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venerdì 21 settembre 2018

Silverwood lake / Simona Binni

Silverwood lake / Simona Binni. Latina: Tunué, 2016.

Il graphic novel di Simona Binni - che al Festival del fumetto di Roma mi ha fatto il regalo di un disegno e di una dedica - racconta la storia di Diego, un giovane che deve fare i conti con il rapporto con il padre, che anni prima ha abbandonato la famiglia e ora è ricomparso anziano e bisognoso di aiuto.

In difficoltà nel prendere una decisione, Diego viene mandato da un'amica a stare un periodo a Silverwood Lake, una specie di area camping dove sono accolti tutti coloro che non hanno più un posto nel mondo o che dal mondo vogliono allontanarsi. In questo luogo, che inizialmente gli sembra estraneo e ostile, Diego sarà rapidamente risucchiato nelle vite dei suoi abitanti. Questi incontri gli faranno capire innanzitutto che nessuna storia ci è veramente estranea, in secondo luogo che dietro le scelte apparentemente incomprensibili delle persone ci sono spesso storie difficili.

A poco a poco Diego farà pace con la scelta del padre, che tanto dolore gli ha procurato, e accetterà di riammetterlo nella sua vita.

Quella di Simona Binni è una storia delicata, da cui traspare un grande amore per l'umanità e le sue debolezze, nonché la necessità di superare qualunque giudizio sulle scelte delle persone.

Armoniosi anche i disegni e la scelta dei colori tutti virati sui toni che vanno dal marrone al viola.

Un piccolo lavoro che si fa apprezzare nella sua semplicità.

Voto: 3/5

lunedì 6 marzo 2017

Avventure di un uomo in pigiama / Paco Roca

Avventure di un uomo in pigiama / Paco Roca. Latina: Tunué, 2015.

Dopo Memorie di un uomo in pigiama torna l'alter ego di Paco Roca a raccontarci le sue avventure tragicomiche di fumettista alle prese con le piccole e grandi difficoltà della vita, e soprattutto con le gioie e i dolori di un lavoro che da un lato ti inchioda a una scrivania, dall'altro ti porta in giro per il mondo.

Come già nel precedente albo, si tratta di storie brevi che quasi sempre si esauriscono nello spazio di due pagine (tranne l'ultima in cui il protagonista si trova a fare i conti con i suoi se stessi del passato e del futuro) e che raccontano episodi divertenti, idiosincrasie del protagonista, brevi riflessioni sulla propria vita e sul mondo.

Rispetto al primo volume, queste nuove avventure - pur contenendo alcune strisce esilaranti e utilizzando sempre l'ironia (nei disegni e nei testi) come chiave di lettura di se stessi e del mondo - mi sono sembrate meno virate sulla comicità pura e più attente invece alla complessità delle cose.

Si alternano così episodi molto divertenti, come quello in cui il neopapà combina una serie di disastri con la piccolina (e che mi ha ricordato Diario del cattivo papà di Delisle), altri divertenti ed evocativi, come quello in cui il protagonista si chiede perché per chi scrive storie sia così difficile mettere la parola "fine" sotto di esse, e altre decisamente malinconiche, come quelle in cui si parla della felicità raccontandola con la metafora dell'attraversamento di una strada affollata.

Paco Roca ci mette in guardia dall'identificare semplicisticamente il protagonista di queste strisce, che resta comunque il prodotto di una mente creativa, con il suo autore; d'altra parte, è inevitabile che al termine della lettura dell'albo ci sembri di conoscere un po' Paco Roca e di esserne diventati un po' amici. Al contempo non possiamo non renderci conto che, raccontandoci le avventure di questo suo alter ego, Paco Roca è riuscito in realtà a parlarci non solo di se stesso ma anche di noi, ogni volta che ci siamo identificati con le ansie, i dubbi, le paure, le preoccupazioni, le felicità e le piccole cattiverie della vita del suo personaggio.

E questa è la migliore dimostrazione della qualità di un lavoro creativo: la capacità di inglobare l'universale anche all'interno di una piccola storia raccontata da un punto di vista particolare.

Sempre bravo Paco Roca.

Voto: 3,5/5

sabato 2 luglio 2016

La casa / Paco Roca

La casa / Paco Roca. Latina: Tunué, 2016.

Era da tanto che aspettavo il nuovo graphic novel di Paco Roca, il disegnatore spagnolo che mi aveva fatto piangere con Rughe, ridere con Memorie di un uomo in pigiama, e appassionare con I solchi del destino.

Rispetto al panorama dei fumettisti contemporanei, Paco Roca dimostra una straordinaria versatilità nel cimentarsi nel fumetto sociale, di indagine, letterario e autobiografico, e questo secondo me già la dice lunga sulle qualità dell'autore. È chiaro che non tutto gli riesce perfettamente e certe cose sono decisamente più nelle sue corde, ma il risultato è sempre apprezzabile.

Con La casa l'autore torna al fumetto quasi autobiografico. In questo graphic novel dal formato orizzontale e con la copertina rigida, si racconta la storia di un luogo, una casa di vacanza, che - alla morte del padre, che ci si era trasferito a vivere quando era rimasto vedovo - i tre figli intendono vendere.

Prima di venderla però è necessario constatarne lo stato e fare qualche lavoro per facilitare l'operazione. Così in tre momenti successivi - e senza inizialmente incontrarsi - arrivano il fratello più giovane, ossia lo scrittore che è andato ad abitare lontano, il fratello maggiore con famiglia e figli, la sorella di mezzo con il marito e la figlia piccolissima.

In questa casa, ciascuno di loro, che ormai ha preso la propria strada e in qualche modo le distanze da quello che la casa ha rappresentato nelle loro vite, troverà non solo tanti ricordi e tanti pezzetti della propria storia, ma anche tanti significati perduranti.

Quando poi si incontreranno tutti e tre insieme in questi spazi sarà inevitabile un confronto tra di loro e con la loro storia familiare, e una presa di coscienza dei significati di alcuni momenti che hanno cambiato le scelte personali e non solo.

La cosa più magica di questo fumetto non è però l'interazione delle persone tra di loro e con la casa, quanto il protagonismo stesso dei luoghi, il modo in cui, attraverso questi spazi, passato e presente dialogano e sono gli spazi stessi a parlare al lettore e a prendere vita.

Questa magia Paco Roca la realizza con un sapiente uso delle tavole e dei colori, che rompono gli schemi tradizionali e intersecano passato e presente, flashback e contemporaneità, invitando gli occhi del lettore a un viaggio nel tempo, che è una specie di dichiarazione d'amore e di inno al valore della memoria e della storia, e all'importanza delle nostre origini e di chi ci ha accompagnato e che è parte di quello che siamo.

Siamo quello che diventiamo anche attraverso dolorose prese di distanza che servono a trovare noi stessi, ma siamo anche quello da cui veniamo e che abbiamo attraversato. Ed è la somma di queste due cose che fa la nostra identità e ricchezza.

Voto: 3,5/5

venerdì 27 marzo 2015

Il faro / Paco Roca

Il faro / Paco Roca. Latina: Tunué, 2012.

Questo lavoro di Paco Roca si inserisce nello stesso contesto storico-culturale de I solchi del destino. Anche in questo caso infatti sullo sfondo si svolge la guerra civile che insanguinò la Spagna tra il 1936 e il 1939.

Mentre però ne I solchi del destino la guerra civile e il conflitto mondiale successivo sono, a buon diritto, protagonisti assoluti della storia, qui invece gli avvenimenti storici restano in secondo piano per lasciare spazio a una piccola vicenda: quella del giovanissimo Francisco, che indossa la divisa dei repubblicani, e del guardiano del faro dove Francisco arriva fortunosamente per mare dopo essere fuggito al fuoco dei nazionalisti.

Il faro è un omaggio alla forza dei sogni e dell’immaginazione, e dunque al potere evocativo della letteratura che in particolare ha trovato nel mare un protagonista straordinario delle sue storie di libertà, di riscatto e di salvezza.

Francisco – pur giovanissimo – non crede già più ai sogni, provato dalla dura esperienza della guerra, ma l’anziano guardiano del faro lo aiuterà a comprendere che vale sempre la pena inseguire i propri sogni, cercare la propria felicità, perché è solo sognandola che la si può costruire o incontrare.

Quella de Il faro è una storia ben disegnata – come è nello stile di Paco Roca – ma anche narrativamente gradevole per il contenuto di speranza che porta con sé.

Una piccola storia che fa bene al cuore.

Voto: 3/5

venerdì 29 agosto 2014

I solchi del destino / Paco Roca

I solchi del destino / Paco Roca. Latina: Tunué, 2013.

Paco Roca è un autore di fumetti poliedrico e ambizioso, capace di passare da racconti di carattere intimistico e personale a storie di respiro molto più ampio, da piccole narrazioni venate di ironia ed autoironia a vicende che hanno segnato i destini di intere nazioni.

Ne I solchi del destino Paco Roca riesce nel non facile tentativo di combinare la storia personale di un uomo ormai anziano con la Storia con S maiuscola, nello specifico quella che ha visto gli spagnoli antifascisti che avevano combattuto contro il regime di Franco partecipare alla seconda guerra mondiale per sconfiggere le potenze dell’Asse.

Si tratta della storia di Miguel, ora un innocuo e taciturno vecchietto che vive in Francia sotto falso nome e che invece in gioventù fece parte della Nueve, una divisione dell’esercito che ebbe un ruolo fondamentale nella liberazione della Francia e di Parigi.

Il presente è raccontato in prima persona da Paco Roca che – grazie alle sue approfondite ricerche documentarie – si è messo sulle tracce di Miguel e l’ha infine trovato per parlare con lui di come andarono veramente le cose e di quale fu il suo ruolo nella storia della Nueve. A questo presente in bianco e nero – in cui l’ironia si intreccia con alcuni momenti di tristezza e nostalgia – si contrappone un passato di ricordi a colori, pieno di dettagli personali e generali – in cui alla durezza e ferocia della guerra fanno da contraltare il coraggio e l’idealità di uomini profondamente e sinceramente votati alla difesa della libertà personale e dei popoli.

In alcuni passaggi I solchi del destino mi ha richiamato alla memoria unastoria di Gipi, perché, pur nella differenza profonda di approccio di cui i due autori si fanno interpreti, identica è l’attenzione alle conseguenze profonde che la disumanità di qualunque guerra produce sugli animi e sulle vite delle persone.

Un racconto di grande qualità documentaria e narrativa, che riesce non solo a dare un volto umano alle vicende storiche, ma anche ad illuminare con correttezza e misura aspetti di tali vicende che la memoria e la propaganda successiva hanno in parte occultato.

Paco Roca dimostra ancora una volta di saper scandagliare l’animo umano con delicatezza e di possedere una grande capacità di raccontare -  attraverso il tratto preciso, la propria accurata ricostruzione grafica e l’espressività dei suoi personaggi - quanto le parole spesso non sono in grado di comunicare.

Uno dei grandi fumettisti europei della contemporaneità e uno dei miei preferiti, insieme a Guy Delisle e Bastien Vivès.

Voto: 4/5

venerdì 18 luglio 2014

Fiato sospeso / Silvia Vecchini; Sualzo

Fiato sospeso / Silvia Vecchini; Sualzo. Latina: Tunué, 2011.

Avevo già conosciuto il disegno di Sualzo (nome d'arte di Antonio Vincenti) con la lettura di Fermo. In Fiato sospeso la nitidezza del disegno di Sualzo e al contempo la leggerezza del suo tratto si uniscono alla delicata sceneggiatura di Silvia Vecchini.

La protagonista di questo romanzo di formazione è Olivia, una ragazzina che frequenta la scuola media e che ha un rapporto difficile con il mondo circostante perché soffre di numerose allergie che la costringono a una vita diversa da quella dei suoi coetanei. Il suo unico amico è Leo, un piccolo genio che frequenta ancora le elementari ma si prepara a un esame che potrebbe portarlo direttamente alla scuola superiore, in pratica un altro emarginato come lei.

L’unico spazio di libertà vera per Olivia è la piscina, in quell’acqua dove i pensieri e i rumori arrivano attutiti e il mondo esterno resta per un po' completamente lontano ed estraneo.

A seguito di un furto nella scuola e della scoperta del ruolo svolto da "Labarbie", una ragazzetta bionda e molto in auge che non le ha mai risparmiato una presa in giro, Olivia deve decidere se mettersi in gioco oppure no, se mollare le redini e affrontare il rischio in nome dell’amicizia, oppure restare ferma.

“Perché crescere è un tuffo”.

Questo piccolo romanzo di formazione che si rivolge a vecchi e nuovi teenagers – pur nella scelta di una storia in fondo semplice e non del tutto originale – non solo è coinvolgente e commovente, ma costruisce argutamente il proprio percorso narrativo intorno alla metafora della piscina. I capitoli sono infatti altrettanti momenti di una gara di nuoto: riscaldamento, entrare in acqua, apnea, virata, presa, spinta, risalire, tuffo. E le ultimissime pagine lasciano spazio alle brevi poesie e ai pensieri in libertà che Olivia scrive su qualunque pezzo di carta per fissare il suo flusso emotivo.

Quello di Silvia Vecchini e Sualzo è una storia che riscalda il cuore, che ci fa tornare adolescenti e a cui vogliamo continuare a credere, aggrappandoci all’innocenza e ingenuità che purtroppo l’età adulta tende irrimediabilmente a sottrarci.

Voto: 3/5

mercoledì 10 aprile 2013

Memorie di un uomo in pigiama / Paco Roca


Memorie di un uomo in pigiama / Paco Roca; trad. di Stefano Travagli. Pomezia: Tunué, 2012.

Di Paco Roca avevo già letto il capolavoro Rughe e l’enigmatico Le strade di sabbia. Mi ero già fatta l’idea che il talentuoso fumettista spagnolo desse il meglio di sé nell’osservazione della realtà, mentre mostrasse qualche forzatura in più nel narrare storie di immaginazione, forse un tantino troppo ambiziose, come nel caso de Le strade di sabbia.

Memorie di un uomo in pigiama conferma pienamente questa impressione. Si tratta di una raccolta di mini racconti che occupano ciascuno una pagina composta di 12 vignette, realizzate originariamente per il giornale spagnolo Las Provincias e poi raccolte appunto nell’albo Memorie di un uomo in pigiama.

Di fatto Paco Roca non fa altro che raccontare se stesso e il suo mondo, la sua fidanzata, i suoi amici, il lavoro, le giornate in casa e quelle fuori casa. E lo fa con una vena ironica e al contempo realistica del tutto sorprendente. Ne viene fuori il ritratto di un’intera generazione, quella dei quarantenni di oggi, adulti che fanno un po’ fatica ad abbondare stili di vita quasi adolescenziali e ossessioni quasi infantili.

La cosa più incredibile è che lo sguardo ironico dell’autore – prima ancora che sul mondo circostante – viene esercitato sulla propria stessa persona. Facciamo così la conoscenza con un Paco Roca pigro, distratto, pieno di paure e di idiosincrasie, un po’ pavido, ma dotato di una simpatia e di un’umanità che ce lo rendono caro fin dalla prima vignetta.

Da questo punto di vista il lavoro di Paco Roca mi ha ricordato lo stile di Guy Delisle, per l’ironia buona con cui descrive se stesso e gli altri e la capacità di osservare con acume la realtà e di descriverla con dovizia di particolari.

Leggendo questo albo nessuno – o almeno nessuno che appartenga alla generazione dell’autore - potrà sfuggire al gioco di rispecchiamenti e di riconoscimenti che esso stimola. Sarà dunque inevitabile ritrovarsi a sorridere delle situazioni rappresentate da Paco Roca per averle vissute in prima persona o averle viste accadere.

Farei sinceramente fatica a scegliere uno o più episodi da segnalare all’attenzione del lettore (ma per avere un'idea potete guardare le tavole inserite in questo post!), perché numerosi mi hanno stimolata, facendomi sorridere, ridere, riflettere, ricordare.

Paco Roca si conferma con questo volume l’espressione di un’altra forma di graphic journalism rispetto a quella rappresentata da Guy Delisle, in quanto non ha bisogno di viaggiare lontano e venire a contatto con mondi e culture diverse per raccontarci la varietà dell’umanità, bensì lo fa semplicemente descrivendo il mondo che gli appartiene e a cui appartiene.

Consigliatissimo.

Voto: 4/5