Visualizzazione post con etichetta Giorgio Testa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Giorgio Testa. Mostra tutti i post

venerdì 10 agosto 2018

Il fosso / Herman Koch

Il fosso / Herman Koch; trad. dall'olandese di Giorgio Testa. Vicenza: Neri Pozza, 2017.

L'ultimo libro di Herman Koch non mi ha conquistata. E dire che l'avevo comprato con grandi aspettative, visto che avevo molto amato Villetta con piscina e La cena.

Tra l'altro, l'impianto narrativo de Il fosso non è molto diverso dai romanzi precedenti, ossia un viaggio nella psiche del protagonista alla scoperta di quello che si muove al di là dell'immagine esterna e dentro i labirinti emotivi che eventi più o meno significativi scatenano nella vita di un individuo. Inoltre, anche in questo caso, la storia del singolo è un'occasione per riflettere sulla società olandese e per smontare - uno alla volta - tutti i falsi miti con i quali si propone all'esterno. C'è dunque sempre un parallelismo tra individui e società in questa discrasia tra l'immagine pubblica e la realtà delle cose, quest'ultima certamente più complessa, più contraddittoria e controversa.

Qui il protagonista è Robert Walter, sindaco della città di Amsterdam, apprezzato e stimato, sposato con Sylvia (che però - come lui stesso ci spiega - è un nome di fantasia perché non vuole rivelare la nazionalità della moglie in modo da evitare pregiudizi) e padre di un'adolescente, Diana, con due genitori molto anziani ma in buona salute e un amico storico.

La sua è una vita normale, ci si potrebbe azzardare a dire una vita felice e di successo. A un certo punto però, una sera, Robert vede sua moglie chiacchierare con l'assessore Maarten van Hoogstraten e poi ridere di gusto rovesciando la testa all'indietro. Si insinua così in Robert il tarlo che sua moglie lo tradisca con l'assessore e di lì in poi il nostro protagonista comincia a leggere tutti gli eventi e i comportamenti della moglie in questo senso per individuare ogni più piccolo indizio, arrivando a rileggere persino gli eventi del passato sotto questa nuova luce.

Sarà l'inizio di una discesa agli inferi di se stesso e della propria vita, coadiuvato da una serie di avvenimenti intorno che contribuiscono al suo processo di destabilizzazione: la decisione dei suoi genitori di togliersi la vita per finirla essendo ancora autosufficienti, la malattia e il suicidio del suo migliore amico, le vicende politiche che gli sfuggono di mano e i media che vanno a frugare nel suo passato, la scoperta che la società olandese è molto meno virtuosa di quanto appaia.

Di materiale per costruire un grande romanzo ce ne sarebbe parecchio, sebbene il cuore narrativo resti oggettivamente un po' esile e non produca grandi sviluppi.

Se dunque gli altri romanzi li avevo a dir poco divorati, qui le pagine scorrono a fatica (forse anche per la contingenza e la stanchezza del momento) e ai miei occhi la narrazione resta poco incisiva e priva di un vero mordente, se non a tratti. Paradossalmente mi resta addosso la sensazione che le parti migliori di questo romanzo siano quelle che hanno per protagonisti i personaggi secondari e in generale la società olandese, mentre il ritmo si fa più faticoso quando Robert parla di quello che lo riguarda più direttamente.

Dal mio punto di vista non certamente l'Herman Koch migliore.

Voto: 2,5/5

giovedì 30 agosto 2012

Villetta con piscina / Herman Koch

Villetta con piscina / Herman Koch; trad. di Giorgio Testa. Vicenza: Neri Pozza, 2011.

M., il mio amico olandese, voleva farmi leggere il successo internazionale del suo connazionale, Herman Koch, intitolato La cena, ma la libreria sotto casa aveva soltanto l'altro romanzo di Koch, Villetta con piscina, quello di cui tutti parlano per differenza con La cena...

Dopo averlo iniziato mesi fa senza riuscire ad andare avanti causa stanchezza da lavoro, finalmente - nella mia prima settimana di vacanza - riesco a dare il via vero alla lettura. E così nel giro di pochi giorni finisco il libro.

Che dire? Innanzitutto non leggete i risvolti di copertina dell'edizione di Neri Pozza perché - come si dice nel caso dei film - contiene una specie di spoilers (cioè rovina la sorpresa perché parla di avvenimenti che arrivano molto avanti nella lettura). Aggiungerò però che l'aspetto più interessante del libro non è l'intreccio giallo e il possibile svelamento del modo in cui si sono svolti i fatti, bensì la vita interiore del protagonista.

Il romanzo è narrato in prima persona da Marc Schlosser, un medico di famiglia, che ha una bella moglie e due figlie, una adolescente e una quasi adolescente. Il cuore del romanzo è la vacanza estiva della famiglia, che viene raccontata come una specie di lungo flashback che illumina i primi capitoli del libro.

Marc è un cinico e le prime cinquanta pagine del romanzo sono straordinarie nel gettare luce sui suoi pensieri politicamente del tutto scorretti. Marc non può risultarci simpatico e a più riprese nel corso della lettura il suo comportamento ci apparirà meschino e ripugnante, soprattutto per il compiacimento che lo caratterizza e per il modo sprezzante con cui si autogiustifica.

Eppure il gioco dello scrittore si realizza non nella demonizzazione del protagonista, che in qualche modo è vittima e a tratti ci suscita anche compassione, bensì nel rivelarci poco a poco che Marc non è un eccezione, altro da noi, deprecabile perché in qualche modo diverso dal nostro modo di pensare.

Marc siamo tutti noi. Qualunque lettore finirà infatti per riconoscersi in alcune forme del suo cinismo, in alcuni modi in cui Marc guarda al mondo e agli altri. E così emerge la distanza tra il nostro comportamento esteriore, dettato dalle regole e dalle necessità della convivenza civile, e il nostro mondo interiore che rivela la nostra natura originariamente belluina. Natura che Koch fa emergere anche attraverso una descrizione a volte macabra, altre volte disgustosa della corporeità e di tutte le sue manifestazioni più genuinamente fisiche.

Ed è forse lo scarto tra queste due dimensioni, che entrambe ci appartengono e che in qualche modo si allontanano sempre di più nel corso della vita e nel procedere della cosiddetta "evoluzione sociale", a determinare la ferocia sotterranea del mondo contemporaneo, quello che Koch tratteggia così spaventosamente bene.

Ho già messo in valigia La cena che a questo punto non può mancare nella mia seconda tranche di vacanze! ;-) (e nel tempo trascorso tra scrittura di questo post e sua pubblicazione l'ho terminato e spero di pubblicarne presto la recensione!)

Voto: 3,5/5