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mercoledì 5 novembre 2014

La scena /Cristina Comencini. Teatro Ambra Jovinelli, 23 ottobre-2 novembre 2014

Sabato pomeriggio a teatro. All’Ambra Jovinelli è in programmazione La scena, un’opera teatrale di Cristina Comencini con Angela Finocchiaro, Maria Amelia Monti e Stefano Annoni.

Cristina Comencini ha fatto almeno due cose che mi sono piaciute parecchio, il film La bestia nel cuore e il testo teatrale (poi diventato anche film) Due partite. Di lei mi piace la semplicità con cui affronta temi anche complessi, senza mai rinunciare all’ironia anche di fronte al dramma. Apprezzo inoltre la sua capacità di indagare il cuore femminile e di saper sempre scegliere dei cast di attrici di grande sensibilità, capaci di esprimere appieno il multiforme cuore femminile.

Per tutti questi motivi sono andata a vedere incuriosita questo nuovo lavoro, che ruota intorno a due amiche, Maria e Lucia, due donne di mezza età, profondamente diverse e al contempo complementari. Maria, interpretata da Maria Amelia Monti, è separata e ha due figli; nonostante le numerose delusioni amorose non rinuncia a vivere la vita facendosi guidare dall’istinto e dalla passione. Lucia, interpretata da Angela Finocchiaro, è un’attrice di teatro, molto razionale, financo rigida, sentimentalmente sola in quanto scottata dalle esperienze precedenti e incapace di lasciarsi veramente andare.

Una domenica mattina Lucia piomba a casa di Maria per farle ascoltare una scena che dovrà recitare a teatro, ma in casa le due donne non sono da sole. C’è anche Luca (Stefano Annoni), un giovane di 26 anni che la sera prima Maria ha rimorchiato a una festa.

La presenza di Luca sarà l’occasione per le due donne prima per scambiarsi i ruoli, permettendo a ciascuna di raccontare l’altra nel momento in cui la impersona, poi per confrontarsi nei loro modi opposti di interfacciarsi alla vita con questo ragazzo che, da spaurito e disorientato, si fa via via sempre più sicuro di sé nel mettere a nudo le idiosincrasie delle due donne.

In sostanza l’opera della Comencini porta sul palco in forma di commedia divertente, ma non per questo stupida, l’eterna lotta tra uomini e donne, l’infinito tentativo dei due sessi di capirsi senza riuscirci, e soprattutto lo sfaccettato e inafferrabile punto di vista femminile.

La prima parte della pièce teatrale – quella nella quale in scena ci sono soltanto le due donne – è davvero di alto livello: frizzante, spiritosa, profonda. La seconda parte, cui l’arrivo in scena di Luca sembra conferire nuova verve, tende a banalizzarsi quando dalla consapevolezza della complessità e della confusione passa a tentare di dare delle risposte, a proporre delle interpretazioni e fors’anche delle soluzioni, che ovviamente finiscono per apparire in qualche modo semplicistiche.

D., l’unico uomo e l’unico veramente giovane del gruppo con cui sono andata a vedere lo spettacolo, non è d’accordo con me e trova che invece – dopo una prima parte molto autoreferenzialmente femminile – la seconda parte si movimenta e si arricchisce di punti di vista, raccontando la realtà delle cose. Cosa che ho trovato interessante e mi ha fatto ulteriormente apprezzare le capacità di Cristina Comencini di parlare a pubblici diversi.

In definitiva, una bella sorpresa e un’esperienza teatrale positiva, cosa che negli ultimi anni a teatro accade sempre più di rado.

Voto: 3/5

lunedì 18 gennaio 2010

Io, loro e Lara

Ero andata a vedere il film di Carlo Verdone animata da grandi speranze e aspettandomi qualcosa di realmente diverso da quello cui Verdone ci ha abituati, viste le recensioni molto positive che avevo letto in giro.

Certamente si deve riconoscere a Io, loro e Lara una misura che spesso fa difetto a Verdone sia nella regia che nella recitazione. Si conferma la capacità di osservare con occhio ironico e critico allo stesso tempo la società e le persone che la animano, cogliendone le idiosincrasie e le caratteristiche in maniera non superficiale. Si ride anche di gusto, perché Verdone e gli attori che sceglie (vedi in particolare Angela Finocchiaro) sono capaci di una espressività e di una mimica di primordine e perché la risata non è suscitata con i soliti mezzucci squallidi cui alcuni film fanno ricorso, ma con battute intelligenti e situazioni nelle quali in qualche modo ci si riconosce.

La rappresentazione di Carlo, sacerdote missionario che torna in famiglia a Roma perché sta attraversando un momento di crisi, è lontana dal macchiettismo di alcuni personaggi da lui interpretati. I temi affrontati - seppure in maniera leggera - sono importanti: la crisi della famiglia, il razzismo strisciante, l'egoismo imperante, in un contesto di romanità così caro al regista.

Eppure, la sensazione di una certa superficialità non mi abbandona, questa romanità così preponderante mi rende difficile un processo di universalizzazione dei contenuti, una percezione di già visto finisce per starmi un po' stretto.

Sarà che preferisco il Verdone di Maledetto il giorno che t'ho incontrato o di Compagni di scuola, quello più malinconico e amaro, meno allineato ai dettami della commedia all'italiana, ma alla fine esco dal cinema sì col cuore leggero, ma senza grandi entusiasmi.

Voto: 2,5/5