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giovedì 20 ottobre 2022

Maigret

Sono andata a vedere questo film pur non essendo un'appassionata di Simenon e del personaggio di Maigret, perché ho pensato che valesse la pena non perdersi l'accoppiata Leconte-Depardieu. Ed effettivamente non mi sbagliavo.

Patrice Leconte è regista bravo e con un gran mestiere, e lo dimostra anche in un film di genere come questo, conferendogli un tono retrò piacevole senza essere stucchevole. Gérard Depardieu conferisce al suo Maigret non solo una fisicità pressoché perfetta, bensì anche quella malinconia frammista a un'ironia quasi involontaria che stanno a pennello a entrambi.

Il film è liberamente tratto dal romanzo Maigret e la giovane morta in cui una giovane ragazza della periferia arrivata a Parigi come altre sue coetanee per garantirsi un futuro trova invece la morte. Le indagini del commissario si concentrano ben presto su un'amica con cui la giovane aveva vissuto a lungo in un piccolo appartamento e che poi è andata via in vista del matrimonio con un facoltoso rampollo locale.

Com'è tipico dei gialli con protagonista Maigret, l'attenzione non è tanto sui dettagli narrativi e dunque sulla scoperta dell'assassino o degli assassini (che un po' si intuiscono fin dal principio), bensì sull'indagine psicologica e umana, quindi sui sentimenti che sotto traccia attraversano non solo i protagonisti della vicenda ma anche lo stesso commissario e i suoi collaboratori. E in questo la mano di Leconte si sente tutta, così come tutto passa attraverso il volto e le movenze di Depardieu.

Nel complesso un film che rifugge da qualunque pretenziosità, ma che riesce a far arrivare allo spettatore le varie sfaccettature di tre anime che ci appaiono molto in sintonia, quelle di Simenon, Leconte e Depardieu.

Voto: 3/5



mercoledì 11 aprile 2018

Un beau soleil intérieur = L'amore secondo Isabella

Isabelle (una splendida Juliette Binoche) è una (circa) cinquantenne, separata, madre di una figlia, in buoni rapporti (a volte anche sessuali) con l'ex marito. È un'artista, frequenta il mondo dei galleristi e degli intellettuali parigini e apparentemente non le manca nulla per essere felice o per provare a esserlo.

Però Isabelle è affamata di amore e sembra non essere a suo agio senza una storia (di sentimenti e di sesso). Il film di Claire Denis (visto in anteprima nell'ambito del festival del film francese Rendez- vous) non ha un vero e proprio sviluppo narrativo, bensì ci mostra una sequenza di incontri che Isabelle fa con possibili partner più o meno improbabili, eppure in fondo fin troppo realistici: un banchiere sposato che le dice che non lascerà mai sua moglie, un attore di teatro - anche lui sposato - che non ha mai le parole per esprimere le cose e vive oscillando costantemente tra il rimorso e il rimpianto, un misterioso uomo forse di estrazione sociale più bassa ma gran ballerino, un gallerista separato che vorrebbe andarci cauto. Intorno a Isabelle ruotano inoltre numerosi altri personaggi, maschili e femminili, ognuno a suo modo alla ricerca di una vita amorosa soddisfacente, ognuno a suo modo insoddisfatto e deluso dai propri rapporti di coppia, non ultimo un veggente (un Gérard Depardieu di dimensioni spropositate), confuso come tutti, che - mentre dice a Isabelle di concentrarsi sull'essenziale, ossia se stessa, e di cercare il proprio "bel sole interiore", quello che non ha bisogno di fonti di luce esterne per risplendere - in realtà ne asseconda l'ansia di ricerca dell'uomo giusto, che è sempre il prossimo, quello che non abbiamo ancora incontrato.

Quello di Claire Denis è un tipico film francese, molto parlato, liberamente ispirato ai Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes. È un film in cui - se si ha un'età compresa tra i 30 e i 60 anni (o addirittura al di fuori di questa fascia d'età) - è impossibile non identificarsi e al contempo non tentare, per tutta la durata del film, di prenderne le distanze. Mentre assistiamo alle avventure e alle disavventure di Isabelle non possiamo fare a meno di sorridere e in alcuni casi di ridere di fronte alla galleria di personaggi irrisolti e problematici che lei incontra, nonché di fronte alle sue reazioni talvolta infantili e ai limiti del patetico. Però tutti siamo consapevoli del fatto che Isabelle ci assomiglia in fondo più di quanto vorremmo, anche a chi - in modo speculare rispetto alla protagonista che va alla ricerca disperata ed esasperata di un compagno - si tiene a debita distanza da qualunque coinvolgimento amoroso.

E alla fine del film non si può che uscirne depressi nella consapevolezza che nessuno può sfuggire alla perversa dinamica affettiva che caratterizza l'essere umano e per la quale non riusciamo veramente a bastare a noi stessi e a sentirci completi da soli, ma al contempo soffriamo della incomunicabilità e della fragilità dello stare in coppia.

Come si esce da questa spirale il film della Denis non ce lo dice. Sta dunque a ognuno di noi scoprirlo nella propria vita e cercare il migliore compromesso possibile, l'equilibrio per noi più accettabile, senza farsi condizionare da stereotipi e imposizioni sociali.

Voto: 3/5

martedì 13 ottobre 2009

Cyrano de Bergerac

Sono andata a vedere al Teatro Argentina di Roma la versione di Cyrano recitata da Massimo Popolizio. Come spesso accade per generazioni ibride come la mia, la curiosità me l'aveva suscitata non tanto la conoscenza del testo teatrale originario, bensì la memoria del film con Gérard Depardieu che avevo trovato a dir poco adorabile. Inoltre, la storia di Cyrano mi piace molto, e a lungo mi sono identificata con questo personaggio per il quale l'aspetto fisico e i fantasmi interiori diventano una barriera quasi invalicabile all'espressione aperta dei propri sentimenti.

L'allestimento teatrale è interessante e devo dire che - da profana quale sono - Massimo Popolizio mi è piaciuto molto nel ruolo di Cyrano, perché è riuscito a conferire al personaggio una vena triste e ironica allo stesso tempo. La recitazione in versi, le coloriture dialettali, l'animo di perdente sono note di merito di un'interpretazione davvero di qualità, molto diversa da quella cinematografica che calcava l'accento su altri toni e sfumature. Qui Cyrano non ci indispone, bensì ci fa tenerezza; non troneggia nei duelli fisici e verbali, bensì ci arriva quasi in sordina.

Personalmente, non ho invece del tutto apprezzato la scelta dei comprimari, personaggi importanti, come l'amata Rossana (Viola Pornaro) e il giovane Cristiano (Luca Bastianello), che ho trovato sia fisicamente che teatralmente non del tutto all'altezza del personaggio centrale. Ma forse l'inevitabile destino di una storia come quella di Cyrano è proprio quello di far emergere la solitudine del suo eroe/antieroe. Del resto, altrettanto accadeva nel film, in cui - se proprio devo dire la verità - non ricordo nemmeno il volto degli altri attori, oscurati da "cotanta magnificenza"!

Voto: 3,5/5