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lunedì 1 settembre 2025

Triste tigre / Neige Sinno

Triste tigre / Neige Sinno; trad. dal francese di Luciana Cisbani. Vicenza: Neri Pozza, 2024.

Il libro di Neige Sinno, che ha vinto il Premio Strega Europeo nel 2024, è uno strano oggetto letterario. Non è certamente un romanzo, possiamo definirlo un'autobiografia, ma anche all'interno di questo genere mantiene una sua originalità, o anomalia che dir si voglia. Assomiglia di più a un flusso di coscienza, ma anche questa definizione non lo rappresenta pienamente.

Triste tigre è il punto di vista dell'autrice in merito agli abusi subiti dal patrigno nel lungo periodo tra i suoi 7-8 anni e i suoi 15-16 anni.

Si tratta di una vicenda che risale ormai a un passato piuttosto lontano e per il quale il patrigno è stato condannato e ha scontato i suoi anni di carcere (dopo i quali si è fatto una nuova famiglia).

La molla che spinge la Sinno a raccontare la sua storia e i suoi sentimenti è il fatto di ritrovarsi a sua volta ad aver costruito una famiglia e ad avere una figlia con il suo compagno.

Per la Sinno non è questione di accertare la verità o di far venire alla luce dettagli ancora non emersi, bensì di fare i conti con i sentimenti contraddittori che una vicenda come questa innescano, nelle vittime per certi aspetti, e negli altri - il pubblico, le persone non coinvolte - per altri aspetti.

Il libro della Sinno non punta sulla complicità, sulla compassione, sull'empatia in senso stretto. Piuttosto appare, nell'approccio dell'autrice, una sfida o forse una necessità, in fondo tutta personale.

La Sinno non cerca l'approvazione o la condiscenza del lettore, e nemmeno la simpatia, bensì vuole raccontare una verità scomoda ma incontrovertibile di chi si porterà dietro per sempre le cicatrici di questa esperienza, e indagare dentro sé stessa alla ricerca di eventuali segni di mostruosità.

Non una lettura riconciliante, non sono nemmeno sicura di poter dire che mi sia piaciuto. Certamente però mi ha colpito.

Voto: 3,5/5

venerdì 18 marzo 2022

Piovevano uccelli / Jocelyne Saucier

Piovevano uccelli
/ Jocelyne Saucier; trad. di Luciana Cisbani. Milano: Iperborea, 2021.

Charlie, Tom e Ted sono tre anziani che a un certo punto della loro vita hanno deciso di ritirarsi a vivere nei boschi, lontani dalla civiltà e dalle sue aspettative. Ognuno ha la sua baracca e le sue attività quotidiane; ognuno ha su uno scaffale un barattolo con la stricnina, perché la libertà per loro non è solo quella di vivere come desiderano ma anche quella di morire con dignità.

I tre "vecchietti" sono aiutati e sostenuti esternamente da Steve, che gestisce un albergo al limitare del bosco e che ha il compito di tenere alla larga eventuali curiosi, e Bruno che rappresenta il legame con il mondo reale, e dunque procura alla piccola comunità del lago i beni necessari.

I cinque condividono la gestione e la cura di una coltivazione di marjuana, che costituisce un introito sicuro e una garanzia di tranquillità economica per tutti.

Un giorno - inaspettatamente e un po' fortunosamente - arriva in questa piccola comunità una fotografa che sta portando avanti un progetto fotografico che consiste nell'intervistare e fare delle fotografie a persone che hanno vissuto i grandi incendi verificatisi in Ontario all'inizio del Novecento. Uno di questi testimoni è Ted Boychuck, che altre persone ricordano come il ragazzo che vagava tra le fiamme.

Quando la fotografa arriva scopre però che Ted (di cui tra l'altro non è certo nemmeno il nome) è morto di morte naturale e che gli altri due hanno provveduto a seppellirlo.

Da questo momento una serie di eventi cambiano per sempre la vita di Charlie e Tom e la loro piccola comunità ben presto non solo finisce per tollerare le visite periodiche della fotografa ma accetta anche l'arrivo e la permanenza di una donna anziana, Marie-Desneige, che ha vissuto tutta la vita in un istituto psichiatrico e che Bruno ha deciso di salvare da questo destino.

Jocelyne Saucier scrive un libro delicato, al contempo profondo e divertito, e ci offre l'occasione di riflettere sulla vecchiaia, e su quanto ci sia in essa di fortemente vitale, nonostante e forse anche grazie alla consapevolezza costante della presenza della morte. Ed è incredibile come, proprio attraverso la storia di un gruppo di anziani, si riesca a parlare di amore, di rinascite e di prospettive.

Il tutto inserito all'interno della cornice rappresentata dal racconto dei tremendi incendi che in Ontario nel 1916 fecero molti morti e cambiarono la vita di questi luoghi, lasciando nella memoria dei sopravvissuti immagini molto vivide e forti, come appunto quella della pioggia di uccelli, che cadevano al suolo soffocati.

Con la traduzione e la pubblicazione di questo libro canadese del 2011, Iperborea allarga lo sguardo a un Nord diverso da quello europeo (su cui fin qui ha concentrato l'attenzione), portandoci a scoprire vicende lontane e per noi poco conosciute, ma nelle quali si muovono sentimenti universali capaci di toccare il cuore dei lettori di tutto il mondo.

Non so se è perché sto diventando io stessa vecchia o perché in questo periodo il mio contatto con la vecchiaia altrui è più profondo, ma adoro i libri (e anche i film) che si incentrano su protagonisti anziani, che sempre sono portatori di saggezze e fragilità straordinarie che non possono lasciare indifferenti.

Voto: 3,5/5