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mercoledì 17 luglio 2024

The Notwist. Monk, 16 giugno 2024

Un paio di anni fa, quando la pandemia stava allentando la sua presa, i Notwist erano venuti a Roma per un concerto, ma una febbre pochi giorni prima mi aveva impedito di andare ad ascoltarli dal vivo (cosa che tra l'altro avevo fatto con soddisfazione diverse volte in passato).

A questo giro, dunque, e tanto più che la sede prescelta era il mio amato Monk, non mi sono lasciata sfuggire l'occasione di tornare ad ascoltarli.

Quando entriamo in sala il palco (non certo enorme) è strapieno di strumenti musicali e altra strumentazione, che oscilla tra l'elettronica e il vintage, e del resto dai Notwist non ci si poteva aspettare di meno. 
Quando si presentano sul palco sono in formazione completissima, i due fratelli Archer, Markus (voce e chitarra) e Michael (basso), insieme a Cico Beck (sintetizzatori), Andi Haberl (una batteria esplosiva), Karl Ivar Refseth (vibrafono), Max Punktezahl (chitarra e tastiera), e quella che per me è una new entry, ossia Theresa Loibl (clarino, tastiera, e harmonium).

La sala del Monk si riempie completamente di gente, e la presenza di persone di età anche superiore alla mia è piuttosto significativa, anche perché i Notwist sono su piazza da parecchio e loro stessi (almeno il loro nucleo centrale) non sono più giovanissimi.

I Notwist sono musicisti che non si perdono in chiacchiere e hanno un aspetto quasi dimesso, ma dal vivo sono un'esperienza ogni volta nuova e inattesa. Il flusso musicale - com'è loro abitudine - è quasi continuo, praticamente senza interruzione e talvolta con raccordi tra una canzone e l'altra, e a questo giro il gruppo sembra aver deciso di volerci riportare alle atmosfere di una discoteca berlinese techno degli anni Novanta.

Pur con una setlist che attinge a molti loro lavori e dentro la quale ci sono alcuni dei loro grandi successi come One With the Freaks, Kong, Pick Up the Phone, Who We Used to Be, Into Another Tune, e poi nel bis anche il loro cavallo di battaglia, Consequence, gli arrangiamenti sono decisamente techno e sviluppano una potenza sonora pazzesca, nella quale la voce di Markus Archer quasi scompare, e invitano davvero a ballare e saltare come fa Max Punktezahl mentre suona sul palco.

Personalmente resto incantata dalla perizia (e anche nerdaggine) musicale di questo gruppo, che usa una straordinaria molteplicità di strumenti e di combinazioni strumentali, modernissime e vintage (come i remix che Markus fa con i vinili su un giradischi); devo però ammettere che la scelta musicale fatta dal gruppo non era perfettamente adatta a una sala chiusa e piccola come quella del Monk, dove funzionano meglio i concerti acustici o con un livello sonoro meno potente, e sarebbe stata perfetta in uno spazio aperto dove tra l'altro il folto pubblico presente avrebbe potuto stare meno appiccicato e avrebbe davvero potuto ballare insieme ai musicisti.

Voto: 3,5/5

venerdì 30 settembre 2016

Le Millipede. Blackmarket, Unplugged in Monti, 20 settembre 2016

Ed eccomi qua alla nuova stagione di Unplugged in Monti nella sede del Blackmarket, attirata a questo concerto dal fatto che Le Millipede è un nuovo progetto musicale cui si stanno dedicando i fratelli Markus e Micha Archer, divenuti famosi come fondatori e animatori del gruppo dei Notwist.

Come al solito faccio in questi casi, provo ad ascoltare qualcosa su Internet e poi - se ispirata da quello che ho sentito - compro i biglietti per il concerto. In questo caso mi porto dietro anche mio nipote P. che è a Roma in questi giorni e la mia amica F. che è diventata anche lei ormai una habitué del Blackmarket.

Questa sera il palco del Blackmarket è parecchio affollato, innanzitutto perché i Millipede sono in cinque: oltre ai fratelli Archer, che occupano la seconda fila del palco, ci sono Mathias Götz, Nicolas Sierig e Manuela Rytzki. In secondo luogo perché sul palco c'è un numero esagerato di strumenti: la batteria suonata da Markus, il basso tuba e quello che se ho capito bene è un armonium suonati da Micha, poi altre tastiere e sintetizzatori vari di cui si occupano Nicolas Sierig e Manuela Rytzki, e infine il trombone di Mathias Götz, il quale però fa risuonare anche un gran numero di campanellini e percussioni varie di cui è tappezzato il palco.

Il motivo lo si capisce presto: Le millipede fanno musica strumentale, e che musica strumentale! Una musica che è un mix di jazz, di folk, di musica bandistica, di rock e tante altre cose cui io non sono nemmeno in grado di dare dei nomi.

Il concerto va avanti per un'ora e mezzo e conquista progressivamente il pubblico cosicché quando la scaletta finisce è immancabile il bis e un lungo applauso.

Mentre io, F. e P. usciamo, riflettiamo sul fatto che quella di Le Millipede è una musica che forse noi non ascolteremmo in macchina o a casa, ma che certamente ascoltarla dal vivo è puro godimento sonoro dovuto forse anche all'entusiasmo di vedere all'opera musicisti di questo livello e passione.

Voto: 3,5/5