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venerdì 17 novembre 2023

C'è ancora domani

Vado a vedere quest'opera prima della Cortellesi trascinata dall'entusiasmo collettivo che si è sviluppato intorno ad esso. Tra l'altro ci vado un sabato sera a Bologna e nonostante i due spettacoli a 15 minuti l'uno dall'altro non saremmo entrate se non avessimo fatto il biglietto in anticipo.

Diciamo che la grande aspettativa non è mai la condizione migliore per affrontare un film (e non solo). Però in questo caso credo che la colpa non sia solo dell'aspettativa.

Già dopo una decina di minuti dall'inizio del film comincio a sospettare, e poi ad avere la certezza, di stare vedendo un film molto didascalico e meccanico nei suoi sviluppi narrativi, uno di quei film che mi aspetterei di vedere in televisione ma che al cinema mi paiono non riuscire a essere all'altezza del mezzo.

Della storia non dirò quasi nulla perché credo che ormai tutti sappiano di cosa parla: la vicenda di Delia, della sua situazione familiare, del rapporto con sua figlia, ma anche la storia dei giorni che precedettero il referendum del 2 e 3 giugno 1946.

Nonostante le ottime intenzioni di Paola Cortellesi e il lodevole messaggio di cui il film si fa tramite, per me tutto risulta fin troppo semplicistico, dalla ricostruzione della Roma del dopoguerra e delle case dei poveri, fino ad arrivare ai personaggi che - anche quando interpretati da attori notoriamente bravi, come Valerio Mastandrea ed Emanuela Fanelli - sono troppo monocordi, buoni o cattivi a seconda dei casi, cosicché risultano dal mio punto di vista poco credibili. Le scelte registiche - anche quelle apparentemente più originali, ad esempio le presunte scene di ballo che nascondono la violenza o gli inserti musicali contemporanei in alcuni momenti clou della storia, a me sono risultate ingenue e hanno fatto fatica a provocarmi un vero coinvolgimento emotivo.

Leggo a destra e a sinistra di chi ha riso e si è commosso ed è uscito toccato dal film. Gli applausi in sala si sprecano e vi ho assistito anche io.

Io però non ho vissuto niente di tutto questo, e non mi è chiaro se sia un problema mio ovvero l'effetto di ciò che le persone si aspettano dal cinema.

Ovviamente sono contenta del successo del film, che riempie le sale e porta al cinema persone che non ci andavano da tempo, ma non sono sicura che questo fenomeno sia una garanzia di futuro per il cinema o almeno del cinema come lo intendo io. O forse tutto sommato questi successi di pubblico servono proprio a garantire la sopravvivenza delle sale anche quando scelgono di proiettare pellicole più di nicchia o più complesse.

Insomma, grazie comunque alla Cortellesi. Anche se per me i film per il grande schermo sono un'altra cosa.

Voto: 2,5/5


lunedì 9 marzo 2009

Due partite

L'avevo visto un paio di anni fa a teatro, interpretato quasi dalle stesse attrici.
Non molto è cambiato in questa trasposizione cinematografica se non la maggiore accuratezza dei particolari (vestiti, arredamento, accessori, musiche).
Non so dire se il cinema renda più o meno giustizia del teatro a questo testo che comunque non ha il tono aulico che spesso caratterizza le opere teatrali, bensì piuttosto uno stile televisivo e quasi divulgativo.
Resta la sensazione che le donne della generazione anni '50 primeggino nel confronto con le loro figlie degli anni '90, perché pur nella tragicità ed infelicità delle loro storie e delle loro condizioni personali conservano un'ironia che manca quasi completamente alle loro figlie.
È un film perfettamente in stile 8 marzo, perché intende proporre una riflessione sulla figura femminile e sul cambiamento nel tempo del ruolo della donna. Certo, lo fa in modo un po' didascalico e schematico, cosicché ne emerge una donna perennemente insoddisfatta le cui nevrosi e infelicità ruotano intorno alla presenza/assenza di un uomo, dei figli, del lavoro.
Forse è un po' vero, forse però è un po' poco.
Usciamo dal cinema pensando a quanto sia difficile individuare il giusto equilibrio tra le varie componenti della nostra vita e questo era vero per la generazione che ci ha preceduto e anche per la nostra. Ma forse non serviva Cristina Comencini per saperlo né per spingerci a una riflessione.
Insomma, il tutto mi è sembrato gradevole e non stupido, ma nemmeno tanto profondo.
Brave le nostre attrici con una menzione particolare per Paola Cortellesi, sempre troppo poco sfruttata dal nostro cinema. Ricordiamo anche le altre interpreti: Margherita Buy, Isabella Ferrari, Marina Massironi, Valeria Milillo, Claudia Pandolfi, Alba Rohrwacher, Carolina Crescentini.
Voto: 2,5/5