L’attesa / Matsumoto Seichō; trad. di Gala Maria Follaco. Milano: Adelphi, 2024.
Grazie ad Adelphi i lettori italiani appassionati di Matsumoto Seichō stanno avendo la possibilità di ripercorrere a poco a poco tutta la sua produzione narrativa, scoprendo dunque le molteplici pieghe della sua scrittura e della sua poetica.
Io ho già letto diversi suoi romanzi e devo dire che ne apprezzo la coerenza e al contempo la varietà della produzione, sebbene ci siano narrazioni che mi appassionano di più e altre di meno.
Quest’ultimo romanzo offerto da Adelphi al pubblico italiano, la cui versione originale risale al 1971, non mi ha conquistata particolarmente.
La storia è quella di Isako, una giovane donna sposata con il signor Sawada, che ha trent’anni più di lei. Per la donna quello con Sawada è un matrimonio di convenienza, al punto che Isako – la quale nel frattempo intrattiene diverse relazioni extraconiugali – sta già programmando il suo futuro dopo la morte del marito, futuro nel quale intende aprire un ristorante con i soldi del testamento del marito, da cui intende far escludere le sue figlie.
Il piano di Isako sembra essere messo in discussione dall’incarcerazione del giovane Ishii - uno degli uomini con cui ha una relazione - a causa della morte della fidanzata con la quale viveva e del cui omicidio è accusato. Isako metterà in campo tutte le sue armi di seduzione e di cinismo per raggiungere il suo obiettivo.
L’attesa condivide con gli altri romanzi di Seichō il punto di vista critico dello scrittore nei confronti della società giapponese, una società spesso fatta di apparenze e di individui che perseguono il proprio tornaconto pur rispettando le regole sociali, e il tono della narrazione resta quello ovattato e in sordina che è tipico di una scrittura in cui sembra non accadere niente, ma che invece prepara a svolte e colpi di scena.
In questo caso devo però dire che – complice un’antipatia fortissima nei confronti dei personaggi, ovviamente Isako, ma anche Sawada e diversi altri – ho fatto molta fatica ad appassionarmi alla storia, che mi sembrava si avvolgesse a spirale su sé stessa in attesa dello scioglimento finale.
Non a caso mi sono trascinata la lettura molto più a lungo del necessario a causa della mia resistenza ad abbandonare i libri che leggo, ma anche al termine della lettura e nonostante le rivelazioni finali che danno un twist importante al racconto non sono uscita soddisfatta da questa lettura.
Peccato. Aspetto a questo punto il prossimo titolo di Matsumoto Seichō che Adelphi deciderà di pubblicare per riconciliarmi con questo autore.
Voto: 2,5/5
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mercoledì 17 settembre 2025
venerdì 14 luglio 2023
Il dubbio / Matsumoto Seichō
Il dubbio / Matsumoto Seichō; trad. di Gala Maria Follaco. Milano: Adelphi, 2022.
Come sa chi legge questo blog, da qualche anno mi sono appassionata alla lettura dei romanzi di Matsumoto Seichō. Credo di aver già letto quasi tutti quelli che sono stati tradotti in italiano, ma dando un’occhiata alla sua sterminata bibliografia posso stare tranquilla sul fatto che non mi mancheranno sue opere da leggere per il futuro.
Il dubbio, il romanzo pubblicato da Adelphi nel 2022, ha le caratteristiche tipiche dei suoi gialli, che forse sarebbe più corretto definire “polizieschi”, un caso di omicidio che è oggetto di indagini supplementari dalle quali emergeranno verità non immediatamente intellegibili e che spesso rovesciano il punto di vista iniziale.
In questo caso al centro del caso c’è la morte di un facoltoso vedovo, Shirakawa Fukutaro, sposato con una donna molto più giovane di lui, Onizuka Kumako, con un passato da entraineuse nei bar di Tokyo. I due tornavano in macchina da un breve viaggio e sulla strada del ritorno, sotto una pioggia battente, sono finiti in mare. Nella caduta Fukutaro è morto, mentre sua moglie si è salvata.
La stampa e la comunità locale sono entrambe schierate a favore dell’ipotesi dell’omicidio: la forestiera Kumako avrebbe architettato tutto per accaparrarsi l’assicurazione sulla vita del marito da poco sottoscritta, ma la donna dal carcere continua a professarsi innocente. Nuovi elementi emergeranno man mano che l’indagine prosegue, soprattutto dopo che il caso è rilevato da un difensore d’ufficio giovane e primariamente civilista, che si dimostra particolarmente acuto nelle sue intuizioni.
Come sempre accade nei romanzi di Matsumoto Seichō, l’intento dello scrittore non è solo quello di costruire un intreccio narrativo ben congegnato, ma anche quello di utilizzare la vicenda narrata per rivelare alcuni aspetti critici della società giapponese e suscitare nel lettore delle riflessioni. In questo caso, si pone l’accento sui pregiudizi della provincia giapponese e sulla sua mancanza di apertura mentale nei confronti di quanto proviene dall’esterno, che poi sono caratteristiche che appartengono agli ambienti piccoli e chiusi in tutto il mondo, ma che forse in Giappone assumono sfumature particolari e specifiche.
Come al solito per i suoi libri, il romanzo di Matsumoto Seichō si legge tutto d’un fiato e sempre con grande interesse. Non sarà certamente l’ultimo che leggerò.
Voto: 3,5/5
Come sa chi legge questo blog, da qualche anno mi sono appassionata alla lettura dei romanzi di Matsumoto Seichō. Credo di aver già letto quasi tutti quelli che sono stati tradotti in italiano, ma dando un’occhiata alla sua sterminata bibliografia posso stare tranquilla sul fatto che non mi mancheranno sue opere da leggere per il futuro.
Il dubbio, il romanzo pubblicato da Adelphi nel 2022, ha le caratteristiche tipiche dei suoi gialli, che forse sarebbe più corretto definire “polizieschi”, un caso di omicidio che è oggetto di indagini supplementari dalle quali emergeranno verità non immediatamente intellegibili e che spesso rovesciano il punto di vista iniziale.
In questo caso al centro del caso c’è la morte di un facoltoso vedovo, Shirakawa Fukutaro, sposato con una donna molto più giovane di lui, Onizuka Kumako, con un passato da entraineuse nei bar di Tokyo. I due tornavano in macchina da un breve viaggio e sulla strada del ritorno, sotto una pioggia battente, sono finiti in mare. Nella caduta Fukutaro è morto, mentre sua moglie si è salvata.
La stampa e la comunità locale sono entrambe schierate a favore dell’ipotesi dell’omicidio: la forestiera Kumako avrebbe architettato tutto per accaparrarsi l’assicurazione sulla vita del marito da poco sottoscritta, ma la donna dal carcere continua a professarsi innocente. Nuovi elementi emergeranno man mano che l’indagine prosegue, soprattutto dopo che il caso è rilevato da un difensore d’ufficio giovane e primariamente civilista, che si dimostra particolarmente acuto nelle sue intuizioni.
Come sempre accade nei romanzi di Matsumoto Seichō, l’intento dello scrittore non è solo quello di costruire un intreccio narrativo ben congegnato, ma anche quello di utilizzare la vicenda narrata per rivelare alcuni aspetti critici della società giapponese e suscitare nel lettore delle riflessioni. In questo caso, si pone l’accento sui pregiudizi della provincia giapponese e sulla sua mancanza di apertura mentale nei confronti di quanto proviene dall’esterno, che poi sono caratteristiche che appartengono agli ambienti piccoli e chiusi in tutto il mondo, ma che forse in Giappone assumono sfumature particolari e specifiche.
Come al solito per i suoi libri, il romanzo di Matsumoto Seichō si legge tutto d’un fiato e sempre con grande interesse. Non sarà certamente l’ultimo che leggerò.
Voto: 3,5/5
lunedì 14 giugno 2021
Un posto tranquillo / Matsumoto Seichō
Un posto tranquillo / Matsumoto Seichō; trad. di Gala Maria Follaco. Milano: Adelphi, 2020.
Sono ormai diventata un'habitué dei libri di Matsumoto Seichō, man mano che Adelphi - e non solo - li propone ai lettori italiani. Dopo essere stata conquistata da Tokyo Express, e aver letto con altrettanto interesse e piacere La ragazza del Kyūshū, non potevo farmi mancare anche la lettura di Un posto tranquillo, romanzo che venne pubblicato la prima volta nel 1971 (in un passaggio c'è anche un riferimento all'eccidio di Cielo Drive da parte della cosiddetta "famiglia Manson", avvenuto nel 1969).
Protagonista di questo romanzo è Tsuneo Asai, un funzionario del Ministero dell'Agricoltura, molto dedito al lavoro e desideroso di fare carriera, il quale - durante un viaggio di lavoro a Kobe - riceve una telefonata da Tokyo in cui gli viene comunicato che sua moglie è morta probabilmente per un infarto.
Tornato a casa, Asai conosce i dettagli della morte di Eiko, e comincia ad avere numerosi dubbi sulle sue circostanze, al punto da cominciare una vera e propria indagine che si fa sempre più approfondita.
A metà del libro circa arriva la svolta "investigativa" e si innesca una catena di eventi che fa precipitare le cose verso l'inevitabile conclusione.
Ancora una volta Matsumoto Seichō inserisce sapientemente la vicenda di un singolo individuo all'interno delle strutture della società giapponese e della sua specifica cultura. In questo caso un'attenzione particolare viene posta al mondo del lavoro e all'insieme di obblighi, condizionamenti e rigidità ch'esso impone sugli individui, soprattutto nel caso in cui essi si facciano portatori di ambizioni.
Ma, come sempre, la riflessione dello scrittore giapponese non è solo sociale, bensì anche psicologica e individuale, nella misura in cui va a scavare nei meandri della mente umana. Se ne La ragazza del Kyūshū l'obiettivo perseguito pazientemente e rigorosamente dalla protagonista era la vendetta, in Un posto tranquillo viene indagato il dubbio che attanaglia Asai, un dubbio che va ben al di là del legame con la moglie, bensì sconfina quasi in un'ossessione.
La spirale ossessiva in cui Asai finisce ha al contempo qualcosa di lucido e di folle, e gli esiti della sua vicenda individuale lo confermano, suscitando nel lettore un moto di repulsione che bypassa la compassione umana.
Matsumoto Seichō dimostra ancora una volta di conoscere perfettamente non solo la società giapponese e tutte le sue talvolta incomprensibili idiosincrasie, ma anche le contraddizioni dell'animo umano, sia dal punto di vista dell'impatto esercitato dal condizionamento culturale, sia per le sue caratteristiche universali che consentono a qualunque essere umano di comprendere alcuni percorsi mentali.
Lettura forse per certi versi meno entusiasmante di quella dei primi due libri dell'autore da me letti, ma non meno interessante.
Voto: 3/5
Sono ormai diventata un'habitué dei libri di Matsumoto Seichō, man mano che Adelphi - e non solo - li propone ai lettori italiani. Dopo essere stata conquistata da Tokyo Express, e aver letto con altrettanto interesse e piacere La ragazza del Kyūshū, non potevo farmi mancare anche la lettura di Un posto tranquillo, romanzo che venne pubblicato la prima volta nel 1971 (in un passaggio c'è anche un riferimento all'eccidio di Cielo Drive da parte della cosiddetta "famiglia Manson", avvenuto nel 1969).
Protagonista di questo romanzo è Tsuneo Asai, un funzionario del Ministero dell'Agricoltura, molto dedito al lavoro e desideroso di fare carriera, il quale - durante un viaggio di lavoro a Kobe - riceve una telefonata da Tokyo in cui gli viene comunicato che sua moglie è morta probabilmente per un infarto.
Tornato a casa, Asai conosce i dettagli della morte di Eiko, e comincia ad avere numerosi dubbi sulle sue circostanze, al punto da cominciare una vera e propria indagine che si fa sempre più approfondita.
A metà del libro circa arriva la svolta "investigativa" e si innesca una catena di eventi che fa precipitare le cose verso l'inevitabile conclusione.
Ancora una volta Matsumoto Seichō inserisce sapientemente la vicenda di un singolo individuo all'interno delle strutture della società giapponese e della sua specifica cultura. In questo caso un'attenzione particolare viene posta al mondo del lavoro e all'insieme di obblighi, condizionamenti e rigidità ch'esso impone sugli individui, soprattutto nel caso in cui essi si facciano portatori di ambizioni.
Ma, come sempre, la riflessione dello scrittore giapponese non è solo sociale, bensì anche psicologica e individuale, nella misura in cui va a scavare nei meandri della mente umana. Se ne La ragazza del Kyūshū l'obiettivo perseguito pazientemente e rigorosamente dalla protagonista era la vendetta, in Un posto tranquillo viene indagato il dubbio che attanaglia Asai, un dubbio che va ben al di là del legame con la moglie, bensì sconfina quasi in un'ossessione.
La spirale ossessiva in cui Asai finisce ha al contempo qualcosa di lucido e di folle, e gli esiti della sua vicenda individuale lo confermano, suscitando nel lettore un moto di repulsione che bypassa la compassione umana.
Matsumoto Seichō dimostra ancora una volta di conoscere perfettamente non solo la società giapponese e tutte le sue talvolta incomprensibili idiosincrasie, ma anche le contraddizioni dell'animo umano, sia dal punto di vista dell'impatto esercitato dal condizionamento culturale, sia per le sue caratteristiche universali che consentono a qualunque essere umano di comprendere alcuni percorsi mentali.
Lettura forse per certi versi meno entusiasmante di quella dei primi due libri dell'autore da me letti, ma non meno interessante.
Voto: 3/5
domenica 13 dicembre 2020
La ragazza del Kyūshū / Matsumoto Seichō
La ragazza del Kyūshū / Matsumoto Seichō; trad. di Gala Maria Follaco. Milano: Adelphi, 2019.
Di Matsumoto Seichō avevo letto tempo fa Tokyo Express ed ero rimasta favorevolmente colpita dalla sua capacità di tenere insieme classico e moderno (è un libro del 1958 ma risulta di straordinaria modernità), nonché Occidente e Oriente (l'impianto del giallo è perfettamente riconoscibile per un lettore occidentale, ma le ambientazioni e gli "umori" del libro sono profondamente giapponesi). Per questo avevo deciso di continuare nella scoperta di questo autore comprando e leggendo La ragazza del Kyūshū, romanzo scritto nel 1961 e solo ora tradotto per il pubblico italiano.
Il Kyūshū fa da ideale trait d'union tra i due romanzi, visto che in entrambi i casi questa regione "remota" del Giappone è motore della vicenda. Rispetto a Tokyo Express, in questo caso - più che dalle parti del giallo-poliziesco - ci muoviamo nell'area del noir con una coloritura giudiziaria.
La storia è quella di Kiriko, la ragazza del Kyūshū appunto, che dopo un lungo viaggio si presenta a Tokyo nell'ufficio dell'avvocato Ōtsuka Kinzo, un famoso penalista, per chiedergli di assumere la difesa di suo fratello, accusato dell'omicidio di una vecchia usuraia a cui doveva dei soldi. Kiriko è convinta dell'innocenza di suo fratello e del fatto che un avvocato di qualità potrebbe salvarlo dalla pena di morte.
L'avvocato però non accetta il caso, sia perché distratto da vicende personali sia perché Kiriko non ha i soldi per pagare la sua parcella.
Questa è solo la premessa di una narrazione appassionante (anche se forse questo termine non rende correttamente l'idea di un incedere narrativo asciutto e inesorabile) che ci accompagnerà passo a poco alla scoperta dei fili che Kiriko intesse per comporre una vendetta lucida e senza pietà nei confronti dell'avvocato.
Nel romanzo di Matsumoto c'è sicuramente uno spunto critico sul sistema giudiziario giapponese, ma c'è anche tantissimo di una cultura giapponese capace di fare della pazienza e della determinazione delle potentissime armi di vendetta e di realizzazione dei propri obiettivi.
Nel procedere delle pagine sembra di vederlo lo sguardo determinato e impassibile di questa ragazza del Kyūshū, la cui rabbia e dolore sono state sublimate in fredda e inscalfibile strategia al servizio di una vendetta che non si accontenta di mezze misure.
Per me la conferma di un autore di grandissimo interesse per la sua eccellente capacità di raccontare visivamente non solo azioni e ambientazioni, ma anche sentimenti e stati d'animo.
Voto: 4/5
Di Matsumoto Seichō avevo letto tempo fa Tokyo Express ed ero rimasta favorevolmente colpita dalla sua capacità di tenere insieme classico e moderno (è un libro del 1958 ma risulta di straordinaria modernità), nonché Occidente e Oriente (l'impianto del giallo è perfettamente riconoscibile per un lettore occidentale, ma le ambientazioni e gli "umori" del libro sono profondamente giapponesi). Per questo avevo deciso di continuare nella scoperta di questo autore comprando e leggendo La ragazza del Kyūshū, romanzo scritto nel 1961 e solo ora tradotto per il pubblico italiano.
Il Kyūshū fa da ideale trait d'union tra i due romanzi, visto che in entrambi i casi questa regione "remota" del Giappone è motore della vicenda. Rispetto a Tokyo Express, in questo caso - più che dalle parti del giallo-poliziesco - ci muoviamo nell'area del noir con una coloritura giudiziaria.
La storia è quella di Kiriko, la ragazza del Kyūshū appunto, che dopo un lungo viaggio si presenta a Tokyo nell'ufficio dell'avvocato Ōtsuka Kinzo, un famoso penalista, per chiedergli di assumere la difesa di suo fratello, accusato dell'omicidio di una vecchia usuraia a cui doveva dei soldi. Kiriko è convinta dell'innocenza di suo fratello e del fatto che un avvocato di qualità potrebbe salvarlo dalla pena di morte.
L'avvocato però non accetta il caso, sia perché distratto da vicende personali sia perché Kiriko non ha i soldi per pagare la sua parcella.
Questa è solo la premessa di una narrazione appassionante (anche se forse questo termine non rende correttamente l'idea di un incedere narrativo asciutto e inesorabile) che ci accompagnerà passo a poco alla scoperta dei fili che Kiriko intesse per comporre una vendetta lucida e senza pietà nei confronti dell'avvocato.
Nel romanzo di Matsumoto c'è sicuramente uno spunto critico sul sistema giudiziario giapponese, ma c'è anche tantissimo di una cultura giapponese capace di fare della pazienza e della determinazione delle potentissime armi di vendetta e di realizzazione dei propri obiettivi.
Nel procedere delle pagine sembra di vederlo lo sguardo determinato e impassibile di questa ragazza del Kyūshū, la cui rabbia e dolore sono state sublimate in fredda e inscalfibile strategia al servizio di una vendetta che non si accontenta di mezze misure.
Per me la conferma di un autore di grandissimo interesse per la sua eccellente capacità di raccontare visivamente non solo azioni e ambientazioni, ma anche sentimenti e stati d'animo.
Voto: 4/5
lunedì 10 settembre 2018
Tokyo Express / Matsumoto Seichō
Tokyo Express / Matsumoto Seichō; trad. di Gala Maria Follaco. Milano: Adelphi, 2018.
Ho scoperto questo libro in una delle numerose liste di libri da portare in vacanza che sono circolate in questo periodo. Alla ricerca di nuovi giallisti e nuovi gialli da portare con me quest'estate (la stagione in cui per ovvi motivi leggo di più!) mi ha incuriosito questo romanzo di un autore giapponese per me sconosciuto, Matsumoto Seichō.
Ho scoperto solo alla fine della lettura che quella che per noi è una novità letteraria fa parte in realtà delle numerose operazioni di recupero che gli editori italiani, in particolare i più attenti e impegnati, stanno facendo rispetto ad altre culture letterarie.
Il romanzo di Matsumoto risale infatti nella sua prima edizione giapponese al 1958 e - dopo essere stato pubblicato nel 1971 nei gialli Mondadori con il titolo La morte è in orario - viene ora ripubblicato in Italia da Adelphi. E dire che durante la lettura non avevo notato niente che nello specifico mi facesse pensare a questo grosso scarto temporale con il presente.
Certo, avevo più volte osservato durante la lettura che l'impianto narrativo mi ricordava quello di un giallo classico, quasi alla Agatha Christie, ma non avevo notato la totale assenza di tecnologia e il modo un po' antico di condurre le indagini da parte dei due poliziotti che si passano il testimone, Torigai Jūtarō, vicino al pensionamento, e il più giovane Mihara Kiichi. Avevo piuttosto attribuito alcune caratteristiche dell'intreccio narrativo e di alcuni personaggi alle peculiarità della cultura e della società giapponese.
La storia è presto detta: due cadaveri vengono trovati affiancati su una spiaggia di Kyūshū. Si tratta della giovane e bella Otoki, che intrattiene la clientela in un ristorante di Tokyo, e di Sayama, funzionario del dipartimento di un ministero coinvolto in un grosso caso di corruzione. Pare trattarsi di un doppio suicidio passionale, legato al fatto che i due erano amanti, ma mentre il caso viene rapidamente archiviato il poliziotto Torigai Jūtarō nota alcuni dettagli che non lo convincono fino in fondo, e così, quando al caso si interessa un altro distretto di polizia e in particolare l'investigatore Mihara Kiichi, Torigai fa presente a quest'ultimo i suoi dubbi.
Mihara sospetta in particolare di Yasuda, il testimone che insieme a due colleghe di Otoki ha visto salire i due amanti sullo stesso treno che li portava dove sarebbero poi morti.
La dinamica di quello che si scoprirà essere un doppio omicidio e l'alibi che tiene in piedi la versione accreditata del doppio suicidio sono costruiti sull'incastro perfetto degli orari dei treni e in generale dei mezzi di trasporto giapponesi, nonché sulla precisione con cui viaggiano i mezzi e si comportano le persone nelle loro funzioni pubbliche nonché nella loro vita privata. Lo stesso investigatore Mihara dimostra una perseveranza che a tratti rasenta l'ossessione ma che alla fine in qualche modo gli darà ragione, per quanto l'esito della storia non sarà esattamente quello che il poliziotto immagina, come lui stesso racconterà in una lunga lettera al collega Torigai che per primo gli aveva dato l'imbeccata per le indagini.
Da questi punti di vista si tratta di un giallo che mai avrebbe potuto essere ambientato in Italia, perché qui da noi tutta questa precisione e perseveranza sarebbero state assolutamente poco credibili.
Durante la lettura aiutatevi anche con la cartina che è nelle pagine finali del libro, perché l'indagine di Mihara si svolge su e giù per il Giappone, visto che i cadaveri vengono trovati nell'isola più a sud, mentre il sospettato Yasuda si trovava nell'isola a nord, Hokkaido, nei giorni immediatamente a ridosso dell'avvenimento.
Cosicché la lettura di Tokyo Express è anche un modo per comprendere quanto un paese ai nostri occhi apparentemente piccolo sia in realtà molto esteso in lunghezza e attraversarlo da nord a sud richieda ore e ore di treno o in alternativa l'inevitabile scelta dell'aereo.
A me è piaciuto. Anche e soprattutto perché è un ulteriore modo per conoscere un paese così simile al nostro mondo occidentale eppure così diverso da tutto quello che conosciamo e a cui siamo abituati.
Ah dimenticavo! Dal libro sono stati tratti diversi film, tra cui uno contemporaneo all'uscita del romanzo (che si trova su YouTube in versione integrale) e l'ultimo - in realtà una serie TV - del 2007 con Takeshi Kitano.
Voto: 3,5/5
Ho scoperto questo libro in una delle numerose liste di libri da portare in vacanza che sono circolate in questo periodo. Alla ricerca di nuovi giallisti e nuovi gialli da portare con me quest'estate (la stagione in cui per ovvi motivi leggo di più!) mi ha incuriosito questo romanzo di un autore giapponese per me sconosciuto, Matsumoto Seichō.
Ho scoperto solo alla fine della lettura che quella che per noi è una novità letteraria fa parte in realtà delle numerose operazioni di recupero che gli editori italiani, in particolare i più attenti e impegnati, stanno facendo rispetto ad altre culture letterarie.
Il romanzo di Matsumoto risale infatti nella sua prima edizione giapponese al 1958 e - dopo essere stato pubblicato nel 1971 nei gialli Mondadori con il titolo La morte è in orario - viene ora ripubblicato in Italia da Adelphi. E dire che durante la lettura non avevo notato niente che nello specifico mi facesse pensare a questo grosso scarto temporale con il presente.
Certo, avevo più volte osservato durante la lettura che l'impianto narrativo mi ricordava quello di un giallo classico, quasi alla Agatha Christie, ma non avevo notato la totale assenza di tecnologia e il modo un po' antico di condurre le indagini da parte dei due poliziotti che si passano il testimone, Torigai Jūtarō, vicino al pensionamento, e il più giovane Mihara Kiichi. Avevo piuttosto attribuito alcune caratteristiche dell'intreccio narrativo e di alcuni personaggi alle peculiarità della cultura e della società giapponese.
La storia è presto detta: due cadaveri vengono trovati affiancati su una spiaggia di Kyūshū. Si tratta della giovane e bella Otoki, che intrattiene la clientela in un ristorante di Tokyo, e di Sayama, funzionario del dipartimento di un ministero coinvolto in un grosso caso di corruzione. Pare trattarsi di un doppio suicidio passionale, legato al fatto che i due erano amanti, ma mentre il caso viene rapidamente archiviato il poliziotto Torigai Jūtarō nota alcuni dettagli che non lo convincono fino in fondo, e così, quando al caso si interessa un altro distretto di polizia e in particolare l'investigatore Mihara Kiichi, Torigai fa presente a quest'ultimo i suoi dubbi.
Mihara sospetta in particolare di Yasuda, il testimone che insieme a due colleghe di Otoki ha visto salire i due amanti sullo stesso treno che li portava dove sarebbero poi morti.
La dinamica di quello che si scoprirà essere un doppio omicidio e l'alibi che tiene in piedi la versione accreditata del doppio suicidio sono costruiti sull'incastro perfetto degli orari dei treni e in generale dei mezzi di trasporto giapponesi, nonché sulla precisione con cui viaggiano i mezzi e si comportano le persone nelle loro funzioni pubbliche nonché nella loro vita privata. Lo stesso investigatore Mihara dimostra una perseveranza che a tratti rasenta l'ossessione ma che alla fine in qualche modo gli darà ragione, per quanto l'esito della storia non sarà esattamente quello che il poliziotto immagina, come lui stesso racconterà in una lunga lettera al collega Torigai che per primo gli aveva dato l'imbeccata per le indagini.
Da questi punti di vista si tratta di un giallo che mai avrebbe potuto essere ambientato in Italia, perché qui da noi tutta questa precisione e perseveranza sarebbero state assolutamente poco credibili.
Durante la lettura aiutatevi anche con la cartina che è nelle pagine finali del libro, perché l'indagine di Mihara si svolge su e giù per il Giappone, visto che i cadaveri vengono trovati nell'isola più a sud, mentre il sospettato Yasuda si trovava nell'isola a nord, Hokkaido, nei giorni immediatamente a ridosso dell'avvenimento.
Cosicché la lettura di Tokyo Express è anche un modo per comprendere quanto un paese ai nostri occhi apparentemente piccolo sia in realtà molto esteso in lunghezza e attraversarlo da nord a sud richieda ore e ore di treno o in alternativa l'inevitabile scelta dell'aereo.
A me è piaciuto. Anche e soprattutto perché è un ulteriore modo per conoscere un paese così simile al nostro mondo occidentale eppure così diverso da tutto quello che conosciamo e a cui siamo abituati.
Ah dimenticavo! Dal libro sono stati tratti diversi film, tra cui uno contemporaneo all'uscita del romanzo (che si trova su YouTube in versione integrale) e l'ultimo - in realtà una serie TV - del 2007 con Takeshi Kitano.
Voto: 3,5/5
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