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mercoledì 1 settembre 2021

Castello di sabbia / Pierre Oscar Lévy; Frederik Peeters

Castello di sabbia / Pierre Oscar Lévy; Frederik Peeters; trad. di Emmanuelle Caillet. Roma: Coconino Press Fandango, 2021.

Appena rientrata a casa dopo la visione del film Old di M. Night Shyamalan tratto da questo graphic novel non ho potuto fare a meno di prendere l'albo in mano e fiondarmi nella lettura.

Ho letto Castello di sabbia conoscendo già il mistero della spiaggia dove si trovano i personaggi della storia, e quindi l'ho letto e guardato probabilmente con una maggiore attenzione ai particolari e anche con un occhio alle differenze rispetto alle scelte di sceneggiatura del film.

Com'è normale che sia, il libro è più essenziale, asciutto direi quasi: la storia si svolge interamente sulla spiaggia, non c'è un prima né un dopo dei personaggi che la abitano, e non c'è alcuna narrazione di contorno che dia un senso a quanto capita in questo luogo.

Quello che Pierre Oscar Lévy ci racconta a parole e Frederik Peeters ci racconta per immagini (bellissime tra l'altro! Di lui ricordo ancora e consiglio l'albo Pillole blu) è un fenomeno inspiegabile legato alla spiaggia e che avrà conseguenze importanti sulle vite delle persone che ci arriveranno.

Il castello di sabbia del titolo non è solo quello che i bambini costruiscono sulla spiaggia, ma anche il simbolo di un paradosso che vede la massima rappresentazione dell'effimero e della transitorietà diventare elemento che trascende e travalica la storia dei singoli.

Quello di Lévy è certamente il racconto di un luogo, ma anche una riflessione sulla vita umana, guardata in un time lapse micidiale che inesorabilmente ne rivela la grandezza e al contempo la parziale insensatezza.

Nella postfazione l'autore ci rivela l'ispirazione di questa storia e anche l'insondabilità del processo creativo, nonché la meraviglia dei significati nascosti dei racconti, che spesso sono ignoti - almeno a livello cosciente - persino per il narratore.

A differenza di Shyamalan, Lévy non punta a dare un significato sociale al racconto, non ha interesse a fornire tutte le risposte, non esprime giudizi sui personaggi, semplicemente osserva l'umanità in questa specie di esperimento in vitro, in cui ognuno reagisce a suo modo: cercando di capire, rassegnandosi, lottando, aggredendo, accettando.

Torna dunque - se vogliamo - una componente metanarrativa, ma - a mio modesto avviso - il graphic novel offre molte più sfumature e lascia molta più libertà interpretativa al lettore.

Voto: 3,5/5

lunedì 16 maggio 2011

Pillole blu / Frederik Peeters

Pillole blu / Frederik Peeters. Bologna: Kappa edizioni, 2004.

Erano anni che questa graphic novel del ginevrino Frederik Peeters era parcheggiata sugli scaffali della mia libreria, dopo essere stata acquistata con molto entusiasmo al mio primo BilBolBul, il festival del fumetto di Bologna.

Ora, complice la nuova edizione da poco uscita per la stessa casa editrice, la mia rinnovata passione per i fumetti e lo scarsissimo tempo a disposizione per la lettura dei romanzi tradizionali, ho messo sul comodino questo Pillole blu e per qualche giorno ho fatto mezzanotte immersa nella sua lettura.

Ancora una volta una storia autobiografica, la storia d'amore tra lo stesso Frederik e Cati. Una storia iniziata come tante e con le stesse difficoltà e tenerezze di tutte le altre, se non fosse che Cati è sieropositiva così come il suo bambino.

La forza di questa graphic novel è la sconcertante normalità e leggerezza con cui ci viene raccontata la quotidianità di Frederik e Cati. Due giovani come tanti altri, con le facce ingenue e pulite, con le loro paure e la forza del loro legame. Due giovani che, rispetto agli altri, devono però confrontarsi quotidianamente e convivere con la paura del contagio, l'angoscia della morte, l'ansia del futuro, i sensi di colpa. Che si desiderano e si amano intensamente, ma sono chiamati a interrogarsi sulla loro sessualità.

E che pure riescono a trovare una loro strada per un amore bello e profondo, per l'ironia e il sorriso. Il capitolo centrale in cui i due sono distesi a letto e, su richiesta di Cati, Frederik prova a elencare i motivi per cui la ama è forte e commovente, sincera e tenera. Quasi da incorniciare.

Daniele Barbieri sintetizza bene il messaggio che viene fuori dalla lettura di Pillole blu: "Non è perché siamo destinati a morire che non possiamo vivere". E - aggiungerei io - la sfida per tutti, tutti i giorni, qualunque sia la nostra situazione, è conquistarci il nostro pezzettino di felicità quotidiana, è costruirci il nostro personale senso dell'esistenza, quello che ci ricompone e ci pacifica con noi stessi e con il mondo circostante.

Non mi sembra un messaggio di poco conto.

Voto: 3,5/5