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lunedì 3 ottobre 2016

Uomini nudi / Alicia Giménez-Bartlett

Uomini nudi / Alicia Giménez-Bartlett; trad. di Maria Nicols. Palermo: Sellerio, 2016.

Avevo letto tempo fa Riti di morte, uno dei gialli di Alicia Giménez-Bartlett con protagonista l’investigatrice Petra Delicado e non ne ero stata conquistata.

Quest’anno decido di provarci con un nuovo romanzo, non un giallo , bensì – come lo definisce la quarta di copertina – una “commedia umana” ambientata in Spagna ai giorni nostri, sotto l’ombra pesante della crisi economica.

I protagonisti sono quattro: Irene, alta borghese lasciata dal marito per una donna più giovane, erede dell’azienda paterna ormai in crisi, ancora prigioniera delle aspettative del padre morto; Genoveva, una cinquantenne separata che vive con l’assegno del marito e ha come unica missione quella di godersi l’esistenza tra shopping, massaggi, spettacoli e sesso a pagamento; Javier, un professore di letteratura di liceo che viene licenziato dalla scuola di suore dove lavora e deve reinventarsi una vita e un senso; Ivan, un ragazzo dal passato difficile che vive facendo lo strip-tease e offrendo sesso a pagamento a signore ricche e annoiate.

Questi quattro personaggi apparentemente senza nessun legame finiranno per intessere relazioni complesse e sempre più intricate.

Il libro della Giménez-Bartlett inizia con un tono leggero, per quanto si muova all’interno della fosca atmosfera della crisi economica, che in qualche modo mette in crisi anche il sistema dei valori e tira fuori il meglio e il peggio delle persone in una lotta per la sopravvivenza fisica e psicologica che non ammette debolezze.

L’autrice porta alla luce, pagina dopo pagina, le durezze e le fragilità di ciascuno, scoperchiando in particolare la superficialità degli equilibri dei personaggi più colti e più integrati.

Nella nuova giungla della crisi sociale ed economica che attraversiamo, paradossalmente i personaggi più marginali ed estremi, meno integrati e quasi borderline appaiono più attrezzati per passare indenni nelle difficoltà, rimanendo fedeli ai loro – pur semplici – sistemi di valori, mentre emerge senza pietà l’ipocrisia e l’inconsistenza dei modelli borghesi plasmati su un equilibrio in buona parte artificiale.

Non che quello della Giménez-Bartlett sia un trattato sociologico, né un romanzo dalle grandi ambizioni letterarie, però Uomini nudi, pur essendo perfetto come lettura estiva, ha un suo spessore e dignità, fatta la tara rispetto a qualche ridondanza di troppo.

L’aspetto che personalmente mi ha intrigato di più è lo stile scelto dalla scrittrice, che alterna dialoghi e monologhi interiori, spostandosi continuamente da un personaggio all’altro senza soluzione di continuità, cioè come se ci facesse vedere i “fumetti” nelle loro teste ma senza avvisarci quando lo sguardo passa dall’uno all’altro e dunque lasciando al lettore il piacere di questo transito, che è a volte silenzioso, altre volte fragoroso.

Voto: 3,5/5

giovedì 29 luglio 2010

Riti di morte / Alicia Giménez-Bartlett

Riti di morte / Alicia Giménez-Bartlett; trad. di Maria Nicola. Palermo, Sellerio, 2002.

Lo dichiaro immediatamente, così chi non è d'accordo magari si evita di leggere l'intero post. Il libro non mi è molto piaciuto. Ma non tanto e non soltanto per il giallo, che pure ho trovato un po' forzato e scontato, bensì soprattutto per i due protagonisti.

L'ispettrice Petra Delicado, prima destinata a una triste mansione negli archivi (!) della polizia, poi catapultata in un caso di stupri seriali, e il viceispettore Firmin Garzón, non più giovane, mai stato atletico, poliziotto normalmente impegnato a dipanare reti di contrabbandieri, questa volta affiancato a Petra nella risoluzione di questo caso quasi disperato.
Non so. Che dire? Semplicemente non mi sono simpatici. Non mi comunicano molto, le loro vite e i loro pensieri non mi risultano particolarmente interessanti. Il fatto è che non risultano né sufficientemente e realisticamente spontanei per produrre empatia, né sufficientemente romanzati da appassionare.

Personaggi secondo me complessivamente un po' grigi, che solo a tratti riescono realmente a risvegliare il mio interesse. Ogni tanto Petra (qualcuno ci ha pure fatto una tesi a riguardo) mi risulta simpatica, quasi familiare, soprattutto quando tira fuori dal cilindro riflessioni come queste:
«[...] lei ha detto che nella sua vita tutto funziona bene e, all'improvviso, salta fuori un cambiamento inaspettato che distrugge tutto. Per me è esattamente il contrario, la mia vita non funziona mai bene. E appena arrivo a un punto statico in cui le cose si ripetono, mi viene voglia di cambiarla. Ma non in modo consapevole e meditato: con un gran rivolgimento emozionale. E allora cambio lavoro, cambio marito, cambio casa... non so, è come una permanente irrequietezza, sento il bisogno di dare un calcio al castello di carte che mi sono costruita.» (p. 145)

«[...] rimettersi in discussione è molto più nocivo del fumo, dei grassi animali e del caffè. È di questo che muore la gente in realtà: del colpo ricevuto nel domandarsi un bel giorno se le convinzioni di tutta una vita valessero la pena o no.» (p. 142-143)

«Ero giunta alla conclusione che sbagliare è l'unica cosa che l'essere umano può fare con una certa libertà.» (p. 385)

Ma, alla fine, non riesco ad apprezzare realmente la dinamica della relazione tra Petra e Firmin. In più non sento quasi per niente l'ambientazione catalana. Non riesco a sorridere a sufficienza dell'ironia che pure pervade il romanzo.

Che ne so? Sarò diventata arida tutt'a un tratto... Oppure con i libri è come con le persone. Ci si prende oppure no, per via di quelle inspiegabili reazioni chimiche che non hanno a che vedere con i pregi e i difetti reali di chi ci sta di fronte, ma semplicemente con la fase di vita che viviamo, con quello che stiamo cercando, con la nostra personale capacità di amalgamarci opportunamente con l'altro.

Con Alicia Gimenez-Bartlett niente colpo di fulmine. Succede.

Voto: 2,5/5