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mercoledì 8 gennaio 2025

Franco Fontana. Retrospective. Museo dell’Ara Pacis, 16 dicembre 2024

Un giro in centro in una fredda, ma soleggiata, domenica pomeriggio mi offre l’occasione di andare a visitare – a pochi giorni dall’apertura – la retrospettiva dedicata dal Museo dell’Ara Pacis alla produzione fotografica di Franco Fontana.

Ormai dieci anni fa avevo avuto la possibilità di visitare una mostra di Fontana a Venezia, e qualche tempo dopo avevo anche partecipato a una lezione del grande fotografo modenese a Palazzo Merulana a Roma.

In quel periodo ero talmente affascinata dalla sua fotografia che avevo comprato alcuni suoi libri fotografici, in particolare quelli dei paesaggi (colorati e astratti) che lo hanno reso famoso presso il grande pubblico.

Nel frattempo la mia fotografia si è evoluta e i miei interessi si sono ampliati e in parte spostati, cosicché mi ha fatto particolarmente piacere poter ripercorrere la carriera fotografica di questo maestro e verificare – se ancora ne avessi avuto bisogno – che tutti i fotografi, anche e soprattutto quelli veri, pur continuando a raccontare fondamentalmente sé stessi attraverso la fotografia, evolvono e cambiano, foss’anche solo perché ciascuno di noi cambia nel tempo.

Nella mostra dell’Ara Pacis, che - come tutte le mostre allestite in questo spazio museale - ha l’unico difetto, a causa del tipo di spazi a disposizione, di non rendere del tutto intellegibile il percorso (lasciando dei dubbi al visitatore sulla sequenza della visita), si ha la possibilità di ripercorrere tutta la carriera del fotografo, ammirando non solo le parti più famose della sua produzione (i paesaggi naturali e urbani, i frammenti, gli asfalti, i nudi ecc.), ma anche serie meno conosciute (per esempio quelle di street photography e di fashion photography) e più recenti (per esempio le foto nonché il video realizzato durante un viaggio a Cuba, i reportage sulle grandi strade, la Route 66, l’Appia, il Cammino di Compostela).

In una piccola saletta c’è anche la possibilità di ascoltare e vedere un’intervista al fotografo, che appare ancora lucidissimo nonostante l’età e ci aiuta a comprendere ancora meglio il suo approccio alla fotografia, che ha visto il colore come scelta identitaria, tanto più perché utilizzato in un’epoca in cui la fotografia artistica era interamente in bianco e nero.

Il percorso della mostra è affascinante e suggestivo, e va riconosciuto lo sforzo di garantire la massima accessibilità per persone con disabilità. In particolare, sono disponibili lungo il percorso alcune versioni delle fotografie più famose di Fontana accessibili per persone non vedenti (la Biblioteca astratta a cura di Fabio Fornasari, una specie di traduzione delle foto in forma materica), realizzate in collaborazione con l’Istituto dei ciechi Cavazza di Bologna.

Devo dire però che per me la parte più sorprendente della mostra è risultata quella che espone le stampe originali su pellicola Kodak Ektachrome: foto di formato piccolo e piccolissimo, con i colori un po’ sbiaditi, che quasi non sembrano arrivare dallo stesso fotografo di cui ammiriamo le foto nelle altre sale, ma che hanno un fascino davvero speciale. D’altro canto, sono invece rimasta un po’ perplessa di fronte ad alcune stampe in grande formato che guardate da lontano sono di impatto, ma già a una media distanza risultano poco leggibili.

Comunque una mostra imperdibile per gli appassionati di fotografia.

Voto: 3,5/5

mercoledì 26 febbraio 2014

Full color / Franco Fontana. Mostra. Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti, 15 febbraio - 18 maggio 2014

Approfittando di un weekend nel Nord Est e di una domenica di pieno sole, io e C. abbiamo deciso di fare un giro a Venezia per andare a vedere la mostra di Franco Fontana, Full color, attualmente in corso all’Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti a Palazzo Franchetti.

Venezia è in pieno trip carnevalesco e nei momenti in cui si incontra la fiumana di gente che attraversa i percorsi principali si fa decisamente fatica a camminare. Però è bello perdersi nei suoi vicoli, girare in tondo senza avere la più pallida idea di dove ci si trova, fare un giro pazzesco per raggiungere un posto che in linea d’aria sarebbe stato vicinissimo.

Insomma, dopo il bagno di folla (ma anche due bruschette, una birretta e due frittelle veneziane), arriviamo alla sede della mostra.

Non conoscevo Franco Fontana, anche se forse avevo già visto qualcuna delle sue straordinarie foto, che possono essere tranquillamente scambiate per quadri. La mostra inizia con una impressionante serie di paesaggi, scatti fatti in prevalenza in Puglia e Basilicata tra gli anni Settanta e Ottanta. Geometrie di colori che producono astrazioni alla Rothko, mentre invece sono strisce, triangoli, quadrati di campi e di cieli in cui la luce e i colori molto saturi producono un effetto fortemente irrealistico.

Si prosegue con la serie dei mari (giustapposizioni orizzontali di cieli, strisce di luce e acqua) e poi con quella degli asfalti, sorprendente nel trasformare strisce di colore banali, tracciate sul grigio intenso dell’asfalto, in icone pop cariche di emozioni.

Segue la serie degli scatti realizzati negli Stati Uniti negli anni Ottanta, tra le prime foto in cui si vedono comparire anche esseri umani, che diventano però essi stessi macchie di colore bidimensionali dentro ambientazioni quasi stranianti, una specie di versione contemporanea dei quadri di Hopper.

Bellissima la serie dei paesaggi urbani, dove angoli di case, muri colorati, pezzi di graffiti, ombre, tetti e mattoni vanno a disegnare paesaggi astratti non molto distanti da quelli realizzati fotografando la natura. La capacità di Fontana di vedere al di là del visibile, le sue intuizioni nel trovare forme altre nella realtà che ci circonda e di portarle alla luce sono davvero sorprendenti e spiazzanti.

Le ultime serie di foto, quelle realizzate nella piscina e quelle sulle statue di un cimitero monumentale – pur affascinanti – escono un po’ dal registro proprio del fotografo e personalmente mi piacciono di meno.

Girare per le sale della mostra e ascoltare lo stesso Fontana parlare delle sue fotografie nel video che introduce la mostra (e che ho prontamente acquistato) mi ha fatto venire una gran voglia di andare in giro a fotografare e anche di avere un maestro come lui che mi racconti che cosa è la fotografia. Il fatto è che la sua sensibilità e il suo modo di concepire il rapporto con il mondo circostante per il tramite della macchina fotografica li ho sentiti molto vicini a me e alle mie modalità di percezione. Una sintonia di visione e di linguaggio fotografico che mi ha molto colpito e mi ha fatto venire una voglia pazzesca di fotografare. 

Per l’intanto ho potuto giusto fare un paio di foto di Venezia al tramonto. Ma voglio tornare a cercare di più situazioni in cui fotografare. Del resto - come dice lui - la fotografia è tutta un puntamento, proprio come la vita.

Voto: 4/5