Visualizzazione post con etichetta Michael Acher. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Michael Acher. Mostra tutti i post

domenica 2 agosto 2015

The Notwist, Roma, Villa Ada, 21 luglio 2015

La mia serata inizia con me che arrivo al botteghino insieme a L., la quale in mezzo secondo compra il suo biglietto a 12 euro. Io l'ho comprato mesi e mesi prima e sono lì con il mio foglietto per il ritiro e la ragazza che mi dice "Ma il suo biglietto non c'è!". "Come non c'è? Controlli meglio!". "Le dico che non c'è. Mi faccia vedere la mail di conferma.... Ah, ma certo, lei ha pagato 10 euro in più per riceverlo a casa con il corriere espresso...".

In un attimo realizzo che effettivamente mi era arrivato un biglietto a casa e mi ero chiesta perché. A volte (spesso) sono davvero rin*******ta! E meno male che villa Ada è vicino casa e posso tornare indietro a prendere un biglietto che mi è costato il doppio di quanto sia costato a L. che l'ha comprato la sera stessa! No comment!

Comunque, eccoci nell'isoletta in mezzo al laghetto, sedute a un tavolino a bere una birra e divorare un hamburger (non ci vediamo più dalla fame!). Due appunti: innanzitutto non si capisce perché per arrivare all'area concerti (e anche per uscirne) dobbiamo fare il giro largo attraverso il mercatino; in secondo luogo, la ristorazione quest'anno lascia un po' a desiderare non tanto nella qualità, quanto nella limitatezza e nella scarsa varietà (oltre che nei prezzi). Mah!

Dulcis in fundo, i Notwist (che io ho già visto ben due volte dal vivo, al Circolo degli artisti e all'Auditorium) salgono sul palco dopo le 22,30 (concerto previsto per le 21,30 e l'indomani io devo alzarmi alle sei!). Ma quando salgono sul palco - e nonostante i dolori che la posizione in piedi in vecchiaia (!) rende inevitabili - capisco che in qualche modo ne è valsa la pena. I Notwist non sono in tour promozionale; il loro ultimo album, Close to the glass, è uscito l'anno scorso, e quindi la band tedesca si sente libera di spaziare nel proprio repertorio come più gli aggrada e di giocare quanto vuole con gli arrangiamenti, usando oltre che gli strumenti classici, anche giradischi, campionatori e tutta una complicata strumentazione con cui fanno magie.

La cosa bella è che in scaletta mettono molto del loro lavoro più famoso, Neon Golden, che è anche quello più riuscito, un quasi capolavoro, in particolare su tracce come Consequence e la stessa Neon Golden, queste ultime entrambe proposte nel bis richiesto dal pubblico.

Per il resto è uno scintillio di musica e di arrangiamenti, una fluidità di suoni che si mescolano gli uni con gli altri e che trasformano alcune tracce in veri e propri medley, in cui finiscono tutti i generi, rock, jazz, house e quant'altro.

A mio modo di vedere, una band in grandissima forma, che ha trasformato un repertorio, se volete ormai scontato per chi li conosce e li segue da un po', in una esperienza sonora del tutto nuova e imprevedibile.

Non si continua a fare musica di qualità dal 1989 a oggi e a conquistare il pubblico se non si è davvero dei gran musicisti e i fratelli Markus e Michael Acher, insieme agli altri componenti della band, lo sono con certezza.

Voto: 3,5/5

martedì 22 aprile 2014

The Notwist, Roma, Auditorium Parco della Musica, 7 aprile 2014

È la seconda volta che vado ad vedere i Notwist dal vivo. La prima volta risale ormai a diversi anni fa; era il 2010 quando andai ad ascoltare il loro concerto al Circolo degli Artisti, luogo che da allora è diventato una tappa fissa per i miei appuntamenti musicali.

A quel tempo ero rimasta folgorata dall'album Neon Golden che avevo ascoltato a ripetizione e che grazie a questi ragazzoni tedeschi mi aveva fatto avvicinare alla musica elettronica che di solito non amo. All'uscita del loro nuovo album, Close to the glass, dopo un lungo silenzio, volevo capire se i fratelli Markus e Michael Acher avessero ancora qualcosa da dire in un panorama musicale in cui non ci sono quasi più margini per l'originalità. E devo dire che i Notwist sono riusciti nella difficile impresa di mantenersi fedeli e coerenti con il loro stile, assolutamente riconoscibile soprattutto in alcuni brani, ma anche di rinnovarsi e di proporre sonorità in parte nuove.

E così quando ho scoperto che avrebbero suonato all'Auditorium mi sono precipitata a comprare i biglietti. Ci vado con V. e una volta lì scopriamo che la sala è piena di giovani musicisti ed ex musicisti campani che V. conosce perfettamente, una rappresentanza nutrita di un mondo musicale che si ritrova intorno a una band che ha segnato un pezzo della storia della musica alternativa.

Dopo l'opening di Jel, sono sul palco i Notwist, attrezzati con un gioco di luci - montate sugli strumenti musicali e su altri elementi - di grande effetto scenico. La sensazione che trasmettono non è cambiata. Sono ragazzoni silenziosi, il cui leader si limita a pochissime parole finalizzate di solito a introdurre la canzone che si apprestano a suonare, ormai non più giovanissimi, ma ancora capaci di esprimere sul palco una grande qualità musicale e una straordinaria energia, alternata ad un'infinita tenerezza.

I due fratelli sono i frontmen, l'uno con le sue chitarre e la sua voce flautata, l'altro con i suoi telecomandi wii con cui aziona effetti sonori alla console e balla a tempo. In seconda linea, bassista, chitarrista/tastierista, batterista e soprattutto il ragazzone biondo allo xilofono che è il più agitato e coreografico del gruppo, e tra le altre cose ci delizia utilizzando due archetti per far vibrare e suonare in maniera non convenzionale lo xilofono.

Ci suonano gran parte dei brani del nuovo album (tra gli altri Into another tune, 7 hour drive, Casino e soprattutto la bellissima Run run run), ma non fanno mancare al pubblico alcuni grandi classici del loro repertorio, come la bellissima Neon Golden e l'intramontabile Consequence.

Dopo circa un'ora e mezza di grande musica, escono dal palco per tornarvi dopo pochi minuti a grande richiesta, entusiasmando il pubblico con qualche brano ancora. Certo, in casi come questi, l'Auditorium rappresenta quasi un limite, più che un valore aggiunto, innanzitutto perché le fotografie vanno fatte a tradimento visto che in teoria fotografare è proibito (perché poi?) e soprattutto perché si è tutti lì seduti composti, cosa che va benissimo ovviamente per un concerto di musica classica, ma è assolutamente innaturale per un concerto come questo dove si dovrebbe ballare e stare tutti insieme intorno al palco.

Comunque, serata bellissima e concerto di grande impatto emotivo.

Voto: 4/5