Middle England / Jonathan Coe; trad. di Mariagiulia Castagnone. Milano: Feltrinelli, 2018.
In occasione di una vacanza nel Sud-Ovest dell’Inghilterra, decido di immergermi nella lettura di Middle England, il romanzo scritto da Jonathan Coe dopo il referendum sulla Brexit del 2016 e le cui vicende coprono un periodo che va dal 2010 al 2017.
Coe riparte da alcuni dei personaggi del suo famoso romanzo La banda dei brocchi, in particolare i due fratelli Benjamin e Lois, per raccontare una nuova fase della storia inglese, caratterizzata da una temperie politica e sociale molto particolare.
In questo nuovo romanzo seguiamo le vicende non solo di Benjamin, che si è ritirato a vivere in una casa di campagna e sta tentando di scrivere il suo primo romanzo, e di Lois, che è sposata senza amore e avendo in parte rinunciato ai suoi sogni, ma anche quelle di numerosi altri personaggi: Doug, giornalista politico in crisi, con un rapporto complicato con sua figlia Coriander, radicalizzata a sinistra; Sophie, la figlia di Lois e nipote di Ben, che sta tentando la carriera accademica e intanto cerca la sua strada sentimentale; Charles, un amico di Benjamin, che la vita sta mettendo a dura prova; Sohan, amico gay londinese di Sophie; e molti altri.
Ognuno di loro rappresenta un punto di vista e una sfaccettatura, sul piano umano, sociale e politico, del complesso puzzle rappresentato dall’Inghilterra in quel momento storico, un paese non solo e non tanto spaccato tra conservatori e liberali, ma ostaggio di crisi economica, recriminazioni, cinismo, radicalizzazione, processi identitari, conflitti generazionali, esasperazioni da social, inconsistenza della politica.
Oltre ad essere una lettura gradevole, animata da personaggi vividi e sufficientemente complessi, resi tali anche grazie alle capacità di scrittura di Coe, la cosa sorprendente è che questo libro, scritto e pubblicato nel 2018, non solo non appare invecchiato, ma anzi oggi appare ancora più significativo in riferimento al quadro politico e sociale che si è andato delineando nel mondo occidentale nel corso degli ultimi 7-8 anni.
In fondo la vicenda inglese e il suo infausto esito con la Brexit è stato uno dei – forse tanti? – segnali che hanno prefigurato quello che si andava muovendo nelle viscere della popolazione europea (e non solo) e che avrebbe portato, nel corso degli anni successivi, alla diffusione di fenomeni quali il populismo, l’antieuropeismo, la crisi della sinistra, le presunte battaglie morali e identitarie, la rabbia sociale da un lato e l’anestetizzazione da social dall’altro.
Fa dunque una fortissima impressione leggere questo libro oggi, perché ci si accorge non solo che quella fase non è finita, ma che si è estesa temporalmente e geograficamente. E personalmente io non so bene quando e come se ne uscirà. In più, leggere questo romanzo mentre si è fisicamente in Inghilterra e intorno a sé tutto rimanda al mondo che Coe racconta non ha prezzo.
In Middle England ci sono note di speranza e c’è lo spazio per sogni individuali e collettivi. Voglio pensare – sebbene non sia facile – che sia ancora così, o quanto meno è necessario sforzarsi di pensarlo.
Voto: 3,5/5
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mercoledì 26 novembre 2025
giovedì 30 ottobre 2025
Il Sud-Ovest dell’Inghilterra: vagando tra Wiltshire, Hampshire, Dorset, Devon, Cornwall e Somerset (seconda parte)
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| Tra cani e pecore a Minions |
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Luoghi visitati in transito: Minions, Cawsand e Kingsand, Polperro
Nello spostamento tra Longdown e Perranuthnoe, terza sistemazione della nostra vacanza, attraversiamo il grande ponte che unisce il Devon alla Cornovaglia, passiamo vicino a Plymouth (ma non ci fermiamo) e invece puntiamo verso Minions (!!!!), un paesino il cui nome è tutto un programma ma che decidiamo di visitare perché ci sono tre circoli di pietre del neolitico.
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| Nei pressi di Minions |
In quello che per gli inglesi è un lungo weekend che si conclude il lunedì con una loro bank holiday, le strade sono affollate e i locali approfittano per fare gite e gitarelle. Così quando tentiamo di andare alle cascate non lontane da Minions troviamo il parcheggio strapieno di macchine e decidiamo di rinunciare.
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| Cawsand |
L’ultima tappa di questa giornata di transito è Polperro, paesino di mare incastonato in una specie di fiordo. C'è un parcheggio a inizio del paese (7 sterline, costo minimo fino a 3 ore) e da qui a piedi si arriva al porto. Arriviamo quando i negozi hanno chiuso quasi tutti e il paese si è scaricato di gente, il che lo rende molto bello e suggestivo anche se è evidente che si tratta di un posto ormai abitato quasi esclusivamente da turisti. Facciamo su e giù per le stradine intorno al porto e poi torniamo verso la macchina direzione Penzance.
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| St Michael's Mount visto da Perranuthnoe |
Terza parte del viaggio: Cornwall
Dove abbiamo dormito e mangiato
La nostra base per i giri in Cornwall è il piccolo villaggio di Perranuthnoe, e più esattamente lo chalet gestito da Bridget e suo marito (scozzese) che è quello dove stavano le figlie e che, dopo che queste ultime sono diventate grandi e sono andate via, è stato destinato ad alloggio turistico. Lo chalet sta su una collina vicina al villaggio che domina tutta la baia e da cui si vede non solo la spiaggia del paese ma anche l’isola di St Michael' Mount e i paesi dall’altro parte, Newlyn e Mousehole. Un posto incantevole con qualunque meteo che fa venir voglia di stare seduti in terrazza a guardare il cielo, il mare e le maree e ad ascoltare il rumore delle onde. Bridget e il marito sono discreti e ospitali e ci lasciano scones, clotted cream e marmellata di lamponi nel frigo, consentendomi di fare colazione con queste prelibatezze per quasi tutte le mattine che rimarremo qui.
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| Il nostro primo cream tea |
Un posto che abbiamo frequentato ben due volte è stato il Victoria Inn di Perranunthoe (il pub col muro rosa), dove ci siamo fermate un giorno per aperitivo con birra e patatine e un altro giorno per una cena che pensavamo stile pub ed invece abbiamo beccato la tapas night, che poi era una pub night modificata 😉
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| Victoria Inn a Perranuthnoe |
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Luoghi visitati: Piskies Cove, Newlyn e Mousehole, Land’s end
Il primo giorno di permanenza a Perranunthoe decidiamo di fare una passeggiata lungo la costa e prendiamo il sentiero che va verso Cudden Point. Si tratta di un sentiero talvolta molto stretto che passa in mezzo agli arbusti bassi e che permette di godere di una splendida vista sul mare e sulle tante baie; vediamo anche un bel po’ di capoccette di foche che fanno capolino qua e là nell’acqua. Dopo Cudden Point proseguiamo ancora un po’ fino a quando davanti a noi si apre una bellissima baia con poca gente. Si tratta di Piskies Cove (la baia delle fate), dove decidiamo di fermarci un po' e fare un bagno.
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| A Newlyn per la festa delle sardine |
Andiamo poi a Mousehole che è ormai l’ora del tramonto e un sacco di bambini, ragazzi e adulti approfittano dell'alta marea per fare il bagno tuffandosi dal molo del porto. Tornate al nostro chalet assistiamo al primo, bellissimo tramonto della nostra vacanza con il sole che cala dietro St Michael's Mount.
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| Sennen Cove |
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| Il sito minerario abbandonato di Botallack |
Nel pomeriggio andiamo verso il sito minerario abbandonato di Botallack, dove ci sono molti resti di costruzioni minerarie e di engine houses a picco sulla scogliera. Facciamo una passeggiata molto suggestiva con la luce del sole calante e poi torniamo verso Perranunthoe ma facendo una sosta intermedia a Lanyon quoit, uno dei tanti dolmen e altri resti neolitici di cui è ricca questa zona.
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| St Michael's Mount |
Un’altra giornata della nostra permanenza a Perranuthnoe è dedicata a St Michael's Mount e alla Lizard peninsula. È una giornata grigia e ventosa, con un discreto freddino.
In mattinata andiamo al parcheggio sulla spiaggia prima di Marazion e da qui facciamo una bella passeggiata sulla battigia fino ad arrivare all’imbocco del sentiero di pietra che porta all’isoletta di St Michael's Mount. Di fatto, si tratta del luogo gemello del più famoso Mont Saint Michel, nel nord della Francia, e come in quel caso anche qui l’isola è raggiungibile a piedi quando la marea è bassa, mentre nelle altre ore della giornata bisogna prendere delle barchette.
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| Kynance Cove |
La seconda parte della giornata è dedicata alla penisola di Lizard. Lungo la strada prendiamo un acquazzone ma quando arriviamo al paese ha smesso di piovere. Dopo la pausa pranzo alla Tregullas Farm, ci avviamo sul sentiero verso Kynance Cove: arriviamo a una prima baia dove stiamo quasi per fermarci pensando sia Kynance Cove. Per fortuna Google maps ci permette di capire che siamo ancora lontani dalla nostra meta e così proseguiamo lungo la scogliera battuta dalle onde (per noi già altissime - chissà durante le tempeste invernali!), e arriviamo infine alla vera Kynance Cove dove, nonostante il divieto di balneazione a causa delle condizioni meteo, ci sono molti temerari che stanno facendo il bagno.
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| Lizard Point |
Torniamo dunque allo chalet, e durante la notte un grosso temporale ci sveglia.
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| St Ives |
La mattina il vento ha spazzato via quasi tutte le nuvole ed è una bella giornata ventosa. Prepariamo i bagagli e dopo colazione partiamo, invero un po' a malincuore.
Siamo dirette a St Ives, uno dei paesi più grandi della Cornovaglia e sicuramente il più turistico. Abbiamo letto cose tremende sul girare in macchina nel paese e sui parcheggi: appena entrate in paese ci fermiamo al parcheggio Trenwith, che sta in cima alla collina sul cui fianco si sviluppa l’intero paese con case in fila che digradano verso la baia. In realtà dal parcheggio c’è un autobus-navetta che con due sterline in pochi minuti ci porta in centro.
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| Godrevy lighthouse |
La cittadina è molto graziosa ma anche molto turistica; però basta allontanarsi dalle tre vie principali per trovare angoli tranquilli. Infilandoci nelle stradine arriviamo a The island e alla spiaggia di Porthmeor, e da qui andiamo a vedere la Tate St Ives, un museo di arte contemporanea con una prevalenza di artisti locali, che a dire il vero – salvo poche eccezioni – non ci conquistano. La struttura del museo però è bella, con scorci suggestivi sul mare.
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| La three mile beach |
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| Mutton Cove con le foche che si confondono con le pietre |
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Quarta parte del viaggio: tra North Devon e Somerset
Dove abbiamo dormito e mangiato
La nostra sistemazione per la parte finale del nostro viaggio è una mansarda in una tipica casa vittoriana, sulla collina che guarda il porto di Ilfracombe, in North Devon, che dalle sue finestre sui tetti spioventi ci permette di guardare il cielo cangiante e dalla finestra a cui ci si può sedere permette di guardare porto e scogliera davanti a noi.
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| La spiaggia di Bude |
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| Crackington Haven |
Questi ultimi giorni sono caratterizzati da tempo grigio e pioggia, pioggerellina e pioggiona che vanno e vengono. La prima mattina, visto anche il tempo incerto, decidiamo di visitare il paese di Ilfracombe. Parcheggiamo quasi a ridosso del porto e facciamo una passeggiata per andare a vedere la statua Verity che Damien Hirst ha realizzato per la città (e che è visibile anche dalla finestra del nostro b&b) e la chiesetta di Saint Nicholas che sta su un piccolo promontorio da cui è possibile abbracciare con lo sguardo l’intera cittadina. Poi continuiamo la nostra passeggiata nelle strade del centro e ci facciamo l’idea che Ilfracombe sia una di quelle località di villeggiatura un tempo molto vive e frequentate, e oggi un po' decadute.
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| Architettura tipica della zona |
Ripartiamo quindi verso Crackington Haven, una baia piuttosto nascosta dentro questa costa frastagliata e caratterizzata da grandi spiagge e falesie. Nonostante stia piovigginando e il cielo sia plumbeo, sulla spiaggia ci sono i soliti temerari surfisti di tutte le età con le loro mute a fare il bagno sorvegliati dai lifeboat guards.
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| Hartland |
Il giorno successivo decidiamo di andare nella zona dell'Hartland, anche se il tempo è parecchio incerto e mentre andiamo si succedono le classiche showers inglesi (piogge brevi e fitte).
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| Il sentiero verso la cascata Speke's mill |
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| Cascata di Speke's Mill |
Arrivate all’ingresso del paese si viene direzionati a un parcheggio che sembra gratuito, cosa che ci stupisce alquanto. Entriamo in un negozio di birre e liquori che si affaccia sul parcheggio per chiedere e il venditore ci dice che il parcheggio è gratuito mentre dovremo pagare un biglietto per entrare nel paese, cui si accede attraverso una specie di hall commerciale che sembra quella di un aeroporto (davvero bizzarro!). Paghiamo le nostre 20 sterline e dopo aver attraversato la zona commerciale, scendiamo fino alla stalla degli asini dove ci sono ancora altri negozi, e poi giù per la strada fatta di sassi di mare che attraversa tutto il paese e scende a picco fino al porto.
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| A Clovelly |
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| Exmoor |
Per la nostra ultima giornata piena di vacanza decidiamo di fare un driving tour nell’Exmoor, un’altra area naturale con una varietà di vegetazione e paesaggi.
La nostra prima destinazione è Dulverton, dove – quando ormai sta piovendo da un bel po’ - ci fermiamo per fare una passeggiata ed esplorare alcuni bei negozietti (ce ne sono diversi di antiquariato e libri).
La seconda tappa della giornata sono i Tarr steps, un ponte fatto con lastroni di pietra sovrapposti, a cui si arriva con una breve passeggiata dal parcheggio. Al ponte c'è una famigliola con due bambini che, sotto la pioggia battente e senza ombrelli, è con i piedi nell'acqua!
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| Lynmouth |
Ripartiamo verso Dunster passando da Porlock Weir, e mentre facciamo un pezzo di strada a pagamento attraverso la foresta, un pezzo di ramo cade sul tettuccio della macchina facendoci spaventare moltissimo. Per fortuna senza conseguenze.
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| L'arcobaleno a Lynmouth |
Peccato davvero per il clima di questo ultimo giorno di vacanza, piovoso e freddo, che non ci ha permesso di godere appieno del paesaggio, ma ci ha regalato un’immagine molto caratteristica della campagna inglese! S. esce dalla giornata avendo comprato guanti di montone, calze di alpaca, solette di pelo di pecora, scarpine di montone da bambini. Sarà stata influenzata dal clima? ;-)
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| Per le strade della Cornovaglia |
Quando siamo partite tutti ci dicevano: ma che farete due settimane in quel pezzetto di Inghilterra così piccolo e dove c’è poco da vedere? Vi annoierete sicuramente!
In realtà, alla fine del nostro viaggio abbiamo fatto quasi 1600 miglia, ossia quasi 2500 chilometri. Non ci siamo affatto annoiate e anzi avremmo voluto sia più tempo di relax, sia più tempo per visitare cose cui abbiamo dovuto rinunciare o visitare in fretta.
Qualche riflessione sparsa sulla vacanza e sui luoghi visitati.
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| I colori della Cornovaglia |
Le strade single track del sud ovest dell’Inghilterra sono più faticose di quelle scozzesi perché, a causa delle siepi altissime che affiancano le stradine, non si vede niente e le macchine ti spuntano davanti all'improvviso, senza che il guidatore sappia se c’è un passing place a portata di ruota.
Queste maledette siepi – le abbiamo davvero odiate – non solo rendono faticosa la guida, ma impediscono allo sguardo di spaziare sul paesaggio, cosicché per lunghi chilometri l’unica cosa che si vede mentre si guida è il piccolissimo pezzo di strada davanti a noi.
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| In contemplazione |
Va detto però che ci sono toilette pubbliche ovunque e, se ti scappa, avrai a portata di mano un bagno quasi sempre gratuito e pulito.
Restando sul fronte spostamenti e dintorni, una delle voci di spesa più importanti della vacanza sono i parcheggi, che possono costare da 2 sterline a 10 sterline per qualche ora (ovviamente talvolta anche per meno di un'ora). In realtà in alcuni casi, lì dove non ci sono sistemi di controllo, abbiamo la sensazione che siamo solo noi a pagare! Ma va bene se i soldi di questi parcheggi vengono spesi per preservare il territorio.
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| Ancora in contemplazione |
Queste passeggiate sono state spesso accompagnate dal simbolo della ghianda, che è quello che identifica tutto il South West Coast Path, di cui orgogliosamente abbiamo percorso diversi pezzi.
Gli inglesi di questa zona sono stati accoglienti e gentili: per loro postura, nella conversazione è tutto “lovely” e “awesome”, e risulta oggettivamente un po’ falso, ma alla fine ci siamo abituati a usare anche noi questi aggettivi.
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| Mi pare giusto chiudere con William Blake |
Andando appunto al cibo, la cucina inglese ci è risultata piuttosto pesante, un po' ripetitiva (quella da pub) e in generale un po' troppo condita e pasticciata, anche quella di livello un po' più alto.
Sul fronte del bere, mi ha colpito vedere in moltissimi locali birra Moretti, Poretti o addirittura Nastro Azzurro alla spina o in bottiglia, birra che per noi non è di qualità, e che evidentemente a loro risulta esotica. Cosa che è un peccato perché la birra è il fiore all’occhiello di questi luoghi e per me la loro bitter spillata a pompa è davvero eccezionale.
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lunedì 27 ottobre 2025
Il Sud-Ovest dell’Inghilterra: vagando tra Wiltshire, Hampshire, Dorset, Devon, Cornwall e Somerset (prima parte)
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| Cottage ad Hythe |
Il nostro è un tour on the road – alla fine del viaggio avremo fatto 1600 miglia in macchina, circa 2500 km – con un percorso circolare che parte dall’aeroporto di Bristol, dove abbiamo volato da Roma con Easyjet, e ritorna allo stesso aeroporto.
La nostra macchina a noleggio è una comoda Citroën C3, perfetta come dimensioni – lo capiremo solo più avanti – ma ovviamente con il posto del guidatore a destra per la classica guida a sinistra inglese, tra l’altro con cambio manuale. Ci metterò un paio di giorni ad abituarmi a questa modalità di guida e a sentirmi a mio agio sulle strade.
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| Nella nostra casetta ad Hythe |
Abbiamo sempre dormito in case con cucina, e menomale, perché con il cibo inglese qualche problema lo abbiamo avuto, e moltissime sere abbiamo preferito cucinare e mangiare a casa. Tutte le sistemazioni sono state prenotate con Airbnb, alcune di esse erano dotate anche di lavatrice, il che ci ha consentito di viaggiare con valigie relativamente leggere da riempire con cose comprate durante il viaggio.
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| I ragazzi con la chitarra ad Hythe |
Dove abbiamo dormito e mangiato
Dall’aeroporto di Bristol andiamo dritte verso Southampton dove abbiamo la prima casa, precisamente nella campagna vicino Hythe, paesino di mare che sta proprio di fronte a Southampton e che di suo non è particolarmente allegro (nella nostra passeggiata per fare la spesa incontreremo una bimba che gioca da sola con una bambola e due adolescenti che suonano la chitarra elettrica e fanno video). Siamo alla Coachmans Cottage, una casetta di mattoni rossi, ex ricovero delle carrozze, a fianco dell'abitazione dei proprietari che abitano nel Gardeners’ cottage, un posto molto bello e suggestivo.
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| Davanti a The Cornish Bakery in Salisbury |
A Salisbury per pranzo mangiamo la nostra prima Cornish traditional pasty e uno scone in una caffetteria e panificio del centro, The Cornish bakery.
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| Nella New Forest |
Dedichiamo il primo giorno di vacanza alla New Forest, un'area di oltre 500 km quadrati, risalente all'anno Mille (realizzata inizialmente da Guglielmo I come territorio di caccia), all'interno della quale ci sono paesaggi molto diversi (foreste, lagune, brughiere, spiagge), flora e fauna molto diversificati, molti paesi caratteristici nonché abbazie e castelli.
Noi scegliamo un percorso con finalità fotografiche che abbiamo trovato sul bel sito della New Forest.
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| A Lyndhurst |
Da qui passiamo per il paesino di Lyndhurst, una delle cittadine centrali della New Forest, dove ci fermiamo per una passeggiata e per la pausa pranzo autogestita.
Quindi ci muoviamo verso Keyhaven Marshes, una grande zona lagunare dove nidificano molti uccelli; da qui, con una bella passeggiata si arriva alla grande spiaggia di pietre da cui si vede il castello di Hurst, le scogliere dell'isola di White e persino la costa francese in lontananza. Peccato non aver portato il costume perché c'era una bellissima giornata di sole!
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| La spiaggia vicino Keyhaven Marshes |
Nel paesino di Beaulieu facciamo una passeggiata tra le sue belle casette di mattoni, che si affacciano su fiumi e laghetti.
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Luoghi visitati: Salisbury, Old Sarum, Stonehenge
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| Dentro la cattedrale di Salisbury |
Uscendo dalla cattedrale ci fermiamo ad Arundells, una dimora privata con giardino che inizialmente ospitava il personale della cattedrale e poi è passata di mano in mano fino all'ultimo proprietario, il politico conservatore Edward Heath, primo ministro inglese nei primi anni Settanta durante gli attentati dell'IRA, dopo il quale è arrivata Margaret Thatcher. Fu anche musicista e skipper e questa casa testimonia i suoi numerosi interessi.
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| Nella cattedrale di Salisbury |
Sulla collina poco fuori la città si possono visitare i resti del castello e dell'abbazia di Old Sarum, il nucleo originario di Salisbury. Qui la signora del National Heritage vuole convincerci a sottoscrivere la membership, e dopo 10 minuti non sappiamo come liberarcene.
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| Stonehenge |
Giriamo lentamente intorno al sito (ci mettiamo circa un'ora) osservandolo da varie angolazioni e guardando anche la gente intorno. Davvero molto affascinante ed emozionante.
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| Il percorso verso il cerchio di pietre a Stonehenge |
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Luoghi visitati in transito: la Jurassic Coast
Nel trasferimento dalla prima alla seconda sistemazione, entriamo in Dorset e in direzione della Jurassic Coast facciamo una prima sosta a Studland per andare a vedere, con una bella passeggiata di una mezz’oretta circa, le Old Harry Rocks, scogliere bianche a picco sul mare con archi, porte e faraglioni. Molto bello!
Ci dirigiamo poi verso la Kimmeridge Bay, sempre in Dorset, una spiaggia di ciottoli sotto una scogliera fatta di rocce scure stratificate che è uno dei luoghi principali per la raccolta dei fossili (c'è anche un museo che però non visitiamo). Sulla spiaggia ci sono tante persone e bambini che rompono le pietre e cercano fossili. Anche noi ci mettiamo a cercare e troviamo piccole cose (in teoria non si potrebbe ma ci pare che lo facciano tutti!). Si vedono comunque moltissimi fossili nelle grandi pietre che ci sono sulla spiaggia. Davvero bello!
Qui scopriamo anche questi accappatoi imbottiti ma impermeabili all'esterno che qui tutti usano al mare!!
In zona vediamo anche le mucche nere con una fascia bianca al centro del corpo, molto strane che non avevamo mai visto e scopriamo essere le Lakenvelder, delle mucche belghe.
A questo punto siamo un po' stanche e decidiamo di non andare a Durdle door (che dovrebbe essere molto simile a Old Harry Rocks) e ci muoviamo verso la nostra destinazione, vicino Exeter. Sono comunque più di due ore di macchina che ci fanno lasciare alle spalle il Dorset e ci fanno entrare in Devon.
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Seconda parte del viaggio: South Devon
Dove abbiamo dormito e mangiato
La nostra seconda sistemazione è una casetta indipendente nella proprietà dei padroni di casa e si chiama The Hutch, nel paesino di Longdown, non lontano da Exeter. La casa si affaccia sulle colline su cui pascolano le pecore cosicché riusciamo a seguire le loro routine quotidiane. Casa molto stilosa e dotata di tutto il necessario, anche se la prima volta che parcheggio nel cortiletto faccio milioni di manovre e gli ospiti dell’altra dépendence si affacciano alla porta per verificare che non gli danneggi la loro macchina già parcheggiata (e che non vedremo mai muoversi in tutto il nostro periodo di permanenza).
A livello di pranzi e cene, segnalo la cena al Duck at Yeoford, un country pub dalla cucina raffinata dove prendiamo un antipasto di pesce, e come piatti principali petto d'anatra al forno e pesce del giorno: sicuramente una delle migliori cene della vacanza, anche se pure in un posto raffinato come questo i piatti sono talvolta sovrabbondanti di ingredienti e non certo leggeri. L’unica altra cena fuori di questi giorni è quella nel paesino di Beer, al The smugglers kitchen, dove mangiamo cozze e jambalaya. Cena abbondante e saporita!
Due pranzetti buoni e leggeri li facciamo invece a Exeter, al Coffee cellar, nella zona del molo (molto carina!), dove prendiamo un’ottima zuppa del giorno, e al baretto interno della casa di Agatha Christie a Greenway, dove mangiamo cornish pasty e una zuppa di piselli con un cheese scone.
Di ritorno dal parco di Dartmoor prendiamo una birra al Warren House Inn, un pub con tavoli esterni con vista mozzafiato sulla brughiera. Direi da non perdere.
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Luoghi visitati: Exeter, Beer, Greenway, Blackpool sand, Hallsands e Start Point
La mattina del primo giorno di questa seconda parte del viaggio la dedichiamo alla cittadina di Exeter, dove parcheggiamo nel parcheggio centrale Cathedral & Quai. Prima visitiamo in autonomia la cattedrale, che nonostante un biglietto di ingresso decisamente salato (10 sterline) merita sicuramente, grazie alla sua struttura originaria normanna su cui si innesta un ampliamento gotico, con la sua volta a crociera, in cui al centro di ogni modulo c’è una borchia in legno intarsiata e dipinte con scene di santi e cavalieri.
Uscite dalla cattedrale ci attende il Red Coat tour, un free tour che abbiamo deciso di fare per apprezzare meglio la città. Arriva effettivamente un signore anzianotto con i capelli completamente bianchi e la giacca rossa che ci fa fare un giro per la Exeter medievale, tra chiese, case e sedi istituzionali, fino ad arrivare alle banchine lungo il fiume Exeter. In questa ora e mezza ci racconta anche la storia della città, dai romani ai Sassoni, a Guglielmo il conquistatore, e la grande tradizione nella produzione e nella vendita della lana e dei tessuti di lana che ha rappresentato a lungo la principale fonte di ricchezza della città.
Oggi Exeter, che resta una cittadina molto bella e vivace – ci è piaciuta molto la zona sul fiume in piena rinascita – è invasa da gabbiani cattivissimi che rubano il cibo aggredendo altri animali o persone.
Tornando verso il parcheggio, S. compra della lana in un negozio specializzato. Poi in macchina facciamo un altro pezzetto della Jurassic coast toccando le località di Budleigh, Salterton, Otterton e Sydmouth. In quest’ultima ci fermiamo a fotografare la scogliera di colore rosso scuro, e nel ripartire abbiamo un momento di perplessità quando, percorrendo una strada in paese, davanti a noi scorre un corso d’acqua (pochissimo profondo, ma pur sempre un corso d’acqua). Pensiamo di aver sbagliato direzione o di non aver visto qualche cartello, e rimaniamo lì in attesa, finché una macchina davanti a noi tranquillamente guada il fiumiciattolo e così facciamo anche noi!
Andiamo dunque verso Branscombe e Beer e, man mano che procediamo, le strade diventano sempre più strette e sempre più in salita e discesa con piccoli passing place. Una vera sfida per le automobili e chi le guida. Alla fine ci fermiamo a Beer (unico pezzo di scogliera bianca in questa zona), facciamo una passeggiata fino alla spiaggia e ci fermiamo qui a cenare.
Il giorno successivo andiamo verso Dittisham dove parcheggiamo sulla riverside e andiamo a piedi al molo a prendere la barchetta che, con un biglietto di 3,50 sterline, ci porta a Greenway, la località sulla sponda opposta del fiume Dart dove si trova la casa di campagna di Agatha Christie.
Fatto il biglietto, iniziamo a esplorare la grande proprietà della casa, che ha intorno giardini di varie fattezze, boschetti e persino una casetta sul fiume dove è ambientata la scena del crimine del libro La sagra del delitto. Nella casa in stile vittoriano tutto è rimasto com'era ai tempi di Agatha Christie e dei suoi figli. Attraversando le sue stanze, si può cogliere l’animo da collezionisti della Christie e del suo secondo marito, archeologo, e i numerosi interessi che li accomunavano. Molto emozionante.
Tornando da Dittisham, ci fermiamo a Blackpool sand, una spiaggia in una baia molto bella dove io conto di fare il bagno visto che è una giornata molto bella. Effettivamente sulla spiaggia, che è attrezzatissima e alle cui spalle c’è persino un baracchino che fa una pizza napoletana che sembra buonissima, c'è parecchia gente e anche centinaia e centinaia di gabbiani in acqua. Mentre sto per entrare in acqua, un animale nuota quasi a riva. È una foca che probabilmente sta cercando cibo, e lo capisco bene quando entrando in acqua mi accorgo che, sia sulla riva che nei primi metri, sulla superficie dell’acqua ci sono migliaia di sardine morte, cibo prelibato sia per i gabbiani che per la foca. L'acqua è fredda e c'è una forte corrente, cosicché il mio bagno dura molto poco. Nel frattempo arriva in spiaggia una famiglia musulmana (o forse due?) in cui le due donne adulte sono in niqab (cioè hanno solo gli occhi scoperti), le due ragazzine fanno il bagno col burkini, e i maschi, giovani e grandi, sono in costume.
Andando via, attraversiamo la stretta striscia di terra separa la spiaggia dalla laguna a Tor Cross e andiamo verso Hallsands e Start point. La strada per Hallsands sembra impraticabile e dunque la superiamo e andiamo direttamente al faro di Start point. Hallsands la vediamo dall’alto, e leggiamo sui cartelli la storia di questo luogo che, anche a causa della scelleratezza umana, è stato quasi completamente divorato dal mare.
Lasciamo la macchina al parcheggio e a piedi facciamo la passeggiata fino al faro in cima alla penisola di Start Point completamente ricoperta di felci.
Per tornare verso il nostro alloggio ci attende una lunga strada a una sola corsia tra le siepi alte (che incubo!!), che rende la guida estremamente faticosa; per fortuna con il sole che tramonta, la luce si fa sempre più bella e almeno abbiamo questa consolazione. Ci colpisce il paesino di Kingsbridge ma è ormai troppo tardi per fermarsi.
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Nel trasferimento dalla prima alla seconda sistemazione, entriamo in Dorset e in direzione della Jurassic Coast facciamo una prima sosta a Studland per andare a vedere, con una bella passeggiata di una mezz’oretta circa, le Old Harry Rocks, scogliere bianche a picco sul mare con archi, porte e faraglioni. Molto bello!
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| Verso le Old Harry Rocks |
Qui scopriamo anche questi accappatoi imbottiti ma impermeabili all'esterno che qui tutti usano al mare!!
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| Cose che si trovano sulla Jurassic coast |
A questo punto siamo un po' stanche e decidiamo di non andare a Durdle door (che dovrebbe essere molto simile a Old Harry Rocks) e ci muoviamo verso la nostra destinazione, vicino Exeter. Sono comunque più di due ore di macchina che ci fanno lasciare alle spalle il Dorset e ci fanno entrare in Devon.
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Seconda parte del viaggio: South Devon
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| Il soffitto della cattedrale di Exeter |
La nostra seconda sistemazione è una casetta indipendente nella proprietà dei padroni di casa e si chiama The Hutch, nel paesino di Longdown, non lontano da Exeter. La casa si affaccia sulle colline su cui pascolano le pecore cosicché riusciamo a seguire le loro routine quotidiane. Casa molto stilosa e dotata di tutto il necessario, anche se la prima volta che parcheggio nel cortiletto faccio milioni di manovre e gli ospiti dell’altra dépendence si affacciano alla porta per verificare che non gli danneggi la loro macchina già parcheggiata (e che non vedremo mai muoversi in tutto il nostro periodo di permanenza).
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| La casa di Agatha Christie a Greenway |
Due pranzetti buoni e leggeri li facciamo invece a Exeter, al Coffee cellar, nella zona del molo (molto carina!), dove prendiamo un’ottima zuppa del giorno, e al baretto interno della casa di Agatha Christie a Greenway, dove mangiamo cornish pasty e una zuppa di piselli con un cheese scone.
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| A Exeter |
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Luoghi visitati: Exeter, Beer, Greenway, Blackpool sand, Hallsands e Start Point
La mattina del primo giorno di questa seconda parte del viaggio la dedichiamo alla cittadina di Exeter, dove parcheggiamo nel parcheggio centrale Cathedral & Quai. Prima visitiamo in autonomia la cattedrale, che nonostante un biglietto di ingresso decisamente salato (10 sterline) merita sicuramente, grazie alla sua struttura originaria normanna su cui si innesta un ampliamento gotico, con la sua volta a crociera, in cui al centro di ogni modulo c’è una borchia in legno intarsiata e dipinte con scene di santi e cavalieri.
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| Dentro la cattedrale di Exeter |
Oggi Exeter, che resta una cittadina molto bella e vivace – ci è piaciuta molto la zona sul fiume in piena rinascita – è invasa da gabbiani cattivissimi che rubano il cibo aggredendo altri animali o persone.
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| Red coat tour a Exeter |
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| Beer |
Il giorno successivo andiamo verso Dittisham dove parcheggiamo sulla riverside e andiamo a piedi al molo a prendere la barchetta che, con un biglietto di 3,50 sterline, ci porta a Greenway, la località sulla sponda opposta del fiume Dart dove si trova la casa di campagna di Agatha Christie.
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| Casa di Agatha Christie |
Tornando da Dittisham, ci fermiamo a Blackpool sand, una spiaggia in una baia molto bella dove io conto di fare il bagno visto che è una giornata molto bella. Effettivamente sulla spiaggia, che è attrezzatissima e alle cui spalle c’è persino un baracchino che fa una pizza napoletana che sembra buonissima, c'è parecchia gente e anche centinaia e centinaia di gabbiani in acqua. Mentre sto per entrare in acqua, un animale nuota quasi a riva. È una foca che probabilmente sta cercando cibo, e lo capisco bene quando entrando in acqua mi accorgo che, sia sulla riva che nei primi metri, sulla superficie dell’acqua ci sono migliaia di sardine morte, cibo prelibato sia per i gabbiani che per la foca. L'acqua è fredda e c'è una forte corrente, cosicché il mio bagno dura molto poco. Nel frattempo arriva in spiaggia una famiglia musulmana (o forse due?) in cui le due donne adulte sono in niqab (cioè hanno solo gli occhi scoperti), le due ragazzine fanno il bagno col burkini, e i maschi, giovani e grandi, sono in costume.
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| Blackpool sand |
Lasciamo la macchina al parcheggio e a piedi facciamo la passeggiata fino al faro in cima alla penisola di Start Point completamente ricoperta di felci.
Per tornare verso il nostro alloggio ci attende una lunga strada a una sola corsia tra le siepi alte (che incubo!!), che rende la guida estremamente faticosa; per fortuna con il sole che tramonta, la luce si fa sempre più bella e almeno abbiamo questa consolazione. Ci colpisce il paesino di Kingsbridge ma è ormai troppo tardi per fermarsi.
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| Dartmoor |
Una giornata la dedichiamo alla riserva di Dartmoor, ma prima di andarci facciamo una tappa alla Darts Farm, una specie di centro commerciale nato intorno a una fattoria che vende anche i suoi prodotti (si tratta di una tipologia molto diffusa in questa parte dell’Inghilterra) e compriamo un po' di cose da mangiare in questi giorni e da portare via (the, caffè, cioccolate, marmellate ecc.).
Nel percorso verso il Dartmoor la prima tappa è il paesino di Lustleigh che abbiamo letto essere uno dei villaggi più belli del Devon. Peccato che il nostro navigatore ci faccia arrivare attraverso una strada a un'unica corsia davvero stretta e praticamente senza passing places, oltre che affiancata da siepi altissime! Un paio di volte, incrociando altre auto, siamo in difficoltà e io ho qualche problema a fare delle retromarce dritte in strade così strette, ma ne usciamo vive. Lustleigh si sviluppa intorno a una chiesetta e a una tea room, ed è fatta in buona parte di cottage con il tetto di paglia, che lo fanno sembrare uscito dalle fiabe. Prendendo il Wreyland path attraversiamo una zona molto caratteristica del paese, in cui i cottage sono particolarmente curati.
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| Lustleigh |
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| I cavalli a Haytor |
Finalmente riusciamo ad andare via, e dopo una breve sosta a Widecombe in the moor ci fermiamo a Postbridge con il suo clapper bridge (un antico ponte di pietra). Durante i nostri giri nella brughiera incontriamo capre, pony, cerbiatti che ci attraversano la strada, e ovviamente pecore: a un certo punto un piccolo gregge decide di occuparci la strada e accompagnarci per buoni 10 minuti!!
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Leggi qui la seconda parte del racconto.
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