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venerdì 9 febbraio 2024

Racconti disumani / da Franz Kafka; regia di Alessandro Gassman; con Giorgio Pasotti. Teatro Quirino, 31 gennaio 2024

Ultimamente a teatro faccio davvero fatica a trovare cose che mi conquistino. Non so se è un momento di stanca mio o le mie aspettative - dopo tanti spettacoli visti - sono troppo alte, ovvero è il teatro a non godere di un momento particolarmente originale e felice.

Comunque, il risultato è che anche questo spettacolo tratto da due racconti di Kafka mi ha lasciata piuttosto indifferente.

In entrambi i racconti protagonisti sono degli animali: nel primo si tratta di una scimmia che racconta la sua storia a dei fantomatici accademici, spiegando come - dopo essere stata ferita e catturata da esseri umani - abbia fatto un percorso di "umanizzazione", imparando dagli umani, nel bene e nel male; nel secondo la protagonista è una talpa (che parla torinese!) la quale ha un rapporto insano con la sua tana che considera sempre minacciata da più o meno assurdi pericoli esterni.

È evidente che in entrambi i casi Kafka, attraverso le storie raccontate in prima persona da questi animali, punti a mettere in evidenza le idiosincrasie e le storture dell'essere umano, offrendo spunti di riflessione senza tempo e che si possono estendere a cose e situazioni diverse.

Ciò detto, lo spettacolo di Alessandro Gassmann è - sul piano registico - abbastanza prevedibile, soprattutto se si sono visti altri suoi spettacoli a teatro. L'uso del telo davanti al palcoscenico su cui proiettare immagini e produrre effetti scenici grazie a luci e ombre è ormai un punto fermo della sua regia, che però - secondo il mio modesto parere - ha senso in alcuni casi e garantisce un vero valore aggiunto, mentre in altri casi - come in questo - non cambia poi molto e risulta un po' posticcio. Mi è invece piaciuta la scenografia del secondo racconto, con il declivio di terra punteggiato dalle buche realizzate dalla talpa che ogni volta riemerge da una diversa.

Giorgio Pasotti l'ho trovato bravo e abbastanza convincente.

Però, oltre al fatto che per tutto il secondo racconto sono andata avanti a chiedermi se ci fosse una qualche relazione col primo e a pensare di essermi persa qualcosa, il testo e la sua messa in scena non sono riusciti a determinare in me una vera empatia e sono uscita dallo spettacolo senza portarmi appresso granché. Peccato, più che altro per me.

Voto: 3/5

giovedì 26 febbraio 2009

Il Museo Nazionale del Cinema di Torino

Nel weekend torinese la mia prima tappa non poteva che essere il Museo Nazionale del Cinema che da quando ho visto il film Dopo mezzanotte con Giorgio Pasotti e Francesca Inaudi non vedevo l'ora di vedere. Il film, carino e ben fatto, è infatti come un gigantesco spot del Museo ospitato nella Mole Antonelliana, e ce ne fossero di spot di tale qualità...
Il piano di ingresso del Museo è una presentazione interattiva dei segreti dell'ottica che sono alla base della tecnica cinematografica e della storia del cinema dalle origini ai giorni nostri. La rampa elicoidale che di solito ospita manifesti e foto di scena non era accessibile causa allestimento di una mostra su Rodolfo Valentino. Il piano superiore si concentra sui vari soggetti e oggetti del cinema, i produttori, i registi, gli attori, le scenografie, i costumi.
La piazza centrale della mole è invece un'enorme cinema in cui ci si può comodamente sdraiare (letteralmente) in poltrona e sentire dalle casse personalizzate l'audio senza disturbare i vicini. Tutt'intorno ricostruzioni di un laboratorio per la lavorazione dei film e di ambientazioni cinematografiche classiche, la casa americana anni 50, la taverna del vecchio West, la casa dell'orrore, la sala anni 20 e così via...
Tutto questo sviluppato attraverso un approccio innovativo e affascinante in cui il visitatore non è soltanto uno spettatore, ma è protagonista, in quanto coinvolto in una serie di esperienze interattive attraverso le quali tocca con mano le cose e comprende dall'interno i fenomeni. La visita nel museo comunica un grande senso di libertà, non ci si sente di disturbo in un tempio laico, ma parte dello spettacolo. E investiti della massima fiducia in tutto il percorso.

La visita termina degnamente con l'ascesa, mediante l'ascensore di vetro che attraversa tutta la Mole, alla terrazza panoramica che offre una vista mozzafiato sulla bellissima città di Torino e sulle sue splendide colline.
Alcuni manifesti pubblicitari in giro per la città recitano "Torino è sempre + bella" e, tutto sommato, mi pare davvero così...
Voto: 4/5