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sabato 25 aprile 2020

Due o tre cose che so di sicuro / Dorothy Allison

Due o tre cose che so di sicuro / Dorothy Allison; trad. di Sara Bilotti. Roma: minimum fax, 2019.

Due o tre cose che so di sicuro è il testo teatrale che Dorothy Allison ha scritto dopo aver pubblicato il romanzo che l'ha resa famosa, La bastarda della Carolina.

Anche in questo caso la vicenda personale e la storia familiare, in particolare quella delle donne della famiglia Gibson, sono la principale ispirazione della sua scrittura, ma il testo si presenta come un monologo, che alterna il racconto di aneddoti e vicende del passato con una specie di flusso di coscienza su questo passato. Alla scrittura si affiancano delle fotografie familiari, le cui didascalie presenti in un elenco in fondo al libro consiglio di leggere man mano che prosegue la narrazione.

Nel volumetto sono ben presenti i temi caratterizzanti della scrittura della Allison, tra cui ad esempio la condizione di minorità delle donne, gli abusi perpetrati dagli uomini, l'emancipazione femminile, l'identità sessuale, nonché la possibilità - per tutti - di poter riscattare sé stessi.

In fondo è proprio questo che la Allison racconta in questo memoir: la forza grazie alla quale ciascuna donna, qualunque sia il passato e la condizione dalla quale proviene, può riscattarsi e conquistare la propria libertà di scelta, in un processo di consapevolezza di sé che è inevitabilmente lungo quanto la vita stessa.

Quelle "due o tre cose" che la Allison sa di sicuro sono le acquisizioni che - come pietre miliari - hanno scandito il suo processo di crescita e liberazione da qualunque tipo di sopraffazione, nella convinzione profonda che ogni cosa che si arriva a sapere è fatta apposta per essere rimessa in discussione e per dare un nuovo impulso al percorso mai concluso e in fondo sempre incerto di conoscenza di sé.

E forse l'unica cosa alla fine veramente sicura è che non esiste cambiamento che non parta dall'interno e che la nostra vita non è semplicisticamente l'esito delle azioni degli altri verso di noi, bensì anche e soprattutto delle scelte che noi facciamo rispetto a noi stessi e alle persone che ci circondano.

Voto: 3,5/5

lunedì 2 settembre 2019

La bastarda della Carolina / Dorothy Allison

La bastarda della Carolina / Dorothy Allison; trad. di Sara Bilotti. Roma: minimum fax, 2018.

Siamo negli anni Cinquanta in South Carolina. Bone è la prima figlia della giovanissima Annie e non sa né saprà mai chi è suo padre. Alla sua nascita sua madre non può impedire che sul certificato compaia il timbro "bastarda".

Il romanzo di Dorothy Allison, in parte autobiografico, ci racconta l'infanzia e la prima adolescenza di Bone e, attraverso la sua storia, ci descrive un mondo fatto di povertà, di violenza, di sensi di colpa, ma anche di grandi affetti e di generosità.

Bone cresce divisa tra la famiglia di provenienza della madre, i Boatwright, una piccola tribu composta di nonna, zii, zie e cugini di varie età, che costituisce per la bambina una straordinaria rete di salvataggio in diversi momenti della sua esistenza, e il nucleo familiare ristretto a cui appartiene, composto - oltre che da lei e dalla madre - dalla sorella più piccola, Reese, figlia di un altro padre, e da papà Glen, l'uomo che Annie ha scelto dopo la morte del suo ultimo compagno.

Se da una parte la famiglia Boatwright lotta quotidianamente contro la povertà e la follia dei suoi componenti, ghettizzata dalla comunità cui appartiene per i comportamenti estremi in particolare degli uomini della famiglia che entrano ed escono dalla prigione, dall'altro papà Glen manifesta a poco a poco la sua frustrazione profonda dovuta principalmente a un padre anaffettivo che considera il figlio un fallito; cosicché dietro un'apparenza mite e composta, Glen dimostra di nascondere un'anima nera e uno squilibrio emotivo che si riverserà su Bone, oggetto al contempo di attrazione morbosa e di odio profondo.

Il giorno in cui sua madre sarà in ospedale per il travaglio della nascita di un terzo figlio che però nascerà morto, Bone - che aspetta in macchina con papà Glen - subirà la prima violenza, un trauma di cui la bambina non parlerà con nessuno, schiacciata dal senso di colpa e dall'istinto di proteggere sua madre da questa verità.

È su questo asse che si snodano e si ricompongono tutte le storie che attraversano il romanzo e che a volte sembrano vere e proprie parentesi o digressioni quasi compiute in sé stesse, ma che aiutano da un lato a tracciare i contorni di questo mondo e dall'altro a comprendere la psicologia di Bone e la sua evoluzione. Tra periodi di allontanamento dalla propria famiglia, vissuti sotto l'ala protettrice delle zie, Ruth, Alma e Raylene, o al seguito di conoscenti, come ad esempio la famiglia di Shannon, e periodi di terrore vissuti nella casa materna cercando di stare il più possibile fuori casa e di incontrare il meno possibile papà Glen, il vero cuore di questa storia è il rapporto tra madre e figlia e la rottura della fiducia che si consuma a poco a poco e diventa alfine irreversibile.

Bone ama sua madre ed Annie ama altrettanto sua figlia, ma questo amore da cui Bone si aspetta protezione deve fare i conti con l'immaturità e le carenze affettive di Annie che inquinano il legame di lei con Glen, un legame incredibilmente cieco fino a un certo punto e poi - di fronte all'evidenza della violenza di Glen nei confronti di Bone - talmente condizionato dal bisogno affettivo e talmente assolutizzante da determinare una scelta assurda e incomprensibile.

Dorothy Allison scrive un romanzo potente e lo fa senza mezzi termini e senza edulcorare né ingentilire la forza e il peso specifico dei sentimenti e dei pensieri che si sviluppano in questa bambina (e poi ragazzina), che inevitabilmente riconosce nella violenza l'unico linguaggio della sessualità. La scelta di raccontare esplicitamente i pensieri di Bone, anche quelli socialmente e moralmente più difficili da accettare, è un esercizio di verità che illumina e amplifica di converso anche i sentimenti positivi e i momenti di felicità e spensieratezza. Perché questo libro non è solo dramma e tragedia, ma sa mescolare registri e sentimenti di segno opposto che - come nella vita vissuta - sono difficili, talvolta impossibili da districare e tenere separati.

Uno dei pochi libri - tra quelli che ho letto - che ha anche il coraggio di sfatare il mito dell'infanzia (prima ancora che dell'adolescenza) come un'età non semplicisticamente felice e spensierata - circondata com'è spesso in letteratura e nell'immaginario collettivo da un alone di buoni sentimenti - bensì di rappresentarla nella sua totalità, ossia animata anche da pensieri negativi e da una cattiveria che è insita dentro di noi, esattamente come i sentimenti positivi, e che il contesto può alimentare o aiutare a depotenziare.

Il fatto che il romanzo di Dorothy Allison, come lei stessa ci racconta nella postfazione, abbia subito diversi tentativi di censura la dice lunga sull'ipocrisia della nostra società e sulla nostra conseguente incapacità di gestire la complessità.

Voto: 4/5