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martedì 6 maggio 2025

A mirror: uno spettacolo falso e NON autorizzato / di Sam Holcroft; regia di Giancarlo Nicoletti. Teatro Sala Umberto, 29 marzo 2025

Un po’ al volo inseriamo questo spettacolo nella nostra programmazione teatrale di quest’anno. Sulla carta lo spettacolo della drammaturga britannica Sam Holcroft (già conosciuta per quest'altro spettacolo) appare piuttosto interessante, nella sua struttura narrativa metateatrale di ambito distopico.

Quando arriviamo a teatro, l’atmosfera è quella confusa che precede la celebrazione di un matrimonio: lo sposo, la sposa e il testimone si aggirano per la platea, ma tra i corridoi si aggirano anche inquietanti individui vestiti con abiti militari e armati.

Quando si è pronti alla celebrazione, ci viene detto che in realtà il matrimonio è solo una copertura finalizzata a mettere in scena uno spettacolo che il Ministero della cultura del regime nel quale ci si trova ha censurato.

Questo spettacolo racconta la storia di un aspirante drammaturgo il cui primo lavoro – fortemente ispirato alle sue esperienze reali – viene attenzionato da un dirigente del Ministero della cultura che punta a diventare Ministro e con modalità subdole e manipolatorie vuole ricondurre il tutto nell’alveo del regime, esattamente come in passato ha fatto con un altro drammaturgo.

Di tanto in tanto un segnale d’allarme costringe a interrompere la messa in scena dello spettacolo, e a riprendere la finzione del matrimonio, fino al rivelatorio finale che permette di ricostruire il puzzle.

Il tema non è nuovo, e a tratti mi ha anche ricordato un graphic novel di Daniel Cuello, Le buone maniere. Ma di opere letterarie, cinematografiche e di altro genere sul tema della censura, della libertà di parola, della manipolazione nei regimi non democratici se ne potrebbero citare a iosa.

In questo caso il gioco drammaturgico è ben costruito e sicuramente l’impianto è brillante e a suo modo divertente, nonostante il suo risvolto amaro, se non addirittura tragico.

La regia e l’adattamento in italiano del testo sono di Giancarlo Nicoletti, le scene sono di Alessandro Chiti, nel cast troviamo Ninni Bruschetta, Claudio "Greg" Gregori, Fabrizio Colica, Paola Michelini e Gianluca Musiu.

Gli elementi ci sarebbero tutti per farne un signor spettacolo.

Però a me non ha convinto, e non so se questo dipenda dal testo originale, ovvero dal suo adattamento italiano. Per quanto mi riguarda non ho apprezzato particolarmente l’oscillazione e l’integrazione – secondo me non perfettamente riuscita - tra un registro comico e uno drammatico, e in generale ho trovato alcune parti un po’ ripetitive, un po’ già sentite altre.

Esco dunque dallo spettacolo senza entusiasmi, ma forse è solo perché fisicamente non ero particolarmente in forma e questo ha accentuato il mio senso di insofferenza.

Voto: 2,5/5

mercoledì 26 febbraio 2025

Elena la matta / con Paola Minaccioni. Teatro Sala Umberto, 6 febbraio 2025

Lo spettacolo portato in scena da Paola Minaccioni per la regia di Giancarlo Nicoletti è ispirato al libro di Gaetano Petraglia La matta di piazza Giudia (che è stato riadattato per il teatro da Elisabetta Fiorito), integrando la storia di Elena Di Porto con quella di Settimia Spizzichino, l’unica sopravvissuta al rastrellamento del ghetto, nonché altre testimonianze di quel periodo provenienti dalla comunità ebraica di Roma.

La scenografia di Alessandro Chiti – come sempre molto riconoscibile nel suo impatto visivo - presenta un piano inclinato in legno in cui si aprono due alloggiamenti dove trovano posto i musicisti Valerio Guaraldi, compositore delle musiche originali, e Claudio Giusti, che accompagnano dal vivo con canzoni, musiche e suoni la performance di Paola Minaccioni. Davanti a questo piano inclinato stracci e vestiti ammucchiati.

Paola Minaccioni si muove sia sul piano inclinato intorno ai musicisti sia davanti a esso, utilizzando di volta in volta alcuni degli abiti ammucchiati per raccontare momenti diversi della storia o rappresentare personaggi collaterali.

La protagonista, Elena Di Porto, nasce a Roma nel 1912 da una famiglia ebrea; la sua vita sembra instradata lungo il percorso comune alla maggior parte delle donne di quel periodo. Un marito a cui essere sottomessa, dei figli da tirare su da sola, il clima sempre più soffocante creato dal regime, soprattutto dopo le leggi razziali, la guerra e la persecuzione nei confronti degli ebrei.

Ma Elena non è una donna come le altre: è indomita, coraggiosa, generosa, di mente aperta e non tollera i soprusi. Per questo sarà fortemente osteggiata e il suo ribellarsi sarà stigmatizzato come pazzia, costringendola a più ricoveri in ospedale psichiatrico, a Santa Maria della Pietà; subirà poi il confino in Basilicata e al ritorno a Roma vivrà il rastrellamento del ghetto e la deportazione.

Attraverso la dirompente fisicità di Paola Minaccioni – bravissima e camaleontica – la figura di Elena e quella delle altre donne ch’ella incontra a Santa Maria della Pietà e al confino prendono vita davanti ai nostri occhi in maniera vivida ed emozionante.

Grazie all’uso di un romanesco verace e antico – che porta con sé una percezione di credibilità e immediatezza – lo spettacolo di Nicoletti riesce a trasmettere quel mix unico di ironia, commozione e tragedia che è tipico della romanità, senza scadere mai nella banalità e nella retorica, e sfuggendo – dal mio punto di vista – al rischio di diventare uno spettacolo a tesi.

Un monologo che crea un’identificazione forte del pubblico con le vicende della donna raccontata, muovendo sentimenti senza scadere nel sentimentalismo.

Il lungo appaluso finale del pubblico, che in parte si alza anche in piedi, è la conferma del fatto che lo spettacolo arriva dritto al cuore e alla mente degli spettatori.

Voto: 4/5

venerdì 24 gennaio 2020

Persone naturali e strafottenti / di Giuseppe Patroni Griffi. Teatro Vittoria, 14 gennaio 2020

Giuseppe Patroni Griffi l'ho scoperto e amato da subito dopo aver visto la trasposizione teatrale del suo romanzo Scende giù per Toledo, portato nel 2018 al Piccolo Eliseo dal bravissimo Arturo Cirillo. Quello è stato per me l'anno della scoperta del teatro napoletano degli anni Settanta e Ottanta (non solo Patroni Griffi, ma anche Annibale Ruccello), e in quella circostanza è emerso il desiderio di vedere a teatro una delle opere più famose di Patroni Griffi, Persone naturali e strafottenti.

L'occasione è arrivata grazie a Giancarlo Nicoletti, il regista teatrale che - dopo aver messo in scena lo spettacolo al Palladio qualche anno fa - lo ha portato quest'anno al Teatro Vittoria, anche in veste di attore protagonista, essendo lui il bravissimo interprete del travestito MariaCallàs.

La storia è quella di quattro persone, che si ritrovano la sera dell'ultimo dell'anno nella casa di Donna Violante (una brava Marisa Laurito), ex serva e cameriera di un bordello, che ora arrotonda subaffittando la sua stanza da letto al travestito MariaCallàs quando questi deve incontrare un cliente. In questo caso MariaCallàs porta con sé due persone: Fred (Guglielmo Poggi), un giovane studente omosessuale di origini napoletane che vive a Roma e torna a Napoli per i suoi incontri sessuali, e Byron (Livio Beshir), uno scrittore di colore che è a Napoli per una sua ricerca. In realtà, MariaCallàs sta a sua volta subaffittando la stanza ai due che, dopo un incontro occasionale in un bar, vogliono passare insieme la notte di Capodanno.

Lo spettacolo si articola in due atti, il cui punto di cesura è rappresentato dal momento in cui si consuma l'incontro sessuale tra Fred e Byron. Alla riapertura del sipario la stanza dove tutto avviene si presenta rovesciata, come se prima guardassimo tutto dall'esterno e poi - una volta entrati nelle vite e nell'intimità dei personaggi - potessimo guardarli dall'interno.

I quattro personaggi - come già avevo avuto modo di osservare per il personaggio di Scende giù per Toledo, Rosalinda Sprint, un altro travestito - sono un mix inscindibile di comicità e dramma, vitalità e solitudine, così come in tutto il testo e la narrazione si alternano e si confondono registro alto e basso, linguaggio intellettuale e volgare, contenuti sociali e trivialità.

MariaCallàs, che Nicoletti reinterpreta ispirandosi chiaramente al Frank-n-Furter di Tim Curry del Rocky Horror Picture Show, è un personaggio scoppiettante e strabordante, dotato di un'intelligenza fine e di una spiccata sensibilità, in cui il confine tra la sostanza e la forma è labile e difficile da cogliere perfettamente, costantemente impegnato nel garantirsi la sopravvivenza, ma in realtà profondamente desideroso di essere accettato e amato per quello che è.

Donna Violante è una donna semplice, ma non stupida, che ne ha viste troppe nella vita ed è dunque abituata a tutto, alla disperata ricerca di mezzi di sostentamento, curiosa ai limiti dell'invadenza, ma in fondo di buon cuore, e dunque petulante soprattutto perché sola.

Fred è un giovane apparentemente ottimista e riconciliato con la vita e con la propria omosessualità, esuberante e amante del sesso, ma in realtà costretto a cambiare città per essere davvero sé stesso ed esprimere la propria sessualità.

Infine Byron è un uomo colto e introverso, ma pieno di rabbia per le umiliazioni e le discriminazioni subite in quanto nero, desideroso di trovare modi per sostenere la causa dei neri (il suo personaggio fa un po' pensare a James Baldwin), ma talmente accecato dall'ira da non riconoscere chi e cosa nel mondo circostante è ìdalla sua parte.

Il risultato dell'incontro tra queste quattro diverse solitudini è un fuoco di artificio che assomiglia di più alle granate di una guerra, e che in fondo lascerà per terra solo macerie.

Come in Scende giù per Toledo, si ride anche in modo chiassoso per i doppi sensi e il linguaggio esplicito di cui Patroni Griffi non si vergogna affatto, ma la malinconia dimora dietro ogni risata. Di fronte a personaggi che pure potrebbero essere lontanissimi da noi e dal nostro vissuto quotidiano e che vivono in un momento storico già piuttosto lontano dal nostro presente, troviamo in realtà quell'umanità dolente e quei temi universali che sono senza tempo e senza luogo e che ci arrivano dritti al cuore. Io almeno l'ho vissuta così.

Voto: 4/5