Ho visto Silent friend, il film di Ildikó Enyedi presentato alla Biennale 2025 di Venezia, il giorno dopo Marty Supreme, e la proiezione - in anteprima rispetto all'uscita in sala - è stata preceduta dal saluto garbato e umile di Tony Leung Chiu-wai, che ci ha predisposti al meglio alla visione.
Dopo il caos, il rumore, la frenesia di Marty Supreme, storia di un giovane ossessionato dalla sua ambizione, Silent friend è stato per me un toccasana, il film perfetto per lasciare il giusto tempo e il giusto spazio a godere visivamente delle immagini e a pensare, riportando l’essere umano al giusto posto nell’equilibrio dell’universo.
Siamo in Germania, a Marburg, sede di un’università che risale al Medioevo ma che ha saputo tenersi al passo con i tempi, senza rinnegare il passato, come dimostra la sua architettura in cui ben si armonizzano gli edifici antichi con la modernissima struttura della biblioteca centrale.
Qui arriva da Hong Kong un neuroscienziato (Tony Leung Chiu-Wai) per tenere una conferenza sulla ricerca che sta svolgendo sul cervello dei bambini. Ma è l’inizio del 2020 e il professore resta bloccato a Marburg a causa della pandemia e trascorre un periodo presso la residenza universitaria in cui è ospitato. In questo periodo frequenta il giardino botanico che circonda l’università, dove c’è un enorme gingko biloba, risalente al 1832, che presto attrae la sua attenzione e su cui decide di condurre una ricerca.
Questo grande albero era lì anche quando, nel 1908, entrò all’università la prima studentessa di sesso femminile, Grete, (Luna Wedler), una giovane curiosa e appassionata che, in un universo totalmente maschile, fu costretta a lottare per essere riconosciuta come ricercatrice prima che come donna. Studiosa di botanica, fotografa per necessità e poi per passione, Grete non si stancò mai di andare alla ricerca degli elementi di continuità tra esseri viventi, e in particolare tra piante ed esseri umani.
Nella stessa università, nel 1972 Hannes (Enzo Brumm) studia letteratura: l’incontro con Gundula (Marlene Burow), una studentessa di botanica che sta conducendo un esperimento sulle “reazioni” di un geranio che tiene sul davanzale della sua stanza, accende la curiosità di Hannes verso il mondo vegetale e, quando Gundula parte per un viaggio estivo e gli affida la gestione del geranio e del suo giardino, il ragazzo comincia a condurre lui stesso degli esperimenti sulle piante.
Questa umanità curiosa usa gli strumenti della scienza per comprendere la vita di esseri che evidentemente hanno caratteristiche molto diverse dagli esseri umani, ma nondimeno hanno una loro esistenza complessa fatta di relazioni, comunicazione, strategie di sopravvivenza; e mentre osserva, questa umanità è a sua volta osservata dal mondo circostante. Non a caso Ildikó Enyedi sceglie di mostrarci a più riprese il punto di vista proprio del gingko biloba, presenza costante e silenziosa, ma non per questo meno viva e partecipe a ciò che le accade intorno, e con un orizzonte temporale che trascende ampiamente la vita dei singoli.
Il film della Enyedi è un’ode alla complessità del mondo, che porta con sé la necessità di ricollocare l’essere umano all’interno di questa complessità e non al vertice di essa, come spesso tendiamo a pensare.
Ma soprattutto Silent friend parla dell’importanza di costruire legami, superare steccati, favorire incontri: tra uomo e natura, tra oriente e occidente, tra maschi e femmine, tra scienza e umanesimo, tra visioni del mondo e modi di essere differenti. Per farlo l’essere umano ha solo uno strumento: la curiosità e la ricerca, che ci spingono a studiare, sperimentare, confrontare, analizzare, e andare oltre noi stessi e le nostre convinzioni.
Silent friend – oltre ad avermi estasiata sul piano visivo e coccolata con la pacatezza del suo approccio – mi ha fatto pensare a quanto la tradizione culturale europea, così bistrattata da noi stessi europei e schiacciata dalle mode di oltreoceano, dovrebbe invece essere valorizzata: i princìpi su cui si fonda potrebbero così tornare a svolgere un importante ruolo di mediazione tra mondi distanti, cosa quanto mai opportuna – non solo a livello culturale – nel periodo storico che stiamo vivendo.
Voto: 4,5/5
mercoledì 18 febbraio 2026
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