Approfitto di un raro - per me - ferragosto romano per andare a visitare due mostre di fotografia in corso a Roma, ossia Tina Modotti. Donna, fotografa, militante. Una vita fra due mondi, al Museo di Roma in Trastevere, e George Hoyningen-Huene. Art. Fashion. Cinema, a Palazzo Braschi.
La prima mostra, gratuita con la Mic card, occupa un’ala del secondo piano del Museo di Roma in Trastevere, dove sono in corso altre due mostre non fotografiche. Si tratta di una mostra piuttosto piccola – una sessantina di foto – provenienti dalla collezione della Fototeca dell’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia (INAH) della Città di Pachuca Hidalgo, la più grande Fototeca Iberoamericana.
La mostra racconta da un lato il percorso fotografico della Modotti, dalle prime foto di still life – nate dalla frequentazione del grande fotografo Edward Weston - passando per il reportage sulle donne di Tehuantepec fino ad arrivare alle foto realizzate a Berlino e a Madrid negli ultimi anni della sua breve vita, dall’altro il percorso umano e politico di questa donna che è stata al centro del complesso momento storico che l’Europa e il mondo hanno vissuto nella prima metà del Novecento, abbracciando l’ideologia comunista ma dimostrando soprattutto una mente eclettica, poliedrica e aperta sul fronte sia artistico che umano.
Della mostra mi sono piaciute soprattutto le integrazioni di tipo documentario, ossia le lettere, le poesie, le testimonianze lasciate dalla Modotti, che per quanto mi riguarda mi hanno consentito di interpretare, spero più correttamente, il suo rapporto con la fotografia e con la vita.
La seconda mostra che sono andata a visitare è quella dedicata a un’altra figura di grande rilievo nella storia della fotografia, sebbene meno conosciuta per il grande pubblico, George Hoyningen-Huene.
La mostra, curata da Susanna Brown, espone oltre 100 fotografie organizzate in 10 sezioni, che raccontano il percorso umano e artistico di questo grande fotografo, nato a San Pietroburgo nel 1900 da una famiglia altolocata, e morto a Los Angeles nel 1968. Hoyningen-Huene fu soprattutto fotografo di moda, lavorando per molti anni per la rivista Vogue e successivamente per Harper’s Bazaar, e nell’ambito della moda fu un maestro indiscusso nella gestione della luce e nella composizione fotografica, traendo ispirazione dai balletti russi, dall’antichità classica, dal surrealismo, dalle atmosfere dei ruggenti anni Venti. Mi ha colpito sapere che la sua foto forse più iconica, Divers, che ritrae Lee Miller e Horst P. Horst, compagno del fotografo, di spalle con costumi da bagno, e fa pensare a un’ambientazione marina, è stata in realtà realizzata sul terrazzo della sua casa.
Hoyningen-Huene fu infatti uno sperimentatore e un precursore su molti fronti, ad esempio nel ritrarre i nudi maschili come statue antiche, o ancora nella scelta e nell’uso del colore dopo l’avvento della Kodachrome, o ancora nel lavoro di direttore dei costumi e dei colori negli anni di massimo splendore del cinema hollywoodiano.
Il fotografo in tutta la sua carriera fu al centro della vita culturale e intrattenne direttamente rapporti con moltissime figure rappresentative di diversi contesti, da Salvador Dalì a Jean Cocteau, da Coco Chanel alla già citata Lee Miller, da Joséphine Baker a Sophia Loren, e visse una vita personale e professionale libera e sfaccettata, che appare moderna persino a noi.
Voto: 3/5 (Modotti); 4/5 (Hoyningen-Huene)
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mercoledì 3 settembre 2025
lunedì 8 giugno 2020
Eros / Tina Modotti. Palazzo Merulana. Ara Güler. Museo di Roma in Trastevere, 23 febbraio 2020
Era una bella domenica di sole poco prima che iniziasse l'incubo Coronavirus e ancora si girava tranquilli per la città a godere delle sue bellezze e delle sue attività culturali. Poi con il lockdown questo post è rimasto in panchina e avevo pensato di non pubblicarlo più. Ora che almeno il Museo di Roma in Trastevere ha riaperto ho pensato che potesse essere utile offrire questi brevi appunti ai lettori.
La prima delle due mostre visitate in quel weekend era stata inaugurata da pochissimo a Palazzo Merulana nell'ambito di una serie di iniziative dedicate complessivamente alla fotografia. Si trattava della mostra intitolata Eros e dedicata a Tina Modotti, grande fotografa e non solo, la cui vita assomiglia davvero a un romanzo. La mostra occupava l'ultimo piano del palazzo, cosicché abbiamo approfittato del biglietto d'ingresso per dare anche un occhio alla collezione Cerasi, ossia la raccolta di quadri e sculture prevalentemente degli anni '20 e '30 appartenenti ai coniugi Cerasi ed esposto al secondo e terzo piano del palazzo.
La mostra fotografica - come spesso accade per le mostre di Palazzo Merulana - si presentava piuttosto risicata. Si componeva di quattro parti: una parete raccoglieva alcune fotografie iconiche della Modotti, un'altra era dedicata alle fotografie di mani e fiori che instaurano tra loro quasi un dialogo, un'altra parete ancora era dedicata alle donne messicane che camminano con i tipici contenitori in equilibrio sulla testa, infine il corridoio era dedicato alle foto dei murales messicani.
Si trattava nel complesso di foto belle e interessanti, ma che certamente non rendevano appieno la complessità della figura di Tina Modotti come fotografa e come attivista, e la visita nel complesso ci ha lasciato un po' di amaro in bocca perché ci saremmo aspettate molto di più.
Voto: 2,5/5
Per consolarci avevamo deciso di andare a fare un salto anche al Museo di Roma in Trastevere dove era corso - ed è ancora visitabile - la mostra dedicata al fotografo turco Ara Güler. Come spesso accade per le mostre in questo museo, il nome del fotografo non mi dice nulla, ma poi scopro che si tratta di una figura importantissima nel mondo della fotografia, vincitore di moltissimi premi e riconoscimenti in tutto il mondo.
La mostra romana dedica molto spazio in particolare alle sue foto della città di Istanbul, sua città di origine che Güler ha continuato a fotografare per tutta la vita, riuscendo a coglierne l'anima e a raccontarne i diversi quartieri con uno sguardo attento e amorevole. Le fotografie sono bellissime ed emozionanti, e fanno venire voglia di vederne ancora e ancora, e di mettersi immediatamente in viaggio verso Istanbul, anche se quella Istanbul che Güler fotografa forse non esiste quasi più.
L'ultima parte della mostra è dedicata ai ritratti che Güler ha fatto ai personaggi famosi, anche questi affascinanti e originali per la capacità - come mi fa notare S. - di ritrarre queste persone come fosse persone normali e nello stesso tempo di farne venir fuori l'anima.
Facciamo un giro esplorativo anche al piano superiore, ma le mostre lì in corso non ci catturano, così usciamo nella luce rosata di un bellissimo tramonto romano di fine febbraio.
Voto: 4/5
La prima delle due mostre visitate in quel weekend era stata inaugurata da pochissimo a Palazzo Merulana nell'ambito di una serie di iniziative dedicate complessivamente alla fotografia. Si trattava della mostra intitolata Eros e dedicata a Tina Modotti, grande fotografa e non solo, la cui vita assomiglia davvero a un romanzo. La mostra occupava l'ultimo piano del palazzo, cosicché abbiamo approfittato del biglietto d'ingresso per dare anche un occhio alla collezione Cerasi, ossia la raccolta di quadri e sculture prevalentemente degli anni '20 e '30 appartenenti ai coniugi Cerasi ed esposto al secondo e terzo piano del palazzo.
La mostra fotografica - come spesso accade per le mostre di Palazzo Merulana - si presentava piuttosto risicata. Si componeva di quattro parti: una parete raccoglieva alcune fotografie iconiche della Modotti, un'altra era dedicata alle fotografie di mani e fiori che instaurano tra loro quasi un dialogo, un'altra parete ancora era dedicata alle donne messicane che camminano con i tipici contenitori in equilibrio sulla testa, infine il corridoio era dedicato alle foto dei murales messicani.
Si trattava nel complesso di foto belle e interessanti, ma che certamente non rendevano appieno la complessità della figura di Tina Modotti come fotografa e come attivista, e la visita nel complesso ci ha lasciato un po' di amaro in bocca perché ci saremmo aspettate molto di più.
Voto: 2,5/5
Per consolarci avevamo deciso di andare a fare un salto anche al Museo di Roma in Trastevere dove era corso - ed è ancora visitabile - la mostra dedicata al fotografo turco Ara Güler. Come spesso accade per le mostre in questo museo, il nome del fotografo non mi dice nulla, ma poi scopro che si tratta di una figura importantissima nel mondo della fotografia, vincitore di moltissimi premi e riconoscimenti in tutto il mondo.La mostra romana dedica molto spazio in particolare alle sue foto della città di Istanbul, sua città di origine che Güler ha continuato a fotografare per tutta la vita, riuscendo a coglierne l'anima e a raccontarne i diversi quartieri con uno sguardo attento e amorevole. Le fotografie sono bellissime ed emozionanti, e fanno venire voglia di vederne ancora e ancora, e di mettersi immediatamente in viaggio verso Istanbul, anche se quella Istanbul che Güler fotografa forse non esiste quasi più.
L'ultima parte della mostra è dedicata ai ritratti che Güler ha fatto ai personaggi famosi, anche questi affascinanti e originali per la capacità - come mi fa notare S. - di ritrarre queste persone come fosse persone normali e nello stesso tempo di farne venir fuori l'anima.
Facciamo un giro esplorativo anche al piano superiore, ma le mostre lì in corso non ci catturano, così usciamo nella luce rosata di un bellissimo tramonto romano di fine febbraio.
Voto: 4/5
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