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mercoledì 3 ottobre 2012

Il rosso e il blu

Contrariamente a quanto affermato da molti critici veri, a me il Giuseppe Piccioni regista che è piaciuto di più è quello di La vita che vorrei, Giulia non esce la sera e Luce dei miei occhi, forse perché nella commedia italiana mi sembra che venga sempre fuori un elemento di banalità, mentre le storie drammatiche - per quanto imperfette - suggeriscano piani di riflessione più intima.

Detto questo, Il rosso e il blu è un film gradevolissimo e per niente stupido, con un superlativo Roberto Herlitzka nella parte del burbero e cinico professore di storia dell'arte, Fiorito (sic!).

La storia in realtà è un insieme di storie che si snodano tutte a partire da una classe e dall'interazione tra i suoi vari attori: i professori, gli alunni, le famiglie, il mondo esterno. E così c'è il giovane supplente Prezioso (Riccardo Scamarcio) e l'idealismo un po' ingenuo con cui affronta il suo lavoro, la preside pragmatica (Margherita Buy) alle prese con un alunno abbandonato dalla madre, il professor Fiorito e una sua vecchia alunna che lo cerca, Adam, il rumeno che è anche il più bravo della scuola, e le aspettative della sua famiglia, Ciacca e le sue battute in classe, l'insegnante di scienze e la fotosintesi clorofilliana.

Però alla fine - nella gradevolezza e anche veridicità complessiva che si percepisce - non si può fare a meno di pensare che questi film italiani ambientati nel mondo della scuola si assomigliano un po' tutti. Evidentemente è veramente difficile dire qualcosa di originale in proposito, se non che il contesto diventa sempre più complesso e critico, ma l'emotività di ragazzi e insegnanti è sempre la stessa. E non è un caso che anche a distanza di molto tempo, tutti ci riconosciamo in alcune dinamiche.

In questo senso, non può non tornare in mente un classico di questa cinematografia, La scuola di Daniele Luchetti, fors'anche per la parziale ripetizione degli attori protagonisti, e i punti di contatto sono in alcuni momenti talmente forti che le immagini dei due film quasi si sovrappongono.

E poi, posso muovere una lamentela ufficiale a chi fa i trailer? Ma possibile che debbano concentrare nel trailer i momenti più esilaranti e topici - ovviamente decontestualizzati - togliendo un bel po' di sorpresa a chi vedrà il film? Io per fortuna il trailer non l'avevo visto, anzi quasi quasi non vi metto neanche il link...

Ma no, dai, libertà di scelta. Sempre.

Voto: 3/5

domenica 8 marzo 2009

Giulia non esce la sera

Nel nuovo film di Giuseppe Piccioni tornano alcune delle soluzioni cinematografiche care al regista e già presenti – in forme diverse – nei suoi film precedenti, in particolare Luce dei miei occhi e La vita che vorrei: gli inserti onirici, la storia nella storia, le vite parallele.
Anche la sensazione che si prova all’uscita dalla sala è molto simile: un gelo interiore, un non risolto, una compressione dei sentimenti.
Guido (Valerio Mastandrea) è uno scrittore che non sa perché scrive, un uomo senza qualità, un cuore in inverno come molti dei personaggi maschili di Piccioni.
Giulia (Valeria Golino) è una donna fragile, infantile, incapace di gestire i sentimenti.
I due si incontrano, ma… quest’incontro non cambia le loro vite, forse semplicemente ne accelera l’inevitabile percorso.
Intorno un mondo di adulti e di bambini e adolescenti spettatori e protagonisti di vite e di storie finite in una via senza uscita.
Bello il dialogo tra Guido e sua figlia, durante il quale Sonia chiede al padre se quello che le ha detto il suo fidanzatino Filippo in merito al suo libro è vero: cioè che diventare adulti significa perdere l’energia propulsiva, rovinare tutto, praticamente andare a male.
Ma nell'universo di Piccioni ci sono bambini e adolescenti i cui orizzonti sono già chiusi, che sono più adulti degli adulti, e ci sono adulti che non hanno mai superato la loro adolescenza e che proprio per questo sono dei disadattati e degli sconfitti in un mondo in cui la maggioranza degli adulti ha accettato la strada della privazione di senso, della perdita di entusiasmo, del soffocamento dei sentimenti, della viltà e dell’incapacità di cambiare.
Ci sono molti temi nel nuovo film di Piccioni, forse troppi…
Non mi ha convinto la struttura narrativa, con i racconti che Guido sta scrivendo a fare da fil rouge insistito e didascalico alla storia; non mi ha convinto la cornice che disegna criticamente l’ambiente della scrittura e dei premi letterari ma senza approfondirlo.
Bello invece l’accompagnamento musicale: perfetti i Baustelle a sottolineare quel sentimento gelido-nostalgico che tutto il film trasmette; azzeccate le citazioni esplicite di Endrigo e Aznavour, testimoni di un mondo di sentimenti più definiti, ma non per questo meno dolorosi.
Bravi Mastandrea – capace come sempre di strappare un sorriso senza rendere meno grigio e tragico il suo eroe – e la Golino, dolente bambina sopraffatta dai sentimenti.
I film di Piccioni spesso non piacciono ai critici perché non sono risolti, ma come potrebbero esserlo se irrisolto è il mondo che rappresentano?
Voto: 3/5