lunedì 5 novembre 2018

Disobedience

Ronnie (Rachel Weisz) è una fotografa di origini ebree. Un giorno riceve una telefonata che la informa che suo padre, rabbino capo in una comunità di ebrei ortodossi di Londra, è morto; così Ronnie prende un aereo e vola a Londra. Qui si ritrova a fare i conti con tutto quello da cui si è allontanata, ossia un microcosmo regolato dalle ferree prescrizioni della religione, rispetto al quale si sente un'aliena. Il suo amico Dovid (Alessandro Nivola) è diventato l'allievo prediletto del padre, nonché il suo probabile successore, e ha sposato Esti (Rachel McAdams), che con Dovid e Ronit completava il terzetto di amici.

Scopriamo a poco a poco che Ronit è andata via quando suo padre ha scoperto che aveva una storia con Esti, mentre quest'ultima, molto legata alla sua religione e appassionata insegnante, ha deciso di rimanere e di adeguarsi alle regole della sua comunità.

Ma la scintilla della passione tra le due donne è destinata rapidamente a riaccendersi, e altrettanto rapidamente a provocare lo scandalo all'interno della comunità. Esti e Ronin saranno a questo punto chiamate a prendere una decisione, e sceglieranno la strada della verità con Dovid, mettendo anche lui di fronte a un profondo dilemma morale.

Quello di Sebastian Lelio (già apprezzato con Gloria e Una donna fantastica) è un film asciutto che va dritto al punto, ossia quello della libertà di scelta. In fondo è il tema che il regista sta sviluppando passo dopo passo in tutti i suoi film: la libertà dei desideri e della ricerca di leggerezza di Gloria, una donna che ha superato la mezza età e che vive da sola, la libertà di essere donna anche essendo nati in un corpo maschile e di amare e poter essere amati per quello che si è di Marina, la protagonista di Una donna fantastica, la libertà dai condizionamenti religiosi e di amare chi si desidera di Esti e Ronin.

Disobedience è anche una scrupolosa indagine nei meandri delle comunità di ebrei ortodossi presenti in molti paesi del mondo, che si configurano come enclaves completamente separate dal mondo esterno e regolate dalle severissime prescrizioni della Torah; tra le altre cose scopro alcune cose che non sapevo, ad esempio che le donne coprono i capelli con parrucche, siedono separate dagli uomini con cui non possono avere alcun contatto fisico, e nel matrimonio esistono indicazioni molto precise sui rapporti tra marito e moglie, anche rispetto alla sessualità.

Rispetto al senso di oppressione evocato da questo mondo, l'esplosione di vitalità che travolge le due protagoniste finisce per scuotere anche la coscienza di Dovid. L'abbraccio che alla fine unirà i tre sarà per ciascuno di loro la rivendicazione della propria identità e della propria libertà di scelta.

Peccato per il doppiaggio in italiano, secondo me insopportabile, che non ho potuto evitare.

Voto: 4/5

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