Visualizzazione post con etichetta Jacopo Olmo Antinori. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Jacopo Olmo Antinori. Mostra tutti i post

lunedì 15 settembre 2014

I nostri ragazzi

Il film mi è piaciuto; e il finale è un colpo di genio (e non posso dire altro). È bene che io lo premetta perché non si pensi il contrario.

L’adattamento della sceneggiatura, ispirata al romanzo dello scrittore olandese Herman Koch, La cena, funziona adeguatamente. La regia di Ivano De Matteo è raffinata ed efficace. Roma fa da perfetta scenografia a questa storia. Gli attori assecondano complessivamente bene le ondulazioni emotive del racconto.

Eppure in tutti questi aspetti c’è anche qualcosa di poco convincente.
Nella sceneggiatura appare un po’ debole la parte che riguarda i personaggi dei ragazzi, tutto sommato un po’ superficiale e un po’ troppo schiava della vulgata, così come sullo schermo appare in qualche modo poco fluida e dunque poco comprensibile l’evoluzione del personaggio di Paolo (Luigi Lo Cascio), di cui si comprende il tormento interiore senza poterlo realmente leggere.

La regia risulta un po’ troppo innamorata di se stessa nei piani sequenza, in alcune inquadrature un po’ troppo insistite e nelle messe a fuoco lentissime, quasi interminabili.

Roma è vera e in qualche modo finta al contempo, quasi da risultare parzialmente estranea a chi come me ci vive tutti i giorni.

Del gruppo di attori, selezionato tra i migliori della loro generazione (Alessandro Gassmann e Barbora Bobulova, Luigi Lo Cascio e Giovanna Mezzogiorno), questi ultimi non riescono a togliere quella sensazione di un po’ forzato che probabilmente nasce da qualche sbavatura nella sceneggiatura.

Tutto ciò detto, il tentativo di indagare le trame oscure di quella specie di doppia morale che i genitori applicano agli estranei e ai loro figli è interessante e piuttosto inquietante, e si trascina dietro tutta una serie di altri interrogativi che in qualche modo chiamano in causa ognuno di noi: la superficialità con cui siamo pronti a emettere giudizi su vicende che non conosciamo, la difficoltà di scegliere da che parte stare, le interferenze emotive che condizionano le nostre scelte.

Si esce dal cinema piuttosto turbati e un po’ disorientati.

Nota di colore: curioso arrivare al cinema e vedere sedersi alla fila davanti Margherita Buy, abituati a vederla dall’altro lato dello schermo!

Voto: 3/5

domenica 4 novembre 2012

Io e te

Ed eccomi all'ennesimo film (dopo Un sapore di ruggine e ossa, Tutti i santi giorni e L'intervallo) i cui protagonisti sono un ragazzo e una ragazza, Lorenzo (Jacopo Olmo Antinori) e Olivia (Tea Falco).
 
Sarà l'atmosfera generale determinata dalla crisi finanziaria e dalle politiche di austerity, ma sembra proprio che il cinema (non solo quello italiano a quanto pare) si stia ritirando su una dimensione intima, quasi minimale, accentuando una tendenza che nel cinema italiano degli ultimi decenni è stata particolarmente evidente.

L'ultimo film di Bernando Bertolucci, intitolato Io e te, è tratto dall'omonimo libro di Niccolò Ammaniti e da Ammaniti eredita un'ambientazione claustrofobica che sembra essere un leitmotiv per lo scrittore (la buca di Io non ho paura, il bosco buio con la pioggia di Come Dio comanda). In questo caso siamo dentro la cantina della casa di Lorenzo, quella dove il ragazzo si rifugia per sfuggire alla settimana bianca con la scuola, la stessa dove troverà riparo anche Olivia, la sorellastra.

Lorenzo e Olivia sono due emarginati.

Il primo ha scelto di auto-isolarsi e di guardare il mondo dall'esterno con la sua lente di ingrandimento, come fosse il formicaio che ha comprato, così da non esserne toccato e non soffrire.

La seconda è talmente all'interno delle emozioni da esserne travolta. Non riesce a superare l'abbandono della famiglia da parte del padre (che poi ha sposato la madre di Lorenzo) e proietta sugli altri uomini della sua vita questo primordiale rifiuto. È tossicodipendente e giunge nella cantina dove si è accampato Lorenzo in piena crisi di astinenza.

In questo spazio fuori dal mondo, queste due anime ipersensibili e dunque destinate in qualche modo alla sconfitta si incontrano e si rispecchiano. Ma il riscatto non è automatico, perché la vita è complessa e il nostro mondo interiore soverchia la nostra volontà.

Jacopo Olmo Antinori e Tea Falco sono "inquietanti" al punto giusto per questo film e si addicono perfettamente a quel non so che di forzato e vagamente sopra le righe che spesso caratterizza i film di Bertolucci.

Il tutto può piacere o lasciare parzialmente indifferenti. Personalmente appartengo più alla seconda categoria.

Voto: 2,5/5