche lacrimuccia la nostra bellissima masseria, ci dirigiamo verso Martina Franca. La giornata è splendente e ci consente di apprezzare al massimo grado un centro storico curatissimo ed elegantissimo, a partire dalla bella piazza centrale e dalla cattedrale. Compriamo una piccola luminaria artigianale durante la passeggiata e ci perdiamo nei vicoli.

Ripartiamo indecise su dove proseguire. Nei dintorni di Locorotondo e Alberobello c'è molto traffico e decidiamo di non fermarci. Ci dirigiamo invece verso la Selva di Fasano attraversando la bellissima valle d'Itria punteggiata di trulli, masserie e ville. Sosta pranzo alla chiesetta di San Michele in Frangesto, nella zona della loggia di Pilato da cui si domina tutto il paesaggio lungo la costa, posto tranquillo e del cuore per me. Poi andiamo verso il minareto alla selva di Fasano ad ammirare questa strana architettura eclettica e le bellissime case che ci sono in questa zona. Quindi scendiamo verso la costa e ci fermiamo a Monopoli.

San Michele in Frangesto
Passeggiata nel centro storico fino al vecchio porto, e breve visita della Rendella, la Biblioteca comunale che sta tra il porto e il centro storico. S. rimane molto colpita dalla bellezza di Monopoli che è per me una cosa bella perché per me è praticamente casa e vederla con occhi nuovi è un regalo. Torniamo dunque verso Conversano passando per il borgo marinaro di San Vito con il monastero dei benedettini e la torre saracena che si colorano della luce del tramonto, poi facciamo la complanare che unisce San Vito a Cozze, e dove per me c'è uno dei pezzi più belli della campagna pugliese, dove i trulli e i colori della terra e delle coltivazioni si sposano magnificamente con i colori del mare e del cielo (in questo caso rosato).

Tra Cozze e Polignano a mare
Tornate a Conversano e dopo esserci un po' riposate, facciamo un bel giro nel centro storico vestito a festa (castello, cattedrale, scalinata del vucciarolo, chiesa di Santa Chiara, piazza del Municipio) e terminiamo la nostra vacanza pugliese con i panzerotti della caffetteria del teatro insieme a tutta la famiglia.

Domani si torna ai luoghi dove viviamo, ma con la luce e il calore della Puglia nel cuore.

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Per una selezione più ampia di foto del viaggio in Puglia si veda qui sul mio profilo Behance.

lunedì 3 giugno 2024

Chagall. Sogno d'amore. Conversano, Castello Aragonese, 11 maggio 2024

Ora che il castello aragonese di Conversano è diventato abbastanza stabilmente sede di mostre di un certo prestigio, ho l'opportunità - ogni volta che vado nel mio paesello natìo - di poter anche godere di questa opportunità, non certo scontata.

Dopo aver visitato e apprezzato qualche mese fa la mostra su Ligabue, a questo giro propongo alla mia amica G. di vederci alla mostra e poi farci due chiacchiere.

La mostra, sempre organizzata da Arthemisia, si sviluppa nelle medesime sale del castello che hanno ospitato le precedenti e anche l'allestimento e l'organizzazione mi paiono ricalcare quelle che già erano state sperimentate con successo nelle precedenti occasioni.

Si tratta anche in questo caso di una mostra che non segue un percorso cronologico, bensì tematico, ma che - anche grazie ai pannelli esplicativi e soprattutto all'audioguida - consente di conoscere meglio Chagall e il suo percorso umano e artistico.

Va detto che sebbene la mostra sia composta di oltre 100 opere, non ci sono moltissimi quadri in esposizione, perché alcune sale sono integralmente dedicate alle illustrazioni (litografie, xilografie ecc.) realizzate da Chagall per opere letterarie (le fiabe di La Fontaine, il libro dell'Esodo, il suo libro di poesie).

Chiaramente i tratti caratteristici dell'immaginario di Chagall attraversano tutte le sue opere, ma chi si aspetta di vedere alcuni dei suoi quadri più famosi resterà deluso.

La visita della mostra sarà però l'occasione di comprendere le origini della sua pittura e delle sue scelte figurative, che affondano le radici nel paese d'origine, ossia la Russia (era nato e vissuto fino alla giovinezza a Lëzna, presso Vicebsk, oggi facente parte della Bielorussia), nella sua fede religiosa e nel suo essere ebreo, motivo per il quale a un certo punto non fece più ritorno in Russia e fu naturalizzato francese (morì quasi centenario a Saint Paul-de-Vence). Parte importante della sua ispirazione artistica arrivò dalla moglie Bella, sua musa, alla cui morte prematura seguì per Chagall un periodo di allontanamento dall'arte.

All'interno di un approccio surrealista e poetico, in cui i dati di realtà - pur riconoscibili - sono come trasportati in un universo onirico in cui le leggi naturali non valgono, si comprendono così alcuni temi ricorrenti che vanno dagli amanti volanti agli animali (in particolare il gallo) fino ai fiori, spesso combinati tra di loro ovvero inseriti in un contesto cittadino o rurale che a seconda dei casi rimanda all'originaria Vicebsk oppure al suo paese di adozione, la Francia.

Un percorso interessante, dunque, anche per chi - come me - non è particolarmente appassionata di questa corrente pittorica e fa fatica a entrarvi in connessione emotiva. Sebbene di fronte al tratto materico dei quadri di Chagall si faccia fatica a restare davvero indifferenti.

Voto: 3/5

martedì 2 maggio 2023

Antonio Ligabue. Conversano, Castello Aragonese, 10 aprile 2023

Durante i giorni di una Pasqua pugliese che meteorologicamente fa pensare più all’inverno che alla primavera nella quale ci troviamo, io e mia sorella decidiamo di andare a vedere la mostra in corso al Castello Aragonese di Conversano (e che durerà fino all’inizio di ottobre di quest’anno) dedicata ad Antonio Ligabue.

Sul pittore e scultore di origine bellunese, ma nato in Svizzera e vissuto dalla tarda adolescenza in poi nella bassa reggiana, avevo visto qualche anno fa il film di Giorgio Diritti, Volevo solo nascondermi, magistralmente interpretato da Elio Germano.

Di Antonio Ligabue (che aveva cambiato il cognome del patrigno Laccabue per l'odio che nutriva verso di lui) sapevo dunque già parecchie cose, ma proprio per questo mi ha fatto particolarmente piacere vedere dal vivo una sessantina delle sue opere, tra cui anche qualche scultura.

La mostra allestita a Conversano permette di approfondire parallelamente - anche grazie all'audioguida - il percorso personale e artistico di Ligabue durante tutta la sua evoluzione. Seguiamo così la sua carriera artistica dagli esordi al riconoscimento pubblico e contemporaneamente ne approfondiamo i momenti della vita, i difficili rapporti con la famiglia e in generale con il mondo circostante, il disagio psichico, i ricoveri negli ospedali psichiatrici, la nostalgia per la Svizzera, la passione per le moto Guzzi, le stranezze e la genialità.

Attraverso le opere esposte abbiamo la possibilità di conoscere i filoni tematici che gli furono più cari, in particolare gli animali (sia quelli di fattoria che quelli esotici, spesso ritratti in scene di lotta, le cui espressioni Ligabue spesso riproduceva col suo volto per trarne ispirazione), la vita rurale, i paesaggi (soprattutto quelli dell'amata Svizzera), gli autoritratti (soprattutto a mezzo busto, ma anche a figura intera).

Col passare del tempo la sua pittura si fece non solo tecnicamente sempre più matura, ma soprattutto più dinamica ed espressionista, e i colori sempre più accesi e pastosi.

Nelle sale della mostra anche qualche scultura, che riflette lo stesso approccio carnale e quasi viscerale proprio della sua pittura (l'artista masticava la materia - la creta del Po - con cui realizzava le sculture) e ne ripete soggetti e pose.

L'arte come spazio di espressione dei propri turbamenti e momento di allentamento delle tensioni della propria psiche disturbata è un leitmotiv che - come si sa - accomuna diversi artisti. Personalmente aver visto una dopo l'altra, a distanza di poco tempo, la mostra di Van Gogh a Roma e quella di Ligabue mi ha fatto percepire alcuni elementi che accomunano trasversalmente i due artisti, sia sul piano della vicenda personale - i problemi psichici e la condizione di solitudine - sia sul piano tecnico - l'amore per i colori e la pastosità degli stessi.

Certamente i soggetti rappresentati sono molto diversi, così come la varietà e la complessità dei temi e delle forme espressive. Soprattutto, Ligabue - pur in una vita non certo fortunata - ebbe però la "fortuna" di ottenere un riconoscimento della sua arte e non ebbe mai dubbi sul valore della sua opera, mentre invece Van Gogh morì senza praticamente aver mai venduto i suoi quadri e ottenuto un riscontro esterno della sua grandezza, il che è ovviamente paradossale se si pensa a quanto le sue opere sono oggi onnipresenti nelle forme più diverse, in un revival che non è eccessivo definire pop.

Voto: 4/5

lunedì 7 ottobre 2019

Sud Italia coast to coast. Dalla Puglia al Cilento e ritorno (I parte)

Polignano a Mare, le falesie
Dopo le puntate primaverili alle Canarie e a Londra, e poi il viaggio in bicicletta in terra di Francia, avevo già pensato - per vari motivi, anche contingenti - di restare per le ferie agostane nella nostra bellissima Italia. E così - anche approfittando della mia presenza nel paesello - si decide di partire dalla Puglia in macchina e attraversare trasversalmente la penisola.

I tappa: Puglia, Polignano a Mare e Conversano


Tutto comincia con il noleggio dell'auto all'aeroporto di Bari presso l'agenzia Goldcar (che cercherò di evitare come la peste in futuro), dove oltre a esserci un delirio di gente con conseguente lunghissima attesa per il ritiro, il simpatico giovanotto coi capelli ricci, quando gli dico che non intendo sottoscrivere l'assicurazione kasko, comincia a farmi un terrorismo psicologico inaudito arrivando a dirmi che "Chi di speranza vive, disperato muore". Cosicché quand'è il momento di fare il check out della Citroen C3 che ci è stata assegnata passiamo un'altra buona mezz'ora insieme al ragazzo che se ne occupa per segnare tutti i danni che la macchina già ha (e che - per fortuna in questi casi - sono davvero tanti).

Polignano a Mare, centro storico
Nella breve permanenza pugliese riusciamo a fare poche cose, ma belle: innanzitutto un giro pomeridiano a Polignano a Mare, paese bianchissimo che si erge su alte falesie, un tempo un gioiellino conosciuto solo dai pugliesi della zona, ora località turistica rinomatissima anche al di là dei confini nazionali, cosicché in estate (e non solo) il paese è divenuto impraticabile. Vero è che per chi viene per la prima volta in zona un giro alle terrazze di Polignano è d'obbligo e il colpo d'occhio sulle falesie con le case a picco sul mare resta imperdibile. Dopo un gelato dal mitico Bar Turismo che ha ancora l'aspetto che aveva negli anni Settanta ma fa un gelato eccellente, man mano che il pomeriggio volge verso la sera l'affollamento si fa eccessivo e ci spostiamo verso Conversano. È sempre bello per me andare in giro per il mio paese con qualcuno che non lo conosce, perché tutto quanto per me è scontato perché fa parte del mio orizzonte fin da quando sono nata appare sotto una luce nuova negli occhi di chi guarda e questo permette anche a me di apprezzare maggiormente ciò che conosco.

Ancora Polignano a Mare vista da una delle terrazze
La sera andiamo a cena con degli amici, M. e F., che hanno prenotato da Osteria Botteghe Antiche, nella piazza principale del centro storico di Putignano. La cena è ottima e permette ai più avvezzi e ai meno avvezzi alla cucina pugliese di fare un vero e proprio tour gastronomico nelle delizie della terra di Bari.

L'ultimo appuntamento di rito prima di lasciare la Puglia è la colazione con l'espressino (una specie di minicappuccino), che nel periodo estivo io prendo nella variante fredda, in particolare quella fatta con caffè caldo e crema di latte fredda: una squisitezza!

II tappa: Basilicata

Matera

Matera vista dalle chiese rupestri
Dalla Puglia, attraverso il territorio della Murgia, arriviamo a Matera, dove ci installiamo nel nostro monolocale in via Gattini, poco fuori dal centro storico, una collocazione strategica per visitare la città. Io a Matera ci ero già stata, ma non ero riuscita a vedere tutto quello che avrei voluto. Per S. è la prima volta e forse l'anno in cui Matera è capitale europea della cultura non è proprio l'anno giusto per visitarla, però cerchiamo di sfruttare la nostra visita al massimo grado. Appena arrivate andiamo a vedere un paio di chiese rupestri, tra cui quella molto bella (soprattutto per il contesto) della Madonna delle Vergini, dove dobbiamo dribblare un tizio che si propone di farci da guida ma che evidentemente non lo è.

Matera, Sasso Barisano
Dopo un pranzo a base di focaccia, andiamo a piazza Vittorio Veneto dove ci iscriviamo alla visita delle 15,30 con InfoMatera. Partiamo da questa zona (il piano) per entrare prima nella zona del Sasso Barisano, poi nella Civita, dove si trova la cattedrale, fino ad arrivare al Sasso Caveoso. Il cielo è carico di nubi minacciose, ma riusciamo a completare la nostra visita fino alla casa grotta dove ci viene raccontato come si viveva nelle grotte materane fino agli anni Cinquanta. Mentre siamo nella casa grotta viene giù il diluvio e dopo aver tergiversato un po' affrontiamo la pioggia per giungere al negozio dove la visita termina con la degustazione dei prodotti tipici. Nel frattempo la città si è svuotata di turisti grassi e bambini piangenti, e noi possiamo goderci una bella passeggiata tra i sassi apprezzando la città in tutta la sua ipnotizzante bellezza. Causa pioggia spostiamo all'indomani la visita alla Cripta del peccato originale che abbiamo prenotato, e invece ci dirigiamo in macchina al parco della Murgia materana, e facciamo una splendida passeggiata dallo Jazzo Gattini, sede del parco, fino al belvedere di Murgia Timone, dove possiamo assistere a uno spettacolare tramonto sulla città, vista dal sasso caveoso, e sulla lama sottostante.

Matera vista dal Belvedere di Murgia Timone

Per cena andiamo al bistrot Giù a Sud, un ristorantino piccolo e grazioso dove mangiamo tra le altre cose un'ottima "cialledda" calda, i nostri amatissimi peperoni cruschi, le orecchiette con la salsiccia e delle bombette al sugo. Tutto ottimo!

L'indomani ci aspetta la visita alla bellissima Cripta del peccato originale, un'altra chiesa rupestre di epoca tardomedievale che si trova a qualche chilometro da Matera. Decidiamo di portarci dietro le valigie e proseguire direttamente verso la nostra prossima destinazione, anche perché il centro storico della città è off limits a causa delle riprese del film 007 e della presenza di Daniel Craig.

Matera al tramonto dopo il temporale
La visita alla Cripta è molto suggestiva e consente di apprezzare appieno il ciclo di affreschi che ricopre quasi interamente le sue pareti (la creazione, la nascita dell'uomo, il peccato originale, le tre nicchie con i santi Pietro, Giovanni e Andrea, la Madonna e due sante e i tre Arcangeli) e che testimonia un livello di competenza grafica già piuttosto elevata, se si pensa che siamo in epoca pre-giottesca.

A questo link un po' di foto in più della gita a Matera.

Dolomiti lucane

Lago di San Giuliano
Nel dirigerci verso le piccole Dolomiti lucane facciamo una breve sosta a cavallo del pranzo presso la Riserva di San Giuliano, un'area verde protetta che si è sviluppata intorno all'omonimo lago artificiale. Qui visitiamo il piccolo museo naturalistico, prendiamo in mano un serpente albino e dei gechi, e poi passeggiamo lungo il lago e facciamo anche una piccola prova di tiro con l'arco.

Nel pomeriggio siamo a Pietrapertosa, nel nostro b&b La pietra verde, con la roccia delle dolomiti che sbuca in salotto com'è tipico delle case di questa zona costruite lungo le pareti scoscese e irregolari della montagna.

Pietrapertosa, la vista dal nostro b&b
Il pomeriggio facciamo una bella passeggiata a piedi fino al castello (perfettamente mimetizzato nella roccia) da dove si gode una vista molto bella e si vede in lontananza il paese di Castelmezzano, addossato alla parete dell'altra montagna. Tra le due montagne sono tirati i fili di acciaio dove è possibile fare il volo dell'angelo, cosa che però noi non abbiamo neanche preso in considerazione, mentre invece i turisti che si vedono qui per il 90% ci sono arrivati apposta per questo motivo. La sera ceniamo in totale solitudine al piccolo ristoro Le rocce, cucina semplice e casalinga senza pretese.

Pietrapertosa al tramonto
Il giorno dopo visitiamo le altre due attrazioni del paese, il convento di San Francesco e la chiesa madre e soprattutto facciamo scorta di peperoni cruschi, per i quali abbiamo nel frattempo sviluppato una specie di dipendenza. A seguire facciamo una gitarella a Castelmezzano, un paesino meno ruspante di Pietrapertosa, dove attraverso i vicoli del paese facciamo il percorso che ci porta fino al punto dove a suo tempo doveva esserci il castello e dove sulla roccia più alta sono visibili delle scalette scavate nella montagna, che però quando ci andiamo noi non sono accessibili (scalette che presupponevano a suo tempo probabilmente delle strutture in legno).

Vista su Castelmezzano
Tornando da Castelmezzano decidiamo di deviare verso il borgo abbandonato di Campomaggiore, di cui abbiamo letto nella guida. Al borgo ci si arriva - come del resto dovunque da queste parti - facendo su e giù per le montagne e attraverso tornanti su tornanti. Quando scorgiamo davanti i noi gli edifici del borgo medievale un enorme gregge di pecore ci sbarra la strada e le loro reazioni all'avanzare della nostra macchina sono davvero esilaranti. Purtroppo il borgo non è accessibile - probabilmente ci sono dei lavori di messa in sicurezza - e così ci consoliamo raccogliendo more e fichi nelle strade circostanti. La sera ceniamo a casa godendoci lo splendido tramonto sulle montagne che vediamo dalla nostra casetta.

Qui qualche ulteriore foto della gita alle Dolomiti lucane.

Per la seconda parte di questo racconto di viaggio vai qui.

giovedì 17 agosto 2017

Man Ray: L'uomo infinito. Castello di Conversano, 14 agosto 2017

Da qualche tempo nel mio paese di origine, Conversano, è stata inaugurata una apprezzabile abitudine a organizzare mostre di un certo livello in un'ala del castello, magnifico edificio che si erge sulla sommità della collina.

Dopo la mostra di De Chirico, è ora la volta di Man Ray, al secolo Emmanuel Rudzitsky, il celeberrimo pittore, fotografo, grafico di origini ebraiche nato a Filadelfia nel 1890 e morto a Parigini nel 1976.

Una lunga vita che lo ha visto in particolare protagonista delle avanguardie artistiche della prima metà del Novecento. Nella mostra L'uomo infinito sono esposte oltre cento opere dell'artista tra fotografie, disegni, dipinti, litografie e installazioni, a rappresentare le numerose anime di Man Ray che – come giustamente viene ricordato in uno dei pannelli illustrativi – utilizzava la fotografia per rappresentare la sua visione della realtà e la pittura per esprimere il suo mondo interiore, quello che non ha equivalenti nella realtà e dunque non si può fotografare.

Le cinque sale attraverso cui si articola la mostra segue un filo solo parzialmente cronologico, dando conto in parte del percorso artistico di Man Ray, in parte dei filoni, degli esperimenti e delle tematiche rappresentate nella sua arte, in parte dei suoi legami con il ricco mondo artistico e culturale della sua epoca, in particolare della sua amicizia con Marcel Duchamp.

Si possono così ammirare alcune delle più famose fotografie di Ray, quelle che si concentrano in particolare sui nudi femminili e sui volti, per lui sintesi della “sensualità” del corpo, ma anche i lavori meno noti e il resto della sua produzione artistica.

Ne viene fuori l'immagine di uno sperimentatore a tutto tondo, mai pago dei risultati raggiunti, sempre alla ricerca di nuovi linguaggi espressivi, sempre pronto a decostruire e distruggere per far nascere qualcosa di nuovo.

Il percorso attraverso la mostra è dunque un cammino di scoperta di un artista che appare al contempo storicamente collocato e fuori dal tempo, modernissimo nel modo di utilizzare il mezzo artistico.

Qualche perplessità mi rimane invece – come già avevo avuto modo di notare per la mostra di De Chirico – sull'allestimento, sia riguardo al percorso della mostra non sempre chiaro e intuitivo (quali pannelli si riferiscono a quali opere, in che sequenze guardare le opere esposte ecc.), sia riguardo ai testi illustrativi – molto densi – ma spesso parzialmente sganciati dalle opere in mostra, nonché alle didascalie non sempre chiarissime (per esempio con riferimento alle datazioni), rendendo così faticosa per i non addetti ai lavori la piena comprensione dell'artista e della sua opera.

In definitiva, si può certamente migliorare, ma la strada è decisamente quella giusta.

Voto: 3/5

domenica 20 settembre 2009

Il ristorante Pasha (Conversano)

Che bello - per una volta - poter parlare bene di qualcosa che ha a che fare con le proprie radici... Eh sì, perché quest'estate ho deciso di approfittare della presenza della mia amica Agnese (appassionata di cucina) per sperimentare quello che è ormai considerato il migliore ristorante non solo di Conversano (il mio paese di origine), ma di tutta la Puglia! E così volentieri ospito la recensione che Agnese ha scritto per il mio blog.

«Al ristorante Pasha, con sottostante bar, si accede salendo alcuni gradini di un palazzo storico della Piazza Castello di Conversano (BA); l’ambiente è elegante senza essere formale, con un’atmosfera molto calda, parquet a terra e note di colore alle pareti, un salottino per i distillati e un tavolino da due su un terrazzino sul quale si sta letteralmente sospesi sulla piazza.

La prenotazione, nella quale avevamo dato preferenza al terrazzino salvo pioggia, è stata “dirottata” sulla salottino, soluzione che poi si è rivelata ottimale: privacy (saletta solo per noi) e vista sul castello garantite!
Due persone al servizio, il professionale e sorridente patron Antonello Magistà e un giovanissimo ma impeccabile cameriere. Abbiamo optato per i due menù presenti in carta ai quali si può affiancare anche i rispettivi percorsi enologici.

Menù Tradizione e semplicità (Terrina calda di melanzana e mozzarella di bufala pugliese con passatina di pomodoro al basilico, Minestra sciuscetta di uovo, piselli e tartufo nero irpino, Tagliolini all’uovo con ragù bianco di capretto, verdurine novelle e caciocavallo podolico, Cartoccio di agnello al forno con patate e lampascioni, Vellutata di mandorle con granita di caffè e crumble alle nocciole) e Menù Mamma Maria (Carpaccio di baccalà, burrata, piselli novelli e pomodoro fresco all'arancia, Fagiolini occhipinti e favette al profumo di mentuccia, Gnocchetti di pane alle olive con scorfano, pomodorini, piselli e peperoncino, Trasparenza di mare servita con cous-cous di verdure, Cialda di pistacchi con ricotta e visciole).
Oltre al menù Taralli e piccoli panini caldi fatti in casa, appetizer offerto dalla casa (piccola frisella con stracciatella, pomodoro secco e basilico) e predessert (mousse di caffè).

Oltre alle belle e anche divertenti presentazioni dei piatti (la sciuscetta stava in un barattolo di vetro con il tappo a molla che una volta aperto esalava tutto il profumo preservato al suo interno), e alle eccellenti materie prime (tutte del territorio e stagionali), il livello dei piatti era alto con alcuni assolutamente esaltanti e altri meno felici. Tra gli esaltanti da citare nuovamente la sciuscetta con il tartufo buonissimo ed equilibrato che si sovrapponeva senza cancellarli ai sapori delle uova e dei piselli. Ma anche il cartoccio di agnello carne tenerissima e squisita con l’amaro dei lampascioni a smorzare la grassa dolcezza della carne. Da citare anche il carpaccio di baccalà e la terrina di melanzana (una sorta di fagottino ripieno).

Tra i dolci molto buona la semplicissima cialda, merito della squisita ricotta, ma meno convincente la vellutata di mandorle con sapori poco distinti e quindi non ben apprezzabili.
Perdonate la mancanza della lista dei vini degustati (bei bicchieri colmi) ma… non si può avere tutto dalla vita, no?!!
In conclusione: se volete coccolarvi e viziarvi vivendo un’esperienza gastronomica molto interessante e siete in giro tra Bari e Brindisi, prenotate un bel tavolo e salite dal mare verso il castello di Conversano. Il Pasha è sicuramente l’ideale per una cena a due! Un legame, di qualsiasi tipo, si consolida condividendo il cibo.»