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venerdì 9 ottobre 2020

Trabocchi all'orizzonte: un giro sulla costa abruzzese

Uno dei trabocchi di San Vito Marina

In questa strana estate che possiamo definire post-lockdown ma che non possiamo certamente definire post-Covid i nostri programmi di viaggi all'estero - come quelli di un sacco di gente in tutto il mondo - saltano completamente e ci orientiamo verso lidi più vicini, ma ancora da noi non conosciuti.

L'Abruzzo è una regione verso la quale ho sviluppato una discreta passione nel corso degli ultimi anni e già da parecchio mi ripromettevo di esplorare - anche fotograficamente - la cosiddetta Costa dei Trabocchi (che poi - come dice la mia amica O. - a suo tempo si parlava di luoghi dannunziani).

Magari avrei preferito andarci un po' fuori stagione che - come per tutti i posti di mare - è il momento migliore per godersi il paesaggio, ma mi accontento intanto di questa prima occasione agostana, sperando di poterci tornare presto in altri momenti dell'anno. 

Abbazia di San Giovanni in Venere a Fossacesia

Facciamo base a San Vito Marina, in una piccola mansarda di un palazzo lungo le strade che risalgono verso la collina dove abbiamo a disposizione una meravigliosa terrazza da cui lo sguardo spazia fino al porto di Ortona e dove - anche nei giorni del caldo più afoso - tira una fresca brezza ristoratrice.

Sopra di noi il paese di San Vito Chietino, in cima alla collina, sotto di noi la sua propaggine marina, invero un po' troppo caciarona e affollata per i nostri gusti. Nella nostra settimana di mare faremo infatti poca vita di paese e - com'è nostra abitudine - ci andremo a cercare posticini il più possibile poco gettonati, magari cercando di andare in controtendenza rispetto ai movimenti dei più.

Trabocco di Punta Fornace
Ciò detto, il fatto di stare a San Vito Marina è un discreto vantaggio tutte le volte in cui non abbiamo voglia di prendere la macchina per andare al mare o dobbiamo andare a comprare qualcosa da mangiare, perché in dieci minuti siamo in spiaggia oppure in gelateria o al ristorante. E infatti il giorno in cui arriviamo, che è ferragosto, dopo esserci sistemate trascorriamo le nostre prime ore in spiaggia (quella di ciottoli alla sinistra del molo) e assistiamo al primo bellissimo tramonto con il sole che cala alle nostre spalle e tinge di rosa il cielo sopra i due trabocchi di San Vito.

Non vi annoierò con un racconto cronologico di una settimana al mare, ma vorrei offrire qualche suggerimento sulla base di questa breve ma intensa esperienza. 

Iniziamo dai luoghi dove andare al mare, dove fare delle passeggiate o da visitare, scelti quasi sempre tenendo conto del fatto che in anno di vacanze italiane causa Covid e per di più durante la settimana di ferragosto non è stato facile trovare luoghi tranquilli. 

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Trabocco Turchino
Le spiagge

Non avendo idiosincrasie per le spiagge di sassi (anche quando i sassi sono grossi e scomodi), abbiamo quasi sempre optato per queste ultime, visto che le poche spiagge di sabbia erano ovviamente molto più gettonate. Tra quelle che abbiamo frequentato abbiamo apprezzato la spiaggia di Torino di Sangro, la parte subito a destra della foce del fiume, una spiaggia libera poco affollata e ventilata; abbiamo passato qualche ora gradevole anche alla spiaggia che si sviluppa prima del trabocco Mucchiola, nella parte dove scendere non è agevolissimo e forse proprio per questo c'è un po' meno gente; bella la spiaggia di calata Turchino dove però ad agosto si può andare solo nel tardo pomeriggio se non si vuole affrontare la folla. Ovviamente, non possiamo non spendere qualche parola per le spiagge della riserva di punta Aderci, dove troviamo il nostro angolo di paradiso poco prima del tramonto alla spiaggia di Mottagrossa. Una gradita sorpresa anche la spiaggia di Punta le Morge, proprio a ridosso del trabocco omonimo, dove arriviamo un po' per caso ma rimaniamo tutto il pomeriggio in grazia di Dio. 

Calata Turchino
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I trabocchi

La "classifica" dei nostri trabocchi preferiti è un capitolo a parte che merita una premessa: chiunque venga in questa zona non potrà non essere affascinato da queste grandi macchine da pesca che sembrano enormi ragni appollaiati sul mare. I trabocchi, la cui denominazione ha delle varianti regionali, sono principalmente una caratteristica della costa abruzzese, molisana e pugliese (soprattutto della zona del Gargano), ma strutture similari per la pesca si trovano pure in altre regioni non solo sul mare, ma anche presso fiumi e laghi. 

Trabocco di Punta Aderci
A lungo negletti e per moltissimi anni lasciati cadere in rovina, dopo aver perso la loro funzione originaria, negli ultimi decenni i trabocchi hanno ritrovato una nuova popolarità e vitalità grazie alla tutela dei parchi regionali a cui appartengono e ai lavori di ristrutturazione che ne hanno consentito un nuovo utilizzo (spesso sono diventati ristoranti esclusivi). 

I trabocchi sono tutti belli e affascinanti, sia quelli ristrutturati, sia quelli cadenti, e conferiscono al paesaggio un'allure particolare con qualunque luce: certo ce ne sono alcuni che sono impreziositi dal contesto nel quale sorgono, ma devo dire che nel nostro caso specifico i trabocchi che ci sono rimasti più cari sono quelli con cui abbiamo avuto un incontro più ravvicinato: il trabocco Turchino dove abbiamo trascorso un bel pomeriggio di mare, i due trabocchi del molo di San Vito che ci hanno regalato splendidi tramonti, i trabocchi di Punta Cavalluccio e Punta Punciosa dove abbiamo vissuto una strepitosa alba e poi siamo tornate per le foto notturne, il trabocco di Punta Aderci perché ci ha accompagnate all'orizzonte durante tutta la passeggiata nella riserva, e il Trabocco di Punta Le Morge, l'unico sulla cui passerella siamo salite. Ovviamente il modo migliore per andare alla scoperta dei trabocchi e apprezzarne contesti e differenze è percorrere - magari in bicicletta - la pista ciclabile realizzata sul tracciato dell'antica ferrovia che costeggia il mare e che quest'estate era sostanzialmente completata nel tratto che va da Trabocco Mucchiola a Vasto, ma con qualche interruzione di troppo. 

Trabocco di Punta Punciosa
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Le altre cose da vedere

Questo tratto della costa abruzzese non è però solo trabocchi. Ci sono molte altre cose da vedere e da visitare. Penso in particolare alla bellissima abbazia di San Giovanni in Venere a Fossacesia, da cui si domina con un unico sguardo tutto questo tratto di costa, la bella lecceta di Torino di Sangro con i suoi percorsi ombreggiati e la possibilità di fare picnic, e sempre nella stessa zona la passeggiata - invero non del tutto manutenuta ma bella - lungo la foce del fiume Sangro, la riserva di Punta Aderci, le cascate del rio Verde in zona Borrello, il centro storico di Vasto e il suo bellissimo belvedere, le passeggiate a Rocca San Giovanni e a San Vito Chietino. 

Trabocco di Punta Le Morge
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Enogastronomia

Infine, non posso che chiudere con qualche annotazione di carattere gastronomico-culinario, aspetto che non può mancare nelle mie avventure vacanziere. Faccio presente in premessa che mi ero portata dietro la mia pasta madre (ricevuta durante il periodo del lockdown) e sono riuscita non solo a farla sopravvivere per tutto il mese di agosto nonostante le peregrinazioni, ma l'ho anche utilizzata per fare degli ottimi panzerotti che abbiamo gustato in terrazza in una calda serata estiva (panzerotti fatti senza l'ausilio di bilancia e fritti su una cucinetta elettrica piccolissima). Un'altra sera abbiamo fatto una pasta allo scoglio e delle alicette dorate e fritte usando come fornitore di pesce fresco la pescheria Zio Rocco che sta in paese sulla SS16.

Trabocco di Punta Punciosa
Per il resto abbiamo provato le fritture di pesce di Blu Mare, uno dei posti dello street food sul corso di San Vito, dove gli assembramenti ci hanno però convinte a non tornare. 

Abbiamo mangiato divinamente al ristorante Essenza di San Vito consigliato dal Gambero Rosso (minestrone di capesante, tacconcini con pesce, ravioli ripieni di merluzzo, sogliola, martinisu e parfait alla pesca, il tutto innaffiato da un ottimo rosato). 

Abbiamo fatto un'ottima colazione all'alba da Masino nella zona del trabocco di Punta Punciosa.

Abbiamo mangiato una pizza eccezionale alla pizzeria Il Coccodrillo del Forno Zulli di Rocca San Giovanni. 

Punta Penna
Abbiamo gustato eccellenti ed economicissimi arrosticini (in realtà abbiamo preso anche bruschetta con verdure, pane e olio e insalata di pomodori, tiramisu con crema di caffè, vinello rosso, amaro San Pasquale per meno di 15 euro a testa) alla braceria Casablanca, un posto a gestione familiare e con pochissimi tavoli dove la maggior parte delle materie prime sono autoprodotte (e abbiamo scansato per fortuna La Pecora Matta, un posto assurdo e completamente fuori dai nostri standard). 

Siamo riuscite a non perdere i panini di mare di Da Matti, il posto di street food che vedevamo sotto di noi dalla terrazza della nostra mansardina. Bocciato invece il gelato di Copa de dora, peggio secondo noi di quello industriale anche se molto gettonato dai locali. 

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Insomma, nonostante il ridimensionamento delle aspettative e delle destinazioni per la vacanza estiva possiamo dire che l'Abruzzo ci ha fornito tutto quello di cui avevamo bisogno: relax, mare, bellezza, tramonti, albe, buon cibo.

Arrivederci a presto, Abruzzo.

mercoledì 23 gennaio 2019

In Abruzzo inseguendo tramonti

La Maiella illuminata dal tramonto
E, dopo qualche anno di assenza, torno a esplorare le terre d'Abruzzo, cui sono particolarmente affezionata e che mi riservano sempre sorprese e incanto.

Scanno
Quest'anno la nostra base è Anversa degli Abruzzi, e precisamente il Bioagriturismo La porta dei parchi, che ci conquista subito sia per il suo aspetto rustico da vera fattoria (faremo nei giorni successivi anche una visita alla stalla dove ci sono centinaia di pecore, dal cui latte la cooperativa che gestisce l'agriturismo produce in loco i formaggi che sono in vendita al punto vendita e che si gustano al ristorante) sia per la vista sulle montagne di fronte e soprattutto sulla Maiella, che la prima sera ci accoglie illuminata di un bellissimo colore arancio.

Presepe vivente ad Anversa
Quando arriviamo è un po' tardi per allontanarci troppo, ma al contempo è presto per la cena. Così, passando per la stretta strada che affianca le gole del Sagittario, andiamo verso Scanno dove arriviamo quando sta calando la sera e possiamo ammirare lo spettacolo dei tetti allineati e delle lunghe scalinate parallele che attraversano il centro storico, mentre si accendono le luminarie e le luci.

Al rientro facciamo un salto al presepe vivente di Anversa degli Abruzzi, che si rivela molto divertente e ci permette di assaggiare delle splendide ferratelle preparate al momento.

All'agriturismo ci aspetta la prima cena, in cui non ci facciamo mancare salumi e formaggi, e cominciamo ad approfittare dell'ottimo agnello che qui preparano in tutti i modi.

Campo Imperatore
Il giorno dopo, e siamo al 30 gennaio, la nostra meta è la piana di Campo Imperatore, dove io sono stata altre volte, ma dove torno molto volentieri, anche perché mi fa molto piacere portarci S. e S. che non ci sono mai state.

Ci arriviamo salendo per la strada che passa per Santo Stefano di Sessanio, la cui visita rimandiamo a dopo pranzo. Man mano che saliamo la quantità di neve che ci circonda aumenta e quando siamo all'altezza del lago di Racollo scopriamo che la strada è stata praticamente pulita fino al rifugio, poi è una distesa di neve a perdita d'occhio.

Rocca Calascio
Impossibile dunque salire in macchina a Campo Imperatore, ma noi ci consoliamo con una sosta al rifugio dove non solo mangiamo un'ottima zuppa e ci scaldiamo davanti al camino, ma - per una incredibile coincidenza - incontriamo e scambiamo due chiacchiere con la mia amica E. e il suo cane, anche loro in giro per l'Abruzzo.

Santa Maria della Pietà
Dopo pranzo, facciamo una passeggiata nella neve, mentre intorno a noi le montagne si illuminano di una luce bellissima e le nuvole ci regalano strane fogge sulle cime delle montagne.

Dopo andiamo a fare un giro a Santo Stefano di Sessanio, un caratteristico paese tutto in pietra, e a seguire ci avviamo verso Rocca Calascio, un altro posto che amo molto.

Rocca Calascio al tramonto
Lasciamo la macchina poco dopo il paese, poi saliamo a piedi per il sentiero e arriviamo in cima quando il cielo e le nuvole iniziano a tingersi dei colori del tramonto. Restiamo qui su per un bel po', il tempo di ammirare tutti i colori possibili e di assistere all'imbrunire. Lì, in cima al castello, ci sono delle persone in posa e ci accorgiamo dopo che c'è un drone che li sta riprendendo. Ci chiediamo di che film si tratti, ma scopriamo dopo che è un video girato dai 5 stelle abruzzesi.

Dopo una cioccolata calda ristoratrice, scendiamo a piedi lungo la strada e riprendiamo la macchina per tornare all'agriturismo dove ci aspetta una cena a base di stracotto di agnello e polenta e agnello alla brace.

Dalle parti del Monte Velino
Il 31 decidiamo di andare verso i Monti della Laga, perché in altre zone dell'Abruzzo è prevista pioggia. Ci vorremmo arrivare attraversando il parco regionale del Sirente Velino, ma la strada che imbocchiamo dopo un po' è coperta di neve e decidiamo di rinunciare. Così prendiamo l'autostrada per Teramo e poi da lì facciamo tutta la SS 80, quella che è considerata una delle strade panoramiche più belle d'Italia, anche se oggi - complice una luce un po' spenta - non riusciamo ad apprezzarla al meglio.

Santa Maria in Valle di Porclaneta
All'altezza della deviazione per Campotosto, decidiamo di andare a fare un giro al lago, anche perché è ormai ora di pranzo e non pensiamo di riuscire ad arrivare al cenone senza mangiare nulla. Ci fermiamo in una piccola trattoria familiare, Locanda Mausonium, e quando usciamo il sole ha iniziato a fare capolino tra le nubi regalandoci delle splendide vedute sul lago. Sulla strada del ritorno facciamo una breve sosta anche al punto vendita della Mascionara, che io già conoscevo e dove non posso non comprare la cosiddetta mortadella di Campotosto (in realtà un salame) e un po' di formaggi.

Santa Maria in Valle di Porclaneta e il Monte Velino
Per il tramonto decidiamo di dirigerci verso la chiesetta di Santa Maria in Valle di Porclaneta, che si trova sotto il monte Velino e le cui foto viste su Internet mi hanno incuriosito. La valle che si imbocca per arrivarci è davvero molto bella e la chiesetta si rivela un posto magico, con i suoi tetti spioventi che riproducono la forma delle falde del monte Velino che sta proprio alle sue spalle. Facciamo due passi a vedere la roverella, una quercia centenaria che sta a qualche centinaio di metri dalla chiesetta, e poi restiamo in zona ad ammirare tutti i diversi colori del tramonto e tutte le forme delle nubi.

Eremo di San Bartolomeo in Legio
Al rientro, il tempo di una doccia e di un breve riposino e siamo nel ristorante dell'agriturismo che stasera per il cenone è pieno. Ci aspetta un'ottima cena, genuina e abbondante, e allo scoccare della mezzanotte (che per una volta non guardiamo su nessun televisore, perché qui non ce ne sono!!! Evviva!!) ci riversiamo tutti fuori per accendere le nostre stelline mentre Nunzio, l'omone con la barbona che sembra un po' il capo dell'agriturismo, accende e fa volare una grande lanterna, per la gioia di piccoli e grandi.

Castello di Roccascalegna
Il primo gennaio, dopo colazione, siamo diretti verso l'eremo di San Bartolomeo in Legio. Arriviamo con la macchina al parcheggio e poi facciamo una bella passeggiata di mezz'ora nel bosco che ci porta in una stupenda e spaventosa gola dove la roccia interna è scavata a formare delle specie di balconate naturali. In una di queste è stato realizzato l'eremo di San Bartolomeo, un posto perfetto per la meditazione. Scendiamo a piedi al fiume che attraversa la gola per ammirare l'eremo dal basso e lo spettacolo è reso ancora più eccezionale grazie a un cielo dai colori cangianti.

Risaliamo attraverso il bosco fino alle macchine e a quel punto siamo pronte a dirigerci verso un altro luogo iconico dell'Abruzzo che voglio visitare da quando l'ho visto nel film di Garrone, Il racconto dei racconti, ossia il castello di Roccascalegna. In realtà, vorremmo anche mangiare qualcosa, ma il 1 gennaio è praticamente impossibile trovare persino un bar aperto. Rimedieremo soltanto due birre al microbirrificio Delphin e due pacchetti di patatine non molto lontano dalla nostra destinazione.

Castello di Roccascalegna
A Roccascalegna arriviamo all'ora del tramonto e il profilo del castello su questa grande roccia puntuta si staglia sul cielo creando una silhouette perfetta. Andiamo su per il percorso panoramico e facciamo la visita del castello. Poi, mentre scende la sera, individuiamo la stradina di campagna ai piedi del castello da cui potremo ammirarne il profilo in tutto il suo splendore. E non ne resteremo deluse. A questo punto, dopo aver fatto tanti chilometri in macchina, ma felici delle cose belle che abbiamo visto, torniamo al nostro agriturismo per la nostra ultima cena.

La Maiella vista dalla Porta dei Parchi
Il giorno dopo, fatta colazione, c'è giusto il tempo di comprare qualche formaggio al caseificio dell'agriturismo prima di partire. Uno dei molteplici cani pastori abruzzesi che abitano nell'agriturismo (insieme a decine e decine di gatti che la mattina si mettono nell'angolo più riscaldato su una lamiera e ai numerosi altri cani lì presenti) si ficca in macchina appena apriamo la portiera, deciso a venire con noi a Roma. Ci vorrà tutta la caparbietà di S. per farlo scendere, e in fondo ci dispiace anche un po' doverlo lasciare lì.

Diamo un'ultima occhiata alla Maiella innevata davanti a noi, facciamo le ultime foto, e siamo in macchina per tornare nella capitale, dove prima di tornare tutti alle nostre vite ci consoliamo con un trapizzino al Mercato centrale.

Qui una selezione di foto del viaggio!

lunedì 26 dicembre 2016

Tra cavalli e pastori abruzzesi

Approfittando dell'ultimo ponte dell'anno decidiamo di fare una nuova incursione in territorio abruzzese, questa volta per andare a esplorare il Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. Facciamo base a Villetta Barrea, esattamente al Casale delle Campitelle che ci è stato suggerito da un'amica.

Il viaggio fila liscissimo, anche perché al posto della solita Panda o Cinquecento, l'auto che abbiamo a noleggio questa volta (gentilmente offerta da Hertz allo stesso prezzo a causa di un loro disguido) è una fantastica e comodissima Renault Megane station wagon, con cui si viaggia che è un piacere.

Sulla strada verso Villetta facciamo una pausa per visitare l'Abbazia di Casamari, che però purtroppo riusciamo a vedere solo dall'esterno, perché l'orario - come è nelle nostre migliori tradizioni - è quello del pranzo.

Proseguiamo dunque verso la nostra destinazione, ma prima di andare al Casale delle Campitelle facciamo un pranzo tardo/merenda in un posticino di prodotti tipici a Villetta Barrea, dove mangiamo una buonissima pizza bianca con prosciutto crudo e scamorza al forno! E la signora ci dà anche delle indicazioni molto precise per arrivare al nostro agriturismo.

Il Casale delle Campitelle sta in cima a uno sterrato, sul fianco di una collina, con la vista sul lago di Barrea e tutto intorno le montagne. Una specie di oasi di pace in un posto che già di per sé è un trionfo di natura. L'agriturismo è gestito da Alessandro, che è romano e che l'ha messo su anni fa animato dalla sua passione per i cavalli (ha lavorato a lungo con i cavalli anche nel cinema e in agriturismo organizza attività con i cavalli), e da Rudy, la sua compagna, due persone diverse ma ognuna squisita a suo modo e con cui ci troveremo benissimo.

L'agriturismo è molto bello, si mangia benissimo (Rudy ci vizia anche a colazione e la sera si mangia tanto e genuino, oltre che buono!), si respira un'atmosfera conviviale e ci sono parecchi animali: le galline e il gallo, i due pastori maremmani, Orso e Nuvola, e i cavalli che escono ogni giorno a brucare nel loro ranch. Per email al momento della prenotazione avevamo chiesto se potevamo fare una prova a cavallo, e nonostante le perplessità di Alessandro legate al fatto che io non ho praticamente messo mai il sedere su un cavallo e C. l'ha fatto per un po' 25 anni fa, gli strappiamo - anche grazie all'intermediazione di Rudy - la promessa di poter vivere questa emozione. Ovviamente, come Alessandro aveva previsto, io sono praticamente immobilizzata sul cavallo e non riesco a fargli fare niente, se non a stare su mentre lui segue Alessandro. C. se la cava meglio però ogni volta che il cavallo vede il cancello di uscita è praticamente impossibile per lei impedirgli di dirigersi e poi fermarsi lì. Però l'occasione è buona per vedere Alessandro - vestito da perfetto cowboy - fare un po' di manovre a cavallo con grande perizia e capacità. Un vero spettacolo.

Per il resto, in questi pochi giorni esploriamo un pochino la natura nei dintorni, con l'impegno di non fare trekking impegnativi che io non amo per niente. E così optiamo il primo giorno per la passeggiata nella zona della Camosciara, dove andiamo a vedere le due cascate e poi imbocchiamo il percorso ad anello in mezzo ai boschi che ci riporterà al punto di partenza. Le sorprese del giro saranno l'avvistamento di un gruppo di cervi e l'enorme quantità di acqua che scorre su queste montagne e che più volte dobbiamo parzialmente guadare, con le mie scarpe che si insozzano terribilmente a causa della mia imperizia. Bellissime anche le faggete, con il loro sottobosco pulito che in questo periodo è coperto solo delle loro foglie.

Di animali non ne vedremo moltissimi altri, nonostante la zona ne sia piena. Altri cervi li vedremo nel letto del lago semivuoto, una volpe rientrando all'agriturismo una sera, e tantissimi cavalli e muli ovunque.

Faremo anche un incontro ravvicinato la sera del primo giorno, mentre andiamo in macchina a vedere il presepe a grandezza naturale nel paesino di Civitella Alfedena, quando lungo la strada le nostre luci illuminano di rosso gli occhi di un cerbiatto che a quel punto, completamente disorientato, ci corre incontro verso la macchina. Noi ci fermiamo e per fortuna poco prima di sbattere si ferma anche lui e ci passa accanto al finestrino per poi proseguire sulla strada e speriamo ritrovare la via verso i boschi.

Il secondo giorno, dopo aver studiato a fondo le cartine, optiamo per la Val Fondillo, una passeggiata bellissima lungo una carrareccia che ci porta prima a uno stazzo poi a delle belle cascate. Il tutto in una splendida giornata di sole che fa risplendere il bosco e le montagne di una luce meravigliosa.

Dopo la pausa pranzo al punto di ristoro dove parte il percorso, riprendiamo la strada verso Roma, ma visto che c'è ancora un po' di pomeriggio a disposizione facciamo una tappa intermedia ad Anagni, dove arriviamo con le ultime luci del tramonto e l'inizio dell'imbrunire.

Il centro storico della cittadina è ricco di edifici importanti che testimonia del ruolo che questa cittadina ha svolto durante il Medioevo e in particolare durante il pontificato di Bonifacio VIII. Andiamo a visitare la splendida cattedrale che domina insieme ad altri edifici medievali la piazza principale e poi il palazzo ora abitato dalla suore cistercensi dove c'è la famosa sala dello "schiaffo". Qui - grazie all'audioguida - conosciamo tutta la storia di questa incredibile vicenda e la complessità di un periodo storico fitto di eventi e personaggi incredibili. E mentre dalle finestre del Palazzo l'audioguida ci suggerisce di guardare fuori verso Palestrina, dove abitavano gli avversari dei Caetani, i Colonna, pensiamo che quella sarà prossimamente la destinazione di una delle nostre prossime gite fuoriporta.

Ma eccoci di nuovo in macchina - ora piena di pasta artigianale, formaggi e salumi abruzzesi - che già vediamo davanti a noi l'immensa distesa di luci di Roma, che ci attende con il solito caos elettrizzante e faticoso allo stesso tempo.

A presto, bellissimo Abruzzo.

lunedì 27 giugno 2016

Un assaggio di Abruzzo: Campo Imperatore e Bominaco

Dopo la vacanza post natalizia che ci ha fatto innamorare dell'Abruzzo e ci ha lasciato una voglia infinita di continuare ad esplorarlo, torniamo per una breve due giorni. Innanzitutto vogliamo di nuovo fare dei giri nell'altopiano di Campo Imperatore dove, dopo Natale, la mobilità era fortemente ridotta, e poi vogliamo andare a visitare Bominaco che avevamo colpevolmente sottovalutato.

Dopo un bellissimo percorso in macchina, una sosta per mangiare il nostro pranzo sui prati subito dopo il punto di partenza della funivia del Gran Sasso, e una piccola passeggiata in cima a un colle da dove si gode una vista spettacolare, arriviamo alla nostra location, che questa volta (purtroppo per una sola notte) è il Rifugio Racollo, una piccola casetta persa in mezzo all'altopiano, a due passi dal piccolo Lago di Racollo da cui prende il nome. Siamo gli unici ospiti per la notte, anche se quando arriviamo - all'ora di pranzo - le due salette sono piene di gente che mangia e ci sono odori buonissimi dappertutto (soprattutto - ma non solo - di arrosticini). Prendiamo possesso della nostra stanzetta con vista sul laghetto e sulle verdissime colline, che a loro volta sono circondate di montagne altissime, ma che - visto che siamo già a 1.600 metri - non sembrano poi così alte.

Al rifugio i cellulari non prendono e non arriva la linea telefonica; bisogna fare sei chilometri verso Santo Stefano di Sessanio per riavere la linea. L'energia elettrica è fornita da due generatori, perché nel parco non si può mettere un pannello solare (sic!) e il wifi è satellitare e non funziona mica tanto bene.

Ma lì, nel mezzo del niente, ci si sente benissimo, e Claudia e Fabrizio (due dei gestori che abbiamo incontrato nel nostro breve soggiorno) ti fanno sentire a loro agio raccontandoti tutto quello che vuoi sapere, portandoti cose buonissime da mangiare e affrontando l'emergenza quando i due generatori si rompono e restiamo solo con le torce, senza telefono e senza wifi. Ma che bella sensazione di libertà!

Prima però che la corrente andasse via abbiamo avuto il tempo di fare una passeggiata in queste infinite praterie con i declivi dolci lungo un sentiero CAI fino a delle rovine che vedevamo da lontano e a un altro laghetto. Nel frattempo, il tempo ci ha proposto tutte le possibilità: nuvoloni, sprazzi di azzurro e infine la pioggia, prima sottile e poi battente, che ci convince a tornare indietro. Una volta al rifugio siamo completamente zuppe e i nostri abiti rimarranno sostanzialmente così fino alla ripartenza...

Sonnellino ristoratore e poi ci aspetta un aperitivo ricchissimo che si trasforma in cena quando arriva al rifugio un gruppetto di ragazzi che festeggia un addio al celibato: salumi, formaggi, pallette cacio e ovo, uovo e peperoni, farro, anellini di pasta con le verdure e chi più ne ha più ne metta. Con la pancia piena si va a dormire nel buio e nel silenzio assoluto della stanzetta.

La mattina dopo il tempo è un po' migliorato, cosicché io posso scatenarmi con la mia nuova macchina fotografica a cercare di catturare la bellezza mozzafiato e incredibile di questi luoghi. Decidiamo di esplorare in macchina l'area che non avevamo visto a Natale, ma non è che facciamo molti chilometri perché - come già accaduto il giorno precedente - non possiamo che fermarci ogni pochi metri per fare le foto e fare due passi sui prati.

Ci dirigiamo verso l'albergo di Mussolini, su in alto a Campo Imperatore, da dove vorremmo fare una passeggiata verso il rifugio Duca degli Abruzzi, ma già quando saliamo ci rendiamo conto di stare entrando completamente nella nube e, quando siamo su, la nebbia è così fitta che non si vede nulla intorno, tranne le numerose moto dei motociclisti arrivati fin qui.

Dunque, decidiamo di ridiscendere e ci incamminiamo nella direzione di Bominaco, verso il Parco del Sirente Velino. Quando arriviamo in paese è l'ora di pranzo, cosicché ci fermiamo a mangiare all'unica trattoria del luogo per il nostro ultimo pasto abruzzese (in cui non potevano mancare gli arrosticini, mai buoni però come quelli di Campo Imperatore). Dopo pranzo saliamo al complesso abbaziale composto dall'Oratorio di San Pellegrino e dalla Chiesa di Santa Maria Assunta. Ci sono anche altri visitatori che già hanno chiamato la signora il cui numero campeggia sul cancello, Dora.

Ed ecco arrivare la signora che, con un'eleganza e una compostezza tutti abruzzesi, ci apre e ci fa una bella visita guidata innanzitutto nell'Oratorio completamente affrescato, i cui affreschi risalgono al 1260, tanto da avergli meritato il nome di Cappella degli Scrovegni d'Abruzzo. In realtà qui - a differenza che a Padova - dominano i colori caldi, giallo e rosso, che la signora ci dice essere ottenuti dallo zafferano di cui quest'area è ricca. L'interno dell'oratorio ci lascia a bocca aperta! Poi andiamo alla Chiesa abbaziale parzialmente ricostruita, soprattutto nella parte relativa agli edifici esterni. Ma la vista dal retro sugli absidi che si innalzano direttamente sulla roccia è eccezionale.

Alla fine della visita decidiamo di inerpicarci verso i resti del castello sulla cima della collina. Non sappiamo che ci attende un panorama strepitoso che da un lato si apre sul paese di Navelli e sulla sua piana, mentre in lontananza si intravedono i resti del castello di San Pio delle Camere, e dall'altro sul paese di Bominaco e sui monti verdissimi che chiudono questa parte di paesaggio e dominano il paese. Una vera meraviglia che restiamo a contemplare per un po'...

Poi prendiamo il sentiero che dal castello scende fino al paese e, purtroppo, la nostra vacanza a questo punto è già finita, e tocca tornare di nuovo verso il caos e gli orizzonti ristretti della città.

Ma l'Abruzzo si conferma una nostra meta del cuore.