Visualizzazione post con etichetta iTunes. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta iTunes. Mostra tutti i post

mercoledì 4 marzo 2009

Chiude Nannucci, storico negozio di musica di Bologna

Durante i miei anni bolognesi e tutte le volte che torno a Bologna per piacere o per lavoro la tappa da Nannucci è praticamente obbligata!
Si tratta di un negozio di musica dove si possono trovare cose che ormai nessuno importa e dove si possono soddisfare gran parte delle curiosità musicali grazie ad una selezione eccellente del catalogo proposto e ad un'altrettanto eccellente preparazione musicale dei commessi.
Sapere che questo negozio a metà aprile chiude, con grande disappunto del mondo dei blogger e mobilitazione dei gruppi di Facebook, mi mette tristezza ma mi suscita anche una serie di riflessioni.
Quasi inevitabilmente finisco per tirare in ballo il tema del mercato e della sua evoluzione nell'era di Internet, in particolare in alcuni settori come quello musicale.
Senza necessariamente addossare la colpa alla pirateria o a cose similari, credo sia sufficiente sottolineare che nel mercato della musica oggi si individuano due principali esigenze:
- quella che riguarda la musica a maggiore diffusione commerciale, la cosiddetta musica "popolare" o "di massa" (senza alcuna connotazione negativa);
- quella delle decine di migliaia di nicchie musicali che, come dice Chris Anderson, producono una coda di domanda e di offerta pressoché infinita.

Ora, alla prima esigenza rispondono egregiamente i negozi generalisti (ipermercati e grandi magazzini) e i megastore di libri e musica (genere Feltrinelli e Fnac). Chi cerca questo tipo di musica non ha bisogno di grande assistenza e magari cerca e compra musica mentre fa la spesa.
La seconda esigenza è praticamente impossibile da soddisfare appieno da parte di un negozio fisico e forse nemmeno da parte di una catena di negozi, perché il mercato è sterminato e le nicchie infinite.
Solo la rete è in grado di dare una risposta a questa straordinaria diversificazione della domanda, o grazie alle grandi librerie online (come Amazon) capaci di offrire tutti insieme i cataloghi di migliaia di rivenditori pubblici e privati, ovvero attraverso la distribuzione della musica direttamente online in formato digitale (come su iTunes).
Non che le nicchie prima non esistessero (non le ha certo inventate Internet), ma grazie alla rete esse hanno trovato una eccezionale possibilità di espressione e soddisfacimento. Tanto più che la rete ha consentito di mettere in contatto gli appartenenti alle nicchie anche più piccole localizzati in qualunque parte del mondo e ha reso economicamente sostenibile e addirittura proficuo rivolgersi anche a nicchie piccolissime.
Questo perché, come dice Anderson, "migliaia di nicchie piccolissime formano un mercato grande almeno quanto il mercato di massa".
Insomma, Nannucci è vittima dei limiti della fisicità, in un settore in cui la convergenza al digitale è al massimo grado, e dell'impossibilità di essere realmente competitiva rispetto all'offerta della rete.
Né spostarsi nel mainstream musicale le avrebbe giovato in quanto non avrebbe retto la concorrenza dei megastore.

Che dire? Il mondo cambia, a volte anche creando cesure brutali, e anche quello che pensavamo o speravamo immutabile può essere messo in discussione e non sopravvivere.
Bene? Male? Positivo? Negativo? Non saprei...
Non ne farei una questione morale; ne prendo semplicemente atto e - come dice Baricco nella saga su "I barbari" - tengo gli occhi ben aperti per cercare di salvare quello che vorrei portare con me nella società del futuro, ma non difendendola "dalla" mutazione, bensì accettandone la mutazione della forma e magari provando a preservarne i valori di fondo.