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martedì 21 aprile 2015

Yuri Temirkanov / Martha Argerich. Roma, Accademia Nazionale di Santa Cecilia, 11 aprile 2015

Quando - mesi e mesi fa - era stato pubblicato il programma dei concerti di quest'anno all'Accademia di Santa Cecilia avevo immediatamente adocchiato la presenza di Martha Argerich.

Da quando io e C. avevamo visto il film su di lei, Bloody Daughter, e l'avevamo sentita suonare sempre al Santa Cecilia tre anni fa, l'attenzione nei suoi confronti da parte nostra non è mai scemata e si è sviluppata quasi una forma di affetto.

Dunque, appena possibile, ero andata all'Auditorium a comprare il biglietto per la pomeridiana del sabato, senza nemmeno leggere il programma.

I mesi poi sono passati, fitti di impegni e di cose da fare. Varie volte io e C. ci siamo dette che avremmo dovuto guardare il programma e prepararci un po', ma alla fine siamo arrivate al giorno precedente al concerto senza aver mai ascoltato nulla del programma.

La sera prima decidiamo di ascoltare su You Tube almeno la parte che vedrà protagonista la Argerich, ossia il concerto per pianoforte e tromba n. 1 di Shostakovich. Io sono scioccata. Lì per lì mi pare una cosa assurda, qualcosa di lontanissimo dalla musica classica a cui faticosamente ho provato a educarmi negli ultimi anni. Già al secondo ascolto le invenzioni di Shostakovich risultano più affrontabili, ma sono decisamente preoccupata per l'indomani. Proviamo anche ad ascoltare le altre due sinfonie in programma, la Sinfonia n. 94 "Sorpresa" di Haydn e la Sinfonia n. 8 di Dvořák, ma pure quelle, alle prime, non mi entusiasmano.

Il giorno dopo eccoci (io, C., A. e A.) nella sala Santa Cecilia al gran completo. Molte facce note nel pubblico. A un certo punto parte l'applauso e c'è gente in piedi che guarda verso il centro della platea ma non capiamo perché. In pochi minuti, il telefono senza fili funziona e riusciamo a intravedere tra il pubblico l'ex Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, con la moglie.

L'orchestra - in versione non estesa - prende post sul palco e arriva a dirigerla Yuri Temirkanov, il direttore senza bacchetta. Si comincia.

Capiamo subito che sarà un pomeriggio molto intenso e in qualche modo divertente. Il modo di dirigere l'orchestra da parte di Temirkanov è incredibilmente affascinante e l'orchestra appare in gran forma. Tra l'altro dopo aver visto Il carattere italiano, il film documentario dedicato all'orchestra di Santa Cecilia, riconosco molti dei musicisti, ne conosco alcuni retroscena, cosa che ha eliminato quella distanza reverenziale che mi incutevano all'inizio.

La Sinfonia di Haydn è un perfetto antipasto che accresce l'appetito di quello che verrà dopo.

Ecco arrivare sul palco Martha Argerich (con una bellissima ed elegantissima gonna lunga e morbida molto colorata) e Giuliano Sommerhalder che sarà la tromba del pezzo di Shostakovich.

Suonato dal vivo e con noi in una posizione invidiabile in platea, il concerto è tutto un'altra cosa, divertente, sorprendente, moderno e antico insieme, giocoso, a tratti quasi entusiasmante. La Argerich è un tutt'uno con il suo pianoforte. Come sempre senza spartito davanti, la musica è tutta nella sua testa. E il gioco di sguardi e di contrappunti tra lei e Temirkanov è uno spettacolo nello spettacolo.

Alla fine del concerto il pubblico la richiama a gran voce, e così Martha Argerich ci regala una seconda esecuzione dell'ultimo movimento.

Dopo una breve pausa, eccoci alla sinfonia di Dvořák. L'orchestra è al gran completo; non credo di aver visto mai così tanti strumenti musicali tutti insieme su un palco e l'effetto si sente. La potenza e la grandiosità del suono sono massimi; Temirkanov è in grado di tirare fuori il meglio dall'orchestra e di farci apprezzare ogni dettaglio della sinfonia valorizzando l'apporto di ogni musicista.

Alla fine C. mi dice che solo ascoltando questi tre concerti insieme dal vivo le è stato chiaro il loro legame, riconoscibile nella giocosità e nella sorpresa che tutti e tre scelgono come loro cifra dominante.

Io ovviamente lo realizzo solo dopo che mi è stato detto. Ma - nonostante la mia ignoranza - anche io sono entusiasta ed esco dall'Auditorium più ricca di come ci ero entrata.

Voto: 4,5/5

martedì 13 novembre 2012

La creazione / Franz Joseph Haydn

Premessa: non capisco assolutamente nulla di musica classica, però quest’anno mi sono fatta convincere ad andare a sentire un po’ di concerti al Santa Cecilia.

Il primo è stato La creazione di Haydn ed io, da secchiona quale sono sempre stata, mi sono preparata attentamente. Ho comprato il CD con lo stesso concerto diretto da Leonard Bernstein (mica uno qualunque) e l’ho ascoltato almeno 4-5 volte in modo da abituare un po’ l’orecchio alla musica.

Poi mi sono letta una breve introduzione a questa opera musicale, dalla quale non solo sono riuscita a collocare cronologicamente e geograficamente Haydn, ma ho anche imparato che La creazione appartiene al genere dell’Oratorio (semplificando, un insieme di orchestra e cantato a tematica sacra) e ho scoperto che essa è stata realizzata prima in inglese, perché a Vienna nessuno voleva finanziare Haydn nella realizzazione di qualcosa che lì si considerava già superato, mentre a Londra gli oratori erano ancora molto apprezzati. Questa prima versione inglese (a partire da un libretto scritto per Handel) è stata poi tradotta parola per parola in tedesco, lingua nella quale La creazione è stata portata in scena per la prima volta.

Si tratta di circa due ore di musica in tre parti. Nella prima si narra in musica la creazione del mondo, nella seconda la creazione degli animali e dell’uomo e la terza è dedicata ad Adamo ed Eva.
Per la prima volta in un concerto di questo genere non mi si sono mai chiusi gli occhi, anzi – libretto alla mano – ho seguito tutto con grande partecipazione ed emozione.

E nel mio essere completamente profana e a digiuno di musica classica il passaggio della creazione del sole e della luna mi ha veramente emozionato.

Ovviamente non sono in grado di dire assolutamente niente sulla resa da parte dell’orchestra e coro dell'Accademia nazionale di Santa Cecilia, diretta da Hartmut Haenchen, e da parte dei cantanti solisti Marita Solberg (soprano), Jeremy Ovenden (tenore) e Kay Stiefermann (basso). A me è sembrato di aver ascoltato un concerto di alto livello e di aver vissuto un’esperienza molto particolare anche nell’assistere al meraviglioso spettacolo di un palco in cui trovano spazio un grande coro, un’orchestra al completo e tre cantanti solisti (un soprano, un baritono e un basso), che con i loro movimenti creano una vera e propria coreografia di accompagnamento all’ascolto.

Mi dicono che la musica classica è principalmente un’emozione e che questo è l’unico dato rilevante nella valutazione. A me La creazione ha emozionato.

(Ma lasciate che per questa volta mi astenga da punteggi, ché non mi sento all’altezza).