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| Nel museo di Alta |
Leggi anche la
prima parte del racconto di viaggio.
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Alta Ad Alta ci arriviamo direttamente da Senja percorrendo la E6, con la pioggia e un po’ di traffico in più rispetto ad altre zone (forse perché è domenica), ma che offre bellissimi paesaggi. Lungo la strada, a parte ammirare i paesaggi dal finestrino, ci fermiamo solo tre volte: al
Kafè E6 AS, l’unico aperto, una specie di autogrill con ristoro, pienissimo di gente, con il personale davvero poco ben disposto; allo spiazzo dove ci sono due tende che sono punti vendita di prodotti Sami (qui compriamo due pelli di renna bellissime); a una baia molto bella, Fornesvika, pochi chilometri prima di Alta.
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| La casa di Alta |
Ad Alta abbiamo un appartamento in una zona fuori dal centro (comunque raggiungibile a piedi), la cui terrazzina si affaccia direttamente sul fiordo e che offre una vista spettacolare, con una luce meravigliosa quando si va verso il tramonto.
Dopo Tromsø, Alta è l’unica cittadina grande (che comunque ha poco più di 22.000 abitanti) che incontriamo nel nostro viaggio.
Durante il nostro soggiorno qui, visitiamo la
Northern Lights Cathedral, prendendo il biglietto anche per vedere un video molto suggestivo sull’aurora boreale, e il
museo delle incisioni rupestri, che prevede un percorso al chiuso, con esposizioni che riguardano sia le incisioni stesse sia altre informazioni e manufatti del territorio, e un percorso all’aperto di 3 km che, attraverso una passerella, permette di scoprire le grandi pietre che portano incisioni che vanno dal 7000 a.C. (che stanno più in alto) al 2000 a.C. Sono scene di animali, soprattutto renne e alci, e persone che cacciano o pescano. Alcune sono state colorate di rosso per renderle riconoscibili – sono le prime che si incontrano nel percorso -, le altre sono state lasciate come erano, affidando al visitatore il compito di riconoscere i disegni che sono descritti e disegnati sulla guida. La visita dura parecchio ma è davvero interessante ed emozionante.
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| Una renna sulla spiaggia |
Una cosa iperturistica che facciamo ad Alta è la Sami experience. Non sarebbe propriamente nelle nostre corde, ma del resto riteniamo di non avere molte altre possibilità per saperne di più sulla cultura Sami, a parte leggerne. La Sami experience che scegliamo si svolge alla
Sami Siida. Ci accoglie un uomo Sami invero un po' particolare nell'interazione - fa lunghe pause e guarda dritto negli occhi con aria un po' minacciosa - che ci racconta un po' di cose sulle tradizioni dei Sami, ci porta in una lavvu (una tenda sami), ci fa entrare a dar da mangiare alle renne (la mia ciotola viene presa d'assalto da un'unica renna che si pappa tutto), poi ci offre un the e un dolcino nella lavvu grande, intorno al fuoco, dove di tanto in tanto organizzano le cene con i piatti della tradizione Sami.
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| L'arcobaleno su Capo Nord |
Per lo shopping segnaliamo l’
Alta Gift Shop, grande e parecchio fornito (al livello di quello di Tromsø, ma con molta meno gente), lo
shop del museo e
Kilden, una specie di merceria e rivenditore di lana, che però vende anche maglioni e cose per la casa, un po’ vintage ma interessante. Nel centro della cittadina c’è anche il
Thon Senter, una specie di centro commerciale al chiuso che si trova in diverse parti della Norvegia.
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Capo Nord (Nordkapp) e isola di Magerøya Andando da Alta verso Capo Nord (sono tre ore e mezzo di macchina) si attraversano molti paesaggi diversi; in particolare dopo Olderfjord inizia una zona con vegetazione bassa che a un certo punto diventa un altopiano di tundra. Siamo a circa 300 m sopra il livello del mare ma molto a nord, quasi al 71° parallelo (che supereremo una volta arrivate a Capo Nord).
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| Sull'isola di Magerøya |
Il paesaggio tra mare, insenature, isolette, laghi, fiumiciattoli e dolci rilievi lascia senza parole soprattutto per il senso di vastità accentuato dal fatto che siamo graziate dal tempo bello (che poi qua vuol dire sole alternato a nuvole e pioggerella ma con prevalenza di sole). In questo percorso incontriamo tantissime renne che però, ogni volta che proviamo ad avvicinarci per fare qualche foto, scappano via. Ogni tanto le renne sono anche per strada (e per questo ci sono gli appositi cartelli ed è bene mantenere la velocità contenuta), e proprio in mezzo alla strada ne troviamo una con il suo piccoletto che prendeva il latte e scodinzolava felice.
In questo percorso si attraversano diversi tunnel: l’ultimo è quello che unisce alla terraferma l'isola di
Magerøya, dove si trova Capo Nord, e che è lungo oltre 6 chilometri. Sull'isola il paesaggio si fa ancora più spettacolare e incrociamo tantissimi ciclisti che, soprattutto con bici muscolari, vanno o tornano da Capo Nord (non so come facciano: il percorso è tutto un su e giù e fa pure un bel freddino, oltre al fatto che una parte di loro deve avere attraversato anche il tunnel sotto il mare, senza pista ciclabile).
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| Il paesaggio a Capo Nord |
Arriviamo a Capo Nord (qualcuno lo chiama il Capo Nord turistico, perché il punto dove si fanno le fotografie, quello con il globo per intendersi, è sopravanzato a nord da una penisola parallela dove si arriva solo con un trekking).
Il cielo nel frattempo si è fatto nuvoloso e c'è un vento decisamente freddo, però è un momento in cui c’è poca gente, e dunque l’atmosfera è particolarmente magica. Intorno al globo solo un paio di coppie/gruppetti (italiani!) che si fanno le foto a vicenda e mentre giriamo lì intorno l’occhio ci cade su un adesivo con la scritta Anti Lazio! 😂
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| Sull'isola di Magerøya |
Visto che il tempo non è dei migliori a un certo punto decidiamo di entrare alla
NordKapp Hall che ha un biglietto di ingresso di oltre 30 euro a persona: il biglietto dà diritto all’ingresso in una struttura dove non si può consumare cibo portato dall’esterno e dove ci sono un ristorante, un caffè, un negozio di souvenir, ma anche una zona museale e una specie di saletta cinematografica dove si può assistere a un filmato di 15 minuti sull'alternarsi delle stagioni a Capo Nord. Questi filmati, che abbiamo incontrato in vari posti, nonostante i nostri pregiudizi, si rivelano molto interessanti e fanno venire voglia di tornare in questi luoghi nelle altre stagioni (che è forse il loro scopo primario).
Il tempo di prendere un caffè sedute alla vetrata e il cielo si apre. Approfittiamo del sole per tornare fuori, anche se nel frattempo i pullman hanno scaricato decine e decine di persone, moltissimi italiani, che probabilmente hanno proprio il mito di Capo Nord. In questo frattempo, mentre facciamo una passeggiata lungo la scogliera, siamo anche graziate dall’affacciarsi sul mare di un arcobaleno che incornicia il promontorio.
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| Honningsvåg |
Trascorriamo nell’area circa due ore e mezza (il parcheggio è gratuito, almeno quello, fino a sei ore). Da qui ci spostiamo poi verso
Gjesvaert; ci fermiamo per uno spuntino a una piazzola dove ci sono molte macchine e camper fermi e da dove partono molte persone per quella che sembra una piccola escursione. Siamo indecise se farla anche noi e chiediamo informazioni a due italiani (li riconosciamo dalla moka) che sono parcheggiati accanto a noi. Ci dicono che è un'escursione di circa 1,5 ore che porta al "vero" Capo Nord. Per un attimo ci facciamo un pensiero, ma vedendo che il percorso fin dal principio è molto fangoso decidiamo di rinunciare. Proseguiamo dunque verso il paesino di Gjesvaert dove vale la pena andare non tanto per il paese in sé ma per il percorso e per la posizione.
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| Ancora Magerøya |
Torniamo indietro dirette a
Honningsvåg, il paese più grande dell'isola nonché attracco di tutte le navi che fanno il giro intorno a Capo Nord. Non a caso nel porto c'è una grossa nave da crociera del gruppo Tui. Il paesino è molto bello e c'è una luce splendida (è l'inizio del lungo tramonto estivo). Ci fermiamo al pub sul porto dove vendono la birra della vicina birreria artigianale
Perleporten e prendo una ottima birra Viking e delle pessime patatine al tartufo nero che mi torneranno su per tutta la serata.
Il nostro alloggio per la sera è nella zona di Olderfjord, ed è una bella casetta di campagna tutta in legno, immersa nel verde. Peccato starci così poco.
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La penisola di Varanger e il confine con la Russia  |
| Verso la penisola di Varanger |
Da Olderfjord ci muoviamo verso est, in particolare verso la
penisola di Varanger dove si trova il nostro alloggio successivo. In questo percorso incrociamo molti diversi paesaggi: prima fiordi che la bassa marea trasforma in distese di terra, di massi e acqua bassissima (che io trovo molto fotogenici), poi altipiani con pochissima vegetazione, quindi zone coperte di laghi e foreste, infine tratti costieri. Alcuni di questi paesaggi lasciano senza fiato, e sono difficili da rendere fotograficamente per la loro vastità e profondità dei piani. I tratti più belli secondo noi sono quelli tra Oldfjord e Lakselv e tra Ifjord e Torhop.
Proprio in questo percorso rischiamo di prendere una multa in un tratto di strada con limite di velocità a 60 km/h; da lontano vediamo una luce rossa che a me fa pensare a un incidente e invece è una pattuglia della polizia che ha registrato la nostra velocità (67 km/h) e ci chiede di accostare. Per fortuna, il poliziotto non ha fatto bene la registrazione e quindi dopo qualche minuto torna indietro e dice che possiamo andare, ma di andare più piano!
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| Paesaggi della penisola di Varanger |
Arrivate a Varangerbotn ci sistemiamo nella nostra bellissima casetta con vista sul fiordo e facciamo solo una passeggiata alla chiesetta della vicina
Nesseby, dove c’è anche una vecchia struttura per il processo di essiccazione degli stoccafissi. La sera, dal nostro alloggio, proveremo a vedere – per quanto possibile – l’eclissi.
Dei due giorni che restiamo in questa zona uno lo dedichiamo all’esplorazione dell’area che sta dalla parte opposta del fiordo rispetto a quella dove ci troviamo noi, che è la parte della Norvegia che va verso il confine con la Russia e la cui cittadina di riferimento è
Kirkenes.
La strada non è breve, tanto più che ci sono dei rallentamenti dovuti al rifacimento dell’asfalto, e nell’economia dell’insieme decidiamo di fermarci a Kirkenes sulla strada del ritorno e di andare direttamente a
Grense Jakobselv, l'estremità più a est della Norvegia, dove un fiumiciattolo, il Pasvik, segna il confine tra Norvegia e Russia. Prima di imboccare la strada che costeggia il fiume si incontra la dogana, invero piuttosto poco frequentata visto il periodo.
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| Il confine tra Norvegia e Russia lungo il Pasvik |
Lungo il fiume si trovano i cartelli che segnalano che qui passa il confine e che la zona è sorvegliata: da una parte ci sono le colonnine gialle norvegese, e dall’altra quelle rosse e verdi con i simboli della Russia. Più in lontananza qua e là si vedono le torrette di guardia.
A un certo punto la strada diventa sterrata (fattibile con qualunque automobile), e sul percorso di incontrano il vecchio rettorato e la
Kong Oskar II kapell con il suo cimiterino; in fondo si arriva a un parcheggio e a una bellissima spiaggia di sabbia sul mare di Barents, dove ci sono due soldati in pausa pranzo.
Al ritorno ci fermiamo a Kirkenes, cittadina che sembra uscita da un romanzo distopico post-apocalittico se non fosse per delle bambine che giocano sulla piazza. Qui tutto è scritto in doppia lingua, norvegese e russo, dal momento che c’è una consistente comunità russa o russofona.
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| Le foto di Ellisif Wessel a Kirkenes |
In piazza ci sono alcune foto d’epoca che ci fanno conoscere la storia di
Ellisif Wessel (1866–1949) e di suo marito, il medico Andreas Wessel: quando quest’ultimo fu trasferito per lavoro a Kirkenes la moglie lo seguì in questa regione povera e desolata. Ben presto, la stessa Ellisif diventò testimone di questo mondo e dei suoi cambiamenti grazie alle fotografie che scattò e che sono diventate una testimonianza importantissima della storia di questi luoghi.
Il giorno successivo andiamo a visitare
Vadsø, e il percorso lungo la penisola di Varanger ci regala molti bei paesaggi e viste. A Vadsø facciamo una passeggiata e visitiamo la grande e nuova biblioteca, poi andiamo sull'isola di Vadsøya collegata da un ponte: qui c'è il kulturpark, dove si trova la torre di ancoraggio usata da Amundsen, Nobile ed Ellsworth per partire con il
dirigibile Norge verso l'Alaska sorvolando il Polo Nord. Poi la stessa fu usata da Nobile per partire con il dirigibile Italia per una nuova missione artica: purtroppo il dirigibile si schiantò e nella spedizione di salvataggio capeggiata da Amundsen quest'ultimo scomparve.
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Karasjok e Kautokeino  |
| Partendo da Nesseby verso Karasjok |
Karasjok è la capitale dei Sami ed è la cittadina dove è stato realizzato il
Parlamento Sami. Ci piacerebbe visitarlo, ma la strada che dalla penisola di Varanger ci porta qui è lunga e noiosa e quanto arriviamo al Parlamento l’ultima visita guidata, prevista alle 14,30, è già stata effettuata. Possiamo dunque visitare solo la biblioteca, ancora aperta, e girare intorno all’edificio a forma di lavvu (tenda Sami) da dove si accede all’aula parlamentare.
Il cielo è plumbeo e un po’ opprimente e la cittadina di Karasjok non sembra offrire granché a parte una specie di negozio di artigianato Sami che sarà l’unico posto di tutta la Norvegia dove non potremo pagare con la carta (ma potremo farlo in euro).
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| All'ingresso di Kautokeino |
Da Karasjok a
Kautokeino viaggiamo con un ragazzetto che abbiamo tirato su mentre faceva l’autostop, subito fuori dal paese. Si chiama August, ha 20 anni e gira il nord della Norvegia in autostop e in generale è un grande appassionato di viaggi.
Ci salutiamo all’ingresso della cittadina, dove noi abbiamo una bella casetta a tre piani, molto ben arredata in stile retrò, il cui unico difetto è che in bagno c’è il riscaldamento acceso (che non si può spegnere) e sembra di entrare in una sauna.
Tenendo conto che nelle cittadine norvegesi è difficile identificare un centro, possiamo dire di essere abbastanza centrali e dalla nostra finestra sentiamo i rumori della gara in corso sul fiume di cui ci ha parlato la nostra host: motoslitte da neve che gareggiano su un circuito in acqua (pare sport molto diffuso in Finlandia e in crescita in Norvegia).
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| Nella Juhls Silver Jewellery Gallery |
A Kautokeino, paese con la maggiore percentuale di abitanti Sami della Norvegia, il cui nome in Sami è Guovdageaidnu, assolutamente da non perdere la
Juhls Silver Jewellery, un grande laboratorio per la creazione e vendita di oggetti in argento che è anche una galleria. Il laboratorio è stato fondato negli anni Cinquanta da una coppia formata da una tedesca e un danese, che si sono trasferiti a Kautokeino giovanissimi. Il posto è davvero bello architettonicamente e come atmosfera. A un certo punto compare anche Regina, la proprietaria tedesca ormai ottantasettenne, mentre il marito Franck è morto sei anni fa. Regina sta realizzando un'opera d'arte su una parete della galleria dagli anni Novanta e ci lavora ogni giorno. All'esterno dell’edificio ci sono pannelli fotografici con la storia della coppia e del laboratorio.
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| Case ricostruite nel museo dei Sami a Kautokeino |
Se la si trova aperta è interessante anche il
čoarvemátta, un edificio di recentissima costruzione (stanno ancora finendo i lavori) progettato dallo studio Snohetta dove c'è il teatro e una serie di spazi didattici (è una scuola superiore di artigianato Sami e allevamento di renne).
Molto interessante il
museo dei Sami sia all’interno per gli oggetti in mostra e per l’allestimento anche video dedicato alla storia della rivolta dei Sami del 1852 a Kautokeino e alla figura di
Lars Haetta, sia all’esterno dove ci sono delle strutture abitative in stile Sami.
La cosa più divertente che ci capita a Kautokeino è l’incontro con un buffo gruppo di finlandesi, uno dei quali parla italiano ed è innamorato dell’Italia, e ci racconta di aver partecipato in passato a un programma di Licia Colò 😉
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| La gara di motoslitte sull'acqua |
I finlandesi ci propongono di andare con loro alla gara delle motoslitte. Accettiamo entusiaste e così in riva al fiume dove si stanno svolgendo le gare chiacchieriamo con altre persone del luogo, ad esempio un Sami che è il titolare di
Sokki Adventure (un’agenzia turistica specializzata in esperienze Sami) e che ci racconta un sacco di cose sul popolo Sami e sulle renne. Qui prenderemo a un baracchino, insieme agli altri spettatori, un hamburger, un waffle e un caffè. Tutti i bambini e molti adulti assistono alle gare con le cuffie insonorizzanti, perché le motoslitte sono parecchio rumorose.
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Tra Finlandia, Norvegia e Svezia  |
| In territorio finlandese |
Il lungo ritorno da Kautokeino a Tromsø, da dove ripartiamo per l'Italia, prevede un lungo tratto di strada in territorio finlandese, dove, con nostra somma meraviglia, il paese dei Sami che sarebbe corretto chiamare Sapmi è ancora chiamato Lappi (ossia Lapponia) che è un termine dispregiativo.
Il paesaggio finlandese è decisamente meno vario di quello dal quale veniamo, ed è fatto di infinite foreste di betulle e conifere a perdita d'occhio (la cosiddetta taiga), in cui ogni tanto si aprono laghi e fiumi, dove si creano effetti specchio davvero scenografici.
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| Lyngsfjellan |
Su questo percorso a un certo punto si passa per
Kilpisjärvi, che dopo chilometri e chilometri di vuoto, è invece pieno di alberghi, auto e persone. Capiamo dopo che qui si trova il monte Saana Fell dove passano i tre confini di Norvegia, Svezia e Finlandia. Tra l'altro lo scenario è davvero molto bello. Rientriamo dunque in territorio norvegese, attraversando la Skibotndalen, una valle molto suggestiva, e dopo affianchiamo un fiordo su cui affaccia la catena montuosa
Lyngsfjellan, dove le nuvole si sono incuneate tra le montagne creando effetti veramente incredibili.
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Per una selezione più ampia di foto del viaggio nel nord della Norvegia si veda sul
mio profilo Behance.