Visualizzazione post con etichetta Il buio oltre la siepe. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Il buio oltre la siepe. Mostra tutti i post

lunedì 24 marzo 2014

In fondo alla palude / Joe R. Lansdale

In fondo alla palude / Joe R. Lansdale; trad. di Francesco Salvi. Roma: Fanucci, 2005.

Passato un po’ di tempo da quando l’avevo annunciato, ho finalmente letto In fondo alla palude di Joe R. Lansdale, anche grazie all’editore Fanucci che ha finalmente deciso di fare una nuova edizione di questo libro, che è stato per qualche tempo introvabile.

Di Lansdale avevo già letto La sottile linea scura che mi era molto piaciuto e sono intenzionata a leggere l’ultimo pubblicato in Italia, La foresta. Diciamo che – per quel poco che ho letto fin qui e tenendo conto che non ho ancora affrontato la sua scrittura più umoristica incarnata dai personaggi di Hap e Leonard – il punto di forza di questo scrittore mi pare la sua capacità di riportare in vita le atmosfere della profonda America degli anni Quaranta e Cinquanta che spesso sono al centro dei suoi romanzi, con tutto il loro portato sociale e non solo: la contrapposizione tra bianchi e neri, il Ku Klux Klan, una natura ancora prevalente con i suoi fiumi, i suoi boschi e le sue paludi, un’infanzia al contempo più adulta e più ingenua di quelle a cui siamo abituati.

Ad onor del vero, va detto che su questo fronte Lansdale deve molto alla scrittura e alle atmosfere che Harper Lee costruisce nel suo capolavoro Il buio oltre la siepe, con cui entrambi i libri di Lansdale che ho letto hanno in comune non solo l’ambientazione geografica e cronologica, ma anche la scelta di mettere al centro del racconto due fratelli (in Harper Lee la protagonista è la sorella minore, in Lansdale è in entrambi i casi un figlio maschio, sebbene per In fondo alla palude sia da considerarsi importante anche il ruolo della sorellina che tutti chiamano Tom).

La storia raccontata in questo libro – come mi pare sia tipico di Lansdale – mescola generi diversi che vanno dal thriller classico all’horror (non mancano nei suoi romanzi personaggi che – anche grazie all’occhio infantile di chi li guarda – sembrano appartenere a un genere non umano), dal ritratto sociale a quello familiare (interessante in questo caso anche la figura della nonna).

Il romanzo si configura dunque come una sorta di coming of age del protagonista, Harry, che tra l’altro ne è il narratore a distanza di molti anni da quando i fatti narrati si sono svolti, ossia quando – ormai anziano – vive in una casa di riposo e ha assistito al profondo cambiamento del mondo circostante e ai tanti avvenimenti che hanno caratterizzato non solo la sua famiglia, ma anche la sua terra e la sua gente.

Bella scrittura, gradevole e a tratti molto coinvolgente. Forse in alcuni momenti le somiglianze con altri romanzi danno l’impressione di già letto e di già visto, ma complessivamente una lettura molto piacevole.

Voto: 3/5

martedì 18 agosto 2009

Il buio oltre la siepe / Harper Lee

Il buio oltre la siepe / Harper Lee; trad. di A. D'Agostino Schanzer. Milano, Feltrinelli, 2002.

Innanzitutto, è un libro che va contestualizzato. Scritto da Harper Lee (amica di Truman Capote, cui alcuni attribuiscono l'effettiva scrittura del romanzo), fu pubblicato la prima volta nel 1960 (il suo titolo originale è To Kill A Mockingbird) e vinse il Premio Pulitzer. Dal libro è stato tratto anche un film con Gregory Peck, che però ancora non ho visto e che mi si dice focalizzato sull'episodio centrale del romanzo, piuttosto che sul complessivo affresco della comunità di Maycomb.

Il contesto ci aiuta a capire la portata di un romanzo che parla di una famiglia che vive in Alabama formata da un padre avvocato, Atticus Finch, e due figli, un ragazzino di nome Jem e una bimba un po' maschiaccio che tutti chiamano Scout, e che pone al centro del racconto il processo contro il nero Tom Robinson accusato ingiustamente di violenza sessuale e difeso invano da Atticus.

Il fil rouge è dunque il tema della diversità, nelle sue diverse manifestazioni, quella più eclatante del razzismo dell'America di quegli anni, ma anche quella più strisciante nei confronti di tutto ciò che non si conforma ai modelli condivisi e dominanti in una comunità. E già solo questo basterebbe a fare del libro un classico da leggere a qualunque età.
Ma di più mi ha colpito un approccio alla scrittura che definirei di altri tempi, nella modalità con cui la forza delle idee - anche quelle piccole - si fa discretamente spazio nel libro squarciando le pagine con la potenza delle parole.

Sono una che fa le orecchie alle pagine (e non dovrei dirlo, visto che faccio la bibliotecaria!! Ma in questo caso il libro è di mia proprietà) e in questo caso basta dare un'occhiata alle sue condizioni per capire quante volte la scrittura mi ha colpito in profondità.

Giusto per avere un'idea, ecco alcune brevi citazioni che ho trovato particolamente significative:

"Se c'è una cosa che tuo padre possiede, è la grandezza d'animo. Una mira eccellente è un dono di Dio, un talento... oh, intendiamoci, bisogna esercitarsi per arrivare alla perfezione. Ma sparare non è come suonare il piano o cose del genere. Può darsi che egli abbia messo giù il fucile e non abbia più voluto sparare quando ha capito che Dio gli aveva dato un vantaggio eccessivo, direi quasi ingiusto sulla maggior parte degli esseri viventi." (p. 111)

"Avere coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare egualmente e arrivare fino in fondo, qualsiasi cosa succeda. È raro vincere, in questi casi, ma qualche volta si vince." (p. 127)

"Quasi tutti son simpatici, Scout, quando finalmente si riescono a capire." (p. 315)

Un libro che a distanza di quasi 50 anni continua a essere capace di far sorridere, riflettere, commuovere, indignare - anche nella sua apparente semplicità, che non è affatto semplificazione - è indubbiamente un gran libro.
Un libro che ci fa guardare al mondo con gli occhi della piccola Scout e davvero ci fa vedere gli adulti con le loro piccolezze e contraddizioni, ma anche con le loro grandezze, merita un'attenzione particolare.

Voto: 4/5