La trilogia di Fabio Montale: 1. Casino totale; 2. Chourmo; 3. Solea / Jean-Claude Izzo; con una biografia inedita di Jean-Claude Izzo a cura di Nadia Dhoukar. Roma: edizioni e/o, 2011.
Dopo la vacanza marsigliese di inizio 2020 e soprattutto dopo la gita finale a Les Goudes, il piccolo villaggio di pescatori poco fuori Marsiglia ai piedi della riserva di calanchi, mi è venuta voglia di leggere La trilogia di Fabio Montale di Jean-Claude Izzo.
Il protagonista di questi tre noir, Casino totale, Chourmo e Solea, che si chiama appunto Fabio Montale, ed è un poliziotto di origine italiana ma profondamente legato alla sua Marsiglia, vive in una casetta ereditata dal padre che si trova a Les Goudes, dove ha per vicini di casa la vecchia Honorine e il gestore di un bar-osteria che si chiama Fonfon. Da qui Montale esce in barca per pescare e soprattutto per perdersi nei suoi pensieri e per coltivare la solitudine.
Fabio Montale è un personaggio dolente, un poliziotto anomalo, innamorato profondamente della sua città, ma preoccupato per le derive razziste e per il peso crescente della mafia nelle vicende urbane e non solo.
Leggendo i tre romanzi di seguito come ho fatto io, grazie all’edizione integrale realizzata da e/o, impariamo a conoscere a poco a poco quest’uomo e la sua storia travagliata: l’amicizia durante l’infanzia e la gioventù con Manu e Ugo, la discesa verso l’abisso dell’illegalità, la separazione delle strade nel momento in cui Fabio prima si arruola e poi diventa poliziotto, l’amore per la stessa donna, Lole, la morte prima di Manu e poi di Ugo a seguito di alcuni regolamenti di conti mafiosi, i tentativi di Fabio di ricostruirsi una vita, l’impossibilità di sfuggire a quello che sembra un destino già segnato.
Sicuramente Montale con il suo carattere ombroso, il suo desiderio di giustizia, il bisogno di amare e di essere amato senza riuscire mai a lasciarsi andare del tutto è il protagonista centrale della narrazione di Izzo, che si articola in storie singole per ciascun romanzo, ognuna delle quali però si inserisce nella cornice complessiva del percorso di vita di Montale.
Ma, oltre a Fabio Montale, protagonista indiscussa dei romanzi di Izzo è la città di Marsiglia che lo scrittore ci fa attraversare in lungo e in largo, raccontandocene la storia, i cambiamenti, le bellezze, i difetti, una città che come lui stesso dice non ha vere attrazioni turistiche ma è una città che non può non entrare nel cuore se si entra in sintonia con il suo spirito e con la luce incredibile che la illumina.
Bello attraversare insieme a Montale (e a Izzo) le stradine del Panier, la Corniche, il Vieux Port, la Canébiére, i quartieri nord, l’Estaque, la Belle de Mai, Les Goudes, scoprendo tutte le anime di una città piena di contraddizioni ma proprio per questo anche ricca di significati e di cose da scoprire.
Quello che Izzo ci fa fare è anche un viaggio attraverso i bar e i ristoranti di Marsiglia, quelli che Fabio Montale frequenta e ama, e di conseguenza anche un percorso nella cucina marsigliese, sempre accompagnata dall’immancabile pastis e da ottimi vini, soprattutto rosati, i preferiti di Montale.
Personalmente non ho fatto fatica a identificarmi con questo personaggio che ama i piaceri della vita e ad essa è attaccato con tutte le sue forze, ma al contempo ne è spaventato per le sofferenze e il dolore che porta con sé, e che lo spingono – soprattutto nei sentimenti – a non esporsi mai troppo. Non a caso così si esprime in Chourmo: "Mi piaceva questa immagine della clessidra. Del tempo che scorre. Si vive la vita in quel lasso di tempo. Fin quando nessuno viene più a girare la clessidra. Perché si è perso il piacere di vivere." (Chourmo, p. 457)
Fa tenerezza Montale per la trasparenza cristallina delle sue idee e della sua visione del mondo, per quel mix di forza e di fragilità che lo caratterizzano, per l’amore e l’orrore al contempo che esprime verso l’umanità.
I romanzi sono dei noir, con una forte componente poliziesca, ma alla fine a prevalere su tutto è sempre l’umanità dei personaggi raccontati. Letti in sequenza costituiscono quasi un romanzo unico, anche se personalmente esprimo una preferenza per Chourmo, che è quello che ho preferito e che ho trovato maggiormente ispirato.
Voto: 4/5
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lunedì 16 novembre 2020
La trilogia di Fabio Montale / Jean-Claude Izzo
venerdì 25 gennaio 2019
Il sole dei morenti / Jean-Claude Izzo
Il sole dei morenti / Jean-Claude Izzo; trad. dal francese di Franca Doriguzzi. Roma: edizioni e/o, 2004.
Su suggerimento di un amico ho comprato e letto Il sole dei morenti, l'ultimo romanzo scritto da Jean-Claude Izzo prima della sua morte prematura.
La storia è quella di Rico, un senzatetto che vive per le strade di Parigi. Quando l'amico Titì muore a causa del freddo e tra l'indifferenza generale in una stazione della metropolitana, Rico - già sofferente - decide che non vuole morire nel freddo di Parigi e dunque inizia un fortunoso viaggio verso Marsiglia, città alla quale sono legati i ricordi di un amore di gioventù, quello per Lèa, e che almeno può regalargli caldo e sole. Il viaggio di Rico inizia insieme a Dédé che però si ferma ad Avignone prima di raggiungerlo nuovamente a Marsiglia, ed è costellato di numerosi incontri con altre persone che la vita in qualche modo ha messo in un angolo, e che a questo destino hanno reagito ciascuna a proprio modo, con rabbia, con tristezza, con umanità, con affetto o compassione, tra cui spiccano le figure di Felix e di Mirjana. Questo viaggio è anche l'occasione per raccontare la storia di Rico e di come la vita di una persona normale, con una famiglia, una casa e un lavoro, abbia a un certo punto deragliato iniziando quella discesa agli inferi che l'ha portato prima verso l'alcol, poi sulla strada a vivere di espedienti.
Il romanzo di Izzo si articola in due parti: nella prima parte qualcuno - ancora non sappiamo chi - racconta a noi lettori la storia di Rico, quella del suo viaggio da Parigi a Marsiglia, ma anche le storie del suo passato, raccontategli dallo stesso Rico; nella seconda parte il narratore si rivela essere Abdou, un giovane algerino emigrato in Francia, che ha incontrato Rico a Marsiglia diventandogli amico e confidente, e dunque depositario della sua storia fino alla morte. La prima persona utilizzata nella narrazione in questa seconda parte ci avvicina ancora di più a Rico, facendosi vivere "in diretta" e con straziante tristezza i suoi ultimi giorni.
Il racconto - come ci dice lo stesso Izzo nella nota alla fine del libro - pur essendo di fantasia si basa su storie reali e su notizie raccolte dall'autore attraverso giornali e interviste e si propone di dare voce a chi una voce non ha, agli invisibili da cui siamo circondati e che facciamo finta di non vedere.
La storia di Rico è una rappresentazione realistica e fedele dei sentimenti e degli stati d'animo di chi a un certo punto della vita si perde e non riesce più a tornare indietro. Izzo riesce nel non facile tentativo di farci immedesimare in un personaggio che nella vita reale, per superficialità e scarsa conoscenza, consideriamo qualcosa di altro e di lontano da noi, instillandoci il dubbio che a chiunque può capitare di perdersi perché quando si imbocca la china è quasi inevitabile scivolare giù e lasciarsi andare e praticamente impossibile risalirla. Non solo dunque comprendiamo il dramma e la sofferenza di quest'uomo, ma siamo chiamati in causa in quanto colpevoli di quell'indifferenza e di quel giudizio che con troppa superficialità dispensiamo al mondo intorno a noi e che contribuiscono a relegare queste persone ai margini della società.
Izzo ci fa scoprire la ricchezza, l'umanità e la profondità che popolano il mondo dei reietti della società, ma anche la cattiveria, l'opportunismo e la brutalità di cui essi sono soggetti sia attivi che passivi. E certamente punta l'attenzione sul fatto che l'unica solidarietà verso Rico arriva da altre persone marginali come lui, Mirjana e Abdou, mentre il mondo cosiddetto "normale" preferisce dimenticarsi della sua esistenza e rimuoverlo dalla propria vista e dalla propria mente.
Voto: 3/5
Su suggerimento di un amico ho comprato e letto Il sole dei morenti, l'ultimo romanzo scritto da Jean-Claude Izzo prima della sua morte prematura.
La storia è quella di Rico, un senzatetto che vive per le strade di Parigi. Quando l'amico Titì muore a causa del freddo e tra l'indifferenza generale in una stazione della metropolitana, Rico - già sofferente - decide che non vuole morire nel freddo di Parigi e dunque inizia un fortunoso viaggio verso Marsiglia, città alla quale sono legati i ricordi di un amore di gioventù, quello per Lèa, e che almeno può regalargli caldo e sole. Il viaggio di Rico inizia insieme a Dédé che però si ferma ad Avignone prima di raggiungerlo nuovamente a Marsiglia, ed è costellato di numerosi incontri con altre persone che la vita in qualche modo ha messo in un angolo, e che a questo destino hanno reagito ciascuna a proprio modo, con rabbia, con tristezza, con umanità, con affetto o compassione, tra cui spiccano le figure di Felix e di Mirjana. Questo viaggio è anche l'occasione per raccontare la storia di Rico e di come la vita di una persona normale, con una famiglia, una casa e un lavoro, abbia a un certo punto deragliato iniziando quella discesa agli inferi che l'ha portato prima verso l'alcol, poi sulla strada a vivere di espedienti.
Il romanzo di Izzo si articola in due parti: nella prima parte qualcuno - ancora non sappiamo chi - racconta a noi lettori la storia di Rico, quella del suo viaggio da Parigi a Marsiglia, ma anche le storie del suo passato, raccontategli dallo stesso Rico; nella seconda parte il narratore si rivela essere Abdou, un giovane algerino emigrato in Francia, che ha incontrato Rico a Marsiglia diventandogli amico e confidente, e dunque depositario della sua storia fino alla morte. La prima persona utilizzata nella narrazione in questa seconda parte ci avvicina ancora di più a Rico, facendosi vivere "in diretta" e con straziante tristezza i suoi ultimi giorni.
Il racconto - come ci dice lo stesso Izzo nella nota alla fine del libro - pur essendo di fantasia si basa su storie reali e su notizie raccolte dall'autore attraverso giornali e interviste e si propone di dare voce a chi una voce non ha, agli invisibili da cui siamo circondati e che facciamo finta di non vedere.
La storia di Rico è una rappresentazione realistica e fedele dei sentimenti e degli stati d'animo di chi a un certo punto della vita si perde e non riesce più a tornare indietro. Izzo riesce nel non facile tentativo di farci immedesimare in un personaggio che nella vita reale, per superficialità e scarsa conoscenza, consideriamo qualcosa di altro e di lontano da noi, instillandoci il dubbio che a chiunque può capitare di perdersi perché quando si imbocca la china è quasi inevitabile scivolare giù e lasciarsi andare e praticamente impossibile risalirla. Non solo dunque comprendiamo il dramma e la sofferenza di quest'uomo, ma siamo chiamati in causa in quanto colpevoli di quell'indifferenza e di quel giudizio che con troppa superficialità dispensiamo al mondo intorno a noi e che contribuiscono a relegare queste persone ai margini della società.
Izzo ci fa scoprire la ricchezza, l'umanità e la profondità che popolano il mondo dei reietti della società, ma anche la cattiveria, l'opportunismo e la brutalità di cui essi sono soggetti sia attivi che passivi. E certamente punta l'attenzione sul fatto che l'unica solidarietà verso Rico arriva da altre persone marginali come lui, Mirjana e Abdou, mentre il mondo cosiddetto "normale" preferisce dimenticarsi della sua esistenza e rimuoverlo dalla propria vista e dalla propria mente.
Voto: 3/5
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