Visualizzazione post con etichetta Adele Nigro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Adele Nigro. Mostra tutti i post

lunedì 18 marzo 2024

Any Other (+ Tutto Piange). Circolo Arci Angelo Mai, 2 marzo 2024

È la quarta volta che ascolto dal vivo Any Other, il progetto musicale di Adele Nigro (aka Adele Altro), che è ormai al terzo album (se non si considera l'EP Four covers).

Avevo preso il nuovo album stillness, stop: you have a right to remember appena uscito, ma l'ascolto si è fatto intensivo negli ultimi giorni prima del concerto. Devo dire che durante questi ripetuti ascolti mi sono detta più volte che il progetto Any Other cresce ad ogni nuova uscita, o quanto meno (visto che non sono una vera esperta di musica) a me va piacendo sempre di più.

Personalmente ho un rapporto strano con Any Other: ho tutti i suoi dischi, l'ho ascoltata dal vivo quasi tutte le volte che è venuta a Roma, la sua è una musica di cui riconosco il valore ma che - una volta passato il concerto - non riesco ad ascoltare tantissimo, pur riconoscendone le qualità e il respiro internazionale.

Mi pare che con l'ultimo album le caratteristiche che hanno fatto apprezzare il progetto Any Other a livello nazionale e internazionale si siano finalmente coniugate per me con la vera piacevolezza dell'ascolto.

Poi certo i concerti sono in parte un'altra cosa, che è poi la grandezza dei musicisti veri. Tra l'altro Any Other si circonda sempre di musicisti giovani e bravi, che - a parte la certezza della presenza del sodale Marco Giudici - cambiano da disco a disco e da concerto a concerto, ma regalano sempre esecuzioni di grandissimo livello.

In questo caso, per esempio abbiamo Giulio Stermieri alle tastiere, Arianna Pasini al synth e alle chitarre, Nicholas Remondino alla batteria e Marco Giudici al basso (lui l'ho sentito suonare praticamente qualunque strumento con la medesima semplicità e capacità).

L'opening del concerto - prima che Any Other salga sul palco è affidato a Tutto piange (aka Virginia Tepatti), di cui sta per uscire il primo disco - prodotto per l'appunto da Adele Altro - per l'etichetta 42 Records, la stessa di Any Other.

La giovane cantante e musicista, accompagnata da un chitarrista, ci fa ascoltare alcune sue canzoni, e ci comunica tutta l'emozione di esibirsi di fronte al numeroso pubblico dell'Angelo Mai, nel quale si nasconde anche suo padre. Sonorità e testi sono molto interessanti, e il pubblico - all'interno del quale ci sono sicuramente anche suoi amici - apprezza molto questo avvio di serata.

Salgono poi sul palco Adele e gli altri musicisti, che aprono il concerto cantando a cappella tutti insieme l'inizio di Second Thought prima di posizionarsi ciascuno al suo strumento e trasformare il canto nudo in musica arrangiata. Seguono alcune canzoni dell'ultimo album tra cui Zoe's seeds, Awful Thread, If I don't care, nonché Capricorn No dall'album Two, geography. A questo punto tutta la band abbandona il palco, e Adele chiama Virginia Tepatti per eseguire insieme la cover di Waiting di Angel Olsen (molto bella) e poi da sola Mother goose, sempre da Two, geography. Quando tutta la band risale sul palco ci attendono Geography, Something, Travelling Hard, Extra episode e Sonnet #4. Arrivati a tre canzoni dalla fine, Adele ci ricorda che loro non fanno il bis, e che per chi ci è affezionato faccia finta che siano usciti dal palco e rientrati su richiesta - a gran voce - del pubblico.

Ogni esecuzione della band è un'esperienza musicale a sé: gli arrangiamenti e le interpretazioni sono molto diverse da quelle incise nel disco, spesso anche la durata mi pare differente. Si privilegiano i cambi di ritmo, l'alternanza di melodia e forme di cacofonie, suoni sussurrati e crescendo musicali che producono quasi un muro del suono. Io sono troppo ignorante musicalmente per dire di più, e non a caso a volte faccio anche fatica a star dietro alle scelte di Any Other, ma - dall'altro lato - ne riconosco le eccellenti qualità e capisco perché questa ragazza sta facendo molta strada, e non solo in Italia.

Adele conferma l'impressione che già avevo avuto in precedenti concerti, cioè alterna un atteggiamento di quasi durezza e cipiglio, soprattutto nell'esecuzione delle canzoni, che poi però si scioglie in tenerezza e dolcezza appena ce n'è l'occasione.

Bel concerto, nonché per me prima occasione per andare all'Angelo Mai, una delle location romane che ancora mi mancava.

Voto: 3,5/5

martedì 16 luglio 2019

Arti Vive Festival: Sharon Van Etten (+ Any Other, + Malihini). Soliera (MO), 7 luglio 2019

A conclusione di un bel weekend trascorso a inseguire un po' di fresco su per l'Appennino, il ritorno al caldo della bassa padana è quantomeno allietato dalla partecipazione a una bella serata di musica dal vivo.

Si tratta della serata finale di Arti Vive Festival (l'evento musicale che si tiene nella piazza del centro storico di Soliera, in provincia di Modena), la cui ospite d'onore è Sharon Van Etten, che ha scelto questa come una delle pochissime location del suo tour italiano.

Ma il live musicale prevede altre partecipazioni importanti che sarebbe riduttivo chiamare semplici opening. Su un palco affollatissimo di strumenti sale alle 20 Any Other, aka Adele Nigro, con la band che la sta accompagnando in questo lungo tour seguito alla pubblicazione del lavoro Two, Geography e che già avevo avuto modo di ascoltare a Roma allo Spazio Diamante. La band è formata dall'inseparabile Marco Giudici, dalla bravissima batterista Clara Romita e dal bassista Giacomo di Paolo.

Any Other ci offre una quarantina di minuti di galoppata attraverso le sue canzoni, cantandole con la solita grinta e determinazione, e manifestando il consueto affetto nei confronti di un pubblico ancora non folto, ma sicuramente attento. Ascoltiamo, tra le altre, Walkthrough, Mother goose, Something, Traveling hard, Capricorn No, e - nonostante qualche piccolo problema iniziale con i volumi degli strumenti - il breve live riesce perfettamente a trasmettere tutta la forza e la tenerezza che emana da questa ragazza, molto giovane per tanti versi, eppure incredibilmente matura per la sua età e il suo modo di stare sul palco.

Il tempo di un breve cambio di palco ed ecco salire il duo Malihini, formato da Giampaolo Speziale e Thony (nome d'arte della musicista e attrice Federica Caiozzo). Thony la conosco da moltissimo tempo: l'avevo sentita cantare già nel 2010 nell'opening di Joan as Police Woman al Circolo degli artisti, quando ancora non aveva fatto alcun film e nessuno la conosceva. A quel tempo ne avevo intuito le qualità e non a caso il successo sarebbe arrivato di lì a poco con la colonna sonora e il ruolo da co-protagonista nel film di Virzì Tutti i santi giorni. Proprio nell'anno di uscita del film, l'avevo rivista dal vivo al Lanificio in una serata nel complesso non del tutto soddisfacente, ma in cui Thony aveva confermato le sue qualità di cantautrice e interprete.

Da allora l'avevo un po' persa di vista e in generale ho avuto l'impressione che la carriera di Thony non avesse preso una direzione chiara e oscillasse tra cinema e musica senza una precisa convinzione. Poi, non molto tempo fa, scopro che Thony - insieme a Giampaolo Speziale, conosciuto per caso e diventato suo partner di vita e musicale - ha avviato un nuovo progetto musicale che si chiama Malihini e che ho l'occasione di ascoltare dal vivo qui a Soliera.

I due (Speziale alla chitarra e Thony alle tastiere) sono accompagnati da un bassista e anche loro - come Any Other - ci propongono una quarantina di minuti di live durante il quale ci fanno ascoltare diverse canzoni di questo ultimo lavoro, tra cui Hopefully, again (che dà il titolo all'album), Michael e Drum Rock and Roll. Difficile classificare la loro musica che mescola pop ed elettronica, e in alcuni momenti ricorda persino sonorità anni Ottanta e Novanta (ma non so se sono influenzata in questo dai jeans a vita alta e dalla camicia a fiori di Giampaolo Speziale). Mentre Thony manifesta apertamente una certa qual timidezza, Speziale fa l'uomo della situazione ostentando sicurezza e parlando con il pubblico, ma è evidente che anche lui è un timido e che in fondo entrambi sono a loro agio solo quando suonano e cantano. Nel finale Speziale si avvicina alle tastiere e i due cantano in duetto guardandosi romanticamente negli occhi. Staremo a vedere se questo progetto musicale e di vita metterà le ali e dove porterà questi due musicisti e le loro esistenze.

Ma intanto si sono fatte quasi le dieci, ed è tempo di preparare il palco per Sharon Van Etten, che non si fa attendere e sale sul palco elegantissima con i suoi pantaloni attillati e la sua camicia di lamé. Intorno a lei, ognuno su un proprio palchetto sopraelevato, i suoi musicisti; innanzitutto la sua collaboratrice di lunga data, Heather Broderick Woods (che già avevo visto suonare con lei nel concerto di qualche anno fa al Circolo degli artisti), poi un batterista, un esperto bassista e un polistrumentista di grande livello.

Sharon inizia solo voce, per poi imbracciare la chitarra (anzi le chitarre, ne utilizza due diverse) e proporci anche un paio di brani al piano, tra cui una cover della canzone Black Boys on Mopeds di Sinéad O'Connor, che lei dice di aver scelto perché, da quando è diventata madre (di un bimbo di due anni), condivide le inevitabili preoccupazioni delle madri per la situazione in cui versa il mondo intero.

Il tour ovviamente punta a portare all'attenzione del pubblico l'ultimo album di Sharon, Remind me tomorrow, arrivato a oltre quattro anni di distanza dal precedente Are we there, che io avevo amato particolarmente. Nel frattempo tante cose sono successe nella sua vita e anche la sua musica è in parte cambiata; dagli esordi folk (in particolare in Tramp) e dalle atmosfere più intimistiche e drammatiche di Are we there si è passati a sonorità più variegate che spaziano dal rock all'elettronica, ma che complessivamente - a mio modesto parere - risultano meno personali e riuscite. Non a caso il pezzo che mi è piaciuto di più di questo nuovo lavoro è Seventeen in cui la Van Etten torna a uno stile per lei più classico com'è quello della ballata. Questa è appunto una delle canzoni del nuovo album che ci propone insieme ad altre tra cui No one's easy to love e Comeback kid. Ma - nonostante l'impianto rock del live - fanno capolino anche canzoni provenienti dai lavori precedenti come Tarifa, Every time the sun comes up, You shadow, One day.

Al termine di più di un'ora di musica Sharon e i suoi musicisti ci salutano, ma è evidente che il pubblico non ne ha ancora abbastanza cosicché i cinque tornano sul palco per proporci ancora alcuni pezzi tra cui I told you everything e Stay.

Personalmente, resto affezionata alla Sharon Van Etten ascoltata quattro anni fa, alla sua vena più drammatica e sofferente, e considero questo un momento di transizione che sicuramente porterà in un prossimo futuro a un recupero delle sonorità del passato in una forma più corrispondente alla fase attuale - e sicuramente più positiva - che Sharon sta vivendo. Detto ciò, dal vivo Sharon Van Etten resta una forza della natura capace di creare un'atmosfera speciale e di trascinare il pubblico nel suo mondo, qualunque esso sia.

Voto: 3,5/5

lunedì 8 aprile 2019

Any Other. Spazio Diamante, 26 marzo 2019

Now that I've learnt these lessons:
I gotta love myself, regardless of anybody else
My happiness must not depend on anybody else
I cannot rely upon anybody else

Now, you can come inside
The door is open


Questi sono gli ultimi, per me molto significativi, versi della canzone Mother Goose, l'unico pezzo acustico dell'album Two, Geography, l'ultimo lavoro degli Any Other di Adele Nigro che ha visto la luce nell'autunno dell'anno scorso e ha ricevuto molte ottime recensioni e vari riconoscimenti anche fuori dall'Italia.

Avevo acquistato l'album appena era uscito e ne avevo colto fin da subito il salto di maturità e di crescita, sia musicale che personale, rispetto al già bello Silently. Quietly. Going away. E infatti il disco è già diventato un piccolo cult del panorama indie-rock non solo nostrano.

Nel frattempo avevo sentito molti commenti positivi di chi era andato ad ascoltarli dal vivo, così aspettavo già da tempo una loro tappa romana, che finalmente è arrivata in uno spazio da poco riaperto al pubblico, lo Spazio Diamante, che ha un bel auditorium utilizzato sia per spettacoli teatrali e di danza, sia per concerti.

L'auditorium si riempie lentamente, e a un certo punto temo che la piazza romana non riservi a questa giovane band l'attenzione che merita. Ma sono paure infondate, visto che verso le 22 l'auditorium è praticamente al completo e il pubblico è davvero un bello spettacolo: gente di tutte le età, dai più giovani fino ai meno giovani, e di tutte le facce, tante delle quali sono belle facce di immigrati di seconda generazione che parlano italiano meglio di me :-)

Gli Any Other si fanno attendere un po', ma eccoli sbucare da dietro le quinte intorno alle 22,15. La formazione con cui sono in tour per Two, Geography è formata - oltre che dalla cantante, compositrice e musicista Adele Nigro - dallo storico collaboratore Marco Giudici alle tastiere, da Giacomo Di Paolo al basso e infine da Clara Romita alla batteria.

Adele Nigro è un po' sofferente (ci dirà più avanti che è un po' malata e aveva temuto per la serata), ma si presenta sul palco con la sua gonnellina glitter argento e le classiche scarpe da ginnastica, nonché con il suo consueto piglio serio e concentrato. Così, nonostante la tossetta che la perseguiterà tutta la sera, ci canterà con grande potenza e perizia praticamente tutte le canzoni del suo ultimo lavoro, per la maggior parte accompagnata dai compagni di avventura, tranne due (tra cui la succitata Mother Goose) che suonerà da sola.

Se Adele è magnetica nel suo modo timido e al contempo autoritario di stare sul palco e di cantare, la batterista Clara Romita mi ipnotizza letteralmente per il suo modo di "abbracciare" la batteria e quasi sorvolarla con i vari tipi di bacchette che utilizza. Guardarla è un piacere e costituisce quasi uno spettacolo nello spettacolo.

Di Marco Giudici, storica spalla di Adele Nigro fin da principio (anche autore di un lavoro solista dal titolo Malamocco), c'è poco da aggiungere, se non confermarne l'umiltà e la bravura.

Giacomo Di Paolo è una bella scoperta, anche lui ben integrato nel gruppo sia sul piano musicale che nell'atteggiamento complessivo.

Il pubblico ascolta silenzioso e concentrato; partecipa spellandosi le mani al termine di ogni brano. Una piccola fitta al cuore collettiva la si sente quando Adele ci dice che per questo tour hanno deciso di non fare bis e che dunque quelli che canteranno saranno gli ultimi due brani del concerto.

E così al termine dell'ultima canzone, il pubblico - pur a malincuore - accetta la scelta degli artisti, ricompensato subito dal fatto che Adele e gli altri musicisti ritornano sul palco quasi subito, questa volta però non per essere guardati e ascoltati, ma per mescolarsi a tutti gli altri nel clima rilassato e solidale che ha caratterizzato questo concerto.

Adele è evidentemente una giovane donna dalle mille risorse e potenzialità (basta leggere una qualunque delle sue interviste per capirlo) e, quando la vedi sul palco, ti sorprende per quel mix di fragilità e di durezza, che poi appena finisce di cantare e suonare si scioglie in sorriso.

Sono passati tre anni dal lavoro precedente e anche dal concerto in cui l'avevo vista suonare la prima volta, e non c'è dubbio che oggi Adele è un'artista molto più completa e matura, con molte più frecce al suo arco, e una musica che ha una personalità sempre più spiccata e articolata sia a livello di testi che di arrangiamenti, esattamente come lei stessa.

Un'artista che promette tanto e bene, e che dunque vale la pena di tenere d'occhio per il futuro.

Voto: 4/5

sabato 14 maggio 2016

Armaud + Any Other. Teatro Quirinetta, 8 maggio 2016

Dall'uscita del loro disco Silently. Quietly. Going away gli Any Other avevano suonato a Roma già due volte, ma tutte le volte per motivi vari me li ero persi. Così, quando ho visto che era previsto un loro nuovo concerto al Quirinetta, mi sono fiondata a comprare i biglietti.

Ed eccomi qua, insieme a F., in un Quirinetta ancora praticamente deserto. Ci sediamo alle poltroncine laterali a fare due chiacchiere in attesa che sul palco salga il primo gruppo previsto per oggi, Armaud.

La giovane età dei gruppi che si esibiranno oggi si rispecchia nell'età media del pubblico, mai così bassa ai concerti cui ho partecipato ultimamente. Poco a poco il parterre si riempie e in prima fila ci sono questi ragazzi ventenni con le facce pulite, che mi fanno tantissima tenerezza e mi danno anche tanta speranza.

Sale sul palco Armaud, la multistrumentista romana Paola Fecarotta, accompagnata dagli altri due componenti del trio, Marco Bonini (dei mamavegas) e Marco Mirk. Il primo pezzo è interamente strumentale e ci dà la misura delle sonorità di questo gruppo, che sono un mix particolare di melodie in parte già sentite e soluzioni e proposte nuove. La voce di Armaud è un soffio, che viene totalmente soffocato da chitarre e batteria. Solo nel pezzo in cui Armaud canta da sola con la sua chitarra si può davvero apprezzare il suo essere anche cantante. Ma la giovane musicista, che ci fa ascoltare tromba, chitarra e tastiere, e che mostra una timidezza incredibile nei confronti del pubblico, sa il fatto suo e la sua performance si fa apprezzare.

Alla fine del loro concerto e dopo una breve pausa ecco salire sul palco gli Any Other. Qui è evidente da subito che l'anima del gruppo è Adele Nigro, una ragazza di 22 anni che quando suona la sua chitarra e canta dimostra di avere personalità da vendere. La ragazza, che ha iniziato giovanissima a suonare in un duo chiamato Lovecats, è accompagnata da Erica alla batteria e Marco al basso in questa nuova avventura musicale che si chiama Any Other.

L'estetica e la fighettaggine non sono certamente le cose su cui questo giovane gruppo punta, ma la sostanza è tanta. Le sonorità indie-rock anni '90, i testi giovanilisti, ma ispirati, delle canzoni, la voce possente di Adele, le melodie che si sviluppano in un crescendo che trascina il pubblico sono i loro punti di forza.

Adele canta in inglese non solo con un accento invidiabile ma con una padronanza notevole, e mentre la guardo, la ascolto e la fotografo penso che questa ragazza è destinata a fare strada, e forse non solo nella musica. Spero che non molli, e penso che non riesco a non avere fiducia in questi ventenni con gli occhi pieni di bellezza, (un po' come Gianni Zanasi nel suo La felicità è un sistema complesso).

Il pubblico - pur non numerosissimo - si muove a ritmo, applaude e partecipa, evidentemente gratificato dalla musica che questi ragazzi stanno esprimendo sul palco.

E, come sono arrivati, così gli Any Other se ne vanno, mescolandosi al pubblico, esattamente come quando sono entrati al Quirinetta e la prima cosa che hanno fatto è stata mettersi in platea ad ascoltare Armaud.

Bravi! Coltivate quello che siete e spero che diventerete quello che volete diventare (OMG, come sto diventando vecchia! ;-) )

Voto: 3/5